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Il Front National [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

Vita, (quasi) morte e miracoli di un partito anti-sistema che ha tentato (e ci riproverà) a conquistare il paese di Marianna

Domenica 13 dicembre 2015 si sono tenuti i ballottaggi nelle tredici regioni francesi e nei quattro dipartimenti d'Oltremare. Le tredici regioni andate al partito dei Républicains sono state Champagne-Ardenne-Alsazia-Lorena, Alvernia-Rodano Alpi, Centro-Loira, Provenza-Alpi-Costa Azzurra (PACA), Nord-Passo di Calais-Piccardia, Normandia e Paesi della Loira; ai socialisti sono andati Borgogna-Franca Contea, Bretagna, Ile de France, Midi Pirenei–Linguadoca-Rossiglione e Poitou-Charentes-Limogino-Aquitania mentre in Corsica ha vinto la lista di sinistra Pé a Corsica.
Grande sconfitto (elettoralmente) è stato il Front National di Marine Le Pen che al primo turno, svoltosi domenica 6, ha ottenuto il 27,96% dei consensi che hanno portato il partito della fiamma tricolore blu-bianco-rossa ad arrivare dove mai era stata in oltre quarant'anni di storia, in testa nelle preferenze di voto dei francesi. Il “Front” era avanti in Nord-Pas de Calais-Piccardia, Champagne-Ardenne-Alsazia-Lorena, Centro-Loira, Borgogna-Franca Contea, PACA e Midi Pirenei-Linguadoca-Rossiglione; l'Unione di Destra era avanti in Normandia, Ile de France, Paesi della Loira e Alvernia-Rodano Alpi, mentre l'Unione di Sinistra era in testa in Bretagna ed in Poitou-Charentes-Limogino-Aquitania ed una lista di sinistra diversa dal PSF ora guida la Corsica.
Dopo una settimana di accordi e alcune uscite un po' “esagerate” da parte degli avversari, il Front National ora si ritrova con il classico “pugno di mosche in tasca”, perché la vittoria di PS e LR è frutto di paure reciproche e del timore che (almeno) sei regioni sarebbero potuto andare al loro peggior nemico possibile. Hanno vinto non per merito loro, ma per paura. Che è diverso.
Il voto amministrativo regionale è arrivato tre settimane dopo i tragici fatti di Parigi dove gli attacchi terroristici nella capitale francese hanno causato 130 morti, 352 feriti in un Paese che si è scoperto vulnerabile per la quarta volta in un solo anno, dopo gli attacchi alla redazione del settimanale satirico parigino “Charlie Hebdo” dello scorso 7 gennaio (12 morti), il delitto di Montrouge (dove morì una poliziotta, uccisa da Amedy Coulibaly) al supermercato kosher due giorni dopo (quattro vittime, undici feriti), l'attacco all'impianto di gas industriale della “Air Products”, a Saint-Quentin-Fallavier, nella regione del Rodano Alpi, del 26 giugno (due feriti) ed il 21 agosto il fallito attentato sul TGV Amsterdam-Parigi sventato dalla prontezza di tre persone, di cui due soldati americani (tre feriti).
In una situazione così precaria di sicurezza , il partito presieduto da Marine Le Pen ha incrementato i propri voti e si è posto come baluardo della difesa del paese transalpino contro il nemico dichiarato (dal Front National): la paura dell'immigrato, islamico in particolare.
Le vincitrici “morali” di questo turno sono state le due femmes del “Front”: la Présidente Marine Le Pen, classe 1968, e la nipote Marion Maréchal-Le Pen, 26 anni appena compiuti e vice-Presidente del partito dal 2011. La figlia terzogenita ed una dei nove nipoti del grande vecchio Jean-Marie hanno convinto i francesi a dar loro il voto e la fiducia, anche se ai ballottaggi nessuna delle due è riuscita a diventare Presidente di regione del “Nord” e della “PACA”.
Le due politiche hanno un cognome pesante, e spesso ingombrante, Le Pen, sinonimo di estremizzazione di pensieri, azioni e parole. Ed il vecchio Jean-Marie, tagliato fuori dalla sua “creatura” la scorsa estate, guarda ora le due donne prendere le redini di quel partito tanto detestato soprattutto dai socialisti (per ovvi motivi politici) e dai gollisti (per ovvie ragioni elettorali). Ma che cos'è questo Front National? Quando è nato ed in che contesto? Come si è evoluto negli anni e perché sembrava sull'orlo della sparizione ma nel 2002 ha pure portato JMLP a sfidare al ballottaggio Jacques Chirac e ora, dopo un periodo di affanno, è diventato un modello da imitare per tutte le forze politiche radicali di destra in Europa?

LA NASCITA DEL PARTITO E LA FIGURA DI JEAN-MARIE LE PEN
Il Front National nasce il 5 ottobre 1972 grazie a Jean-Marie Le Pen, già deputato all'Assemblea nazionale dal 1956, con il nome di Fronte Nazionale per l'Unità Francese. Nato come braccio politico di Ordre nouveau, ponendosi come un partito di sentimento patriottico, rispetto della gerarchia dei valori e della tradizione famigliare, si è trasformato da partito marginale nel panorama politico francese per diventare, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, il catalizzatore di tutti i partiti di destra radicale francese. Il “Fronte” si è sempre distinto come partito di destra radicale non fascista ma xenofobo e populista caratterizzato da rancori e frustrazioni, senza mai imporsi (almeno fino alla seconda metà degli anni Dieci del XXI secolo) come un partito politico votabile, in quanto temuto, ostracizzato e demonizzato dagli avversari politici. Molti esperti lo hanno anche considerato un partito contrario agli ideali della Repubblica francese e dei suoi valori essendo troppo demagogico e pericoloso.
Il deus ex machina del Front National è Jean-Marie Le Pen. Nativo di La Trinité-sur-Mer, in Bretagna, JMLP è un classe 1928 che volle fare la resistenza ma che gli venne impedito in quanto “pupillo della Patria” (era orfano di padre) e che dovette badare alla madre vedova. Le Pen combatté in Indocina (la terra in Estremo oriente dove l'esercito transalpino perse malamente tra il 1946 ed il 1954 facendo vacillare il suo prestigio mondiale, permettendo la nascita dei primi movimenti anti-coloniali), nella guerra civile algerina (che portò il Paese maghrebino all'indipendenza nel 1962 dopo otto anni di guerra civile causando molti morti anche in territorio francese) e partecipò allo sbarco di Suez nel 1956.
Corpulento e testardo, eroe di guerra e decorato, politicamente iniziò la sua avventura a Tolosa come rappresentante dei giovani studenti dell'Unione di Difesa della Gioventù Francese, il movimento giovanile del partito di Pierre Poujade e nel 1956 si iscrisse al partito dei “grandi” di Pierre Poujad, l'Unione per la Difesa di Commercianti ed Artigiani, poi diventato un partito con il nome di Unione e Fraternità Francese. Il poujadismo nacque come movimento politico-sindacale nel 1953 durante delle contestazioni popolari contro il fisco e si interessava delle classi degli artigiani e dei commercianti, con tratti reazionari, voleva ribellarsi allo statalismo francese, all'inefficiente IV Repubblica, contro i trattati di Roma e contro tutte quelle politiche in favore di controlli fiscali, rendendo il poujadismo una sorte di “Movimento dell'Uomo qualunque” d'Oltralpe. Alle elezioni politiche del 1956 il partito poujadista ottenne ben 52 deputati, tra cui Le Pen. Con la nascita della V Repubblica, il partito di Poujade sparì e Le Pen si spostò su posizioni di destra radicale.
Nel 1965 aiutò il nazionalista di destra Jean-Louis Tixier-Vignancour nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali della V Repubblica contro Charles de Gaulle di Unione per la Nuova Repubblica, François Mitterrand per i socialisti e Jean Lecanuet del Movimento Repubblicano Popolare, un partito conservatore di matrice democristiana ed europeista. Il politico di estrema destra ottenne il 15,4% dei consensi e poco più di 3 milioni di voti, non arrivando al ballottaggio. Per la prima volta, in Francia un candidato di estrema destra si era candidato per l'Eliseo.
Nel 1969, Le Pen si avvicinò ad Ordre Nouveau, un movimento politico nato nel novembre di quell'anno a Parigi e che trasse il nome dall'omonimo movimento italiano nato nel 1956 da una costola di fuori usciti del MSI capeggiata da Pino Rauti. ON si presentò come partito extraparlamentare (partito che fa politica ma che non ha rappresentanti eletti in parlamentari) costituito da elementi della destra radicale francese, dell'Organizzazione Armata Segreta e studenti delle scuole superiori e delle università. Il simbolo fu la croce celtica ed il primo presidente fu Jean-François Galvaire. Il movimento fu sciolto nel 1973 (ironia del caso, come l'Ordine Nuovo italiano, ma per altre vicende) e nel 1974 molti esponenti ordinovisti (tra cui Tixier-Vignancour) creeranno il Partito delle Forze Nuove che partecipò, al contrario del “Fronte”, alla prime elezioni europee, ottenendo poco più dell'1% dei consensi.
Il Front National ha come simbolo una fiamma tricolore (francese) su sfondo alla bandiera nazionale. Il richiamo al MSI è chiaro (il partito fondato nello studio di Arturo Michelini il 26 dicembre 1946 è stato il primo partita neofascista ad essere eletto in Europa occidentale) ed, ironia della sorte o meno, la fondazione del “Front” coincide con il miglior successo elettorale del partito della Fiamma, il 1972, che vide il partito prendere l'8,67%% alla Camera (56 deputati) e 9,19% al Senato (con 26 senatori). Nonostante alcune analogie, MSI e FN diametralmente opposti per storia e tradizione.
Il partito era guidato dal triumvirato con Jean-Marie Le Pen, l'ex ordinovista François Brigneau ed il gollista Guy Ribeaud, che però uscì poco dopo lasciando ai primi due rispettivamente le cariche di Presidente e vice-Presidente del partito.
Per la prima volta in Francia nasceva un partito più a destra del gollismo, la forma partitica del pensiero di Charles de Gaulle, il creatore della V Repubblica.
Le Pen, durante i suoi anni di leader del FN, si fece conoscere per il suo pensiero rivolto all'ordine e alla legalità, alla tradizione al nazionalismo, esprimendo spesso e volentieri pensieri xenofobi e razzisti, per le sue battaglie sulla reintroduzione della pena di morte per crimini gravi, per la restrizione dell'immigrazione (in particolare quella clandestina), ponendo la Francia in un nuovo contesto europeo più indipendente dalla CEE/UE. JMLP si fece conoscere (ed apprezzare) per le sue doti oratorie e carismatiche, nonché per essere sempre stato un personaggio istrionico, coraggioso, abile ed intriso di populismo.

LE PRIME ELEZIONI ED I PRIMI INSUCCESSI
Posizionatosi su politiche tipiche dell'estrema destra, i primi risultati elettorali della “creatura” di Le Pen furono molto deludenti poiché la Francia aveva (ed ha tuttora) un sistema elettorale, per le tutte le tornate elettorali tranne che per le Presidenziali e per le Europee, molto particolare, non solo basato su un bipartitismo (o quasi) secco, ma su una legge elettorale maggioritaria che ha un ampio sbarramento, fissato al 12,5% e che in casi di ballottaggio (nessun candidato ottiene il 50%+1 dei voti) vede i gollisti e i socialisti votarsi a vicenda pur di non far eleggere l'esponente del “Fronte” candidato in quella circoscrizione (il cosiddetto “cordone sanitario”).
Le prime elezioni in cui si presentò il “Fronte” furono le legislative del 1978, ottenendo un risicato 0,33%. In seguito, alle legislative del 1981 prese lo 0,18%, alle cantonali del 1982 lo 0,20%: tutte manciate di voti che non portarono nessun eletto Andarono male anche le elezioni presidenziali (le più importanti che si tengono nell'Esagono): Jean-Marie Le Pen si era candidato sempre in prima persona nel 1974 (0,75%), nel 1988 (14,38%), nel 1995 (15%), nel 2002 (16,86% e clamoroso ballottaggio dove ottenne il 17,8%) e nel 2007 (10,4%). Dal 2002 il mandato presidenziale è passato da sette a cinque anni e nel 1981 Jean-Marie Le Pen non si candidò in quanto il partito non riuscì a trovare le firme necessarie per presentare la candidatura.
Come se non bastasse, nei primi anni, il “Fronte” ha dovuto anche anche lottare con un altro partito estremista, il Partito delle Forze Nuove, che riuscì ad erodergli molti voti, ma non appena questo sparì, tutte le forze e gli altri movimenti di estrema destra francese virarono sulla creatura di Jean-Marie Le Pen, portando ai primi risultati.
Nella prima fase del partito, un politico del FN importante fu François Duprat. Intellettuale e storico, proveniva da Ordre Nouveau e fu uno dei fondatori del Front National. Molto controverso (era vicino agli ambienti negazionisti), portò molte idee vicine al nazionalismo rivoluzionario. Morì in un attentato il 18 marzo 1978 quando la sua auto saltò in aria.

ELEZIONI EUROPEE DEL 17 GIUGNO 1984, QUALCOSA SI MUOVE
Se il Front National ha sempre vissuto nell'ombra della politica francese, alle elezioni europee ha sempre fatto di più, grazie anche al fatto che non esiste il doppio turno per le europee e quindi con un sistema proporzionale, il partito di Le Pen ha sempre avuto più possibilità di mettersi in mostra.
Nel 1984 si tennero, nei dodici Paesi allora membri della (allora) CEE, le seconde elezioni ed in Francia ci fu un mini-terremoto politico: il “Fronte” prese circa 2,2 milioni di voti, pari al 10,95%, mandando a Strasburgo ben dieci deputati sugli 81 allora spettanti spettanti a Parigi. Sugli scranni dell'Europarlamento si costituì il “Gruppo delle Destre Europee” che vide tra gli iscritti anche i cinque eletti del MSI, il membro greco dell'Unione Politica Nazionale e quello del Partito Unionista dell'Ulster. Per la prima volta si organizzò il primo gruppo nazionalista di estrema destra, una caratteristica di tutte le successive elezioni. Capo-popolo, ça va sans dire, fu Jean-Marie Le Pen, eletto fino al 2003 e poi dal 2004 al 2009.
Prima del voto europeo, Le Pen fu invitato in televisione per la prima volta in una tribuna elettorale e fece capire alla gente di che pasta fosse fatto, tanto da ribattere prontamente alle domande incalzanti, mettendo anche in difficoltà gli ospiti che erano con lui negli studi: dopo quei due interventi televisivi, un sondaggio disse che le intenzioni di voto verso il Front National era raddoppiato, passando dal 3,5 al 7 per cento.
Il 16 marzo 1986 si tennero delle elezioni legislative e per la prima volta venne accantonato il sistema maggioritario e fu adottato un proporzionale. Il risultato fu importantissimo: 2,7 milioni di voti servirono per portare a palazzo Borbone (sede della Camera) trentacinque deputati. Due anni dopo (giugno 1988) si tennero altre elezioni legislative, ma si tornò ad usare il precedente sistema elettorale ed il FN ottenne il 9,66 per cento al primo turno ed un 1,07 al secondo, eleggendo solo un deputato.
Alle elezioni europee del 1989, il “Fronte” si piazzò come terzo partito di Francia con l'11,73%, mandando in Europa ancora dieci deputati. A Strasburgo gli eurodeputati del Front National costituirono, con i Repubblikaner tedeschi (sei membri) e l'esponente di Vlaams Blok, il “Gruppo Tecnico delle Destre Europee”.
Sono serviti oltre dieci anni al partito per imporsi come soggetto elettorale in un contesto molto difficile. Per un partito come quello della fiamma, già l'esserci anche con solo un deputato era un grande successo.
Negli anni Ottanta nel Front National tra i protagonisti dei buoni risultati sono da annoverare Jean-Pierre Stirbois e Bruno Mégret.
Classe 1945, Stirbois entrò nel “Fronte” nel 1977 arrivando dall'Unione solidarista e per il partito di Le Pen fu la svolta. Nel giugno 1981 divenne segretario del partito e a lui è riconosciuto come uno degli artefici del clamoroso successo elettorale di Dreux, nellla regione del Centro, alle municipali del 1983, dove il partito ottenne il 16,7%. Vicino all'OAS (era membro del Mouvement Jeune Révolution) e alla politica di Jean-Louis Tixier-Vignancour, era un politico sobrio, moderato, misurato e metodico in un partito disordinato. Grazie a lui il FN riuscì ad ottenere i primi successi elettorali. Filosionista e filoatlantico a dispetto dell'ideologia del partito, subì la presenza di Bruno Mégret che Le Pen promosse ai vertici del partito, diventando un “problema” per Stirbois. Il politico parigino morì in un incidente stradale il 5 novembre 1988, lasciando spazio a Mégret.
Mégret nacque a Parigi nel 1949 ed iniziò a fare politica nel partito di centrodestra Raggruppamento per la Repubblica (nato nel 1976 ed attivo fino al 2002). Nel 1985 entrò nel Front National e l'anno successivo fu uno dei trentacinque deputati eletti all' Assemblée nationale. Rimase nella camera alta fino al 1989, diventando poi eurodeputato fino al 1999. Consigliere regionale in PACA, fu il lato colto, carismatico ed “acchiappavoti” del Front National, tanto da piacere molto di più ai quadri che alla base. Le sue idee di trasparenza, ringiovanimento e modernità lo portarono a scontrarsi tante volte con Jean-Marie Le Pen, che lo espulse nel dicembre 1998. Dopo la sua uscita, fondò il Movimento Nazionale Repubblicano, un partito simile al “Front” ma che tolse molti volti alla creatura di JMLP. Molti analisti pensarono che il nuovo partito dell'estrema destra francese avrebbe fatto strada e messo da parte il Front National. Ora il “Fronte” è il primo partito di Francia, mentre Mégret sono anni che non fa più politica.

ANNI NOVANTA: RISTAGNO ELETTORALE E CRISI DI VOTI
Con la caduta del Muro di Berlino e la fine di tutte le ideologie, il “Fronte Nazionale” vivacchiava nel panorama elettorale francese. La battaglia che gli uomini di Le Pen e soci combatterono fu contro il sistema corruttivo dei due partiti storici francesi, il Partito socialista e l'allora gollista Raggruppamento per la Repubblica. Il partito lepenista si pose come partito trasversale, né di destra né di sinistra né di centro come era la concezione classica, ma unendo a sé tutti i tratti dei precedenti: dal patriottismo alla tutela dei diritti sociali ai valori cristiani.
Alle politiche del marzo 1993, il FN ottenne il 12,58% dei consensi, aumentando i voti di quasi tre punti percentuali rispetto alle precedenti consultazioni, eleggendo un solo deputato. Alle politiche di quattro anni dopo, invece, riuscì ad essere eletto ancora un solo deputato, grazie al 14,94% nazionale. L'anno successivo ai ballottaggi molti voti frontisti andarono ad esponenti neogollisti che fecero il “pieno” alle amministrative locali.
Alle europee del 1994 il “Fronte” prese il 10,52% dei consensi eleggendo undici deputati: i voti furono di poco superiori ai due milioni ed il partito arrivò quinto nella classifica nazionale.
Nel dicembre 1998 ci fu la prima scissione con la frangia di Bruno Mégret che creò il Movimento Nazionale Repubblicano che portando con sé il 50% degli eletti e quasi la metà dei segretari dipartimentali.
Alle elezioni europee del 1999, il partito crollò all'ottavo posto tra i partiti francesi, eleggendo a Strasburgo cinque deputati con il 5.69% delle preferenze con poco più di un milione di voti.

2002 ED IL “FRONT” INIZIA A FARE SUL SERIO
Dopo anni di batoste, contestazioni, gaffe di Le Pen a iosa ed un ostracismo politico molto forte, il 2002 è l'anno della riscossa per il partito nazionalista d'Oltralpe. E sono sempre le elezioni presidenziali a fare da traino. Il Presidente uscente neogollista Jacques Chirac decise di ricandidarsi per un secondo mandato ed i suoi sfidanti furono, tra gli altri, il premier socialista uscente Lionel Jospin ed il solito JMLP.
Ed il successo è clamoroso: Le Pen ottenne il 16,86% e due settimane dopo sfidò Chicac per diventare Presidente della Repubblica. A sorpresa il candidato socialista arriva terzo con 16,18% e Jospin decise di ritirarsi dall'attività politica vista la debacle. Jacques Chirac ottenne il 19,88% al primo turno.
Ma la gioia di Le Pen durò pochissimo, perché dal giorno dopo tutta la Francia si mobilitò affinché l'ex poujadista non vincesse il ballottaggio: si formò una “coalizione” con i socialisti che “obbligarono” i loro elettori a votare, per cause di forza maggiore, Chirac in quanto si temette che la Francia nelle mani dell'estremista potesse finire male. E due settimane dopo, come previsto, Chirac vince a mani basse le elezioni con oltre l'82,21% delle preferenze. Rispetto a due settimane prima, il Front National guadagnò una manciata di voti in più, ma la quasi totalità dei francesi “si turò il naso”. Chirac ancora oggi è stato il candidato che ha ottenuto più voti di tutti al ballottaggio.
Alle politiche di pochi mesi dopo, il “Fronte” arretrò all'11,3% eleggendo nessun deputato, in quanto andò sotto la soglia di sbarramento del 12,5%.
Il sogno di governare il Paese era malamente tramontato, ma nel 2007 il grande vecchio ci riprovò ancora, per l'ultima volta, con scarsi successi, visto che il partito entrò in crisi sia di voti che dal punto di vista economico. Le Pen ottenne il 10,4% e si piazzò terzo, dopo il candidato del centrodestra Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal, esponente socialista. Sarkozy riuscì a far convergere su di sé la maggior parte di tutti i voti del Front National di cinque anni prima. Con quelle elezioni però il “Fronte” fece un gesto “estremo”: su tutto il territorio francese uscirono dei manifesti elettorali con una ragazza africana che invitava a votare per JMLP. Come dire: il FN è cambiato, è più presentabile, date fiducia al vecchio Le Pen.
Nelle Europee del 2004, dove vennero eletti contemporaneamente Jean-Marie e la figlia terzogenita Marine, il Front National ottenne 1,6 milioni di voti che portarono in Europa sette deputati con il 9,81% dei consensi. Il “Fronte”, dal 1994 aderente al gruppo “Non Iscritti”, nel 2007 aderì prima al gruppo politico “Identità, Tradizione, Sovranità”e poi all'”Euronat”.
Se a livello “europee” il partito ebbe un peso elettorale, in Francia le cose andarono sempre male e alle elezioni politiche del giugno 2007, il Front National arretrò al 4,29% al primo turno e allo 0,08% al ballottaggio e per la seconda legislatura di fila espresse nessun esponente in parlamento.

AU REVOIR JEAN-MARIE, BIENVENU MARINE
Bisognerà attendere il gennaio 2011 affinché JMLP passasse la mano, in quanto capì che a 83 anni era ora di farlo: gli anni avanzavano, il peso delle sconfitte inizia a farsi sentire ed il movimento era da svecchiare e bisognava guardare al futuro, un futuro che Le Pen non poteva garantire. Ed allora l'erede fu scelto...in casa: al congresso di Tours del 16 gennaio venne eletta presidente la figlia terzogenita di Le Pen, Marion Anne Perrine detta Marine. Quarantatré anni (allora), avvocato cresciuto sotto l'ala protettrice (politica) del padre, con il 67,65% dei voti dei delegati batté il favorito della vigilia, Bruno Gollnish. Il suo vice-Presidente fu l'allora consigliere regionale della Linguadoca, Louis Aliot.
Marine Le Pen fu dal 15 marzo 1998 al 28 marzo 2004 consigliere regionale nella regione Nord-Pas-de-Calais, dopodiché venne eletta eurodeputata e nel 2010 si candidò come presidente di quella regione, ottenendo il 18,31% al primo turno e 22,2% al secondo.
Marine era giovane, preparata e sapeva cosa voleva: far diventare il “Fronte” una forza politica presentabile all'opinione pubblica e puntare all'Eliseo. Ma per puntare al grande obiettivo poteva cambiare il partito dall'interno, ovvero renderlo presentabile (elettoralmente) e guadagnare voti. Durante la presidenza di Jean-Marie, il Front National ha visto le battute e le gaffe molto fuori luogo del suo deus ex machina (camera a gas “dettaglio della storia”, giochi di parole volgari verso gli sfidanti, un razzismo ed un antisemitismo ancora forte nei suoi discorsi). Non che cambiando una o due espressioni si possano spostare milioni di voti, ma una parola cambiata alla volta poteva far cambiare idea all'elettore di qualsiasi paese portando il tanto sospirato voto.
E la svolta di Marine è forte, tanto che in pochi anni il partito non solo è tornato ai massimi del 2002, iniziando a erodere tanti voti al partito dell'allora Presidente francese in carica, Nicholas Sarkozy, ma iniziò a prendere voti tra gli operai, andando costantemente in doppia cifra ad ogni elezione (dalla locale, alla regionale, alla politica, all'europea). Un po' come fece la Lega Nord nelle politiche del 2008 che tolse tanti voti a Rifondazione ed alla sinistra.
Ma alcune scelte della Le Pen non piacquero al padre, tanto che fra i due politici iniziano a volare gli stracci.
L'elezione di Marine Le Pen a capo del partito portò ad accattivarsi le simpatie dei francesi, in particolare di quelli che non avevano mai votato a destra: era possibile finalmente poter portare a casa più voti, quindi più eletti, quindi togliere voti ai due partiti grossi che governavano il Paese da sempre e portare anche avanti le istanze dei più deboli e delle persone in difficoltà.
Con Marine Le Pen ha preso il via il processo di “de-diavolizzazione” (dé-diabolitiation) del partito puntando verso i giovani, i social network e verso la guida dei movimenti populisti d'Europa. Con la dé-diabolitiation, il Front National recuperò un'immagine più rispettabile rispetto a prima, senza exploit razzisti o controversi, ponendosi come alternativa credibile a LR e al PS, avvicinandosi alle istanze operaie e proletarie, nonché adottando politiche più sociali ma meno globalizzate. Il “Fronte” ora poteva essere visto come “il partito dei francesi” che doveva (e poteva) sfondare nella società civile e non fare più paura all'elettore medio.
I capisaldi del “Front National 2.0” sono la laicità dello Stato, un caposaldo della Francia contemporanea, la chiusura delle frontiere agli immigrati (caposaldo dei partiti radicali di destra), la battaglia contro le adozioni per le coppie omosessuali, la revisione dei trattati europei, la lotta contro l'aborto, no alle moschee e al consumo delle droghe leggere, aumentare la cooperazione con la Russia ed uscire dalla NATO.

DALLE PRESIDENZIALI DEL 2012 ALL'ESPULSIONE DI JMLP
Il 22 aprile 2012 si tennero le decime elezioni presidenziali della V Repubblica. I candidati furono il presidente uscente Nicholas Sarkozy, il segretario del PS François Hollande, Jean-Luc Mélenchon per il “Fronte della sinistra”, il centrista François Bayrou, Marine Le Pen ed altri cinque. Per la decima volta, una donna era in lizza per l'Eliseo.
Al ballottaggio andarono, come previsto, il leader dell'Unione per un Movimento Popolare e l'ex Presidente del partito socialista, che vincerà riportando dopo diciassette anni i socialisti alla presidenza della Republique.
Marine Le Pen si classificò terza con 17,90%, il risultato più ampio ottenuto dal partito alle Presidenziali, ottenendo circa un milione e seicentomila voti in più rispetto a cinque anni prima.
Cosa ha portato il partito a diventare un pericoloso avversario per le due forze politiche tradizionali? Senza dubbio il volto nuovo di Marine, giovane ma con le idee chiare sul futuro del partito, che grazie alla “madame en noir”da forza anti-sistema si sta piano piano affermando come un partito istituzionale con i crismi del caso. Una cosa impensabile solo dieci anni prima, anche se l'ostracismo nei suoi confronti sta diventando sistematico ed ancora più forte rispetto a quando il partito estremista navigava sullo “zero virgola”.
Alle politiche che si tennero nel giugno successivo, furono eletti due deputati grazie al 13,6% al primo turno (era dal 1997 che il partito non superava la soglia del 12,5%) e il 3,69% a ballottaggio. Una dei due eletti fu la nipote di Le Pen, Marion Maréchal, classe 1989.
Sul successo (in termini di voti), hanno inciso molti altri fattori, come il nuovo modo di porsi, il fatto che i partiti di destra e sinistra si sono progressivamente allontanati dalla vita quotidiana francese (idem in tutta Europa), la crisi economica che ha colpito molto il Paese transalpino e la disoccupazione galoppante e, non per ultimo, il problema immigrazione. E proprio su questo tema il “Fronte” sta facendo da catalizzatore di tutto il malcontento francese.
Le elezioni europee del maggio 2014 invece videro il “Fronte” fare il pieno di voti: 24,86 per cento delle preferenze portando a Strasburgo ventiquattro deputati sui 74 spettanti alla Francia, con oltre 4,7 milioni di voti diventando per la prima volta il primo partito di Francia. A Strasburgo, il FN è il leader del “Movimento per un'Europa delle Nazioni e della Libertà”, costituito da Lega Nord, Interesse Fiammingo, FPO austriaco ed il ceco Partito Conservatore Civico.
Nel novembre 2014, si tenne il XV congresso del partito che vide ancora una volta Marine Le Pen vincere a mani bassi, ma il suo vice-Presidente ora era la nipote Marion che vinse l'ex vice- Aliot.
Ma per una Le Pen che entrava nei quadri del partito, un altro Le Pen invece veniva defenestrato: il 20 agosto 2015 Jean-Marie Le Pen, il fondatore del Front National, è stato espulso definitivamente dal Comitato esecutivo del partito. Il fondatore ed il faro della destra radicale francese veniva estromesso dalla sua “creatura” per mano della figlia, ma la scelta sembra piacere ai francesi che anzi iniziano a dare credito al partito della Fiamma
. La scelta, dolorosa ma (alla fine) inevitabile, è stata dettata da Marine per motivi di “presentabilità”: il 4 maggio precedente, JMLP in un'intervista disse che le camere a gas dei campi di concentramento nazisti erano state “un dettaglio della storia”, a sancire il non distacco di Le Pen da alcune boutade antisemite e razziste che ne hanno contraddistinto il percorso politico.
Il 12 giugno fece un ricorso al Tribunale di Nanterre il quale lo fece reintegrare nel partito con la carica di Presidente onorario il 2 luglio, ma un mese e mezzo dopo venne definitivamente estromesso dalla sua creatura.
Finiva l'esperienza di Le Pen nella politica attiva, conclusa nel modo peggiore. Anche perché, sarà forse un caso, ma da quando il fondatore non si è più candidato, il FN ha sempre avuto un incremento di voti o comunque ha sempre soffiato sul collo dei due avversari storici. E pazienza se con lui il “Front” è riuscito ad attraversare il “deserto” portando il partito della Fiamma a non essere più isolato e debole come era all'inizio della sua storia.

2015, IL DADO E' TRATTO
La sera del 13 novembre allo Stade de France si stava giocando l'amichevole di lusso tra i “galletti” di Deschamps e la Germania campione del Mondo; al teatro “Ba'taclan” si stavano esibendo gli Eagles of Death Metal davanti ad una folla di giovani arrivati da tutto il Paese, mentre nelle zone del I, X ed XI arrondissement della capitale parigina la serata stava procedendo come al solito, all'insegna della spensieratezza e della tranquillità.
Tra le 21:16 e le 00:58 locali ci furono ben cinque attacchi terroristici: al “Ba'taclan” i terroristi entrarono e spararono sugli astanti uccidendone ottantanove; verso la fine della partita un kamikaze si fece esplodere fuori dallo stadio dopo essere stato allontanato dai tornelli dell'impianto parigino (durante le fasi finali della partita si sono sentite benissimo le tre esplosioni); al ristorante “Le Petit Cambodge”, su Rue Bichat al ristorante “Le Carillon”, su rue Alibert ci furono tredici morti; al ristorante “Casa Nostra”, in rue de la Fontaine au Roi, i morti furono cinque, mentre a “La Belle Équipe”, all'incrocio tra rue Faidherbe e rue de Charonne, le persone a terra furono diciannove. La Francia piombò nel terrore.
A distanza di un giorno, l'ISIS, il sedicente Stato islamico con sede a Raqqa in Siria, rivendicò gli attentati. In un commosso discorso alle Camere, Hollande, presente allo stadio, dichiarò lo stato di guerra in tutto il Paese (cosa che non succedeva dai tempi della Seconda guerra mondiale), in guerra contro il califfato. Il 15 novembre sono iniziati i primi bombardamenti al nord della Siria ed in soccorso dei soldati francesi sono arrivati anche gli inglesi.
Tre settimane dopo si sono tenute le elezioni regionali. Un'elezione amministrativa che poteva passare inosservata, se non che il Front National ha incassato un clamoroso 30%, diventando il partito più votato di Francia, ed il movimento era il più votato in sei regioni. Le due regioni simbolo dell'avanzata del “Front” sono state la Nord-Pais-Calais e la PACA, dove Marine Le Pen e la nipote Marion Marechal-Le Pen si sono affermate prendendo molti voti: 40,64 per cento la Présidente, 40,55% la giovane nipote. Se la zona a sud della Francia è sempre stata un serbatoio di voti per il FN, sorprende l'avanzata del partito in quelle zone che sono sempre stata ad appannaggio delle sinistre. Dietro di loro si sono piazzati i Repubblicani con 24,96 e 26,48. Il Front National ha preso in totale 6.018.775 voti. Cinque anni prima, il “Fronte” prese il 20,29 al “Nord” e il 22.87% nella PACA.
Alcuni sondaggi usciti primi del voto del 6 dicembre dissero che votavano “Fronte” molti operai, oltre la metà dei commercianti francesi ed era il primo partito tra gli operai e gli impiegati (45 e 40 per cento), il 30% dei liberi professionisti. Una cosa impensabile ad inizio Duemila, ma una cosa diventata realtà con il passare del primo decennio. Il clou è stata la città di Calais, da sempre feudo della sinistra estrema che il 6 dicembre ha visto il Front National ottenere addirittura il 49%.
E fra due anni ci saranno le Presidenziali: sia i gollisti che soprattutto Hollande dovranno fare i conti seriamente con il Front National. E queste regionali hanno sancito non solo l'allontanamento dei francesi dalle urne (ha votato il 50,8% degli aventi diritti al primo turno ed il 54% al ballottaggio) ma anche una poca affezione verso Hollande, da molti non considerato all'altezza della situazione. Ma se Hollande piange, Sarkozy non ride: in casa repubblicana si inizia a temere una forte erosione di voti verso la Le Pen, in quanto il partito di centrodestra è parso lontano dalle esigenze della popolazione perché il voto del 13 dicembre è stato una scelta e fra due anni, magari, i sarkoziani potrebbero anche non andare al ballottaggio. Una cosa remota, ma che inizia a far tremare i gollisti.
Il voto del 6 dicembre ha sancito la nascita della “generazione Bataclan”, l'insieme di tutti i giovani che hanno votato per la prima volta nella loro vita e che racchiude quella fascia di età (18-24 anni) che ha visto molti loro coetanei morire per mano dei terroristi lo scorso 13 novembre. E' un mini-esercito di ragazzi che sentono la politica lontana anni luce da loro, ma che hanno visto nel partito lepeniano una via d'uscita ed un faro. Quella che un giorno sarà la classe dirigente del Paese che ha dato i natali all'Illuminismo si è trovata a votare per la prima volta in un momento critico e proprio questa è la classe di elettori che tutti i partiti (non solo il FN) devono salvaguardare e proteggere.

MARINE E MARION, POTERE ALLE DONNE MA COSI' UGUALI COSI' DISTANTI
Se il “Fronte” ha cambiato pelle in questi ultimi quattro anni, il merito è dovuto senza dubbio alle sue donne, Marine e l'enfante prodige Marion, due donne vicine dal punto di vista del DNA (sono zia e nipote) ma lontane dal punto di vista politico, anche se sono rispettivamente presidente e vice-Presidente dello stesso partito. Se Marine ha dalla sua l'esperienza del fare politica da oltre trent'anni, Marion ha dalla sua il fascino del nuovo che avanza e che fa da magnete verso i giovani e le nuove istanze francesi. La differenza sta negli approcci: laica e ribelle la zia, conservatrice, cattolica e dichiaratamente anti-gay la nipote.
Marine è il volto nuovo della politica europea ed è molto più moderata rispetto al padre, anche se tre anni è stata indagata per istigazione all'odio e alla discriminazione religiosa. E' meno divisiva e controversa rispetto al padre, anche se da quando è diventata Presidente del FN, il partito è stato modernizzato e ha avuto un forte incremento di voti. Ma Marion, 26 anni e da tre e mezzo deputata all'Assemblèe, ha avuto dalla sua il fatto di aver trovato la strada spianata prima dal nonno materno e poi dalla zia. Nata dalla relazione tra la seconda figlia di Jean-Marie Le Pen, Jany, ed il giornalista ed ex ambasciatore di Francia in Eritrea Roger Auque, è cresciuta con il nuovo compagno della madre, l'imprenditore Samuel Maréchal che le ha dato il cognome. Le giovane Maréchal-Le Pen è iscritta al Front National dal 2007 e nel 2012 è stata eletta deputata nel collegio del dipartimento di Vancluse (sud-est della Francia) e dal novembre 2014 è la vice- di zia Marine.
La giovane esponente nazionalista ha capito cosa vogliono i francesi e ha girato il Paese, nonché la zona dove è stata candidata e ha agito di conseguenza: parlare chiaro, semplice e stare vicino alle istanze del più debole. E i risultati alla fine sono arrivati, magari anche per colpa degli avversari, ma stare dopo poco più di tre anni in parlamento e far tremare un politico navigato come il Premier socialista Manuel Valls, che ha parlato di “guerra civile” se il “Fronte Nazionale” avesse vinto le elezioni di domenica, inizia a far capire che il pericolo è serio, soprattutto per il governo. Marion nella PACA ha ottenuto un clamoroso 44,55% dei voti, superando di quasi venti punti il candidato de “Les Républicains”, il partito del leader del centrodestra Sarkozy.
Se Marine appare un po' come un maschiaccio (beve, fuma, ha la voce roca e non disdegna i cori da stadio), Marion sembra più algida e più curata nell'aspetto, quando parla, la giovane esponente del FN, nelle piazza o nell'aula dell'Assemblea, usa toni molto duri ed aspri contro la classe politica dominante e sembra cambiare aspetto, usando un'aggressività inaspettata. E questi toni hanno fatto in modo di portarle tanti e tanti voti.
I cavalli di battaglia della jeune Le Pen sono l'opposizione alle unioni omosessuali; all'aborto e gli aiuti di Stato a chi decide di interrompere una gravidanza; ai migranti e gli islamici, mentre non hai detto nulla di sconveniente sull'antisemitismo, al contrario del nonno che in più occasioni ha espresso giudizi sgradevoli. Marion è giovane e gentile, ma quando parla è un fiume in piena ed il suo successo è dovuto anche al fatto che parla il linguaggio dei giovani, i suoi coetanei, quella che un domani sarà al nuova classe dirigente francese.
Che Marine ora abbia un'altra “gatta da pelare” in casa come ai tempi del padre?. Lei spera di no, mentre i francesi chiedono di aiutarli in questo periodo difficile. E chi fa politica dovrebbe mettere la Gente (con la G maiuscola) in testa alle proprie politiche.

CONCLUSIONE
Dire che se non ci fossero state le stragi del 13 novembre il Front National non avrebbe avuto questi voti è errato. I tragici eventi di quella sera hanno scosso i francesi e sono stati come benzina sul fuoco in un Paese che cominciava già ad avere paura (i sondaggi davano almeno 3 punti percentuali in più al partito della Le Pen dopo gli attentati del 13 novembre). Ovviamente sui francesi hanno pesato il nuovo indirizzo politico preso dal partito con MLP e l'allontanamento del padre dalla vita del partito, che a questo punto è stato il motivo degli scarsi risultati nella sua storia. Ha pesato anche la questione immigrazione in un Paese che ha convissuto per decenni con gli immigrati, anche quelli provenienti dall'Africa mediterranea. In una Francia inquieta e vulnerabile (vedere i casi citati all'inizio) la paura di soccombere è forte e, grazie ad un PS ed un LR deboli e lontani, il Front National ha fatto il pieno di voti. Dire che più di una vittoria della Le Pen, si può parlare di una sconfitta di un sistema. E ora il “cordone sanitario antiFN” ha vinto i ballottaggi ma le conseguenze di queste regionali si protrarranno fino al 2017, quando si voterà per le Presidenziali.
L'Europa super-burocratizzata da sempre lontana dalle cause dei popoli, non fanno che portare voti al “Fronte”. Front National che è contrario alla moneta unica ma non al concetto di “integrazione europea”, seppur con aggiustamenti. Il fatto che a Bruxelles si sia iniziato a sospendere il trattato di Schengen, ad esempio, non fa che fare gli “interessi” del “Front”, che sono anni che si batte su questo. Tutto questo compreso il fatto che la Francia non ha un peso nella commissione, colpa dello scarso peso di Hollande a livello continentale.
Un Sarkozy che potrebbe ancora ricandidarsi nel 2017 (ma che deve recuperare terreno) ed un Hollande in crisi non possono che fare piacere ai lepenisti: quello che è successo in Libia dopo la caduta di Gheddafi nel 2011 e quello che sta avvenendo nel Mondo (con la Francia pronta a riprendere una politica estera forte anche per difendersi) e con un Hollande che non ha il physique du rôle della situazione, non può che fare il gioco della Le Pen.
Il “Fronte” non è fascista nel mero senso del termine, è molto nazionalista ai livelli di quelli che fu il fascismo italiano, ma è diverso. Il “Fronte” non è erede di Vichy (mentre il neofascismo italiano si è sempre dichiarato erede del fascismo della RSI, Stato-fantoccio collaborazionismo come il regime del maresciallo Petain), ma è figlio delle sconfitte in Indocina e dell'indipendenza algerina grazie alla OAS. Il “Front” si pone come baluardo di quella che fu la celebre grandeur francese del XX secolo, una cosa persa con il nuovo secolo.
Il FN non solo pone l'accento ed incentra la sua politica sulla lotta all'immigrazione, sulla chiusura di Schengen o sulla revisione dei trattati europei, ponendosi come baluardo nel portare la serenità in un Paese in crisi ed impaurito che guarda al suo passato (di grandeur, ovviamente) con tanta, troppa nostalgia chiuso tra i confini dell'Europa dei tecnocrati, dei burocrati e dei banchieri (cavallo di battaglia di tutti i partiti populisti europei). Un partito che però non sta capendo che la Storia sta andando da un'altra parte e in caso di realizzazione, se mai il “Fronte” andrà al governo, l'Esagono farebbe un salto indietro di anni.
La sconfitta del 13 dicembre pesa come un macigno, ma ora per la famiglia Le Pen ora c'è da pensare a non perdere voti. I Loro detrattori saranno sul chi-va-la per cercare di mettere in difficoltà il partito e i suoi amministratori locali (a oggi il Front National conta ventitré eurodeputati, un deputato, due senatori, numerosi consiglieri regionali, 62 consiglieri dipartimentali, 1546 consiglieri comunali e 26 sindaci, di cui uno di una città superiore ai 100 mila abitanti).
E questa può essere la molla che potrebbe portare il FN a diventare un partito di governo e potersi sedere al tavolo con i grandi d'Europa. Proprio quell'Europa a cui Le Pen ha dichiarato “guerra” tempo fa accusandola di fare troppo burocrazia e di essere lontana dalla gente, dichiarando di voler uscire dalla zona euro, dalla Nato ed avere nella Russia di Putin un forte interlocutore.
Vive la France, vive la Republique, viva i cittadini francesi. Loro hanno bisogno di tutto l'incoraggiamento possibile.


Bibliografia essenziale
M. L. Andriola, La nuova destra in Europa. Il populismo e il pensiero di Alain de Benoist, PaginaUno, Vedano al Lambro, 2014;
G. Caldiron, Estrema destra. Chi sono i oggi i nuovi fascisti?, New Compton Editori, Milano, 2013;
S. Gentile, Il populismo nelle democrazie contemporanee. Il caso del Front National di Jean Marie Le Pen, Franco Angeli, Milano, 2008;
N. Genga, Il Front National da Jean Marie a Marine Le Pen. La destra nazional-populista in Francia, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2015;
P. Ignazi, L'estrema destra in Europa, il Mulino, Bologna, 2000;
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Articoli pubblicati da Simone Balocco e Paola Maggiora


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