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C'era una volta la colonia elioterapica Littoria [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

Se si parla oggi con i novaresi, giovani e meno giovani che siano, difficilmente si troverà qualcuno a conoscenza del fatto che in riva al fiume Agogna, all’interno dell’odierno parco, durante il fascismo, è stata attiva la colonia elioterapica “Littoria”.
Per la città di Novara il 13 luglio 1933 fu una data molto importante perché quel giorno, alle ore 11, davanti alle più alte cariche del fascismo novarese, fu inaugurata la “Littoria”, costruita per volontà dell’allora Segretario federale, Filandro de Collibus, per curare e far svagare i piccoli novaresi del tempo.
La città, seppur in ritardo rispetto agli altri capoluoghi di Provincia di allora, si dotò di una struttura che avrebbe ospitato tanti bambini e bambine per farli divertire e dimenticare i mesi passati sui banchi di scuola e soprattutto per forgiare l’Uomo nuovo, la figura che Benito Mussolini voleva realizzare, un soggetto coraggioso, forte, virile assumendo una nuova italianità, rappresentata ad esempio dal campione “alla Primo Carnera”, il volto atletico della Patria. Ed uno dei mezzi era appunto la colonia elioterapica, un luogo di socialità in cui si curavano malattie temibili in quegli anni e che ai tempi della marcia su Roma mietevano vittime soprattutto in età puerile e curava malattie epidermiche (psoriasi), ossee (artrosi, reumatismi, rachitismo, osteoporosi), sanguigne (anemie, linfatismi), respiratorie (asma bronchiale) ed aveva effetti positivi sul sistema endocrino, sull’eliminazione delle tossine e sull’efficienza fisica e mentale.
Già utilizzata ai tempi degli antichi Romani, nel Novecento l’elioterapia, una scienza medica branca della climatoterapia. Il primo edificio destinato ad ospitare fanciulli necessitanti di cure anche balneoterapiche fu il “Sea Bathing Infirmary for the Scrufulous poor of all England “di Margate, nel sud-est dell’Inghilterra.
L’importatore dell’elioterapia, in Italia, fu il medico fiorentino Giuseppe Barellai (1813-1884), l’”apostolo e precursore di una nuova civiltà fondata sulla reciproca fratellanza e sulla solidarietà tra le classi e le Nazioni”. Giuseppe Barellai istituì in Italia diversi “villaggi marini” per la cura del rachitismo, della scrofola o della tubercolosi attraverso bagni di sole e bagni d’acqua, utili per la pelle e per il miglioramento della circolazione sanguigna.
Novara doveva stare al passo coi tempi: i gerarchi novaresi pensarono che la colonia elioterapica sarebbe dovuta sorgere sulle rive di uno dei due torrenti che bagnavano la città, il Terdoppio o l’Agogna, optando per le rive di quest’ultimo per ragioni logistiche e fisiche del terreno quando il fiume entrava in città, avendo le rive basse, poco sabbiose ed una compatta boscaglia su entrambe le rive.
La Provincia di Novara, nonostante la mancanza di uno sbocco diretto sul mare, aveva tutte le caratteristiche geologiche per disporre di colonie climatiche estive: pianura, collina, laghi, montagna, fiumi, arrivando a contare ben 36 colonie elioterapiche ripartite in 34 comuni ed ebbero fin da subito un successo quasi inaspettato.
Per la costruzione della struttura fu scelto il tratto compreso tra la cascina Santa Marta e la linea ferroviaria Milano-Torino. Il terreno allora era coltivato a prato non irriguo, era distante dalle industrie che avrebbero potuto inquinare l’aria con polveri o miasmi e disponeva condizioni igienico–sanitarie favorevoli.
Nell’idea dei vertici del fascismo novarese la colonia elioterapica sarebbe stata capace di ospitare l’intera popolazione scolastica della città ed essendo stata costruita per scopi diurni, avrebbe permesso il ritorno dei piccoli coloni alle loro case, in maniera tale che i genitori potessero lavorare senza pensieri, poiché i propri figli erano in buone mani e controllati in ogni momento della giornata da personale molto qualificato, come le “signorine vigilatrici”, ragazze di età compresa tra i diciotto ed i trent’anni, iscritte ai locali Fasci femminili, sane fisicamente, istruite tecnicamente e dotate di ampia moralità ed indole materna. La loro iscrizione obbligatoria al Partito permetteva loro di insegnare la politica fascista soffermandosi sulla biografia del Duce e di tutto ciò fa, e farà, per la Nazione, per quella che doveva essere l’”italica gioventù” e per i destini del Paese per un domani migliore.
La colonia elioterapica fu costruita nella sua interezza dalla società “Unione Edile”, una delle più note imprese edili di Galliate per lire 3,25 e il direttore dei lavori fu l’ingegner Giuseppe de Ferrari, allora Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Novara. I lavori iniziarono il 22 aprile 1933 e terminarono il 30 giugno 1933.
In sessantanove giorni consecutivi, e con novanta persone impiegate tra assistenti, muratori, carpentieri, ferraioli, manovali, cementisti, garzoni e carrettieri, la colonia elioterapica in riva all’Agogna fu inaugurata con una solenne cerimonia cui parteciparono il podestà Tornielli, il Segretario federale de Collibus, il Presidente dell’Ente Opere Assistenziali, onorevole Pasquale Palladino, vari personaggi della scena politica cittadina nonché un nutrito numero di curiosi. La colonia elioterapica fu chiamata, in puro stile fascista, “Littoria”.
Dall’ottobre 1934 la gestione fu affidata alla Federazione provinciale del PNF per lire 2.150, che dal 1937 ne divenne anche proprietaria. Le stesse fonti archivistiche ricordano che il progetto di costruzione della colonia costò lire 305mila, di cui 25mila derivanti dall’acquisto del terreno e le restanti 280mila stanziate per i lavori. Di queste, 1/3 fu pagato dall’Ente Opere Assistenziali di Novara e 2/3 dal Comune insieme alle spese di arredo, ammontanti a lire 50.500.
Nel 1935 la colonia elioterapica presentava al suo interno una piscina, qualcosa di sensazionale per bambini che fino allora erano abituati a fare il bagno in rogge o nei fiumi: potevano imparare a nuotare, o in ogni caso entrare in acqua senza la paura di affogare. La piscina era accessibile in ogni suo lato ed era sempre controllata dal personale addetto alla vigilanza della struttura elioterapica. Il ricambio dell’acqua avveniva ogni mattina, attraverso una fessura posta sotto i bordi e diffusa grazie a diverse bocche in maniera tale che l’igiene fosse garantita tutto il giorno.
La “Littoria” si estendeva su di un’area di oltre 17.000 mq, con una lunghezza di 175 metri ed una larghezza massima di 92,20. Al suo interno era divisa in tre padiglioni: A, comprendente la casa del custode, gli uffici della direzione, la cucina, l’acquaio, l’infermeria per i bambini, due spogliatoi ed il refettorio; B, comprendente le docce, i servizi igienici ed il magazzino; C, comprendente il solarium, i campi da gioco e la piscina.
Per prendere parte all’attività di colonia, era necessaria l’iscrizione da effettuarsi in primavera da parte di chi esercitava la patria potestà ed inviata al Podestà affinché il proprio figlio/a fosse ammesso/a al soggiorno di cura climatica nella colonia estiva ed era redatta in carta libera particolare e doveva essere completata in tutti i suoi punti, allegando il certificato di nascita del figlio, lo stato di famiglia, il certificato di povertà (se questa era iscritta nell’elenco dei poveri), il certificato di vaccinazione del medico curante, oltre a quattro marche da bollo da 10 centesimi l’una.
Il bello per tutti i bambini iniziava tutte le mattine quando gli iscritti dovevano trovarsi nel punto di raccolta, fissato alle ore 8 presso “casa Littoria”, la sede dell’allora PNF novarese, sede odierna della Questura e della Guardia di Finanza e dopo una marcia di circa un’ora a passo di tamburino ed in fila indiana 3 x 3, percorrendo le strade meno trafficate, si giungeva a destinazione.
Non appena arrivati iniziava subito l’attività ed i bambini erano divisi in squadre per rendere omaggio alla bandiera alzata al cielo sulle note dell’inno nazionale, mentre poco dopo iniziavano le attività ginniche, i canti patriottici, l’indottrinamento politico ed i giochi di squadra (dalle carte alle costruzioni di modellini di navi). La durata dell’attività nel suo complesso durava tre ore il mattino e tre il pomeriggio.
Diversi erano gli scopi degli insegnamenti: ai bambini erano impartiti esercizi ginnici con scopi militaristici o lavorativi, mentre alle bambine venivano insegnati gli esercizi ginnici e le metodologie per diventare buone madri per i futuri militi dell’Impero, nonché ”una donna serena, senza frivolezze e leggerezze con un alto senso del dovere, della famiglia e della Patria” era lo scopo finale dell’insegnamento delle colonie.
La vita era difficile per i coloni, anche se il divertimento e la spensieratezza erano notevoli: controlli sanitari “a tappeto”, indottrinamento ogni giorno, senza contare che la separazione fra i bambini e le bambine era netta, ma del resto l’attività all’interno della colonia la vita era molto vicina al militarismo. La precisione dei tempi che scandivano le giornate delle colonie elioterapiche, l’obbligo di indossare divise uguali, il numero per riconoscere la propria biancheria, l’armadietto personale e le camere enormi resero la colonia un luogo di spersonalizzazione, senza contare che durante le “marcette” bisognava rispettare regole molto severe (stare in fila indiana senza potersi fermare a guardare o raccogliere qualcosa da terra).
Ogni colonia doveva disporre di un ampio refettorio, servizi igienici, infermeria ed un minuto ambulatorio dove i piccoli coloni colpiti da eritemi solari, insolazioni, escoriazioni o strappi erano prontamente medicati. Uno dei momenti più belli era quello del pranzo, servito nel refettorio verso le ore 12: riso, pollo, carne, pastasciutta, minestrone, formaggi misti ed insalata, alimenti il più delle volte sognati.
Dopo il pranzo i Balilla e le Piccole italiane si riposavano sotto gli alberi del bosco limitrofo ascoltando alla radio la programmazione voluta dal regime, rappresentando una sorta di seconda fase di indottrinamento politico.
Alle ore 14 iniziavano i giochi di gruppo, i canti, gli esercizi ginnici ed il tanto sospirato ed atteso bagno in piscina, mentre alle ore 18 si ripartiva verso la casa del Fascio nella medesima maniera del mattino ed al “punto” c’erano ad aspettarli i genitori ed i parenti cui i bambini raccontavano concitatamente tutto ciò che avevano fatto nella colonia. Tutto questo ha caratterizzato l’attività di colonia per tutti gli anni di attività.
Nell’estate 1940, a causa di un evento luttuoso fascista, la colonia elioterapica cambiò nome in “Italo Balbo”, poiché perì in circostanze misteriose in terra d’Africa il 28 giugno 1940, quando il suo aereo S.79 fu abbattuto da parte della contraerea italiana mentre stava atterrando a Tobruk.
L’attività di colonia proseguì faticosamente fino all’estate 1942, dopo di che subì una battuta d’arresto, dovuta alla tragicità di un momento in cui era venuta meno la possibilità stessa della vacanza: spensieratezza e divertimento non potevano più combaciare con dolore, morte e distruzione.
La colonia risorse nella metà degli anni Settanta per mano di un sodalizio calcistico novarese, il “G.S. Juventus Club A.S.D.”, capitanata sin dalla sua nascita, avvenuta nel 1975, da Giorgio Balossini, deceduto lo scorso mese di settembre.
Grazie all’interessamento del quartiere San Paolo e dell’allora assessore alla cultura del Comune di Novara, Renzo Annichini, la società di Balossini passò dai locali sottostanti la tribuna dello “stadio di viale Kennedy”, che condivideva con due pezzi storici dello sport novarese, le società ginniche “Pro Novara” e “Libertas”, a quello spazio oramai abbandonato a se stesso che era quello della colonia. La sua forza unita ad un gruppo di amici permise la ristrutturazione del complesso, dandogli un tocco di pulito e novità.
I tre locali furono tutti riqualificati: l’allora casa del custode è tuttora uno spogliatoio per una delle oltre dieci squadre della società, il blocco centrale è diventato la sede, con annessa segreteria ed area svago, dove alla fine della stagione calcistica, a giugno, si tiene l’annuale festa societaria, mentre il terzo locale è adibito a magazzino. La piscina è stata coperta per dare spazio agli allenamenti dei bambini.


Articolo pubblicato dall'autore (con lo stesso titolo) in Novara è, anno 4, numero 9, ottobre 2013, pg. 26-31
  • TAG: colonia elioterapica, novara, ventennio, fascismo

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