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Avvento di fascismo e nazismo: un'analisi (seconda parte) [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

Prodromi della dittatura nazista: l'incendio del Reichstag. La persecuzione degli ebrei

Hitler non vedeva l'ora di coronare il suo sogno: diventare Cancelliere, l'equivalente del Presidente del Consiglio italiano. Ed il 30 gennaio 1933, come detto, il suo sogno si avverò.
Eppure qualcuno nell'esercito iniziò a storcere il naso perché, pochi giorni dopo l'assunzione dell'incarico, Hitler ad un incontro iniziò a dire frasi inattese: limitazione della democrazia, spingere i confini della Germania fino ad est, combattere l'ebraismo ed il marxismo.
Alle successive elezioni politiche del 5 marzo 1933, il partito nazionalsocialista ottenne il 43,9% dei voti ed i suoi alleati di governo l'8%. Non un plebiscito, ma un incremento di oltre dieci punti percentuali in cinque mesi.
Hitler però aveva in mente un altro piano: diventare Capo dello Stato. Una cosa impossibile, anche perché von Hindemburg era in vita e il capo del governo non poteva essere contestualmente anche Capo dello Stato.
Non appena preso il potere, il nazismo fece in modo di far capire a tutti il suo messaggio: siamo i padroni del Paese e uno dei nostri obiettivi è incutere paura nelle persone affinché ci assecondino e non ci creino problemi di sorta, promuovendo anche paure “esterne”. E ciò che avvenne il 27 febbraio 1933 fu molto chiaro: l'incendio del Reichstag.
Quella notte, a meno di un mese dalla salita al potere dei nazisti, qualcuno appiccò un incendio al Reichstag, il parlamento tedesco.
Fu accusato del grave fatto il giovane socialista olandese Marinus van der Lubbe, un ragazzo con turbe psichiche, condannato poi a morte undici mesi dopo. Grazie ai fatti compiuti dal giovane e dall'onda cavalcata in difesa del ruolo sacro del Parlamento, Adolf Hitler ottenne un decreto ad hoc. Il giorno dopo l'incendio, venne messo un freno alle libertà e al godimento dei diritti civili e politici dei tedeschi. L’obiettivo era arrestare tutti i politici che non erano nazisti e puntare allo scioglimento di tutti i partiti nel Paese, fatta eccezione per il NSDAP. Questo viene considerato come l’inizio della dittatura nazista.
Con il senno di poi, non si poteva pensare ad un decreto così articolato a meno di 24 ore dall'incendio del Parlamento tedesco: era chiaro che l'incendio fu solo il pretesto, ma tutto era pronto da tempo.
Dopo l'elezione (la quarta in tre anni) del 5 marzo 1933, Hitler fece subito decadere gli ottantuno deputati comunisti eletti. Il 21 marzo, giorno della prima seduta del nuovo Parlamento, furono fatti decadere i socialisti e gli esponenti del Centro.
Il 24 marzo 1933, con il “decreto dei pieni poteri”, venne esautorato il ruolo del Parlamento che vide passare il suo ruolo legislativo all'esecutivo: due dei tre poteri di uno Stato erano passati nelle mani del governo. In pratica, Hitler faceva le leggi, il suo governo le votava e le rendeva effettive: quello che venti anni prima era uno squattrinato e mediocre pittore, adesso aveva la Germania ai suoi piedi.
Tra il 5 marzo 1933 ed il 1945, in Germania si tennero solo quattro elezioni, di cui le ultime tre con un solo partito sulla scheda elettorale con vittorie schiaccianti da parte del NSDAP: tutto ancora più che falsato rispetto all'Italia.
Piano piano, nacquero istituti con la chiara idea di trasformare il Paese in uno stato autoritario. L'11 marzo 1933, Josep Goebbels, uno dei fedelissimi di Hitler molto abile in ambito propagandistico, venne nominato ministro per la propaganda e la cultura popolare, una posizione già attiva in Turìngia nel 1930 (il fascismo si adeguò con la creazione di Ministero della cultura popolare, ma solo nel 1938). In pratica fu creato un sistema istituzionalizzato e centralizzato per l'informazione e la formazione dell'opinione pubblica, portando a compimento l'idea che i tedeschi non avrebbero più avuto una coscienza politica e una propria opinione perché frizionata dal NSDAP.
Il 7 aprile 1933 iniziò l'esautorazione dai luoghi pubblici e governativi di persone di razza non ariana (la “razza” che secondo i dettami di Hitler era la razza pura e la razza migliore di tutte) e di quelle che hanno prestato servizio durante il periodo della Repubblica di Weimar: al loro posto, furono inserite persone vicine al partito nazionalsocialista e fedeli a Hitler.
Nella primavera del 1933 nacque, in Prussia, il primo embrione della Gestapo, la polizia segreta della Germania nazista (quella che in Italia fu l'Ovra dal 1927).
I tedeschi in pochi mesi rimasero colpiti in maniera positiva da tutto ciò che il loro kanzler stava facendo, poiché faceva intendere che tutto quello era solo per la tutela dei suoi connazionali e per il bene del Paese. Nessuno si oppose e Hitler trovò sin da subito la strada spianata e questo fu il male del Paese: la totale sudditanza ad una sola persona.
Il 31 marzo 1933 venne emanata la prima legge contro l'autonomia dei Lander ed il 30 gennaio 1934, i Lander persero il loro potere, vennero sciolti e i loro poteri furono passati al Reich: era cessato anche l'aspetto federale del Paese.
Anche il mondo del lavoro fu posto sotto controllo: il 10 maggio 1933 venne creato il Fronte tedesco del Lavoro, un “sindacato di regime che non era un sindacato nel vero senso della parola perché durante il nazismo non poterono esistere libertà di associazione e contrattualità dei lavoratori. Si potevano iscrivere lavoratori e produttori. Gestì il tempo libero e fu uno strumento di formazione del consenso. Riuscì ad organizzare oltre 25 milioni di tedeschi che si videro indirizzate scelte culturali, interessi professionali e principi politici. Questo fu possibile perché il 2 maggio precedente erano stati sciolti i veri sindacati dei lavoratori presenti nel Paese.
Il 22 giugno e 5 luglio 1933, la Germania prese esempio dal fascismo ed impose lo scioglimento e autoscioglimento di tutti i partiti tedeschi, tranne del NSDAP: il 14 luglio 1933, ad appena sei mesi dalla salita al potere di Hitler, la Germania si stava trasformando.
Il 21 marzo 1934 fu istituito il Volksgerichtshof (il Tribunale speciale per reprimere tutto ciò che politicamente era anti-nazista e tutto ciò che (arbitrariamente) era considerato contro il regime.
Iniziarono anche ad essere perseguitati gli oppositori: chi rimase in Germania veniva estraniato ed inviato nei campi di prigionia, oppure doveva espatriare.
Anche la cultura fu colpita: il 10 maggio 1933 furono organizzati dai nazisti falò dove furono messi al rogo una serie di libri considerati contrari (i libri “proibiti) all'ideologia nazista e che erano considerati non degni di lettura, e di basso livello morale. Non fu spontaneo, ma frutto di una campagna durata pochi mesi e guidata da circoli culturali ed accademici, studenteschi e non, affinché venisse combattuto il nemico, e per il regime non ci fossero impedimenti per consacrarsi come baluardo in difesa del Paese.
La cittadinanza si otteneva su base etnica e razzista: o si era ariani o niente.
Come se non bastasse, Hitler, nel giugno 1934, decise di fare piazza pulita anche nel partito, eliminando tutti coloro che lo avrebbero potuto fermare nella sua corsa al potere assoluto, ed il gesto più eclatante fu la “notte dei lunghi coltelli”, avvenuta tra il 30 giugno ed il 1° luglio 1934, con l'epurazione delle Squadre d'Assalto (le SA, SturmAbteilung), degli oppositori politici e degli ex compagni di Hitler, da parte delle SS (le Schutzstaffel, le Squadre di protezione). Tra le vittime (oltre settanta persone, anche se si scoprì che i morti furono molti di più) furono uccisi l'ex Cancelliere del Reich Kurt von Schleicher, il leader delle SA Ernst Röhm, Gregor Strasser, esponente della “linke” del partito, e Gustav von Kahr, politico bavarese ed oppositore di Hitler nel putsch del 1923.
Le SA erano, sin dal 1921, il braccio armato e il servizio d'ordine dello NSDAP, diventando una sorta di squadrismo fascista. Furono viste come un qualcosa di estremo che poteva dare fastidio ai suoi fiancheggiatori moderati e per questo motivo Hitler ordinò quella carneficina.
Il 2 agosto 1934 il sogno di Hitler divenne realtà: morì, all'età di 86 anni, Paul von Hindenburg ed il cancelliere Hitler si autoproclamò Capo del Reich senza che nessuno osasse intervenire per impedirlo. Quel giorno Hitler divenne la Germania e la Germania divenne Hitler: iniziò il Terzo Reich tedesco dopo quello di Carlo Magno (962-1805) e quello nato con l'unificazione del Paese e la caduta dell'Impero guglielmino (18 gennaio 1871- 9 novembre 1918).
Divenne quindi una dottrina fondamentale il Führerprinzip, il principio che il Führer, Hitler, era al vertice della gerarchia del Paese e tutti dovevano sotto stare al suo volere: ogni livello della “piramide” nazista doveva sottostare al comando diretto di Hitler tranne Hitler stesso che non doveva rispondere a nessuno del suo operato.
Per i nazisti, iniziò un'escalation di potere; furono calpestati ancora di più i diritti civili, accentrando tutti i poteri, portando la Germania a diventare una potenza militare ed economica, in barba alle decisioni contro di essa a seguito del trattato di Versailles.
Se il fascismo divenne una dittatura in quattro anni, il nazismo impiegò un anno e mezzo, anche se già dopo aver fatto sciogliere tutti i partiti, già si poteva intuire la strada che avrebbero preso i nazisti come politica interna.
Queste sono state le “tappe” con cui Hitler è diventato padrone della Germania tra il 1933, l'invasione della Polonia (1° settembre 1939) e la dichiarazione di guerra nei confronti della Germania da parte di Inghilterra e Francia (3 settembre 1939):
aveva preso i pieni poteri (24 marzo 1933);
aveva fatto ritirare la Germania dalla Società delle Nazioni (14 ottobre 1933);
aveva eliminato i nemici interni al partito (“notte dei lunghi coltelli”, 30 giugno – 1 luglio 1934);
era diventato Führer (2 agosto 1934);
aveva ripristinato la leva militare e ristrutturato l'esercito (17 marzo 1935);
aveva spinto per il plebiscito per l'annessione della Saar (13 gennaio 1935);
gli ebrei furono estromessi dalla vita civile, politica ed amministrativa del Paese (“leggi di Norimberga”, 15 settembre 1935; “notte dei cristalli”, 9-10 novembre 1938);
aveva fatto occupare e riarmare la Renania (7 marzo 1936);
aveva appoggiato in maniera netta (con l'invio di militari) la lotta dei nazionalisti di Francisco Franco in Spagna contro i repubblicani (1936-1939);
aveva gestito in maniera perfetta le Olimpiadi di Berlino (1-16 agosto 1936);
aveva contribuito a firmare l’asse “Roma Berlino” per l'avvicinamento fascista alla Germania (23 ottobre 1936);
aveva iniziato a creare e sancire legami con altri regimi autoritari e dittatoriali in chiave anticomunista (patto anti-Comintern, 25 novembre 1936 fra Germania e Giappone, 6 novembre 1937 adesione dell'Italia);
aveva preso il comando supremo dell'esercito e tutte le cariche sarebbero state occupate solo da nazisti (4 febbraio 1938);
aveva annesso l'Austria alla Germania con un atto militare e tramite un voto popolare di conferma (Anschluss, 12 marzo 1938), ponendo fine all’annosa questione austriaca che, nel giugno 1934, aveva visto tensioni con l’Italia che inviò al Brennero due divisioni per impedire il colpo di mano nazista;
uscì vittorioso dalla conferenza di Monaco (30 settembre 1938);
ebbe l'autorizzazione ad occupare, legalmente, i Sudeti (ottobre 1938);
aveva dato vita al Protettorato di Boemia e Moravia ed alla Slovacchia, scorporando e distruggendo di fatto la Cecoslovacchia (15 marzo 1939);
aveva firmato il patto d'acciaio con l'Italia ed il patto di non aggressione con l'URSS (22 maggio e 23 agosto 1939, patti Ciano-Ribbentrop e Molotov-Ribbentrop).
La popolazione che più di tutte subì la violenza dei nazisti fu quella ebraica.
La politica razziale antisemita nazista, sin dall’inizio, si dimostrò contraria alla presenza degli ebrei. Il 15 settembre 1935, con l'entrata in vigore delle “Leggi di Norimberga”, si sancì che il governo di Hitler era antisemita e razzista e per le persone di origine ebraica sarebbero stati anni molti difficili: erano diventati “nemici dello Stato” e molti di loro riuscirono a lasciare il Paese e riparare all'estero.
Le “Nürnberger Gesetze” si divisero in:
“legge sulla cittadinanza del Reich”, per la quale le persone di origine ebraica non erano più considerate tedesche, perdendo i loro diritti politici e civili. Erano cittadini del Reich solo i tedeschi con sangue tedesco e solo loro godevano dei diritti politici e civili;
“leggi sulla protezione del sangue e dell'onore tedesco”, con le quali si vietavano matrimoni tra persone tedesche ed ebree e fra persone ebree. Dall'entrata in vigore di questa legge, tutti i matrimoni “misti” celebrati fino a quel momento furono resi nulli.
Fu scelta la cittadina di Norimberga, in Baviera, perché era una delle cinque città di culto del nazismo (insieme a Amburgo, Linz, Berlino e Monaco di Baviera) e perché sin dal 1933 era il luogo delle grandi adunate del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. Inoltre fino al 1938, fu teatro della propaganda nazista portata all'ennesima potenza con numerosi ed imponenti elementi scenografici (tipici dei regimi dittatoriali).
Successivamente non poterono più esercitare medici, avvocati e “commercialisti” di origine ebraica.
Per il nazionalsocialismo, l'unica razza degna di esistere era quella ariana. Questa era quella dominante mentre quella ebraica era considerata inferiore, diversa: il nazismo propugnava la teoria che un Paese era forte se era guidato da una razza forte e combattiva, quella ariana e germanica.
Da dove nasce l'odio dei nazisti, in particolare da parte di Adolf Hitler, verso il popolo ebraico? Questo odio è nato tra le righe della “bibbia” del partito nazionalsocialista, il “Mein Kampf” (“La mia battaglia”).
Come detto anticipatamente, “Mein Kampf” è stato il saggio scritto da Hitler nel 1925 attraverso il quale il futuro Führerprinzip espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazista. Una prima parte del testo venne dettata durante il periodo di reclusione di nove mesi (la pena iniziale era di cinque anni per cospirazione) nel carcere di Landsberg, la seconda successivamente.
Hitler nel saggio rivelò il suo odio per ciò che riteneva fossero i due mali del mondo: il comunismo e l'ebraismo. Un altro suo “pilastro” fu il concetto di arianesimo, parlando di “razza ariana”, una popolazione che ha in comune tra tutti i suoi membri alcuni tratti somatici (ad esempio colore degli occhi e dei capelli) e che ha creato, e portato, la civiltà nel Mondo. Hitler parlò di un tipo di uomo libero, forte, valoroso e che doveva essere da esempio per tutti quelli che non lo rappresentavano.
Gli ebrei, nel pensiero dei nazisti, avevano subordinato il Mondo ed avevano ucciso Cristo, di conseguenza dovevano essere perseguiti. Gli ebrei divennero un capro espiatorio cui far pagare tutti i mali della Germania e del Mondo, anche perché, secondo il loro punto di vista, la finanza ebraica aveva sperperato tutti i risparmi della popolazione tedesca. Ma Hitler non vedeva di buon occhio solo gli ebrei, ma anche altre categorie di persone da lui ritenute “inferiori” come i rom, i sinti e gli omosessuali, tutte “razze” e persone diverse e da eliminare. La “fortuna” di “Mein Kampf” derivò anche dall'aver avuto un'importante spinta editoriale grazie al fanatico nazista (e razzista) Julius Streicher, editore di “Der Stumer”, rivista di chiaro stampo antisemita.
La vita per le persone di religione ebraica fu già dura sin dalla nomina di Hitler a cancelliere: nell’aprile del 1933 iniziò una limitazione alla presenza degli ebrei nelle università ed il mese dopo gli ebrei non poterono svolgere il lavoro di consulenti fiscali.
Come se non bastasse, dal mese di luglio, entrò in vigore la revoca della cittadinanza agli ebrei ottenuta tra il 9 novembre 1918 ed il 1933, ovvero durante gli anni della Weimar, ed il 29 settembre 1933 venne stabilita una legge dove, per avere diritto ad un'eredità bisognava non avere sangue ebraico.
Mentre in Germania, fin da subito (anzi, ancora prima che Hitler prese il potere) il nazismo parlò di Untermensch (trad. subumano) nel parlare di ebrei, omosessuali e i disabili: tutta una serie di personaggi che minavo il Paese e che dovevano essere messi da parte, annientati.
Il punto di non ritorno della politica nazista contro le persone di religione ebraica fu la “notte dei cristalli” (Kristallnacht): la notte tra il 9 ed il 10 novembre 1938, in alcune zone del Reich, su spinta di Joseph Goebbels, il Ministro della propaganda, furono distrutte sinagoghe e le vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei e cui fece seguito la creazione dei ghetti, zone delle città abitate esclusivamente da ebrei e collocate lontano da tutto e da tutti. Successivamente, dai campi di prigionia si passò ai campi di concentramento e poi ai campi di sterminio con la conferenza di Wannsee che approvò la soluzione finale della questione ebraica, ovvero lo sterminio di oltre 6 milioni di ebrei.


Fascismo e nazismo: differenze, similitudini

Parlare delle differenze tra fascismo e nazismo in poche righe è un'impresa: sono stati scritti migliaia di libri sull'argomento e la tematica è davvero molto vasta.
Partiamo con un inciso: il Novecento è stato il “secolo dei totalitarismi”, un secolo passato alla storia per una serie di regimi politici (nati tutti in Europa) con ideologie distorte di potere, che portarono violenza, morte e distruzione. Il fulcro si ebbe tra le due guerre per poi continuare negli anni Cinquanta e fino alla fine degli anni Settanta-inizio Ottanta con alcuni regimi che si ispirarono all'esperienza autoritaria europea (ad esempio, il Cile di Augusto Pinochet e l'Argentina della Junta militar).
Vediamo le sostanziali differenze tra fascismo e nazismo.

Differenze
La prima differenza tra i due regimi è che il fascismo fu un regime autoritario, mentre il nazismo fu un regime totalitario. La differenza più evidente è che nel fascismo, la figura del Presidente del Consiglio (o meglio, in questo caso, del Capo del Consiglio) non coincise con quella del Capo dello Stato, mentre nel nazismo il cancelliere e il Presidente del Reich sono diventate la stessa persona a partire dal 2 agosto 1934. In Italia, tra il 31 ottobre 1922 ed il 25 luglio 1943, il Capo di Stato è stato sempre re Vittorio Emanuele III di Savoia, mentre con la morte di Paul von Hindenburg, Hitler “accorpò” la sua carica. Mussolini doveva rispondere al re delle sue azioni (vedi arresto dopo la sfiducia del 25 luglio 1943), Hitler non dovette rispondere a nessuno del suo operato, mentre tutti erano responsabili dinanzi a lui (in base al Führerprinzip).
Da dove nasce il termine “sistema totalitario”? Nasce in Italia e a coniare il termine fu il deputato democratico liberale Giovanni Amendola sulle colonne del quotidiano “Il Mondo” nel maggio 1923. A spingere Amendola a parlare in questi termini (ponendo l’accento su “tutto”) furono le elezioni amministrative del 1923, quando in molti comuni italiani alla carica di sindaco si presentarono solo due liste...fasciste: le altre non si presentarono perché fu impedito loro di farlo. In quelle elezioni amministrative. Si sarebbe votato per forza un candidato fascista che avrebbe vinto le elezioni ed Amendola disse che il partito era “totalitario” perché in sé era “tutto”, maggioranza ed opposizione, non lasciando spazio agli avversari. Amendola, una delle prime voci antifasciste in Italia, non fece in tempo a conoscere il totalitarismo vero del nazismo (e dello stalinismo) perché morì nell'aprile 1926 in Francia dove fu ricoverato per i postumi di un'aggressione da parte di una squadra fascista nel luglio precedente.
Le caratteristiche di un regime totalitario, in base al parere di molti esperti, sono:
presenza di un regime (Stato) che controlla capillarmente la vita delle persone;
presenza di un leader che non risponde a nessuno e che decide per tutti;
assenza assoluta di un'opposizione parlamentare e politica;
controllo sulla popolazione;
divieto di attività che non siano indirizzate al bene dello Stato;
volontà di mutare la società ed il suo pensiero;
una ideologia imperante, unica ed imposta;
presenza di un solo partito legalizzato;
presenza di un leader carismatico cui tutti devono essere devoti;
controllo totale sull'economia;
controllo dei mezzi di comunicazione;
presenza di una polizia segreta;
uso ripetuto della violenza e del terrore verso la popolazione;
presenza di un nemico (fittizio) cui addossare tutti i problemi del Paese;
incutere timore.
Il regime creato da Mussolini è stato il primo esempio di governo politico autoritario del Novecento, facendo da apripista ad una serie di governi che, tra gli anni Venti e Quaranta presero il potere (anche solo brevemente) in diversi Paesi europei: dal franchismo spagnolo (1939-1975) all'autoritarismo di António de Oliveira Salazar in Portogallo (1932-1968, poi fino al 1974); da Ioannis Metaxas in Grecia (1936-1941) all'austrofascismo di Engelbert Dollfuss (1932-1934), dagli autoritarismi in Ungheria (Miklós Horthy, 1934-1944), Romania (Guardia di ferro, 1927-1944) e Bulgaria (Unione delle Legioni Nazionali Bulgare) al governo-fantoccio di Tiso in Slovacchia (1939-1945) e agli ùstascia di Ante Pavelić in Croazia (1929-1945). Il fascismo si gioca, a dire il vero, il primato della primigenia con il governo di Primo de Rivera in Spagna (1923-1930), anche lui a capo di un governo autoritario e monopartitico sotto una forma di governo monarchica.
In merito ai totalitarismi, questi tra gli anni Venti e Trenta ebbero vita facile in quanto nessuno dall'esterno si oppose al loro governo, in particolare la Società delle Nazioni (la prima organizzazione internazionale cui fu delegata il rispetto della pace tra i Paesi ed il controllo degli armamenti) e l'appeasement delle forze liberali europee (Inghilterra e Francia). Stesso discorso vale anche in Unione sovietica con lo stalinismo (1924-1953) e poi con i successori di Stalin fino alla salita al potere, nel 1985, di Michail Gorbačëv.
Se il nazismo è nato con la pregiudiziale antisemita e razzista, nel fascismo non ci fu mai nessuna traccia di razzismo ed antisemitismo, se non dopo la promulgazione delle leggi razziali del novembre 1938, con le quali, in Italia, gli ebrei persero in pochissime settimane tutti i loro diritti civili e politici nonché il lavoro. E pensare che molti ebrei, erano iscritti al Partito Nazionale Fascista: a causa della promulgazione di queste leggi, molti italiani di origine ebraica, nella fase culminante della Seconda guerra mondiale, partirono alla volta dei campi di concentramento e solo pochi sopravvissero.
Se il background nazista era il “Mein Kampf” (all'inizio non compreso, ma che nel febbraio 1930 arrivò a oltre 280mila copie e tempo dopo si arrivò anche a superare il milione di copie e la traduzione addirittura in sedici lingue), quello fascista si rifaceva al filosofo siciliano di stampo idealista Giovanni Gentile e le opere di riferimento furono il “Manifesto degli intellettuali fascisti” (1925), il saggio “La dottrina del fascismo” (1932) ed il “Dizionario di politica”, un'opera monumentale di quattro volumi pubblicato nel 1940 per mano dell'Enciclopedia Italiana. Il massimo organo di tutela, studio e rispetto della cultura fascista in Italia e all'estero fu l'Istituto fascista di cultura, nato già nel 1925 e che chiuse i battenti con la caduta del regime.
Se il libro di Hitler è stato redatto quasi completamente durante la prigionia nella fortezza di Landsberg, e si nota che non ha un “piglio” culturale, dietro alle opere fasciste il “piglio” culturale è netto, mentre gli scritti di Hitler si sono sempre “contraddistinti” da scrittura incerta e diversi errori di scrittura.< In Germania la cultura fu sottoposta al controllo della Camera della Cultura del Reich (Reichskulturkammer), presieduta da Goebbels, già Ministro della propaganda.
Se a partire dagli anni Trenta, il fascismo ebbe visioni espansionistiche e tra il 1936 ed il 1939 nacque e si sviluppò l'Impero fascista, l'espansione tedesca non era indirizzata (come tutte le Nazioni europee, comprese anche l'allora Impero guglielmino) verso l'Africa, ma verso l'Europa orientale, con la volontà di unire alla Germania tutti quei territori dove erano presenti persone di cultura e lingua germanica (il Lebensraum). Ovviamente il nazismo puntava a governare il Mondo, ma prima doveva compiersi l'unità territoriale di tutti i Paesi di lingua e cultura tedesca.
Per il fascismo (ma anche per il nazismo), il concetto di “Impero” significava rivendicare di essere una grande potenza ed avere terre dove lavorare e coltivare, aree dove fare nuovi insediamenti e costruire fabbriche per produrre materie prime.
Un'altra differenza fu la simbologia: il fascismo riprese alcuni simboli dell'Antica Roma, mentre il nazismo pescò nelle religioni nordiche e nell'esoterismo. Il simbolo del fascismo è stato il fascio littorio, mentre il simbolo nazista per antonomasia è stata la svastica, un “segno e simbolo magico-religioso […] di buon augurio, di fortuna e prosperità, collegato con il corso del sole” tipico nel IV millennio a.C. presente in Mesopotamia, Asia occidentale, India, Tibet e altre civiltà europee e africane” (come riporta il sito Treccani).
Altri simboli fascisti sono stati il saluto romano e l'aquila imperiale, mentre il nazismo ha usato moltissime rune. La divisa ufficiale degli squadristi fascisti era la camicia nera, indossata in opposizione alla camicie rosse garibaldine, mentre nel nazismo l'uniforme fu la camicia bruna.
Diverse sono state le varie fasi di consolidamento dei due regimi: se De Felice, il massimo studioso italiano del fascismo (insieme ad Emilio Gentile) parlava (come scrisse nei suoi numerosi libri) di cinque fasi (la conquista del potere, l’organizzazione dello Stato fascista, gli anni del consenso, lo Stato totalitario, la guerra), Collotti parlò di cambiamento istituzionale (1933-1934), consolidamento (1935-1938), esasperazione della propaganda, della dittatura, del razzismo e dell’imperialismo. La ricerca del consenso in Germania ebbe sin da subito l'idea di (come già visto) nazificare tutto e fare in modo che gli abitanti della Germania diventassero una sorta di “automi”: per fare questo, il nazionalsocialismo trovò consenso facendo diventare grande (economicamente, politicamente e militarmente) la stessa Germania.
Un'altra differenza (che divenne fondamentale durante il corso della Seconda guerra mondiale) fu tra i due eserciti: al momento dell'invasione della Polonia (1° settembre 1939) l'esercito tedesco contava oltre 13 milioni di effettivi (1 cittadino su sette era un militare), mentre quello italiano aveva solo un milione e mezzo di soldati al momento della dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna (10 giugno 1940, ad otto mesi dallo scoppio del conflitto, 1 cittadino su 30) e raddoppiato tre anni dopo. E pensare che l'esercito tedesco, in base ai trattati di Versailles, era stato ridotto ai minimi termini (100mila militari) che triplicarono un anno dopo la salita al potere di Hitler.

Similitudini
I due regimi parlarono di un nuovo individuo che avrebbe preso le redini del Mondo e che doveva scrollarsi di dosso il suo passato e guardare ad una nuova era mondiale: il fascismo parlò di “Uomo nuovo”, il nazismo di “Neu Mensch”, caratterizzato dall'essere ariano.
Fascismo e nazismo istituirono l'associazionismo giovanile (Opera Nazionale Balilla e Gioventù Italiana del Littorio create dal Partito Fascista; la Hitlerjugend dal NSDAP), il dopolavoro (Opera Nazionale Dopolavoro; Kraft durch Freude) e la militarizzazione dello Stato (in Italia i “sabati fascisti”, in Germania il militarismo e la vita cameratesca furono inculcate nella testa dei tedeschi fin in tenera età), insieme all'uso del saluto romano per salutare e dell'uso del “Voi”, tutto sotto la guida del Partito Nazionale Fascista da parte, dal 1931 al 1939, dell'allora segretario Achille Starace in quello che fu definito lo “stile fascista”.
La Germania, fra il 1933 ed il 1939, attuò un severo programma di nazificazione che coinvolse tutti gli apparati statali: polizia, magistratura, economia, gioventù. Senza contare tutto l'apparato di spionaggio interno ed esterno: Germania e NSDAP si fusero in una cosa sola con il rispetto del già citato “Führerprinzip”.
Anche in Italia il processo di fascistizzazione fu intenso e riguardò le bonifiche di molte zone del Paese, la nascita di città e di colonie elioterapiche, lo sviluppo di un made in Italy per evitare di dipendere da altri Stati per quanto concerneva alcuni prodotti commerciali (autarchia), il mondo del lavoro (attraverso la Carta del Lavoro, un CCNL ante litteram), il dopolavoro, i mezzi di comunicazione, l’arte, la scuola e l’università, il divieto di usare parole straniere, l’italianizzazione del nome delle città valdostane, trentine e sudtirolesi, i cognomi delle persone e delle attività sportive.
Un altro tratto in comune fu la presa in mano della situazione dei due dittatori in due eventi storici molto importanti: l'omicidio Matteotti e “la notte dei lunghi coltelli”. Nel primo caso, Mussolini si addossò la responsabilità politica e morale vigente allora in Italia che ha portato alla morte del politico socialista, mentre Hitler asserì che ciò che fu fatto con Rohm ed i suoi fu fatto per salvare il Paese dalle loro “minacce”.
Una similitudine fu il fatto che entrambi i dittatori erano abili oratori: Hitler prese voti anche perché gli avversari non fecero come lui: non viaggiarono, non parlarono con chi dovevano parlare, non esaltarono il Paese e non sfruttarono mai i mezzi di comunicazione. Hitler invece lo fece e tutto questo lo portò al trionfo elettorale. Solo che i voti arrivarono non tanto per quello che il futuro Führer disse, ma perché il popolo tedesco era frustrato, deluso e voleva tornare ai tempi pre-Weimar, mentre Mussolini non usò i mezzi di comunicazione (ha preso il potere dieci anni prima), ma anche lui arrivò dove gli avversari non erano arrivati e anche gli italiani capirono che quel politico sui generis poteva essere quello che poteva salvare il Paese.
Il destino del fascismo si incrociò definitivamente con il nazismo con la stipula del Patto d'acciaio Ciano-Ribbentrop (dal nome dei due ministri degli esteri, Galeazzo Ciano e Joachim von Ribbentrop) del 22 maggio 1939, in cui Roma si legava inscindibilmente a Berlino, in quanto era un accordo di difesa e di attacco.
Galezzo Ciano però, nonostante la firma del patto, rimase colpito negativamente dal patto Molotov-Ribbentrop per la divisione della Polonia il 23 agosto 1939: Ciano seppe solo allora che già al termine dell'incontro di maggio, i nazisti si erano riuniti per trovare la risoluzione immediata (e non entro i tre anni previsti) della “questione di Danzica”, ovvero l'invasione della Polonia. Il resto della storia è cosa ben nota a tutti.


Dopo di loro, la democrazia. Ma a che costo?

Benito Mussolini ed Adolf Hitler (e, di conseguenza, il fascismo ed il nazismo) sono stati due personaggi controversi, figure storiche che hanno contraddistinto il Novecento. Amati, idolatrati, detestati e successivamente odiati, hanno cambiato i destini non solo di Italia e Germania, ma anche del Mondo nei decenni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale.
Avevano smania di successo, hanno avuto i loro Paesi ai piedi e sono finiti in un vortice di violenza e morte, morendo anche loro in maniera violenta: Mussolini fu ucciso a Giulino di Mezzegra, sul Lago di Como, il 28 aprile 1945 dopo essere stato scoperto per caso su un camion di soldati tedeschi in fuga verso la Svizzera vestito da militare tedesco, ed il suo cadavere esposto in piazzale Loreto a Milano, luogo nel quale, un anno prima, vennero fucilati per rappresaglia ad un attentato quindici patrioti; Hitler si suicidò ingerendo una pastiglia di cianuro e sparandosi immediatamente dopo con una pistola alla tempia, il suo cadavere fu bruciato fuori dal bunker di Berlino insieme a quello della moglie Eva Braun affinché il suo corpo non venisse scoperto dai sovietici e usato come un trofeo. L'Italia era stata liberata il 25 aprile (il 29 aprile, con la resa di Caserta, le truppe tedesche di stanza in Italia si arrendevano), mentre in Germania prima cadde Berlino (2 maggio 1945) e poi ci fu la firma della resa senza condizioni (8 maggio 1945), una resa che non le permise di pretendere qualcosa.
I due Paesi hanno pagato caro il periodo post bellico: l'Italia perse tanti territori, subì restrizioni militari come una riduzione dei militari e l'impossibilità di sperimentare armi nucleari; inoltre fu condannata a risarcire danni di guerra per 360 milioni di dollari. La Germania, nel 1947, a seguito della resa incondizionata, non era neanche più un soggetto politico internazionale (non esisteva più di fatto), perché il suo territorio fu occupato precedentemente dalle potenze Alleate e dall'URSS (quattro zone di occupazione) e fu divisa in due Stati diversi, la Repubblica Federale Tedesca (con capitale Bonn) e la Repubblica Democratica Tedesca (con capitale Berlino est). Berlino divenne la “capitale” della Guerra fredda perché visse l'occupazione della città da parte delle Potenze vincitrici, il blocco sovietico di Berlino ovest vinto con il ponte aereo alleato (giugno 1948-maggio 1949) e la presenza del Muro (13 agosto 1961- 9 novembre 1989) con l'uccisione, in ventotto anni, di ben 270 persone che volevano superare il muro e andare dall'altra parte della città e nell'altro Stato tedesco.
La Germania occidentale, come l'Italia, fu poi reintegrata nella vita politica internazionale diventando uno dei Paesi fondatori della CECA, delle CEE e dell'EURATOM: con la celebre “dichiarazione Schuman” (“il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei [e] la fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico”). La Germania orientale invece entrò a fare parte del Patto di Varsavia, l'alleanza militare contrapposta alla occidentale NATO e riuniva tutti i Paesi satelliti dell'Unione sovietica e la stessa Mosca.
Le classi politiche italiana e tedesca fecero in modo che nei loro Paesi non ci fosse più la possibilità di nascita di un nuovo partito fascista o un nuovo Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi attraverso leggi severe: in Italia, il PNF fu sciolto il 25 aprile 1945 ed in base alla Disposizione transitoria numero XII della Costituzione ne è vietata la sua ricostituzione; a seguito della sconfitta della monarchia nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946, re Umberto II di Savoia (successore di Vittorio Emanuele III) ed i suoi discendenti furono mandati in esilio (dove vi rimasero fino al 10 novembre 2002); con la “legge Scelba” (legge 20 giugno 1952, n. 645) venne introdotto il reato di apologia del fascismo (il divieto di “riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e con la “legge Mancino” (legge 25 giugno 1993, n. 205) si puniscono gesti, simbologia e pratiche che possono portare alla discriminazione e all'odio razziale, religioso ed etnico e alla “reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro di chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico [...] reclusione da sei mesi a quattro anni [per chi] incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
In Germania chi si richiama all'ideologia nazista può essere condannato a tre anni di carcere.
Se la Germania dovette affrontare una forte nazificazione, ancora maggiore fu la sua denazificazione. A volerla (e ad imporla) furono gli Alleati che decisero di togliere dal Paese tutto ciò che potesse ricordare il tragico periodo nazista. Questo processo (detto Entnazifizierung) fu controverso e fu accantonato con l'inizio della Guerra fredda, con molti personaggi vicino al partito nazista reintegrati nella macchina del nuovo Stato, la Germania federale.
La denazificazione fu però qualcosa di molto estremo. Gli Alleati vollero colpire tutti i tedeschi per ciò che il Paese aveva causato al Mondo durante i dodici anni di dittatura nazista. In poche settimane, tutte le leggi naziste furono rese illegali e tornarono legali la libertà di stampa, i partiti politici, mentre tutto ciò che era nazista o che ricordava il nazismo fu smantellato. Il Paese doveva rinascere dalle ceneri che il nazismo ed Hitler avevano creato.
La denazificazione fu vista in maniera molto cruda dai tedeschi, poiché su di loro cadde la colpa della “responsabilità collettiva”, ovvero il nazismo aveva portato il Mondo in guerra e la colpa fu dei tedeschi che avevano votato in massa il NSDAP e che non si opposero mai al suo volere. Ed infatti nella Germania nazista l’unica resistenza al regime nazista fu quella promossa da alcuni militari tedeschi che mal sopportavano, soprattutto nella parte finale della guerra, alcune scelte strategiche di Hitler, oltre alla sua persona: la più celebre (tra le tante), fu l'azione promossa da Klaus Schenk von Stauffenberg che, attraverso l’”Operazione Valchiria”, il 20 luglio 1944, mediante un attentato dinamitardo presso la “Tana del lupo” (un quartier generale di Hitler a Rastenburg, in Prussia orientale), avrebbe dovuto portare alla morte del Führer e la conseguente resa della Germania, ma l'attentato fallì, Hitler sopravvisse e i cospiratori furono giustiziati.
Indirettamente, il popolo tedesco fu incolpato della costruzione dei campi di concentramento e molti tedeschi furono portati dentro i vari campi, fu fatto vedere loro cosa veniva riservato agli ebrei e a tutti gli internati e dovettero addirittura disseppellire i cadaveri dalle fosse comuni. Nelle città furono appesi manifesti raffiguranti i campi con la scritta che la colpa era dei tedeschi. In Germania dalla fine della guerra c'è molta severità sul neonazismo, sulla pratica del saluto romano e sul ricordo di quel periodo che, nelle intenzioni di Adolf Hitler, doveva durare mille anni. Ma quello che colpisce è il silenzio di tante persone negli anni successivi, quando si scoprì che molti tedeschi erano stati filonazisti durante gli anni di governo Hitler: si seppe di questo molti anni dopo poiché si vergognavano di aver sostenuto un partito ed un sistema di morte, odio e distruzione. Ancora oggi, a distanza di 75 anni dalla fine della guerra, in Germania, quando si parla di nazismo c'è un senso di vergogna e repulsione verso questo da parte dei tedeschi.
Dal punto di vista politico, Italia e Germania hanno visto la nascita di alcuni partiti che si rifacevano al fascismo e al nazismo.
In Italia, il partito di riferimento è stato, tra il 1946 ed il 1994, il Movimento Sociale Italiano (diventato poi MSI-Destra Nazionale tra il 1972 ed il 1993) che non andò mai al governo e solo nel 1983 fu invitato alle consultazioni per la formazione del governo da parte di Craxi (che negli anni '80 fu molto considerato dai missini per una serie di idee e gesti che piacquero al movimento allora guidato da Almirante), mentre nella Germania occidentale il partito “forte” dell'estrema destra è stato il Partito NazionalDemocratico di Germania (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), attivo sin dai primi anni Sessanta, un movimento molto estremo e vicino alla incostituzionalità che ebbe complessivamente un eurodeputato (VIII legislatura), qualche consigliere in qualche Lander, ma mai un posto nel Bundestag.
Altri partiti minori che hanno destato sempre interesse (e clamore) in Germania (per la loro estremità e per l'essere sempre stati sull'orlo dell'essere messi al bando) sono stati Die Republikaner e (in questi ultimi anni) il movimento populista, anti-islamico, xenofobo e razzista Pegida.
Nello stesso periodo, sia in Italia che in Germania, sono stati però attivi movimenti di estrema destra che trassero ispirazione dai regimi dittatoriali. In particolare in Italia, ci furono molte sigle che aderirono al MSI, altre ne uscirono, altri gruppi furono sciolti dal Ministero dell'Interno perché accusati di aver ricostruito il disciolto partito fascista ed altri si sono macchiati di atti terroristici o l'essere stati eversivi durante la cosiddetta “strategia della tensione”.
In Germania, oggi il partito di punta è Alternativa per la Germania, un partito euroscettico e oggi massimo partito della Deutsch Rechtsextremismus (estrema destra tedesca), che trae tanti voti in quella che fu la RDT, una zona molto povera e problematica della “locomotiva economica” europea. In Italia, il partito di estrema destra di riferimento è Casapound, creato nel 2003: questo partito (fondato sullo slogan “fascisti del Terzo millennio”) ha visto ultimamente degli eletti in qualche consiglio comunale, ma alla elezioni politiche italiane del 4 marzo ha ottenuto lo 0,94% e si è sciolto (dal punto di vista elettorale) nell'estate 2019. Ancora oggi in Italia e Germania (ma anche in alcune parti d'Europa, i partiti di estrema destra si muovono “ricordando” quanto fecero fascismo e nazismo e la loro valvola di sfogo e di propaganda sono i social network, le zone disagiate di alcune città e gli stadi.
Il fascismo ed il nazismo trassero la loro forza da situazioni di disagio economico, sociale e di cultura da parte degli abitanti di Italia e Repubblica di Weimar ed ancora oggi se in Europa alcuni partiti neofascisti/neonazisti riescono a prendere voti, lo fanno grazie al disagio, alla mancanza di studio e alla paura verso un nemico comune. I casi in Europa sono, per l'appunto, molteplici e qualcuno è risultato tra il secondo ed il quarto partito nazionale più votato, appoggiando o entrando anche in qualche esecutivo.
Questi movimenti posso contare su un nutrito gruppo di “affezionati”. “Affezionati” che non hanno ben compreso cosa fecero i due politici (Mussolini e Hitler) ed i loro partiti: in Italia, da sempre, è in voga, l'espressione “Mussolini ha fatto anche cose buone”, ponendo l'accento su quanto di positivo, secondo loro, abbia fatto il regime fascista e che negano di sostenere idee violente, di odio, di morte e distruzione.
Fascismo e nazismo sono stati sconfitti dalla storia, dalla resistenza ed da tutti coloro che non vogliono che si ripeta più l'esperienza della dittatura, della violenza, della paura e della guerra.
Mussolini ed Hitler, il PFN/PFR e il NSDAP ora fanno parte della storia. E la storia non si ripete, ma non bisogna dimenticare il passato. Perché il passato non ritorna, ma certe idee politiche sarebbe opportuno che rimanessero per sempre in un angolo e studiate ed analizzate solo per essere comprese e non essere giustificate.


Bibliografia usata e consigliata

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Sitografia

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Articoli pubblicati da Simone Balocco e Paola Maggiora


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