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Cento anni fa iniziava la Prima guerra mondiale. [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

E niente fu più come prima.

L'omicidio che portò allo scoppio della guerra


Il 28 giugno 2014 è un giorno molto importante non solo per gli storici contemporanei, ma anche per il classico “uomo della strada”: cento anni fa oggi, il diciannovenne nazionalista serbo Gavrilo Princip attentava alla vita dell'erede al trono dell'Impero austroungarico, Francesco Giuseppe, e di sua moglie, Sofia Chotek. I due esponenti della monarchia asburgica morirono pochi minuti dopo la sparatoria. L'episodio di Sarajevo è da tutti considerato come la causa dello scoppio, un mese più tardi, di quella che diventerà la Grande Guerra, l'evento bellico che coinvolse per la prima volta tutta l'Europa e che tre anni più tardi con l'ingresso degli Stati Uniti d'America divenne l'evento bellico più importante non solo del XX secolo, ma dell'intera umanità, la Prima guerra mondiale. Si contarono oltre 9 milioni di caduti e sette milioni di feriti tra i civili per i postumi del conflitto: mai un conflitto aveva causato un numero così elevato di morti. E il Mondo non sarebbe stato più lo stesso.


Il nazionalismo serbo e le guerre balcaniche. Balcani polveriera d'Europa. La figura di Gavrilo Princip
I podromi del conflitto in Europa nascono verso la fine del XIX secolo. Nel 1879 l'Impero austroungarico ebbe il controllo sulla Bosnia e sull'Erzegovina in seguito del congresso di Berlino, gli accordi di pace del luglio 1878 successivi alla vittoria russa contro gli ottomani. Con il trattato, voluto dall'Austria, si sancirono i territori turchi in Europa: il punto nevralgico fu l'amministrazione austriaca della Bosnia e l'indipendenza di Romania, Serbia e Montenegro. Sempre in quell'anno ci fu la ratifica degli accordi bilaterali tra l'Impero prussiano e quello asburgico che dava vita alla “Duplice alleanza”. Il congresso di Berlino fu gettato alle ortiche in quanto l'Austria-Ungheria il 5 ottobre 1908 si annesse la Bosnia e l'Erzegovina di cui deteneva il controllo amministrativo sotto il controllo sovrano degli ottomani. Nonostante la volontà (mai poi verificata) di creare una corona slava, la figura dell'Arciduca era vista come nemica e, quindi, da eliminare.
Sempre quell'anno ci fu la rivoluzione dei “Giovani turchi”, un movimento di giovani politici “rottamatori” del vecchio Impero ottomano, “l'uomo malato d'Europa”, in favore di una Nazione guidata da una monarchia costituzionale e con un esercito moderno e più efficiente.
Tra il 1911 e il 1913 ci furono tre avvenimenti che fecero capire che un conflitto in Europa era possibile: la guerra italo-turca, la prima e la seconda guerra balcanica.
In particolare, le due guerre balcaniche videro i Paesi della Lega balcanica (i regni di Montenegro, Serbia, Grecia e Bulgaria) accanirsi contro gli ottomani e decisero di sfidarli in due guerre brevi, ma che ne sancirono il lento declino: nella prima, il conflitto durò appena due mesi (ottobre-dicembre 1912), ma i combattimenti ripresero il giugno successivo, in quanto il trattato di pace di Londra non vide soddisfatta la Bulgaria, che si staccò dalla Lega e le dichiarò guerra: al Paese non andava bene che la Serbia avesse annesso parte della Macedonia. Il secondo conflitto terminò il 10 agosto 1913 e fu considerato un altro casus belli dello scoppio della Prima guerra mondiale. Le due guerre balcaniche, unite alla guerra italo-turca, misero all'angolo la “Sublime porta”: nel giro di due anni l'Impero ottomano perse diversi territori e bastava una “spallata” per porre fine alla sua ultrasecolare esistenza.
La due guerre balcaniche videro la Serbia accerchiata dall'Austria-Ungheria e dai Paesi filo-Imperi centrali: in questo contesto, frutto di tensioni allo spasimo, ecco apparire questo Gavrilo Princip. All'epoca dell'attentato Princip aveva 19 anni e non voleva che il suo Paese potesse un giorno entrare nella sfera austroungarica, sebbene si parlava di una corona “a tre punte”, di cui una filoserba. L'organizzazione di cui era membro il giovane serbo, considerata terroristica, voleva la creazione di un unico Stato che potesse unire tutti i Paesi e gli abitanti di origine slava, ma la presenza di Austria-Ungheria a nord, Impero ottomano a sud e Impero russo ad est era un ostacolo a questa (eventuale) Nazione panslava.
Gavrilo Princip non agì solo, ma fu l'ultimo antagonista ad agire, visto che altri suoi sodali avevano fallito pochi minuti prima l'uccisione degli eredi al trono asburgici.
Un irredentista prima cercò di sparare, ma decise di rinunciarvi causa l'elevata distanza dall'auto, mentre il secondo esplose una bomba che colpì parte del seguito in auto. Il terzo, Princip, a pochi metri dall'auto, esplose tre colpi con la sua pistola Brownign calibro 7,65. Il giovane colpì i bersagli e quando capì di essere braccato decise di suicidarsi ingerendo una pastiglia di cianuro, che non fece effetto. Fu arrestato e rinchiuso in cella.
Al processo non venne condannato a morte a causa della sua giovane età, ma fu internato in carcere. Dei cinque cospiratori, tre si impiccarono, mentre Princip e Nedeljko Cabrinovic, colui che esplose la bomba, morirono pochi anni dopo di tubercolosi, malattia di cui lo stesso Princip era affetto fin da bambino.
L'omicidio di Sarajevo fu visto in Austria sotto due punti di vista, rabbia e orgoglio: “rabbia” perchè venne ucciso un innocente ed “orgoglio” perchè cosi l'Impero poteva muovere guerra ad uno dei suoi peggiori nemici. Un mese dopo, il “sogno” divenne realtà.


3 agosto 1914, l'Europa è in guerra

I primi anni del Novecento furono anni importanti per la nascita delle prime fabbriche di automobili, il futuro nuovo must del cittadino medio europeo negli anni a venire, si svilupparono l'industria chimica e tutte le fabbriche nate con la seconda rivoluzione industriale si espansero dando lavoro a milioni di persone che lasciarono la campagna per trasferirsi in città, con i problemi che seguirono. Sono gli anni in cui nasce la massa, intesa come “movimento di persone verso un qualcosa che tutti vogliono”, entra in crisi il liberalismo per fare posto al nazionalismo ed al sindacalismo rivoluzionario.
Tra il 1900 ed il 1914 l'Europa vide una forte corsa al riarmo ed il Vecchio Continente fu diviso in due “alleanze”: una che accerchiava la Germania e l'altra che vedeva la stessa Germania come baluardo di un insieme di Imperi coesi e “affamati” di potere. Quale delle due dava sicurezza per mantenere il bilanciamento inalterato in Europa?
L'Europa stava vivendo un periodo ricco dal punto di vista artistico e culturale, ma decadente politicamente, economicamente ed eticamente.
La “scintilla” fu dovuta ai sei anni di conflitti e tensione nei Balcani che sconvolsero l'Europa a partire dal 1908: tutto ebbe inizio con l'annessione coatta della Bosnia e dell'Erzegovina all'Impero austroungarico. L'annessione fu un affronto all'equilibrio allora vigente in Europa. La paura di un conflitto era molto viva, ma per anni rimase “incubato” fino ad esplodere violentemente il 28 luglio 1914, un mese dopo i fatti di Sarajevo.
L'omicidio dell'Arciduca erede al trono, che voleva il suo impero diviso sotto tre corone, per molti è considerato un semplice fatto, visto che la situazione vigente allora in Europa era talmente calda e latente ed un altro episodio avrebbe portato senza dubbio ad un conflitto. Ad esempio, la Francia non aveva digerito l'annessione alla nuova Germania dell'Alsazia e della Lorena a seguito della guerra franco-prussiana, che portarono alla nascita di una nuova Potenza in Europa nel 1871.
L'Inghilterra era passata da un isolamento diplomatico ad una voglia di dire la propria in Europa.
Il problema principale era il nascente nazionalismo balcanico contrario all'annessione asburgica della Serbia.
Il 1° agosto la Germania dichiarò guerra all'Impero russo, il 3 agosto dichiarò guerra alla Francia.
Prendendo come spunto l'allora (ed accantonato ai tempi) “piano Schlieffen” (dal nome del Capo di stato prussiano) portato avanti dall'erede di Schlieffen, il generale Helmuth Moltke invase il Belgio. Il 4 agosto la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania.
Se fino ad allora i conflitti erano limititati a piccole porzioni di territori (prima e seconda guerra balcanica), con la Prima guerra mondiale si aprirono ben sei fronti:
occidentale
orientale
meridionale, o serbo
alpi Orientali italiane
greco

L'Impero prussiano, da nuova potenza a nuovo problema per l'Europa

L'Impero tedesco nacque con la vittoria nella guerra franco-prussiana (1870/1871). Capo di stato era Guglielmo I mentre tra i politici si distinse in maniera positiva Otto Bismark, il fautore della realpolitik. Il Kaiser in politica estera dell'imperatore Guglielmo I fu orientata a garantire una posizione centrale nel continente attraverso alleanze, isolando la Francia con mezzi diplomatici, ed evitando una nuova guerra. Alla morte gli successe il figlio ventinovenne Guglielmo Federico, Gugliemo II.
La Germania era diventata un problema europeo con la salita al trono del nuovo kaiser nel 1888: il giovane imperatore esautorò il realpolitikaner Bismark prendendosi i pieni poteri in politica estera, iniziando a rafforzare militarmente il suo Impero. La Germania guglielmina iniziò una feroce ripresa degli armamenti navali, nominando Capo della Marina l'ammiraglio von Tirpitz e partì la sfida, quasi alla pari, con la Royal Navy. La Gran Bretagna, per ripararsi, firmò con la Francia l'”entente cordiale”, con cui i due Paesi si concessero spazi in Marocco (Francia) ed Egitto (Gran Bretagna), mentre la Germania voleva dire la propria in Africa (la “crisi di Tangeri” fu il primo atto di forza di Guglielmo nel Continente africano).
Inoltre dal 1871, con la vittoria nella guerra franco-prussiana, la Germania divenne una potenza economica e militare, mettendo in crisi l'allora vigente equilibrio di potenze in Europa. Il Prodotto Interno Lordo prussiano creebbe del 2.8% tra fino al 1913, mentre quello di Francia e Gran Bretagna si assestò al 1.6% e al 1.9%. La sua produzione di ferro superò quella di Francia e Gran Bretagna messe insieme, mentre quelle dell'acciaio aumentò di tre volte rispetto a quella inglese, mentre il commercio verso l'estero si assestò su cinque volte quello delle altre Potenze europee. Il Paese che subì più di altri la crescita tedesca fu la Gran Bretagna. Londra, piazza mondiale degli scambi finanziari e commerciali, abbandonò il suo isolamento e la sua politica liberista per intraprendere una competizione economica, nonché militare ed industriale, con l'Impero prussiano. La Gran Bretagna aveva una politica industriale incentrata molto sul tessile, mentre l'Impero tedesco iniziava a contare dal punto di vista dell'industria chimica e metallurgica.
La guerra era alle porte.

Gli scenari di guerra: da pochi mesi a quattro anni intensi e l'importanza degli avvenimenti del 1917. Entrano in guerra gli americani e tutto cambiò

La guerra, iniziata il 28 luglio 1914, si pensò fosse di breve durata, ma dopo un inizio fulminante si trasformò in una guerra di logoramento, passata alla storia come “guerra di trincea”. L'arresto dell'esercito tedesco a 40 km da Parigi fece capire che la guerra sarebbe durata molto tempo. Si pensava di combattere fino a quando l'avversaria non avrebbe ceduto. Come di fatto avvenne, ma terminando quattro anni dopo e con quasi dieci milioni di morti in Europa.
L'anno di svolta delle sorti del conflitto fu il 1917 per due motivi: l'ingresso degli Stati Uniti d'America in guerra e la contemporanea uscita di scena, non solo militare, dell'Impero russo.
Per la prima volta dalla loro nascita, e dopo una politica di predominio nel suo Continente, Washington entrò negli “affari europei”. E il suo apporto fu deteminante, fornendo agli alleati della Triplice intesa oltre un milione di soldati. I motivi dell'ingresso statunitense nel conflitto europeo furono dovuti al fatto che la Germania aveva violato il diritto internazionale con l'invasione del neutrale Belgio per arrivare in Francia e poi per la minaccia guglielmina nell'Atlantico dal punto di vista navale e delle battaglie sottomarine.
Il caso del “Lusitania” fu il più eclatante: la marina tedesca, intenzionata ad alzare la voce a livello di guerra navale, colpì il piroscafo inglese, con a bordo ben 128 passeggeri americani. I tedeschi sostennero che l'imbarcazione stava trasportando segretamente una grande quantità di armi e di munizioni in Gran Bretagna, quindi ad un nemico, ed era lecito abbatterlo. Il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania e, per la prima volta, entrarono in un conflitto europeo.
Washington appoggiò l'Intesa, ma non era vincolata a nessun accordo con lei. Il suo ingresso fece capire che il conflitto sarebbe durato almeno un altro anno e l'alleanza franco-inglese-italiana avrebbe vinto il conflitto.
Guidati dal democratico Woodrow Wilson, si posero subito come la novità nell'ambito militare mondiale: la sua forza economica la rendeva il più grande creditore del Mondo verso l'Europa, oltrechè una potenza militare, industriale ed economica. La sua forza siderurgica era di netto superiore a quella del Vecchio Continente, in particolar modo di quella della Gran Bretagna. Anche le emigrazioni da parte degli europei a Washington furono molto importanti: l'Europa, indirettamente, rinforzava l'alleato.
L'8 gennaio 1918 Wilson espose al Senato americano i suoi famosi “quattordici punti” per il futuro del destino dell'Europa al termine della Prima guerra mondiale: la pace sarebbe stata incentrata sull'uguaglianza tra gli Stati, sull'autodeterminazione dei popoli, su un ridimensionamento delle armi, una libertà sui mari e la libertà degli scambi commerciali. Punti di difficile applicazione, tra l'altro.
L'8 marzo 1917, al contrario, uscì dal conflitto l'Impero russo, con la pace di Brest-Litovsk, il quale firmò un armistizio in favore degli Imperi centrale in cui concedette l'indipendenza alla Polonia, all'Estonia, alla Lituania e alla Lettonia.
In Russia iniziarono feroci lotte sindacali ed in alcune città iniziò a scarseggiare il pane. Da quel momento scoppiò la “rivoluzione d'ottobre” che portò alla nascita di uno Stato repubblicano a scapito dello zarismo. Il 12 marzo i rivoltosi presero Pietroburgo e tre giorni dopo Nicola II abdicò in favore del fratello Michele che a sua volta cedette il potere agli insorti. Capitanati da Lenin nella lotta interna con i menscevichi, i bolscevichi presero il potere instaurando nel Paese un regime guidato dalla dottrina marxista-hengeliana. La famiglia Romanov prima venne arrestata, poi deportata e poi uccisa nella sua interezza: con Nicola II e la moglie Aleksandra, furono uccisi anche i figli Olga, Tatiana, Maria, Anastasia e l'erede al trono Alessio.


L'Italia dalla neutralità alle “radiose giornate di maggio” alle battaglie isontine

L'Italia faceva parte dal 1907 della Triplice alleanza. Il Regno d'Italia, guidato da Vittorio Emanuele III, però ebbe un ruolo marginale in questa alleanza, estesa anche a Roma dal 20 maggio 1882. L'Italia si unì in quanto voleva uscire dall'isolamento che le causò la Francia con la presa coloniale della Tunisia.
Dal 29 settembre 1911 al 18 ottobre 1912 l'Italia fu impegnata nella guerra libica contro l'Impero ottomano per il controllo della Tripolitania e della Cirenaica. Il conflitto fu vinto quasi senza difficoltà dallo Stato sabaudo che diede un altro colpo al moribondo Impero ottomano.
Avvisato con ritardo delle mosse delle alleate, il governo guidato da Salandra non volle far entrare il Paese in guerra, anche se gli italiani, non solo politici, erano spaccati tra “interventisti” e “neutralisti”, ovvero tra chi voleva che l'Italia entrasse in guerra e nel caso spartirsi la “torta” finale, e chi non voleva l'Italia coinvolta in una guerra. Essendo stati numerosi entrambi gli schieramenti, è necessario un elenco.
Interventisti:
conservatori → rafforzamento di un Paese autoritario e forte;
monarchia → prestigio della Corona e rispetto in Europa;
irridentisti → volontà di recuperare le terre italofone (es.: Trentino, Trieste e Dalmazia);
sindacalisti rivoluzionari → guerra intesa come compimento della rivoluzione socialista;
nazionalisti → Italia forte in Europa e che poteva sedersi al tavolo dei vincitori;
imprenditori → guadagno nella produzione di armi;
futuristi → la guerra unico strumento per ripulire l'Europa dal vecchiume degli Imperi e delle vecchie istituzioni.

Neutralisti:
cattolici → la guerra è una cosa sbagliata di per sé e sinonimo di ateismo;
socialisti → la guerra inutile per i poveri e i proletari;
liberali di Giolitti → il Paese non era in grado di entrare in guerra e di combattere, mentre con la neutralità e la diplomazia si sarebbe potuto avere in cambio le terre irredente;
pacifisti e antimilitaristi;
Tutto il maggio 1915 ci furono in Italia molte manifestazioni in favore dell'entrata in guerra dell'Italia, ribattezzate “le radiose giornate di maggio”.
In segreto, il 26 aprile 1915 l'Italia firmò un accordo con la Triplice intesa in cui al termine del conflitto, dopo i negoziati di pace, Roma avrebbe avuto in cambio alcuni territori come il Trentino ed il Sud Tirolo, la zona di Gorizia, Trieste, la Dalmazia e l'Istria, nonché avere un protettorato su Valona e sulla futura Albania. Altri obiettivi furono Fiume ed il Quarnaro, nonché alcuni territori coloniali in Africa prima appartenuti alla Germania. Il patto fu definito “di Londra” e consistette in tredici articoli sulle clausole militari, il confine in Trentino e Venezia Giulia, il confine in Dalmazia, il riassetto dell'Albania, la spartizione dell'Impero ottomano e delle colonie tedesche in Africa.
Il 24 maggio l'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria ed iniziò quella che tutti affermano essere la “IV guerra d'indipendenza”, l'ultimo conflitto che avrebbe posto fine, finalmente, al Risorgimento italiano. Era troppo forte lo smacco del 1866 quando non si era ottenuta l'annessione delle terre irredente: questa era l'ultima occasione per prendere ciò che era “dovuto”.
Il governo Salandra, succeduto a Giolitti, vide di buon occhio l'uscita di scena dell'Arciduca in quanto ritenuto ostile alla politica estera italiana, ma non pensava allo scoppio di un conflitto che avrebbe coinvolto tutti i membri delle “triplici”. In base agli accordi dell'”alleanza”, l'Italia doveva essere informata delle azioni diplomatiche di Prussia ed Austria, cosa che non avvenne, ma dichiarò che, in base ad un accordo, in caso di vittoria nei Balcani, il Paese si sarebbe preso la sua “fetta di torta”. Una cosa era però certa: l'esercito, almeno nel breve periodo, non era in grado di affrontare un conflitto di così larga portata. Necessitava di tempo, tempo per riarmarsi ed organizzarsi. Era solo un ricordo il risultato della III guerra d'indipendenza, dove l'esercito asburgico era impegnato nella sua quasi totalità nella guerra di Boemia. I tempi erano cambiati.
L'esercito italiano disputò ben undici battaglie nei pressi del fiume Isonzo. Il punto più basso fu la “disfatta di Caporetto” (24-26 ottobre 1917), detta anche “XII battaglia sull'Isonzo”, che costò la vita a circa 13 mila soldati. Il generale Luigi Cadorna venne sostituito da Armando Diaz l'8 novembre. Le cause della debacle furono una serie errori di strategia da parte dei vertici militari nazionali ed alcune armi non proprio all'altezza della situazione.
In aggiunta, il ritiro della Russia dal conflitto aveva smobilitato le truppe austroungariche e tedesche da oriente verso la Mitteleuropa, portando l'Italia a combattere contro due Imperi nello spazio di alcune centinaia di chilometri quadrati.
La sconfitta di Caporetto non abbassò la guardia italiana che da allora, con la prima battaglia sul Piave, iniziò l'offensiva che vide la “rimonta” italiana sulle pendici del monte Grappa ed un anno dopo portarono gli austriaci a siglare l'armistizio di villa Giusti, a Padova. La vittoria decisiva fu la battaglia di Vittorio Veneto del 30 ottobre 1918. Da ricordare, in termini storiografici, l'impiego dei giovani militari di leva che diedero, nonostante la giovane età (18 anni), un apporto vincente all'ultimo anno di guerra. Questi militari, da poco maggiorenni, sono passati alla storia con il nome di “ragazzi del '99”.


I trattati che posero fine alla Grande guerra

La Prima guerra mondiale terminò l'11 novembre 1918 con l'armistizio tra l'Impero prussiano e gli alleati della Triplice intesa. Quel giorno abdicò il kaiser Guglielmo II e nacque una repubblica sulle ceneri del II Reich tedesco.
Per prima cosa i Paesi dell'”Intesa” organizzarono una conferenza di pace a Versailles dove avrebbero intavolato discorsi diplomatici con i Paesi della (fu) Triplice alleanza. I lavori iniziarono il 18 gennaio 1919 e si conclusero l'anno dopo.
Woodrow Wilson, arrivato in Europa tra un bagno di folla, spinse affinchè durante la conferenza di pace l'asse si spostasse sull'interdipendenza tra le Nazioni, puntando sulla loro crescita economica e le legittime ambizioni di sovranità democratica.
Vennero sanciti cinque trattati di pace, dove un Paese vincitore avrebbe “strappato” ad un altro vinto parte di un territorio conteso o che potesse fargli comodo.
Eccoli nel dettaglio:
a) il trattato di Versailles (28 giugno 1919), dove si decise che l'Alsazia e la Lorena sarebbero dovute tornare alla Francia; lo Schleswig sarebbe stato dato alla Danimarca, come furono date alla Polonia parte di Posnania, Prussia occidentale e Slesia. Fu smembrato l'impero coloniale tedesco e nacque la Città libera di Danzica. Si decise di ridurre drasticamente l'esercito tedesco a sole 100 mila unità contro i 2 milioni di inizio guerra. I quattro Capi di Stato e di Governo dei Paesi vincitori decisero che la Germania doveva essere punita maggiormente rispetto agli altri. La Francia volle punirla per il passato, mentre la Gran Bretagna voleva renderla innocua militarmente ma discretamente ricca economicamente per controbilanciare la Francia, mentre per gli Stati Uniti, la Germania doveva essere ridimensionata e non annientata in quanto potesse rientrare nell'alveo delle democrazie sovrane al più presto;
b) il trattato di Saint Germain (10 settembre 1919) che vide la dissoluzione dell'Impero austroungarico e la spartizione dei suoi territori fra i Paesi vincitori. In particolare la beneficiaria fu l'Italia che ebbe il Sud Tirolo, Gorizia e Gradisca, una piccola estremità della Carinzia, la città di Trieste e l'Istria. Anche l'ex Impero dovette vedere ridotto il suo esercito e dovette pagare un ingente somma come debito di guerra;
c) il trattato di Neuilly (27 novembre 1919) contro la Bulgaria, membro della coalizione degli Imperi centrali. Il Paese venne in parte smembrato cedendo parti di territorio ad altri Stati. Il trattato stabilì i confini sui territori contestati tra Bulgaria, Turchia, Grecia e Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. Come paese belligerante, alla Bulgaria venne richiesto che riducesse il proprio esercito a 20.000 uomini, che pagasse le riparazioni di guerra e fu costretta a cedere anche la Tracia occidentale alla Grecia ed a restituire la Dobrugia meridionale alla Romania.
d) il trattato del Trianon (4 giugno 1920) contro l'Ungheria che perse alcuni territori importanti come la Slovacchia dando vita alla Cecoslovacchia, un coacervo però di minoranze;
e) il trattato di Sevres contro l'Impero ottomano del 10 agosto 1920. Fu il trattato che pose fine ai 623 anni dell'Impero ottomano. Della “Sublime porta” rimase solo la penisola anatolica e la parte confinante con la Grecia. Nacque la Turchia e fu un trattato che fu modificato, l'unico, nel tempo.
L'Italia fu un Paese vincitore e potette sedersi al tavolo con gli altri Paesi che batterono gli imperi centrali. Il Paese però subì gravi perdite e la sua economia patì molto i tre anni di guerra. Il risultato dei trattati di pace fu controproducente per vari motivi, visto che l'Italia ebbe molto meno di quello che le spettava e i “punti di Wilson” furono la pietra tombale delle richieste italiane. Nacque il mito della “vittoria mutilata” e parte dell'opinione pubblica nazionale si pentì di essere entrata in guerra.


Effetti e conclusioni storiche

Il conflitto ha sancito una svolta epocale per quanto concerne i “mezzi” di guerra: dall'uso massiccio delle armi automatiche al carroarmato, dagli aereoplani ai sottomarini, dai gas asfissianti alla mobilitazione generale del Paese belligerante con più fronti di guerra. Importante fu anche la diffusione delle telecomunicazioni e dei mezzi motorizzati. Con la fine della Grande guerra nacque una nuova era: Federico Romero disse che “l'equilibrio di potenza si era rovesciato in un conflitto illimitato che bruciava ogni possibilità di ricostruire un ordine europeo concordato e portato alla ribalta nuovi protagonisti mondiali”, gli Usa per l'appunto.
Il conflitto modificò la politica ed il sistema socio-culturale europeo, ma anche le relazioni internazionali tra Stati.
La nascente Società delle Nazioni, voluta dal Presidente Wilson, nacque con l'intento di essere la prima organizzazione internazionale avente come scopo quello di accrescere il benessere e la qualità della vita degli uomini. Il suo principale impegno era quello di prevenire le guerre, sia attraverso la gestione diplomatica dei conflitti sia attraverso il controllo degli armamenti. Inoltre l'Europa entrò in una fase decadente della sua storia, ma nel Vecchio Continente non entrò nella testa dei Paesi la parola “pace”. Inoltre non disponeva di un esercito, mancava di una guida autoritaria e nacque un sistema di cooperazione e sicurezza difficile da mantenere.
Una delle cause del fallimento di questa organizzazione internazionale fu il fatto che gli Stati Uniti d'America non vi aderirono mai, visto che nel 1920 Wilson perse le elezioni e i repubblicani, che avevano la maggioranza al Senato, che custodisce la politica estera americana, rigettarono il trattato di Versailles, anche perchè temettero che il Paese avrebbe potuto perde parte della sua sovranità.
Al contrario ebbero un forte peso le alleate di Washington, Gran Bretagna e Francia, anche se non erano ancora allineate sul destino della Germania. Come Berlino, anche l'Unione sovietica non aderì alla Società.
Anche il trattato di Versailles contro la Germania è ritenuto la causa della crisi eco-politica che subì il Paese teutonico da lì fino al 1933.
La Germania, diventata nel frattempo una repubblica, fu ridimensionata nei territori (perdita di Alsazia e Lorena alla Francia, smilitarizzazione delle Renania e la Saar divenne un protettorato anglo-francese dal 1920 sotto il mandato della Società delle Nazioni), non riconobbe le colpe attribuitela sullo scoppio del conflitto e nel 1921 fu stabilito l'ammontare delle riparazioni di guerra: 132 miliardi di marchi oro, un'enormità per un Paese che usciva distrutto, tra trattati e guerra, dopo quasi cinque anni di conflitto. Il Paese chiese un dilazionamento dei pagamenti e nel 1926 potè entrare nella Società delle Nazioni, riconoscendo i suoi confini occidentali ma non quelli orientali. Nel 1922 nacque l'URSS con a capo Josif Stalin. A partire dagli anni Venti si intensificarono le rivendicazioni sindacali, gli ex combattenti si unirono in associazioni, iniziarono a muovere i primi passi i movimenti femministi e il nazionalismo e l'autoritarismo furono le ideologie degli anni a venire. Si stava sviluppando una contrapposizione tra le forze capitalistiche e quelle anticapitalistiche. A breve sarebbe andato il potere il Partito nazionalsocialista tedesco.
Ma tutto questo, è un'altra Storia.


Bibliografia di riferimento

Di Nolfo E., Dagli imperi militari agli imperi tecnologici. La politica internazionale dal XX secolo a oggi, Laterza, Roma-Bari, 2007;

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