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Il 70° anniversario della Giornata della memoria [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

Storia, analisi e pensieri di un momento in ricordo di oltre 6 milioni di vittime e non solo.

Lo scorso 27 gennaio si è celebrata la ricorrenza di uno dei momenti più drammatici della storia contemporanea mondiale: i settant''anni anni dall''apertura del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell''Armata Rossa. Quel giorno del 1945 tutto il Mondo scoprì l''atrocità dello sterminio degli ebrei (e non solo) durante la Seconda guerra mondiale da parte dei nazisti.
L''Assemblea generale ONU, con la risoluzione 60/7 del 1 novembre 2005, ha dichiarato questo giorno di ricordo e riflessione su una delle pagine peggiori della storia dell''Umanità poiché per la prima volta nella storia dell''umanità era stato creato un sistema di morte simile. In ordine di tempo, il genocidio degli ebrei è successivo a quello della popolazione armena nel biennio 1914-1915 da parte dei turchi.
I campi di concentramento più noti furono quelli di Birkenau, Mauthausen, Treblinka, Chełmno, Bełżec, Bergen-Belsen, Buchenwald, Dachau, Sobibór, ma quello di Auschwitz è quello più tristemente conosciuto, anche perché vi morirono oltre 1,1 milioni di persone di cui la maggior parte ebrei, dissidenti politici, zingari ed omosessuali. Dal 1979 il campo è Patrimonio dell''Unesco e dell''Umanità.
Gli storici e, di conseguenza, l''immaginario collettivo, hanno definito la morte sistematica nei campi di sterminio con il nome di Olocausto, mentre il popolo ebraico l''ha definito Shoah, “distruzione”.
Nel 1946 l''Assemblea delle Nazioni Unite diede la definizione di genocidio, l''“insieme di atti commessi con l''intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso” tramite l''“uccidere membri del gruppo, causare seri danni fisici e mentali a membri del gruppo, influenzare [..] le condizioni di vita del gruppo con lo scopo di portare alla sua distruzione fisica totale o parziale”.
L''Italia ha formalmente istituito, con un disegno di legge, la giornata commemorativa, nel medesimo giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite: si ricordano non solo le vittime dell''Olocausto e delle leggi razziali, ma tutti coloro che a rischio della propria vita hanno protetto gli ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nei campi di concentramento nazisti. Prima di arrivare a definire il disegno di legge, si era a lungo discusso su quale dovesse essere considerata la data simbolica di riferimento: si trattava di decidere su quali eventi fondare la riflessione pubblica sulla memoria. Erano emerse in particolare due opzioni alternative: il 16 ottobre, data del rastrellamento del ghetto di Roma (quel giorno del 1943, 1022 ebrei furono catturati e deportati dall''Italia ad Auschwitz); il 5 maggio, anniversario della liberazione del campo di concentramento di Mauthausen, per sottolineare la centralità della storia dell''antifascismo e delle deportazioni in quel campo dal binario 21 della stazione centrale di Milano.
Infine, anche in ragione della portata evocativa che Auschwitz, oramai simbolo universale della tragedia ebraica, da anni rappresenta per tutta l''Europa, si è optato per adottare il giorno della sua apertura, avvenuta il 27 gennaio.

In principio era il “Mein Kampf”
Da dove nasce l''odio dei nazisti, in particolare da parte di Adolf Hitler, verso il popolo ebraico? Questo odio è nato tra le righe della “bibbia” del partito nazionalsocialista, il “Mein Kampf” (“La mia battaglia”). “Mein Kampf” è il saggio pubblicato nel 1925 attraverso il quale Adolf Hitler espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazista. Una prima parte del testo venne dettata dal futuro Führer durante il periodo di reclusione di 9 mesi (la pena iniziale era di cinque anni per cospirazione) nel carcere di Landsberg am Lech seguito al tentativo fallito del colpo di Stato di Monaco tra l''8 ed il 9 novembre 1923 (il putsch di Monaco).
Hitler nel saggio rivelò il suo odio per ciò che riteneva fossero i due mali del mondo: il comunismo e l''ebraismo. Un altro suo “pilastro” (espresso in maniera chiara nelle pagine di “Mein Kampf”) fu il concetto di arianesimo, parlando di “razza ariana”, un gruppo popolazioni che hanno in comune tra loro alcuni tratti somatici (ad esempio colore degli occhi e dei capelli) e che hanno creato, e portato, la civiltà nel Mondo.
Hitler parlò di un tipo di uomo libero, forte, valoroso e che doveva essere da esempio per tutti quelli che non lo rappresentavano.
Il “Mein Kampf” è la punta dell''iceberg della politica razziale della Germania nazista: l''Uomo nuovo tedesco doveva essere ariano, nativo del Reich tedesco e puramente tedesco. Questo uomo era considerato “superiore” a tutti gli altri, in particolare all''uomo (e donna) di religione ebraica, che doveva essere prima fatto emigrare, poi ghettizzato, poi deportato lontano dalla Germania ed internato nei campi di concentramento dove sarebbe stato annientato.
Gli ebrei, nel pensiero dei nazisti, avevano subordinato il Mondo ed avevano ucciso Cristo, dovevano essere perseguiti. Gli ebrei divennero un capro espiatorio cui far pagare tutti i mali della Germania, anche perché secondo il loro punto di vista la finanza ebraica aveva sperperato tutti i risparmi della popolazione tedesca.
Hitler non vedeva di cattivo occhio solo gli ebrei, ma anche una serie di persone da lui ritenute “inferiori” come i rom, i sinti e gli omosessuali, tutte “razze” e persone diverse e da eliminare.
La “fortuna” di “Mein Kampf” derivò anche dall''aver avuto un''importante spinta editoriale grazie al fanatico nazista (e razzista) Julius Streicher, editore de “Der Stumer”, rivista dove non si risparmiarono mai attacchi agli ebrei.
Fino all''ascesa al potere di Hitler, avvenuta nel gennaio del 1933, furono vendute 241 mila copie di “Mein Kampf”: un successo clamoroso per un saggio controverso e che negli anni successivi alla guerra non fu mai pubblicato, le copie in commercio furono distrutte e la Baviera ne acquistò i diritti vietandone la pubblicazione. Proprio quest''anno i diritti d''autore sono diventati pubblici essendo passati 70 anni dalla morte dell''autore (si dice che una nuova versione sarà pubblicata il prossimo anno).
Adolf Hitler fu il deus ex machina di tutta la vicenda. Diventato cancelliere del Reich il 30 gennaio 1933 in un governo composto da pochi ministri nazisti, sfruttò l''incendio del Reichstag (il parlamento tedesco) per dare la colpa ai comunisti e accusando un ragazzo disagiato vicino al partito socialista olandese condannato poi a morte. Grazie a queste false accuse, ottenne un decreto ad hoc dove furono sospesi tutti i diritti civili, l''incarcerazione preventiva di tutti i dirigenti comunisti e tutti quelli che erano contro lo NSDAP o emigravano o venivano arrestati.
Le successive elezioni di marzo portarono la coalizione dei nazisti e partito popolare nazionale tedesco ad aver la maggioranza assoluta e governare senza problemi. Dopo le elezioni Hitler, confermato cancelliere, rese operativo il “decreto dei pieni poteri”, secondo passo verso la dittatura usando mezzi legali: Hitler fece arrestare o impedì ai deputati comunisti e socialdemocratici di fare politica, minacciando anche ministri di centro della coalizione. Il partito socialdemocratico tedesco venne sciolto e messo fuori legge e si decise di abolire la separazione dei poteri tra governo e parlamento.
Nel giugno 1934 ci fu la “notte dei lunghi coltelli”, ovvero l''epurazione dei leader vertici delle Squadre d''assalto naziste (tra cui il loro capo, Ernst Röhm), oppositori politici ed ex compagni di Hitler. Il 14 luglio tutti i partiti politici (anche quelli della coalizione) vennero messi fuori legge, salvo il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi.
L''ultimo passo del trionfo hitleriano avvenne il 2 agosto 1934 quando il leader dei nazisti, dopo la morte di Paul von Hindenburg, fino ad allora Capo del Reich (la forma di Stato che si ebbe a partire dal 18 gennaio 1871 al 23 maggio 1945), decise di accorpare a sé tutti i poteri dello Stato, diventando dittatore: Hitler era la Germania, la Germania era Hitler. La Germania era la culla della cultura mondiale ed il centro del Mondo e per rafforzarsi doveva combattere, e sconfiggere, tutti gli avversari ed i nemici. Aveva inizio quello che fu dichiarato il “millenario Reich tedesco”.
La politica razziale antisemita tedesca all''inizio fu moderata giusto per rendersi amica l''opinione pubblica e solo nel 1935 mostrò i connotati persecutori. Il motivo? Vennero pubblicate le “leggi di Norimberga”.

Le “leggi di Norimberga”: ebrei nemici del volk tedesco
Come detto, l''obiettivo di tutta la politica nazista erano gli ebrei e non appena Hitler divenne Fuhrer, non esitò a contrastarli rendendo loro la vita difficile. La cittadina di Norimberga, in Baviera, sin dal 1933 era il luogo delle adunate del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi e fino al 1938 si tenne l''adunata di tutto il partito diventando teatro della propaganda nazista portata all''ennesima potenza con numerosi ed imponenti elementi scenografici (tipici dei regimi dittatoriali).
Il 15 settembre 1935 vennero promulgate le “leggi di Norimberga”, regolamenti ufficiali dove si stabilirono le privazioni per la popolazione ebraica abitante nel Terzo Reich. Comprendevano la “legge sulla cittadinanza del Reich”, per la quale le persone di origine ebrea non erano più cittadini tedeschi, perdendo tutti i loro diritti e doveri di cittadini e le “leggi sulla protezione del sangue dell''onore tedesco”, con le quali vietavano matrimoni tra persone tedesche ed ebree e fra persone ebree e da quel momento, tutte le persone di religione ebraica vennero estromesse da ogni aspetto della vita sociale della Germania.
Dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946 ebbe luogo il processo a 24 gerarchi nazisti (allora ancora in vita) accusati di crimini contro la pace, pianificazione, inizio e intrapresa di guerre d''aggressione, crimini di guerra e crimini contro l''umanità. Per la prima volta nella storia ci fu un processo per crimini contro l''umanità. La scelta cadde su Norimberga in quanto teatro dei raduni, dove il partito nazista idolatrava se stesso: proprio lì furono condannati a morte ben dodici suoi membri, tra cui Wilhelm Frick, il promotore delle “leggi di Norimberga”.
Il 7 aprile 1933 iniziarono le prime epurazioni verso gli ebrei, il 25 aprile gli ebrei non poterono più insegnare nelle scuole pubbliche così come i giornalisti di religione ebraica non poterono fare il loro lavoro e si decise che chi non aveva almeno due generazioni tedesche alle spalle non poteva lavorare nello Stato. Nel settembre 1935 gli ebrei non erano più cittadini tedeschi e persero tutti i loro diritti civili, furono vietati i matrimoni tra ebrei e tra “ariani” ed ebrei, si puniva chi veniva sorpreso in relazioni extraconiugali. Tra luglio e ottobre non poterono più esercitare medici, avvocati e “commercialisti” di origine ebraica.
A partire dal 15 settembre 1941 tutti gli ebrei dovettero indossare sui loro abiti la stella di David.

Notte dei cristalli, nulla fu più come prima
L''episodio più importante dell''attività e di repressione contro gli ebrei avvenne nella notte tra 9 e il 10 novembre 1938, la “notte dei cristalli” (Kristallnacht). Voluta da Joseph Goebbels, quella notte le SS distrussero oltre 800 case, oltre 170 negozi e quasi 200 sinagoghe in tutta la Germania. Si contarono 91 vittime e migliaia di feriti. Fortemente criticata, è stato il punto di non ritorno dell''odio nazista verso gli ebrei. Durante le violenze, la polizia non mosse un dito e i vigili del fuoco ebbero il solo compito di spegnere gli incedi: le SS per una notte ebbero il potere assoluto di distruggere tutto ciò che richiamava all''ebraismo.
La causa che scatenò il pogrom fu l''attentato compiuto all''ambasciata tedesca di Francia da parte di Herschel Grynszpan, un diciassettenne tedesco di origine polacca di fede ebraica che visse molti anni in Francia, che sparò contro il giovane diplomatico nazista Ernst Eduard von Rath, diplomatico nazista, come vendetta per manifestare il suo odio contro la Germania che perseguiva gli ebrei. Goebbels usò l''attentato come pretesto per scatenare contro gli ebrei il pogrom passato alla storia con il nome di “notte dei cristalli”.
Grynszpan, venne arrestato subito dopo l''attentato ed imprigionato in Francia ma, della sua sorte non si seppe nulla: si pensa sia morto intorno al 1942 e che sia stato deportato in un campo di concentramento, mentre altre fonti dicono che sia sopravvissuto e scappato ad est dopo la fine della guerra. Il governo tedesco nel 1960 lo ha dichiarato morto e la sua città natale, Hannover, gli ha dedicato una lapide sul muro della sua casa (grazie alla testimonianza del padre di Grynszpan, Sendel, durante il processo ad Adolf Eichmann, si scoprì che l''omicidio del diplomatico fu pensato e realizzato dai stessi nazisti in quanti si scoprì che von Rath era amico di alcuni ebrei e si diceva fosse omosessuale.
Il pogrom è figlio della ”arianizzazione” che aveva colpito la Germania: a partire dalla primavera 1938, iniziarono le “arianizzazioni economiche”, tutti gli ebrei titolari di attività dovevano cedere in maniera coatta a persone tedesche tutto e chi aveva venduto non poteva più aprire un''altra attività.

Inizia la guerra, iniziano le deportazioni
La Seconda guerra mondiale ha avuto inizio il 1° settembre 1939 con l''invasione della Polonia da parte dei nazisti. Il 3 settembre, dopo un ultimatum andato a vuoto, Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania. La guerra si pensò, dall''ottica tedesca, veloce ed indolore (fu definita all''inizio blitzkrieg, guerra lampo), ma le cose andarono diversamente e si concluse, in Europa, solo l''8 maggio 1945 con oltre 70 milioni di morte e altri milioni di feriti.
Il 24 gennaio 1939 Hermann Göring diede l''incarico a Reinhard Heydrich di trovare un modo per liberare la Germania: dal 1933 al 1939 erano emigrati dalla Germania almeno 220 mila ebrei, troppo pochi secondo i vertici nazisti.
Le prime deportazioni iniziarono già un mese dopo lo scoppio della guerra e molti ebrei vennero trasportati da Katowice, Ostrawa e Vienna verso Lublino, ma la zona scelta non era adeguata e si decise di cambiare location.
Le continue vittorie tedesche in Europa aprirono un nuovo scenario: nel luglio 1940 si pensò di deportare tutti gli ebrei d''Europa in Madagascar. Isola nell''Africa meridionale e possedimento francese, fu scelta come grandioso progetto di re-insediamento, deportazione di tutti gli ebrei europei, contando sul fatto che Berlino potesse avere il Madagascar dalla Francia come mandamento, visto anche il fatto che la Francia stava perdendo contro la Germania. Si parlò in totale di una stima di almeno quattro milioni di persone in viaggio verso l''isola malgascia. La resistenza britannica e quella francese fecero tramontare il piano, anche perché era nell''aria l''invasione dell''Unione Sovietica.
L''inizio della guerra e la mancata “brevità” di essa spinse i vertici nazisti a cambiare i loro piani. Ovviamente, ogni Paese invaso dalla Germania veniva annesso al Terzo Reich e di conseguenza aumentarono le persone di religione ebraica: tra Polonia e Governatorato generale (la parte di Polonia non invasa direttamente il 1° settembre 1939) il computo degli ebrei passò ad oltre 3 milioni di unità.
Nacquero allora i ghetti, zone di città abitate solo ed esclusivamente da persone di religione e origine ebraica. La particolarità dei ghetti (il primo aperto fu quello di Łódź, nella Polonia centrale, il 10 dicembre 1939) furono la lontananza dal centro delle città ed isolamento sociale, territoriale ed economico. Favorendo disagi, morte ed emigrazioni.

Campi di concentramento: cos''erano, dov''erano, come funzionavano
Gli storici contemporanei hanno stabilito che la complessa macchina di morte nazista coinvolse i quattro apparati burocratici tedeschi del tempo: i funzionari civili (la burocrazia), l''esercito (Wermacht), il centro economico e il Partito nazista.
I primi campi di concentramento furono istituiti nel 1933, pochi mesi dopo l''ascesa al potere di Hitler. Il loro scopo era di rinchiudere e controllare gli oppositori politici.
Nonostante le condizioni di vita terribili, che andarono via via peggiorando, e le numerose morti, questi campi non erano progettati, a differenza di quelli della ”operazione Reinhard”, per l''omicidio di massa.
Nell''ottobre 1939 fu lanciato il programma “Aktion T4”, la soppressione di quelle che erano considerate “vite indegne di essere vissute”, disabili ed infermi.
Dopo l''invasione dell''Unione Sovietica (operazione Barbarossa, giugno-dicembre 1941) entrarono in funzione speciali unità (gli Einsatzgruppen) formate da uomini della polizia e delle SS che avevano il compito di seguire le truppe tedesche avanzanti ed eliminare la popolazione ebraica dell''Est attraverso fucilazioni di massa.
I cosiddetti gas wagen furono impiegati in Unione Sovietica e nel primo campo di sterminio, quello di Chełmno, che entrò in funzione l''8 dicembre 1941, dove trovarono la morte molti ebrei di Lodz.
I campi di concentramento erano tutti collocati ai margini del Reich: Austria (anche se si era unita nel 1938 alla Germania), Polonia, Bielorussia e l''odierna Repubblica ceca erano le Nazioni dove furono costruiti i luoghi di morte di circa sei milioni di persone tra lavori forzati, fame, dolori, esperimenti e camere a gas.
Nell''autunno 1941 si definì la “soluzione finale della questione ebraica”: lo sterminio di tutti gli ebrei che risiedevano sui territori occupati dalle forze naziste. I campi furono mantenuti strettamente segreti e posti sotto la diretta autorità di Heinrich Himmler.
Il 20 gennaio 1942 si tenne a Berlino, nel quartiere di Wansee, la conferenza di quattordici funzionari nazisti per decidere la sorte di tutti gli ebrei e di tutte le persone presenti nei campi. Presieduta da Heydrich, Adolf Eichmann ne fu il verbalizzatore, si progettò la “soluzione finale” della popolazione ebraica d''Europa con la responsabilità di tutto in mano alle SS: nasceva l''Olocausto.
All''interno dei campi di concentramento, i deportati erano spogliati dei loro averi, vestiti, monili, denti d''oro e dovettero indossare una sorta di pigiama a righe grigie. Sull''avambraccio il loro numero di identificazione fu tatuato senza aver fatto controlli igienici, simbolo del fatto che non erano più esseri umani ma solo “numeri”. Sul bavero del “pigiama” avevano un segno colorato che elencava la loro “inferiorità”: giallo (ebreo), rosso (oppositore politico), viola (testimone di Geova), marrone (zingaro), rosa (omosessuale), nero (asociali).
I prigionieri erano collocati in capanne dette block, dove erano presenti letti a castello con più persone che letti a disposizione. I prigionieri venivano fatti lavorare anche undici ore al giorno nelle fabbriche presenti nel campo (che producevano cose inutili e mai utilizzate) con lo scopo solo di sfruttarli e farli morire di fatica o di malattie.
La cosa che ha fatto specie in tutta questa vicenda fu il fatto che, dal punto di vista “civile”, nessuno in Germania, o comunque nel Terzo Reich, sapesse della loro esistenza. Molti dissero che la popolazione tedesca fosse coinvolta nella questione, mentre altri pensarono che nessuno sapesse nulla, anche perché nessuno era tornato (se non dopo il 1945) a casa a raccontare.
Dentro i campi c''erano due figure di rilievo: i kapo ed i sonderkommando. I kapo erano di comprovata “razza ariana”, erano criminali arrestati ed internati promossi al rango di controllori dei campi dove riversarono sui deportati le angherie peggiori ed avevano funzioni di responsabilità su una squadra di lavoro, di mantenimento dell''ordine, e in generale di sorveglianza sui deportati. Ogni block aveva un kapo che decideva, di fatto, le sorti dei detenuti suoi sottomessi. Per questo motivo, i dirigenti dei campi sceglievano con cura le persone cui affidare tale compito. Il triangolo dei kapo era verde.
I sonderkommando possono essere considerati ebrei più “fortunati”, in quanto erano selezionati tra quelli più forti e sani per aiutare le SS nella gestione degli internati: dovettero rasare i capelli di tutti i prigionieri, portarli alle esecuzioni, portarli alle camere a gas facendo loro credere anche avrebbero fatto una doccia e portare i cadaveri nei forni. Era loro proibito accennare con gli altri deportati che sorte spettava loro e cosa accadeva veramente nei lager, pena la loro morte. Per loro c''era migliore cibo, miglior trattamento e vestiti più puliti.
La prima gassazione avvenne a Chełmno tramite i camion (gas wagen): i prigionieri vennero fatti salire sul retro di questi camion dove, in una specie di tenda, veniva emanato il monossido di carbonio del camion stesso.
Si decise di usare i gas per uccidere i prigionieri in poiché era meno costoso delle fucilazioni, in quanto con pochi grammi di Zyklon B si uccidevano molti più ebrei rispetto alle pallottole: a Treblinka, il campo di concentramento destinato solo alla morte dei prigionieri, con il gas si uccisero circa 80 mila persone in pochissimi giorni.
La scelta di cremare i cadaveri avvenne nel 1942, quando il numero di morti raggiunse cifre elevate e le fosse comuni non potevano più contenere (anche per motivi sanitari) i cadaveri. Si decise allora di costruire dei forni crematori dove venivano messi i cadaveri che in pochi minuti venivano ridotti in cenere: questi forni erano alimentati a legna e petrolio e i resti (le ossa) venivano rese il più fine possibile e gettate via. A Treblinka si arrivò ad incenerire oltre 7.000 cadaveri al giorno e per numero di morti, fu secondo solo ad Auschwitz con oltre 900 mila ebrei morti.
I deportati arrivarono nei campi di concentramento dentro a treni che impiegavano oltre dieci (se non quindici) giorni di viaggio estenuante per arrivare a destinazione. Arrivati sulle banchine, le SS dovettero eliminare i cadaveri delle persone morte durante il viaggio. Appena scesi, le militari e i medici dividevano subito chi sarebbe sopravvissuto (per il momento) e chi sarebbe stato ucciso: donne, bambini, anziani e persone impossibilitate a lavorare vennero allontanati dalla stazione e uccisi. E'' capitato che molti treni ebbero passeggeri che furono tutti uccisi in quanto il campo dove erano destinati non poteva ospitare quelli abili al lavoro (questo avvenne dopo l''internamento degli ebrei ungheresi).
Lo sterminio durò fino all''autunno 1944, tanto che per evitare fughe dal campo vennero alzati i livelli di guardia e le recinzione, con l''ordine di sparare a vista. Molti però morirono cercando di scavalcare le transenne, che erano elettrificate.
Nel campo di concentramento di Theresienstadt, in Cecoslovacchia, addirittura si negò l''evidenza dei fatti: la Croce Rossa Internazionale il 23 giugno 1944 fece una visita al campo per vedere la situazione dei prigionieri. Era iniziata a girare la voce che in quel campo (ma non solo) i deportati erano trattati peggio che le bestie, denutriti, sfruttati ed uccisi. Si organizzò la visita in modo che il campo fosse una specie di villaggio vacanze, con negozi, baracche in ordine, tutto pulito. Peccato che fu tutta una messinscena: i prigionieri malati, denutriti e inguardabili vennero portati ad Auschwitz ed uccisi, mentre al termine della visita della CRI e della pubblicazione del filmato di propaganda, tutte le persone che vi presero parte vennero uccise ad Auschwitz.

1940, si apre il campo di Auschwitz
Il nome Auschwitz è il nome tedesco della cittadina polacca di Oświęcim, nel sud del Paese. La caratteristica di questa cittadina è che era distante da tanti centri abitati ed in passato nei suoi pressi c''era un''unità della cavalleria asburgica. Nel febbraio 1940 Gluks propose ad Himmler che quella zona paludosa e lontana dal Mondo diventasse il luogo adatto dove costruire un nuovo campo di concentramento. Il 20 maggio 1940 arrivarono i primi prigionieri politici.
I primi prigionieri di Auschwitz furono politici polacchi e si costruì anche una sede distaccata dall''azienda chimica “I.G. Farben”.
I comandanti SS che trasformarono Auschwitz nel campo di sterminio che tutti conoscono tragicamente furono il comandante Rudolf Hoess, il tenente colonnello Arthur Liebehenschel ed il maggiore Richard Baer.
Appena davanti all''ingresso del campo, in alto appariva l''insegna “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi). Si pensa che l''abbia voluta Rudolf Hoess, il primo comandante del campo.
Il nome “Auschwitz” può avere due accezioni: il solo campo oppure l''insieme di tre campi (Auschwitz, Birkenau e Monowitz), oltre ad altri 45 sottocampi in un''area immensa: Birkenau aveva un perimetro di 2.5 km x 2 km. Birkenau fu attivato il 7 ottobre 1941, come estensione di Auschwitz.
Il 3 settembre 1941 venne usato per la prima volta il gas Zyklon B: tra i tre e i quindici minuti morirono per asfissia 850 tra prigionieri e deportati disabili per colpa di questo antiparassitario a base di acido cianitrico prodotto in cristalli che a contatto con l''aria diventava tossico e portava al soffocamento. Questo prodotto, bandito al termine del conflitto, era fabbricato dalla “I.G. Farben”, che aveva degli stabilimenti anche all''interno di Auschwitz: gli ebrei che lavoravano nella fabbrica, lavoravano per portare alla morte altri ebrei o anche loro stessi.
Nel luglio 1942 molti deportati furono spostati nel campo “gemello” di Birkenau: ad alcuni furono assegnati lavori pesanti, mentre la maggior parte degli altri veniva o uccisa mediante fucilazione o nelle camere a gas.
Il 16 luglio 1942 ci fu una retata dove furono deportati ad Auschwitz tanti ebrei adulti, ma non bambini che furono “internati” in una struttura ad hoc in Francia. Si è contato che poi oltre 4 mila bambini francesi di fede ebraica furono gassati a Birkenau.
Il progetto nazista era di eliminare le persone disabili, inferme di mente, zingari, ebrei, omosessuali. Molti prigionieri finirono nelle mani del dottor Josef Mengele e sottoposti ad esperimenti di eugenetica, soprattutto se questi erano gemelli omozigoti.
L''eugenetica nel nazismo trasse spunto dalla lettura di Hitler di alcuni trattati di igiene razziale molto in voga all''inizio degli anni Venti del Novecento: la Germania era in fase decadente perché al suo interno vi erano cittadini che non meritavano di “stare al mondo”, perché considerati di una razza inferiore rispetto a quella ariana, l''unica pura sulla Terra. Il progetto eugenetico nazista portò alla morte oltre 700 mila persone, ebrei esclusi.
Nel dicembre 1944 i nazisti sapevano che avrebbero perso a breve la guerra e che l''Armata Rossa avrebbe spinto verso ovest. Per questa ragione, Heinrich Himmler ordinò di distruggere tutti i forni e tutti i documenti all''interno di tutti i campi di sterminio presenti nel Reich ed iniziarono le “marce della morte” verso la Germania.

27 gennaio 1945, il Mondo scoprì l''atrocità
Il 12 gennaio 1945 iniziò l''operazione militare “Vistola-Oder” che portò l''esercito sovietico nei pressi della Vistola, sconfiggendo l''esercito nazista dirigendosi verso Berlino, la capitale della Germania.
Il 17 gennaio ci fu l''evacuazione di Auschwitz e partì la “marcia della morte”, ovvero oltre 30 mila internati guidati dalle SS uscirono dai campi di concentramento e si diressero verso occidente, anche loro per non farsi trovare dal nemico.
Nel frattempo si distrusse il più possibile Auschwitz, in particolare i forni crematori, quei forni che riuscivano a cancellare fino a 4 mila cadaveri in un giorno. Sino a quel giorno risultavano essere ad Auschwitz almeno 31 mila persone. Dopo poche ore dall''evacuazione perirono circa 200 deportati che vennero lasciati ai bordi delle strade: venivano uccisi chi provava a scappare e chi non sarebbe riuscito ad affrontare l''intero percorso.
A liberare Auschwitz ci pensò, il 27 gennaio, la 60a armata del generale Kurockin del I° fronte ucraino: furono trovate almeno 7 mila persone denutrite ed impaurite ed i corpi di oltre 500 persone uccise sommariamente.
Si contò che ad Auschwitz morirono almeno 1,1 milioni di persone, la maggior parte provenienti da Ungheria, Polonia e Francia. Almeno 900 mila morirono nelle camere a gas e successivamente i loro corpi gettati nei forni, mentre altri 200 mila perirono per fame, malattia o fucilazioni o esperimenti. Nei campi di concentramento morirono oltre 500 mila persone di etnia rom e oltre 2/3 di tutti gli ebrei presenti allora in Europa.
In ricordo delle vittime, nel 1947 nacque il museo di Auschwitz, voluto fortemente dal Ministero della cultura polacco: tutto il campo di concentramento venne lasciato così com''era stato trovato dai soldati sovietici e sistemato come un museo in ricordo delle vittime dell''Olocausto, con la possibilità di vedere le capanne, le docce e i forni crematori rimasti, come monito per le generazioni future per non dimenticare il genocidio degli ebrei. Dal 1979 è diventato Patrimonio dell''Umanità ed è visitato annualmente da migliaia di visitatori, meta di pellegrinaggi di due Pontefici e di molte autorità politiche mondiali.
Il campo di Auschwitz è meta ogni anno del progetto “treno della memoria”, un treno che, partendo dall''Italia, giunge nei pressi del campo: migliaia di studenti delle scuole superiori, attraverso un percorso didattico, possono visitare il campo e fare delle riflessioni su ciò che hanno visto. Il “treno della memoria”, come recita il sito web del progetto, “nasce come ricerca della nostra memoria e delle nostre origini nel periodo in cui le testimonianze dirette dei terribili accadimenti della Seconda Guerra Mondiale iniziano a sparire definitivamente”, dove sono incentrate la storia della Seconda guerra mondiale, la memoria ed il confronto con i superstiti, la testimonianza per non dimenticare cosa hanno subito i deportati nei lager e l''impegno di non far dimenticare cosa è stato l''Olocausto. Studenti scelti delle scuole superiori partono da Torino alla volta di Cracovia, in Polonia, nel periodo poco precedente il 27 gennaio per la visita del campo di Auschwitz.

Adolf Eichmann e Josef Mengele, il terrore fatto persona
Quando si parla di giornata della memoria, e di conseguenza di campi di concentramento, deportazioni, nazismo e Auschwitz, oltre ai nomi di Adolf Hitler e di tutti gli altri gerarchi nazisti che hanno voluto e perpetrato la morte nei campi di sterminio, due nomi su tutti sono quelli che saltano subito alla mente, quelli di Adolf Eichmann e Josef Mengele.
Esperto di questioni ebraiche, Adolf Eichmann nel corso della “soluzione finale” organizzò il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai vari campi di concentramento.
Grigio burocrate, in seguito allo Anschluss divenne ufficiale SS e provvide ad espellere gli ebrei prima dall''Austria e poi dal Protettorato di Moravia e Boemia. Per l''occasione venne istituito l''”Ufficio centrale per l''emigrazione ebraica”. In questo modo che Eichmann divenne l''esperto degli spostamenti di massa degli ebrei e fu questo “talento” per l''organizzazione logistica che lo portò a ricoprire un ruolo estremamente importante nell''evoluzione degli eventi che portarono al genocidio. Eichmann fu dunque fino alla fine della guerra uno dei principali esecutori materiali dell''Olocausto, il padrone della vita e della morte di centinaia di migliaia di persone, ma non ebbe mai un ruolo fondamentale nella vita politica nazista. Eichmann non uccise direttamente nessuna persona deportata. Tuttavia la scarsa notorietà gli fornì la possibilità di far perdere le proprie tracce, nascondersi e trovare rifugio, come molti altri nazisti, in Sud America (in particolare Brasile ed Argentina) con documenti falsi: la nuova identità di Eichmann divenne “Ricardo Klement”.
Le cose non andarono però come previsto da Eichmann e quello che sarebbe successo dieci anni dopo la sua fuga in Argentina era in qualche modo imprevedibile: il figlio di Eichmann frequentava una ragazza tedesca, a cui si era presentato col suo vero cognome e con cui si lasciò andare ad affermazioni compromettenti sul mancato genocidio. La ragazza informò la famiglia ed il destino volle che il capofamiglia fosse un ebreo ceco sfuggito all''Olocausto, che collegato il cognome “Eichmann” al criminale nazista ricercato in tutto il mondo, informò il procuratore tedesco Fritz Bauer che passò l''informazione al Mossad, il servizio segreto di Israele.
Eichmann fu arrestato con un blitz nella periferia di Buenos Aires senza informare dei fatti l''Argentina e fu portato in Israele dove subì un processo per i crimini compiuti: a distanza di quindici anni da Norimberga, si tenne un altro processo contro un nazista, con la differenza che Norimberga era collocata nel territorio di quello che fu il Terzo Reich, la sede del processo Eichmann fu Gerusalemme e il tribunale fu di parte.
L''imputato apparve poco appariscente e molto dimesso e dichiarò di non sapere nulla della sorte dei deportati avendo solo compiuto un ordine da parte dei suoi superiori. La filosofa e scrittrice Hannah Arendt, che seguì l''evolversi del processo per il settimanale “The New Yorker“, lo descrisse come una persona che per caso, e senza accorgersene, ha fatto del male ad altri esseri umani, asserendo che lui era un militare ed eseguiva solo ordini presi dai suoi superiori. Non a caso la Arendt pubblicò nel 1963 una dei suoi testi più importanti “La banalità del male”, incentrato sulla figura di Eichmann, sulla sua personalità e sulle sue dichiarazioni nel processo: i nazisti non erano malvagi ma alcuni di essi compirono azioni senza rendersi conto del male che avrebbe esercitato.
Adolf Eichmann fu condannato a morte nel dicembre 1961 per aver spietatamente perseguito lo sterminio degli ebrei e fu impiccato il poco prima della mezzanotte del 31 maggio 1962. Come da verdetto il cadavere fu cremato e le sue ceneri vennero disperse nel mar Mediterraneo al di fuori delle acque territoriali israeliane.
Josef Mengele, invece, è tristemente noto per i suoi esperimenti di eugenetica nel campo di Auschwitz, tanto da essere stato soprannominato “angelo della morte”. Il suo nome è legato alla crudeltà con cui ha effettuato, tra il 1943 e il 1944, esperimenti (anche se in alcuni casi furono vere e proprie cure) su tantissimi internati, in particolare gemelli omozigoti.
Riuscì a sfuggire al processo di Norimberga e riparò anche lui in Sud America, tra Brasile e Paraguay.
Da sempre interessato alla genetica e all''eugenetica, si arruolò nel 1940 nell''esercito tedesco, nel 1942 fu ferito in guerra, insignito della Croce di ferro di I° grado e fu “assunto” come medico ad Auschwitz per caso: se non si fosse ammalato un altro medico, Mengele non avrebbe mai operato.
L''ingresso ad Auschwitz venne vissuto da Mengele come un''occasione unica e irripetibile per la sua carriera: poteva eseguire ricerche su qualsiasi soggetto lo interessasse, poteva analizzarlo, operarlo, sezionarlo e ucciderlo senza essere esposto a nessuna responsabilità. È per questa ragione che Mengele, a differenza di altri medici, dedicò tutte le sue energie alle ricerche e ai suoi studi, proprio perché sapeva che non avrebbe avuto condanne.
In particolar modo, Mengele concentrò la sua attenzione sui gemelli monozigoti: si recava alla banchina, dove arrivano i treni dei prigionieri, per selezionare egli stesso i gemelli non appena scendevano. I gruppi di gemelli comprendevano individui delle età più diverse ed il più vecchio venne usato come cavia per gli esperimenti. A differenza di tutti gli internati, i gemelli ebbero un trattamento diverso dagli altri e molti di loro, essendo cavie, riuscirono a salvarsi.
Con la fine della guerra, riuscì a scappare in Sud America con il documento falso intestato a tale “Helmut Gregor”.
Nel 1979 morì in Brasile per un attacco cardiaco e fu sepolto sotto falsa identità: se ad Eichmann andò male, a Mengele andò bene, ma i loro nomi saranno nei secoli ricordati come tra i peggiori nazisti, anche se molti internati che si salvarono dissero che il dottor Mengele non fu cattivo con loro.
Eichmann e Mengele usufruirono della “Rat line”, una via creata per consentire la fuga dei gerarchi nazisti, dei loro vari collaboratori, per non essere giudicati al processo di Norimberga. Scopo di tale operazione era quello di nascondere queste persone, nonostante i crimini di cui si erano resi responsabili. La “Rat Line” fa parte di quel progetto passato alla storia con il nome di “Odessa”, acronimo italianizzato de “Organizzazione degli ex-membri delle SS”.
Oltre a loro, come beneficiari si ricordano (tristemente) il comandante di Treblinka, Franz Strangl; Erich Priebke conosciuto come il “boia delle fosse Ardeatine”; Klaus Barbie detto il “macellaio di Lione”; Walter Rauff l''inventore del gas wagen e un''altra moltitudine di persone che scapparono principalmente in Sud America dove trovarono governi in grado di dar loro riparo, in quanto stati neutrali, cattolici e governativamente vicino al nazifascismo, con ampie comunità tedesche, come nel caso di Brasile e Argentina.

“Giusti tra le Nazioni” e persone che hanno lottato
In tutto questo contesto negativo, la Giornata della memoria è, indirettamente, legata ad alcune persone che si contraddistinsero per la loro lealtà i deportati, aiutandoli, nascondendoli o falsificando loro i documenti pur di non vederli morire nei campi di sterminio nazisti.
Il più famoso è stato Oskar Schindler, che liberò tutti i suoi oltre 900 operai ebrei delle sue fabbriche evitando loro di venire deportati nei campi di concentramento nazisti. Alla sua memoria è stato anche dedicato un film (“Schindler list”) in bianco e nero, con la regia di Steven Spielberg, che si aggiudicò ben sette Premi Oscar (miglior film, miglior regia e migliori sceneggiature) ed ebbe altre cinque candidature (tra miglior attore maschile e attore maschile non protagonista).
Nel 1962 però si decise di ricordare le persone di fede non ebraica che avevano aiutato anche una sola persona a salvarsi dalla Shoah, rischiando anche la propria vita. Una commissione della Suprema corte israeliana ha ricevuto l''incarico di creare una lista di persone a ricordo. La commissione era composta da 35 membri scelti tra studiosi, storici e sopravvissuti ai campi che avrebbe scelto i “Giusti tra le Nazioni”.
Ad oggi, la commissione è presieduta, da vent''anni, da Jakov Maltz: per arrivare alla nomina definitiva si deve fare una ricerca approfondita sulle gesta del candidato anche attraverso testimonianze. La (o le persone prescelte) viene premiata nel “Giardino dei Giusti” nei pressi dello Yad Vashem di Gerusalemme (il memoriale ufficiale di Israele dedicato alle vittime della Shoah) e gli viene donata una medaglia, un certificato d''onore e la piantagione di un albero nel Giardino, in quanto per l''ebraismo il piantare un albero è simbolo di ricordo di persone care. Del resto, come recita il Talmud, uno dei libri più sacri dell''ebraismo, “chi salva una vita, salva il mondo intero”.
Tra i “Giusti” compare anche il nome di Albert Battel, un tenente della Wermacht. Come può un nazista far parte del novero di persone che hanno fatto del bene? Semplice, perché il tenente Battel, avvocato, salvò degli ebrei dalla morte certa facendoli prima scappare in Svizzera e poi dal campo di Belzec. Battel inoltre fece evacuare il ghetto di Przemyśl. Si contano almeno 500 ebrei salvati da Battel, che andò anche incontro ad un''indagine segreta contro di lui da parte di Heinrich Himmler che fece avere la documentazione anche a Martin Bormann: Battel alla fine della guerra sarebbe stato arrestato ed espulso dal Partito, secondo il capo supremo delle SS. Al termine della guerra non fu né arrestato né espulso dal partito in quanto la Germania fu denazificata, ma fu interdetto dal praticare l''attività di avvocato. Morto nel 1951, trent''anni dopo il suo nome venne iscritto nel “Giardino dei Giusti”.
Ad oggi i “Giusti tra le Nazioni” sono 24.357 nel Mondo e, visto l''ampio numero di alberi piantati, i nomi degli ultimi nominati sono incisi nel Muro d''onore del perimetro del Museo. I Paesi che hanno dato più “giusti fra le Nazioni” sono Polonia (6.394), Paesi Bassi (5.204) e Francia (3.513). L''Italia ne ha dati 525.

La piaga del negazionismo
A partire dagli anni Cinquanta-Sessanta in Europa prese piede una “corrente” di pensiero che ancora oggi ha ancora degli “adepti”, il negazionismo dell''Olocausto. Per “negazionismo” si intende un insieme di pensieri che tendono a negare l''Olocausto degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Secondo queste persone, la Shoah non è mai esistita e tutto è stato messo in scena per tramare contro la Germania e per portare alla nascita dello Stato d''Israele.
Secondo loro, tutte le vicende delle deportazioni non sono mai esistite, o comunque sono state gonfiate, come non sono esistite le camere a gas ed il numero delle persone morte nei campi di sterminio è di molto inferiore rispetto allo “storico” numero dei 6 milioni. Sostengono che il “Diario” di Anna Frank, la ragazzina di origine ebrea nata a Francoforte nel 1929 e morta ad Auschwitz con tutta la sua famiglia (meno il padre) ad appena quindici anni, sia un falso e stato scritto dallo stesso padre della ragazzina, Otto.
Il negazionismo è considerato un reato in Germania, Austria, Francia e Belgio e chi lo professa può essere anche incarcerato, mentre in altri Paesi è vietato negare tutti i genocidi universalmente riconosciuti (da quello armeno a quello dei Khmer rossi cambogiani, da quello jugoslavo a quello in Rwanda).

L''importanza della Giornata della Memoria, oggi
L''istituzione della Giornata delle memoria è un lascito importante per non far dimenticare cosa è significata la morte di 6 milioni di persone.
La cerimonia dello scorso 27 gennaio è stata molto sentita, in quanto sono passati esattamente 70 anni dall''apertura del cancello e della scoperta della crudeltà compiuta dai nazisti. Negli anni molti testimoni che sono sopravvissuti sono morti a causa dell''età e si teme che tutto quello compiuto dai nazisti possa essere dimenticato o magari che possa ripetersi.
A livello nazionale, la Giornata della memoria serve a “ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. L''articolo 1 della legge numero 211 del luglio 2000 recita che istituisce il “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
Ovviamente una giornata in sé non serve, ma serve come monito contro tutto ciò che non si dovrà più ripetere in futuro e su cui si dovrà riflettere tutto l''anno: l''esperienza dei lager, la privazione della personalità e dell''intimità furono situazioni che hanno portato davvero a dire se questo davvero era un uomo, o una bestia o un qualcosa che considerava la vita umana senza valore e quindi da distruggere dentro un campo di concentramento tra patemi, dolori, esperimenti e nell''asfissia di una camera a gas, nonché di un forno crematorio che avrebbe disperso nel vento (come recitava una canzone) le ceneri.
La Germania, che più di tutti (se si potesse fare una classifica sulle colpe) ha subito la nazificazione, al termine della guerra è stata divisa in due Stati diversi e contrapposti, è stato il punto di partenza “fisico” della Guerra fredda, ha visto erigere intorno alla città di Berlino ovest un muro che divideva tra “buoni” e “cattivi” (a seconda di chi aveva ragione) il Mondo e che ne ha vista l''implosione e che, rimboccandosi le maniche, ha avuto un boom economico che lo rese il paese più ricco ed industrializzato d''Europa. Ha fatto i conti con il passato e già nel 1996 aveva istituito una sorta di Giornata della Memoria il 27 gennaio celebrando “giornata di tutte le vittime del nazionalsocialismo” e poi quattro anno dopo si è deciso di estenderla a livello mondiale.
Sono da ringraziare le testimonianze scritte di Primo Levi, di Anna Frank, di Gerald Green, di Shlomo Venezia e di tutti quelle persone che sono riuscite a tornare a casa sulle loro gambe e di quelle persone che non ce l''hanno fatta e che sono morte nei campi ma che grazie a loro siamo in possesso di testimonianze indelebili. Settant''anni dopo è indispensabile sapere la verità ed è importante sapere quello che è successo, quello di cui è stato capace l’uomo, perché se è successo una volta potrebbe accadere di nuovo: una volta sola è stata tanto, due sarebbe troppo anche secondo il detto latino errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Negare tutto ciò fa male non solo all''umanità e va ad uccidere un''altra volta le oltre sei milioni di vittime e i loro famigliari.
Perché il 27 gennaio di ogni anno non deve essere solo un momento di riflessione, quando in tv fanno vedere documentari sulla Shoah e puntate speciali di canali storici dove si racconta il sacrificio di oltre sei milioni di persone, incontri culturali.
Tutti i giorni dell''anno devono essere una Giornata della memoria. Per non dimenticare, mai.
Il 6 ed il 9 agosto scorso si sono celebrati i settant''anni anni dallo scoppio delle prime (e finora uniche) bombe atomiche a scopo non di esperimento. Vittime furono le cittadine giapponesi di Hiroshima e Nagasaki che subirono oltre 200 mila vittime civili e che condussero, in pochi giorni, l''Impero giapponese ad arrendersi agli Alleati.
Molti hanno invocato per gli americani un tribunale penale simile a quello che a Norimberga fu imbastito verso i nazisti contro chi aveva pensato di colpire le due città con le bombe atomiche, così come per chi decise di bombardare pesantemente la Germania: la città tedesca di Dresda fu praticamente rasa al suolo la notte tra il 13 ed il 14 febbraio 1945, compiendo un crimine di guerra che portò alla morte di oltre 300 mila persone in poche ore, tutte civili.
Ma questa, come sempre, è un''altra Storia.

Nell'immagine, Reinhard Heydrich, responsabile della "soluzione finale", ossia dello sterminio degli Ebrei.


Bibliografia consigliata
La tematica trattata è molto ampia e, di conseguenza, anche la bibliografia è ricca e variegata. Gli autori consigliano questi testi sotto per apprendere al meglio la tematica sui campi di concentramento nazisti.

H. Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano, 1964
E. Collotti, La soluzione finale. Lo sterminio degli ebrei, Newton&Compton Editori, Roma, 2005
E. Deaglio, La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca, Feltrinelli, Milano, 1993
A. Frank, Diario, Mondadori Editore, Milano, 1959
G. Green, Olocausto, Sperling & Kupfer, Milano, 1979
R. Hilberg, La distruzione degli ebrei d''Europa, Einaudi, Torino, 1999
E. Husson, Heydrich e la soluzione finale. La decisione del genocidio, Einaudi, Torino, 2010
P. Levi, La tregua, Einaudi, Torino, 1992
P. Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1992
M. Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz. Storia di Arpad Weisz, allenatore ebreo, Aliberti, Reggio Emilia, 2007
E. Mena, Germania andata e ritorno 1943-1945, Cooperativa “Remo Rabellotti”, Galliate, 2015
V. Pappalettera, Tu passerai per il camino. Vita e morte a Mauthausen, Mursia, Milano, 1965
S. Pivnik, L''ultimo sopravvissuto. La testimonianza mai raccontata del bambino che da solo sfuggì agli orrori dell''Olocausto, Newton & Compton Editori, Roma, 2012
S. Venezia, Sonderkommando Auschwitz, Rizzoli, Milano, 2007
A. Wieviorka, Auschwitz spiegato a mia figlia, Einaudi, Torino, 1999
  • TAG: giornata memoria, shoah, conferenza wansee, soluzione finale, persecuzione, ebraismo, reinhard heydrich, adolf hitler

Articoli pubblicati da Simone Balocco e Paola Maggiora


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