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Adolf Eichmann, il nazista banale ma non troppo [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

Il 2015, nella storia contemporanea, sarà ricordato come l'anno delle celebrazioni per i 70 anni dall'apertura (e della scoperta) del campo di concentramento di Auschwitz e dalla fine della Seconda guerra mondiale. Settant'anni fa finì il più cruento conflitto che l'umanità ha conosciuto (oltre 60 milioni di morti e altri milioni di feriti): sei anni di conflitto, iniziato con l'invasione della Polonia da parte della Germania nazista e che si concluderà con la caduta di quello che doveva essere il “Reich millenario” di Adolf Hitler e con la resa del Giappone dopo aver subito i primi (e finora unici) bombardamenti atomici della Storia. Tra le conseguenze della Seconda guerra mondiale, la Germania venne divisa in due Stati autonomi contrapposti ed il Mondo ripartito in ideologie diverse in una sorta di gioco dove il buono (a seconda dei punti di vista) doveva combattere e contenere il cattivo (sempre a seconda dei punti di vista). Era la Guerra fredda, il “conflitto” fra capitalismo e comunismo iniziato con la nascita della churchilliana “cortina di ferro” e terminato con la caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989) e con l'implosione dell'Unione Sovietica.
Ma il 70° anniversario è legato soprattutto alla scoperta dell'odio dei nazisti contro la popolazione di origine ebraica europea. Sin dal gennaio 1933, con la salita al potere del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori in Germania (dopo regolari elezioni politiche, le quinte in quattro anni ed una crisi socio-eco-politica molto pesante), tutti gli europei di origine e fede ebraica vennero combattuti prima con leggi che fecero perdere loro la cittadinanza e tutti i diritti civili e politici. Si ritroveranno a morire nei campi di sterminio che i nazisti costruirono tra Polonia, Austria, Cecoslovacchia e nelle odierne Bielorussia e Croazia. Persero la vita oltre sei milioni di persone, di cui quattro milioni di ebrei ed il restante facenti parte di oppositori politici, zingari, omosessuali, prigionieri vari. Molti morirono nelle camere a gas, altri per le malattie contratte durante la prigionia, altri per malnutrizione e troppo sforzo sul lavoro, altri fucilati. Tutti furono successivamente bruciati nei forni crematori, così da far sparire le tracce della loro esistenza.
Quando si parla di questo argomento scende sempre un brivido lungo la schiena pensando di cosa è stato capace l'uomo: Primo Levi, internato anche lui ad Auschwitz, scrisse il celebre libro “Se questo è un uomo”, raccontando il suo “soggiorno” nel campo polacco attraverso lo sdegno verso ciò che aveva provato e visto con i suoi occhi, esprimendo il dubbio se i nazisti fossero davvero uomini.
Se si ferma l'”uomo della strada” e gli si chiede di chi sia la colpa di questa atrocità, subito risponderà facendo i nomi di Adolf Hitler, Heinrich Himmler, Joachim von Ribbentrop oppure nominando l'Amon Göth di “Schindler's List - La lista di Schindler”, il film premio Oscar 1993 di Steven Spielberg.
Molti magari non citeranno il nome di uno di quei nazisti che diventò noto solo durante il processo di Norimberga, Adolf Eichmann.
Eichmann è stato colui che ha guidato la parte burocratica e logistica dello smistamento degli internati nei lager nazisti. Scappato dopo la guerra in Argentina, fu trovato, processato per crimini contro l'umanità ed impiccato in Israele.
Vediamo nel dettaglio chi era Adolf Eichmann.

DA APATICO STUDENTE A FERVENTE POLITICO
Nato nel 1906 a Solingen, cittadina della Renania Settentrionale – Westfalia nota per la produzione di coltelli, forbici e strumenti chirurgici, Adolf Eichmann aveva tre fratelli e non si contraddistinse mai come un bambino studioso ma svogliato e poco incline all'imparare. Con la morte della madre, avvenuta nel 1916, il piccolo Adolf seguì il padre Karl in Austria.
Qui non completò né le scuole superiori né quelle per diventare meccanico. Nel 1923 si mise a lavorare nell'azienda di estrazione mineraria del padre, l'unico che credeva nelle sue potenzialità, ma anche lì non fece bene e lo stesso genitore lo indirizzò presso l'azienda elettro-tranviaria austriaca.
Il padre lasciò l'azienda dove lavorava, si mise in proprio rilevando però una piccola società mineraria dove assunse il figlio facendogli fare il minatore in attesa di diventare un impiegato commerciale di un'altra azienda elettrica. Nel 1927 la “Vacuum” (l'azienda commerciale in questione), lo assunse e gli diede come area di sviluppo commerciale la parte settentrionale dell'Austria. Rimase in “Vacuum” due anni e mezzo per poi andare a Salisburgo.
Proprio in Austria trovò nella politica una valvola di sfogo e ne fu molto interessato: non del tutto convinto, si lasciò trascinare dall'amico avvocato Ernst Kaltenbrunner nello NSDAP, il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi che, guidato dall'austriaco Adolf Hitler, iniziava a prendere piede in Germania e che negli ultimi anni (1928-1932) aveva più che decuplicato i voti e gli eletti al Reichstag. Si iscrisse al partito nazista austriaco nel 1932. Nel 1933 il governo austriaco mise fuori legge lo stesso partito.
Però Eichmann di politica non sapeva molto, tanto da motivare il suo ingresso tra i nazisti in quanto contrario al trattato di pace di Versailles del 1919 che secondo i tedeschi aveva punito troppo la Germania dopo la Prima guerra mondiale: una scelta dettata, appunto, solo dall'ignoranza e senza un nesso.
Eichmann nonostante non fosse stato uno studioso, si appassionò di antisemitismo, seguendo anche la politica nazionalista. Lesse con interesse il libro del fondatore del sionismo, Theodor Herzl (“Lo Stato ebraico”, del 1896), con il quale espresse il suo pensiero di creare un unico Stato di fede ebraica che raccolga tutti i devoti nel Mondo e che sarebbe dovuto nascere o in Palestina o in Argentina. Il ragazzo si appassionò alla tematica ed intuì che se voleva fare strada nel Partito e nell'esercito avrebbe dovuto approfondire la questione. A differenza di tutti i filo-nazisti, Eichmann pare non abbia mai letto il “Mein Kampf” (trad. La mia battaglia), la “Bibbia laica del nazionalsocialismo”, scritto dal suo fondatore, Adolf Hitler, durante la prigionia per il fallito putsch alla birreria di Monaco del 9 novembre 1923. Eichmann lesse altro sul sionismo, imparando anche la lingua yiddish, parlata dagli ebrei dell'Europa orientale in quei tempi.
Nell'agosto 1933 decise di emigrare in Germania per diventare un soldato, iniziando un corso di addestramento che terminò nel settembre 1934 raggiungendo i gradi di caporale. Fece domanda di entrare nella SD, la Sicurezza dello Stato fondata nel 1932 da Himmler e guidata da Heyndrich, quello che diverrà il vero architetto della soluzione finale.
Adolf Eichmann entrò a far parte del RSHA (Ufficio centrale per la sicurezza del Reich), un dipartimento delle SA (Sicurezza Nazionale) creato nel 1939 da Heinrich Himmler e che ebbe come primo comandante Reinhard Heydrich. Adolf Eichmann diventò uno dei principali esperti (!) di questioni ebraiche solo leggendo qualche libro e dopo aver fatto un viaggio in Palestina. Parlò con colleghi della creazione di uno Stato ad hoc che avrebbe contenuto tutti gli ebrei d'Europa, liberando la stessa Europa, proprio come desiderava Hitler.
L'RSHA ebbe dodici uffici centrali controllati dalle SS ed i più importanti furono l'”Ordine Pubblico” (che si occupava del rastrellamento degli ebrei) e l'”Amministrazione Economica” (che si occupava della gestione dei campi).
Il 10 aprile 1938, a seguito di un plebiscito truccato in Germania ed Austria, l'Austria entrò nel Reich tedesco (Anschluss). Nella Germania “allargata” vi erano tanti ebrei da far emigrare verso est ed il successivo 20 agosto venne istituito l'”Ufficio Centrale per l'emigrazione ebraica” e a lui venne affidato l'ufficio “B4” sottosezione “4”. Grazie a lui, in pochissimi mesi, emigrarono oltre 45 mila persone mentre nello stesso periodo in Germania ne emigrarono “solo” diciannove mila. L'”Ufficio” riuscì anche a creare profitto: la strategia di Eichmann aveva funzionato ed in diciotto mesi oltre 150 mila ebrei lasciarono l'Austria. La gerarchia degli ordini di Eichmann era Muller-Heydrich-Himmler-Hitler. In pratica, era un “granello” in tutto l'”ingranaggio” nazista.
Arrivò di conseguenza la prima promozione, diventando un ufficiale delle SS, entrando nelle simpatie di Reinard Heyndrich che lo mise a capo dell'”Ufficio migrazione” di Berlino: Eichmann avrebbe dovuto fare in Germania quello che aveva fatto “splendidamente” in Austria, con molti più ebrei a disposizione. Il 15 marzo 1939 vennero invasi dai nazisti i territori (di lingua tedesca) di Boemia e Moravia che entrarono a far parte del Reich come “protettorato”: anche lì vi erano da mandare via più ebrei possibili. Per questo motivo venne istituito, sempre da Reinhard Heydrich, un altro “Ufficio emigrazione” affidandolo al suo braccio destro, Eichmann. L'impresa qui fu più difficile, visto che nessun altro Paese voleva gli ebrei e da allora ci fu decisione di creare dei ghetti: il ghetto, collocato in zone lontane dal centro di una città, era una zona malsana e scomoda da raggiungere. Molti ebrei morirono di fame, malattie e freddo. Nacque poi un “Ufficio” anche nei Paesi Bassi non appena i nazisti invasero il Paese.
Nel 1941 Eichmann chiese di essere inviato nei reparti mobili addetti allo sterminio in Oriente, in quanto il suo lavoro era finito poiché non c'era più nessuno da far emigrare. Per i nazisti “oriente” significavano Polonia, Paesi baltici e Territori occupati: Warthegau (Polonia occidentale); Ostland (Paesi Baltici e parte dell'odierna Bielorussia); Governatorato generale (Polonia occupata) ed Ucraina attuale. In quelle zone, i nazisti compirono atti crudeli verso le popolazioni locali.
A partire dal 1942, Adolf Eichmann fu colui che decise l'aspetto logistico delle deportazioni e delle “evacuazioni” degli ebrei e degli altri “ospiti” nei campi di concentramento nazisti: più treni, più “passeggeri”, più campi affollati, più morti. Con la morte di Heydrich per mano di un attentato, Eichmann divenne capo incontrastato della gestione della “soluzione finale della questione ebraica”.

LA CONFERENZA DI WANNSEE E LA SOLUZIONE FINALE
Il burocrate Adolf Eichmann iniziò quindi ad avere un certo peso, tanto da essere uno dei partecipanti alla conferenza di Wannsee, in una villa sulle rive di un lago nella zona occidentale di Berlino, dove insieme ad altri quattordici gerarchi nazisti venne a conoscenza del progetto della “soluzione finale del popolo ebraico”: tutti gli ebrei prigionieri nei campi di concentramento dovevano essere eliminati. Ordinata da Hitler, la conferenza fu voluta da Hermann Goring. A Wannsee lui fu il verbalizzatore e fece pervenir agli altri convenuti un testo di 30 pagine sullo scopo della conferenza.
Anche se non scalò completamente le gerarchie e l'elite nazista, Adolf Eichmann è da considerarsi alla stregua di persone come Hitler, Himmler, Goring ed Hess: un criminale di guerra ed un criminale contro l'umanità. La conferenza di Wannsee fu anche chiamata “conferenza di Stato”, durò complessivamente novanta minuti e al termine ci fu un brindisi tra gli astanti.
Si scoprirà (nel tempo) che Eichmann era un arrampicatore sociale, un arrogante, un mediocre, un antisemita fedele solo a sé stesso e ai suoi superiori, azzimato, senza coscienza e morale. Il fatto di non aver scalato il “ranking” nazista lo fece arrabbiare molto visto il suo ruolo importante nelle deportazioni. Ma il fatto di non essere stato un nazista noto fu il suo lasciapassare per la fuga dall'Europa al termine della guerra.

LA GERMANIA HA PERSO LA GUERRA, NAZISTI IN FUGA
Il 1944 è riconosciuto da tutti come l'anno più duro di tutto il periodo bellico, ma è l'anno che sancì la sconfitta dei nazifascisti: gli Alleati stavano risalendo da sud, dopo aver invaso l'Italia nel settembre 1943 e da ovest con lo sbarco in Normandia e con l'Armata Rossa che procedeva a ritmo spedito da est verso Berlino.
Da novembre Heinrich Himmler ordinò che i campi di concentramento dovessero essere tutti distrutti per cancellare le tracce di quello che sarà riconosciuto come la Shoah, trasferendo i prigionieri da est ad occidente con le marce della morte: era chiaro a tutti che le forze dell'Asse avrebbero perso.
Nell'estate 1944 la guerra era compromessa militarmente, ma gli arrivi nei lager non finivano. Anzi, Eichmann fece in modo di far viaggiare più treni con più “passeggeri” per fare piacere ad Hitler.
Il 27 gennaio 1945 l'Armata Rossa arrivò, dopo aver attraversato la Polonia, ad Auschwitz, in Alta Slesia, trovando il Terrore: corpi ammassati, forni, uomini che ciondolavano magri come chiodi ed un silenzio irreale. Il Mondo quella mattina scoprì l'orrore del nazismo.
Lo stesso Himmler disse ad Eichmann di scegliere tra i cento e duecento ebrei “di peso” di Theresienstadt, un noto campo di concentramento “di elite”, da usare come arma di ricatto nella condizione della resa e per i negoziati con i vincitori ma Eichmann non riuscì mai a compiere l'ultimo ordine in quanto la guerra era finita.
I fatti sono noti a tutti: il 25 aprile l'Italia fu liberata; il 28 aprile il corpo di Benito Mussolini è mostrato alla folla inferocita di piazzale Loreto; il 30 aprile Hitler si suicidò nel bunker di Berlino, ordinando che il suo corpo venisse bruciato affinché non fosse preso dal nemico; l'8 maggio la Germania si arrese senza condizione (e la guerra finì in Europa); il 2 settembre anche il Giappone si arrese dopo i due bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Gli Alleati vinsero la Seconda guerra mondiale.
I nazisti si sentirono accerchiati e la maggior parte di loro o si suicidò o scappò all'estero, dove avrebbero goduto del rifugio da parte di Nazioni “amiche” (Argentina e Brasile in primis). Chi non si uccise e fu catturato vivo, fu processato a Norimberga.

20 NOVEMBRE 1945, SI APRE IL PROCESSO DI NORIMBERGA
Con le conferenze di Teheran, Yalta e Potsdam, le Nazioni vincitrici della Seconda guerra mondiale decisero che al termine del conflitto si sarebbe istituito un tribunale ad hoc per punire i nazisti per aver causato la guerra ed aver commesso crimini di guerra e contro l'umanità. L'8 agosto 1945, con l'”accordo di Londra” venne istituito il Tribunale Militare Internazionale di Berlino.
Si tennero due tipi di processi: uno contro i gerarchi e altri dodici sotto-processi, per un totale di duecento nazisti coinvolti. Gli imputati erano i vertici del partito nazista, le SchutzStaffel (SS), la SicherheitsDienst (SD), la Gestapo, le SturmAbteilung (SA) e i vertici della Wermacht. Le quattro Nazioni fornirono al processo, per ciascuna, un giudice, un sostituto e vari procuratori.
Il processo principale fu quello contro i gerarchi: non vi presero parte Adolf Hitler, Heinrich Himmler e Joseph Goebbels in quanto morirono prima che la guerra finisse (come detto, il 30 aprile 1945 il Führer si suicidò con un colpo di pistola alla testa, così come la moglie Eva Braun; il 23 maggio il capo delle SS inghiottì una pastiglia di cianuro dopo essere stato arrestato dagli inglesi; il 1° maggio la moglie di Goebbels, Magda, fece narcotizzare ed avvelenò con una pastiglia di cianuro i suoi sei figli e poco dopo venne uccisa dal marito con un colpo di pistola e lo stesso fece lui poco dopo su se stesso).
Le imputazioni verso i militari tedeschi erano cospirazione; crimini contro la pace (per aver diretto guerre d’aggressione contro altri Stati, scatenando la guerra e commettendo la violazione di trentaquattro trattati internazionali); crimini di guerra (violazioni del diritto internazionale bellico); crimini contro l’umanità (il genocidio del popolo ebraico europeo).
Il 20 novembre 1945 a Norimberga si aprì il processo. Venne scelta la città bavarese in quanto aveva un peso specifico maggiore rispetto alla capitale Berlino (seriamente danneggiata dopo l'attacco alleato) e a Monaco di Baviera: Norimberga è stata la città dove si tennero le parate annuali del partito nazista (dal 1933 al 1938) e dove vennero stilate le “leggi di Norimberga”, le leggi razziali contro la popolazione ebraica emanate il 15 settembre 1935. A differenza della capitale, Norimberga non venne molto danneggiata ed il locale tribunale era praticamente inviolato ed era nella zona di influenza americana, quindi più al sicuro.
La Corte era presieduta dal giudice britannico Geoffrey Lawrence, membro della Camera dei Lord. I giudici di Norimberga per definire i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e i crimini contro la pace usarono le convenzioni di diritto internazionali allora vigenti (Convenzione de L'Aia, Convenzioni di Ginevra, patto Briand-Kellogg).
Il processo si chiuse (praticamente) il 1° ottobre 1946 con dieci condanne a morte (il ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop; il comandante delle forze armate Wilhelm Keitel; il comandante dell'Ufficio centrale per la sicurezza del Reich, Ernst Kaltenbrunner; l'ideologo del partito e padre delle teorie razziste Alfred Rosenberg; il governatore della Polonia occupata Hans Frank; il ministro degli Interni Wilhelm Frick; l'editore del periodico antisemita e razzista Der Stürmer” nonché istigatore all'odio razziale Julius Streicher; il plenipotenziario del programma di sfruttamento del lavoro dei prigionieri nei campi di concentramento Fritz Sauckel; il vicecomandante delle forze armate e firmatario della dichiarazione di resa incondizionata della Germania Alfred Jodl; l'ex cancelliere austriaco nonché autore dell'anschluss, commissario del Reich nei Paesi Bassi e ultimo ministro degli Esteri Arthur Seyss-Inquar); tre ergastoli furono comminati al vice-Fuhrer e prigioniero politico in Scozia Rudolf Hess il Ministro dell'Economia Walther Funk ed il comandante della marina Erich Raeder). Fu condannato a 10 anni il Presidente del Reich e firmatario dell'armistizio, Karl Donitz, a quindici l'ex Ministro degli Esteri fino al 1938 e successivamente governatore dei protettorati di Boemia e Moravia Konstantin von Neurath), a 20 anni il ministro per gli armamenti Albert Speer ed il leader della Gioventù hitleriana Baldur von Schirac. Ci furono anche tre assoluzioni per l'ex cancelliere della Repubblica di Weimar ed ambasciatore tedesco in Austria e Turchia Franz von Papen; il conduttore radiofonico e capo del notiziario del Ministero della Propaganda nazista Hans Fritzsche; l'economista Presidente della Banca del Reich e per due anni Ministro dell'Economia Hjalmar Schacht.
Altri due imputati si tolsero la vita prima dell'esecuzione capitale: il comandante della Luftwaffe e Presidente del Reichstag Hermann Göring si uccise la sera prima dell'esecuzione con una pasticca di cianuro, mentre il leader del sindacato corporativistico del lavoratori tedeschi, Robert Ley, si uccise il 25 ottobre 1945. Martin Bormann, successore di Hitler alla guida del NSDAP, suo segretario capo della cancelleria, riuscì a scappare dalla Germania prima della fine della guerra e fu condannato a morte in contumacia: non si seppe mai se morì durante la battaglia di Berlino o dopo, ma fu dato per vivo al momento del Processo e quindi era un imputato (fu accertato che morì in Paraguay nel 1959).
Con i processi secondari (9 dicembre 1946 - 13 aprile 1949) ci furono 24 condanne a morte, venti ergastoli, novantotto condanne da 18 mesi a 25 anni di carcere e trentacinque assoluzioni. I dodici processi furono contro i dottori che attuarono l'eugenetica e la politica razziale tramite il programma Aktion T4; contro il feldmaresciallo della Luftwaffe Erhard Milch; contro i giudici del Reich, contro il capo dell'Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS, Oswald Pohl; contro l'industriale Friedrich Flick accusato di essersi accaparrato i beni degli internati nei campi di concentramento; contro l'azienda chimica produttrice del gas Zyklon B, I.G. Farben; contro i militari che presero in ostaggio i militari nel sud-est dell'Europa (il processo agli ostaggi); contro l'RSHA e contro le SS che implementarono il programma razziale nazisti; conto i massacratori dell'Einsatzgruppen; contro l'industriale Alfried Krupp ed il management della “Krupp”, accusata di collaborazionismo con il nazismo; contro vari ministri del Terzo Reich e contro gli alti ufficiali della Wehrmacht, le forze armate tedesche durante il nazismo.
Durante il primo processo, molti degli imputati non si pentirono di ciò che fecero, mentre alcuni sostennero di non avere colpe in quanto eseguirono ordini superiori. Qualcuno si pentì (Hans Frank ed Albert Speer) e chiese perdono per il male compiuto.
I sette gerarchi condannati al carcere furono sistemati, a partire dal 18 luglio 1947, presso il pre-esistente carcere di Spandau, nella zona ovest di Berlino, una struttura nata per punire i reati di carattere militare e, con la nascita della Repubblica di Weimar, anche per reati di stampo civile.
Dei sette carcerati, Rudolf Hess fu quello che vi rimase più a lungo (vi morì nel 1987) condannato all'ergastolo; gli altri due ergastolani (Erich Raeder e Walter Funk) vi uscirono per motivi di salute prima della loro morte; Konstantin von Neurath, condannato a 15 anni, ne uscì dopo sette. Tutti gli altri condannati scontarono interamente la loro condanna. Dal 1966 al 1987 il carcere ebbe il solo Hess come “ospite”. Con la morte dell'ex vice Hitler, la struttura carceraria venne rasa al suolo.
In tutto questo contesto e in questo elenco di crimini e di criminali, cosa c'entra Adolf Eichmann? Il gerarca nazista doveva essere anche lui tra gli imputati di Norimberga solo che fino a quando Rudolf Hess e Dieter Wisliceny non fecero il suo nome spiegando come funzionavano i campi, nessuno sapeva chi fosse Adolf Eichmann. Lui riuscì a scappare in Sud America e a far perdere le sue tracce: si pensò che morì durante il corso della guerra, ma non andò così la vicenda.

EICHMANN IN FUGA: DA GENOVA ALL'ARGENTINA
Adolf Eichmann, nonostante il suo ruolo nella logistica dei viaggi dei treni verso i lager, non era un esecutore. I confronti confermarono le colpe del burocrate nazista. Ma dov'era, Adolf Eichmann? Finita la guerra, venne arrestato come prigioniero di guerra dagli Alleati, ma dopo poco rilasciato. Venne a sapere che in Sud Tirolo, in cambio di una conversione religiosa, venivano rilasciati dei certificati falsi affinché i nazisti in fuga potessero avere una via agevolata. Adolf Eichmann, nel 1948, conobbe tale Alois Pompanin, vicario di Bressanone fortemente anti-italiano e vicino al nazismo. Lo battezzò con rito cattolico e gli fornì un documento della Croce Rossa Internazionale con su il nome “Ricardo Klement”, nato a Termeno, in Provincia di Bolzano, il 23 maggio 1913, senza nazionalità vista l'invasione tedesca del “suo” Alto Adige e di professione “tecnico”. Oltre al passaporto, a “Klement” consegnano una dichiarazione di conferma identitaria firmata dal padre francescano Edoardo Domoter, in collaborazione con il vescovo cattolico di origine austriaca, Alois Hudal, noto per la sua vicinanza al nazismo ed uno dei creatori della “Rat line”.
Ottenuto il foglio, il “nuovo” Adolf Eichmann si dirisse a Genova dove si imbarcò per l'Argentina. Nel Paese sudamericano al potere c'era Juan Domingo Peron, che contribuì a dare riparo segretamente a tanti i nazisti in fuga dal processo di Norimberga. “Ricardo Klement” salpò dal porto di Genova il 17 giugno 1950, il 14 luglio successivo arrivò in terra argentina e si mosse verso il nord-ovest del Paese, nella Provincia di Tucuman. Due anni dopo arrivò la moglie Veronica ed i loro figli. Nel 1955 nacque il loro quartogenito.
Il discorso “Termeno” dovrebbe essere approfondito ulteriormente. Si parlava di “Rat line”, una via di fuga creata per consentire ai gerarchi nazisti compromessi, e ai loro vari collaboratori, di scappare per non essere giudicati a Norimberga. La “Rat Line” fece parte di quel progetto passato alla storia con il nome di “Odessa” (acronimo di Organizzazione degli ex-membri delle SS): come beneficiari si ricordano (tristemente) il comandante di Treblinka, Franz Strangl; Erich Priebke, conosciuto come il “boia delle fosse Ardeatine”; Klaus Barbie detto il “macellaio di Lione”; Walter Rauff, l'inventore del gas wagen; Ante Pavelic, il fondatore dei fascisti croati collaborazionisti ùstascia, e Josef Mengele, l'”angelo della morte” di Auschwitz tristemente ricordato per i suoi esperimenti sui prigionieri, in particolare sui gemelli. In America Latina, tutti questi criminali trovarono governi accondiscendenti al loro riparo, in quanto stati neutrali, cattolici e dove c'erano ampie comunità tedesche, come nel caso di Brasile e Argentina. Nel 2003, grazie al presidente argentino Kircher, furono scoperti documenti molto importanti nell'Archivio del Centro di Immigrazione di Buenos Aires dove erano contenuti lettere di raccomandazione inviate dall'Europa a Peron affinché si “prendesse cura” dei nazisti e dei collaborazionisti che avevano cercato riparo nel suo Paese e dove far fare a loro una nuova vita.
All'inizio questa via di fuga fu organizzata in maniera spiccia, mentre a partire dal 1947, vista anche la situazione mondiale, la “fuga controllata” fu organizzata da istituzioni private, Stati, Croce Rossa Internazionale e anche i servizi segreti americani: l'incalzare della Guerra fredda aveva distolto l'attenzione sulla tematica dei nazisti in fuga.
Simon Wiesenthal, riconosciuto come il più famoso cacciatore di nazisti, disse che era importante non solo catturare i nazisti scappati e processarli, ma anche scoprire grazie a chi, e come, riuscivano a farla franca e scappare.

“UN MOMENTO, SIGNORE”: EICHMANN SCOPERTO
La nuova vita argentina di Adolf Eichmann iniziò con l'impiego da idrologo. Ovviamente non ebbe esperienze nel campo e venne licenziato poco dopo. Da allora si inventò nuove professioni: da allevatore di conigli a proprietario di una lavanderia a meccanico della Mercedes e poi caporeparto della stessa. La vita dei Klement-Eichmann era povera, triste, segnata e l'ex nazista ebbe come valvola di sfogo alcune riunioni con ex sodali come lui in una specie di circolo dove ricordavano il passato che fu.
Il figlio Klaus nel 1957, allacciò una relazione con Silvye Hermann, profuga olandese e figlia di Lothar sopravvissuto all'Olocausto nel campo di concentramento bavarese di Dachau. Il figlio di Adolf Eichmann, entrato in confidenza con la ragazza, si presentò con il suo vero cognome, parlò di antisemitismo e spiegò alla giovane chi fosse in realtà il padre. La ragazza a casa spiegò al padre della sua frequentazione.
L'uomo fece mente locale e si ricordò di tale Adolf Eichmann e della sua mansione. Hermann scrisse al procuratore tedesco Fritz Bauer dicendogli che il ricercato numero uno tra i nazisti era in Argentina ed era vivo. Soprattutto.
Bauer informò della cosa il capo del Mossad, il servizio segreto del neonato stato di Israele, Isser Harel e l'intelligence israeliana inviò sul posto, in totale segretezza, degli agenti, tra cui Zvi Aharoni e Yaakov Meidad, con lo scopo di spiarlo, studiando i suoi movimenti. Dopo mesi di appostamenti (si parlava che il Mossad fosse “sul pezzo” dal 1959), foto scattate al ricercato e dopo aver riconosciuto in alcuni appostamenti prima la moglie Veronica e poi lui, l'11 maggio 1960 partì il blitz: Eichmann prendeva sempre il pullman “203” che faceva fermata a pochi passi dalla sua abitazione di Buenos Aires in via Garibaldi, nel quartiere San Fernando. Con la scusa di avere la macchina guasta, i due si posizionano a pochi metri dalla stazione.
L'”obiettivo”, che scendeva sempre intorno alle ore 19:40, non era però sul pullman ed i due agenti pensarono che avesse scoperto il pedinamento e cambiato strada. L'uomo invece scese dal bus successivo, alle 19:55 circa. Incamminandosi vide la macchina ferma e due uomini che cercavano di aggiustarla. Li superò ma dopo pochi secondi sentì, in spagnolo, la frase “un momento, signore”. Eichmann capì di essere stato beccato e scappò. I due agenti lo inseguono e, dopo una violenta ma breve colluttazione, lo fermarono e lo infilarono nella macchina, a volto coperto. Adolf Eichmann venne portato in un luogo segreto e segregato per dieci giorni, venne interrogato legato al letto dove gli venne chiesto quale fosse il suo nome, senza subire violenze o essere drogato. Lui rispose sempre “Ricardo Klement”. I due agenti lo riempiono ancora di domande e disse di chiamarsi “Otto Henninger”, ma dopo alcuni giorni cedette e disse la verità: “Si, sono Adolf Eichmann”. Gli agenti informano subito il Mossad e cercarono di trovare la via più facile (e sicura) per portare via dal Paese il nazista senza destare clamori. Il secondo giorno di “prigionia” ad Eichmann fu fatta firmare una dichiarazione in cui accettò di farsi processare.
Il momento giusto ci fu pochi giorni dopo e la celebrazione dei 150 anni dell'indipendenza argentina capitò a fagiolo, anche perché venne invitata una delegazione israeliana. Adolf Eichmann fu sedato e portato sull'aereo battente bandiera di Stato israeliano vestito da pilota, arrivò il 21 maggio 1960 in terra d'Israele dove fu processato. Incuriosì molto gli storici cosa sia successo tra Eichmann ed i suoi sequestratori in quei dieci giorni di prigionia.
Il 23 maggio 1960 Ben Gurion annunciò alla Knesset (il parlamento israeliano) che Eichmann era stato trovato ed il 3 agosto successivo Israele ed Argentina stipularono una dichiarazione congiunta sulla chiusura delle indagini sul sequestro di Adolf Eichmann.

IL PROCESSO DI GERUSALEMME, LA COLPEVOLEZZA E L'IMPICCAGIONE
Il processo Eichmann si aprì il l'11 aprile 1961. L'evento ebbe un'eco mondiale in quanto dopo quindici anni si riapriva la ferita per un processo contro un criminale di guerra e contro l'umanità, ed il ricercato numero uno Adolf Eichmann era ancora vivo. I Pubblici ministeri erano Gideon Hausner e Gabriel Bach, mentre il Presidente della Corte di Gerusalemme fu Moshe Landau. Fu il primo processo dopo quello di Norimberga ed il primo di questo tipo nel Paese con la stella di David sulla bandiera. Israele non volle che si tenne un Tribunale internazionale come era stato fatto per il processo di Norimberga e da allora partirono una serie di retate nel Mondo dove furono tratti in arresto altri nazisti in fuga.
Eichmann non fu estradato in Germania in quanto tra il Paese teutonico ed Israele non vi erano accordi di estradizione ed in Germania non era prevista la pena di morte come pena capitale e se Eichmann fosse stato portato nel suo Paese di origine probabilmente avrebbe avuto un altro tipo di pena.
Il processo divenne un caso mediatico senza precedenti, con la folla contenta per l'arresto ma arrabbiata contro l'imputato per le sue malvagità. Ma il processo fu pieno di anomalie, di irregolarità e le critiche mosse al tribunale di Israele furono: processo in base ad una legge retroattiva ed in mano ad un tribunale di vincitori; la Corte di Gerusalemme non aveva le competenze e non tenne conto di come avvenne il rapimento in Argentina; errori vari nel giudicare l'imputato. Ma Servatius sostenne in maniera importante che non si poteva condannare a morte un imputato in un Paese dove non era prevista la pena capitale. Inoltre, ventitré udienze su 121 furono ritenute inutili ai fini del processo, ma utili a spiegare cosa fosse la Shoah e furono trascritte 3.564 pagine.
Il pubblico che assistette al processo fu ispezionato a fondo prima di accedere all'aula del tribunale e ci furono molti poliziotti posizionati sui tetti delle case e degli edifici vicini.
L'avvocato scelto da Eichmann fu Robert Servatius, un esperto forense e tributario di Colonia che a Norimberga difese il plenipotenziario del programma di sfruttamento del lavoro dei prigionieri nei campi di concentramento, Fritz Sauckel, ed il suo nome circolava come uno dei paladini dei nazisti. Servatius ritenne già in partenza il processo al suo assistito una battaglia persa da combattere da solo in un ambiente ostile. Servartius fu pagato da Israele (come a Norimberga gli avvocati della difesa vennero pagati dai vincitori) e non fu mai iscritto al partito nazista. Eichmann scelse Servatius tra tre avvocati, scartando un americano, un tedesco residente in Cile, e la nomina avvenne il 14 luglio 1961 a sei settimane dall'inizio dell'istruttoria. Non ci fu nessun team di avvocati ma il solo Servatius.
La sua prima richiesta fu di invalidare il processo in parte per come il suo cliente era stato arrestato, in parte per la composizione della corte, ritenuta parziale; i crimini per cui era imputato Eichmann erano attribuiti fino al 1945, quando lo Stato d'Israele, che lo stava giudicando, era nato solo tre anni dopo. Inoltre il suo cliente non era un militare con forza di comando (era tenente colonnello), ma un umile funzionario del Reich. Eichmann fu accusato di quindici capi di imputazione in base alla legge contro i nazisti del 1950 dove bastava un solo capo di imputazione per essere condannati a morte.
Il processo fu strumentalizzato dall'allora presidente del consiglio israeliano David Ben Gurion, leader della prima guerra araba, vicino al sionismo socialista ed “architetto dello Stato di Israele”, che era intenzionato far pagare a tutti i nazisti vivi i mali dell'Olocausto, per avere l'attenzione del Mondo.
L'accusa ebbe forti finanziamenti da parte del governo israeliano in maniera tale da controllare, anche nel dettaglio i documenti del processo di Norimberga e svolgere più controlli, mentre la difesa ebbe mezzi più sparuti. I capi di imputazione di Eichmann spaziarono dall'istigazione alla “notte dei cristalli” alla conferenza di Wannsee; dall'utilizzo dello Zyklon B come metodo di uccisione al comando delle Einsatzgruppen; dagli aborti coatti e alle sterilizzazioni di massa nei campi alla deportazione di milioni di persone.
Il processo portò a oltre 400 ore di dibattimento. L'imputato si presentò nell'aula del tribunale dentro una protezione di plexiglas, onde evitare attacchi o spari contro la sua persona. Sembrava assente e ogni volta che prendeva la parola, il suo tono era spento ed impersonale.
Il processo creò alcune polemiche: Eichmann è stato rapito tramite un blitz del Mossad in terra straniera (Argentina), non arrestato ed introdotto in Israele senza autorizzazione; lo Stato d'Israele si pose parte civile al processo ma non poteva farlo in quanto nel periodo in cui venivano contestate le accuse ad Adolf Eichmann (1938-1944) non era ancora esistente; i crimini contro l'umanità contestati all'imputato erano stati fatti contro gli ebrei, gli stessi ebrei (la corte) non potevano giudicare Eichmann in quanto non imparziali e sarebbe dovuta crearsi come per Norimberga una corte super partes.
Durante tutto il processo, Eichmann ebbe poca memoria su date ed avvenimenti, ma si ricordava con precisione tutto ciò che riguardava le sue promozioni e la sua carriera: tra il 1937 ed il 1941, Eichmann ebbe quattro promozioni, da sottotenente a capitano in quattordici mesi e dopo altri diciotto mesi divenne tenente-colonnello, il suo grado più alto raggiunto. Servatius ebbe molta difficoltà a difenderlo quando esaltava il suo lavoro
. Eichmann nella prigione di Ramla, fu controllato a vista da ventidue secondini che ebbero anche il compito di assaggiare ciò che era dato al “contabile dello sterminio” per evitare che venisse avvelenato.
L'ex nazista negò di odiare gli ebrei, di non essere antisemita e che eseguì solo ordini che provenivano da persone più alte in grado rispetto a lui. Fece scalpore il fatto che sembrò una persona dimessa e che non si rendesse conto di quello che aveva causato.
Prima che iniziasse il processo, uscirono alcuni libri e biografie non autorizzate che diedero un'immagine distorta dell'imputato: dal pazzo al fallito al perverso, tutto per far pendere l'accusa verso una sentenza molto pesante.
In tribunale sfilarono centinaia e centinaia di persone (slovacchi, cechi, ungheresi) che ricordarono perfettamente quell'uomo alto e magro con la divisa da SS che a volte andava nei campi di sterminio. Alcuni piansero, altri lo maledirono, altri svennero, ma Adolf Eichmann non cambiò mai espressione, se non in alcuni casi per guardarli con disprezzo e superiorità. I testimoni erano dieci provenienti da Auschwitz, quattro di Treblinka, Chełmno e Majdarek, quattro da Theresienstadt ed uno da Bergen-Belsen.
Molte testimonianze però lambirono la responsabilità diretta di Eichmann, visto che in Polonia e in Lituania non ebbe potere.
Il nodo da sciogliere era: Eichmann era un mero esecutore o aveva anche lui preso decisioni, visto che faceva parte dell'entourage di Heinrich Himmler? Eichmann non era un mostro, ma un buffone ed un incoerente, tanto da non giurare mai sulla Bibbia salvo poi giurare per deporre in sua difesa anche se non era obbligato e non implorò mai la pietà per le sue azioni, ma prima della sentenza scrisse un'istanza di grazia di suo pugno.
Eichmann si definì come il “salvatore del popolo ebraico” visto che grazie a lui molti di loro poterono fuggire dalle zone occupate, mandandoli però a morire nei campi di concentramento. Diede la colpa della tragedia ebraica a tutti i Paesi d'Europa che non vollero prendere in consegna tutti i deportati. Peccato che tutti questi erano anche apolidi visto che il governo nazista tolse loro la cittadinanza, confiscandone anche tutti i beni in loro possesso: tutti questi errori non fecero altro che incrementare le sue colpe, mettendo in difficoltà, come detto, il suo avvocato difensore.
Molti eminenti pensatori rimasero stupiti da cosa fosse realmente Adolf Eichmann, in quanto tutti si aspettavano un'altra persona alla sbarra: una feroce aquila, un uomo senza rimorso, un nazista senza pietà, ed invece l'imputato apparì ai loro occhi come un uomo qualunque, una persona grigia ed anonima come poteva essere chiunque al Mondo, un uomo di mezza età, tendente alla calvizie, miope, di media altezza. Un uomo qualunque, ma ligio ai suoi doveri e agli ordini dategli dai superiori.
Eichmann venne assolto dalle accuse di essere il comandante delle Einsatzgruppen (era sotto il comando di Heyndrich); di aver favorito l'approvvigionamento dei trasporto (compito spettante alle SS, di cui non era il comandante); di comandare i campi di sterminio (lui si occupava solo dei trasporti) e di aver deciso sulla soluzione finale (cosa che ebbe il “merito” di decidere Adolf Hitler). Complessivamente Eichmann fu ritenuto un esponente secondario nella gerarchia nazista, anche se il suo ruolo era importante dal punto di vista logistico, in quanto ebbe il compito di sincronizzare le partenze e gli arrivi di tutti i treni; chiedere alle ferrovie statali tedesche e al Ministro dei Trasporti il materiale rotabile e calcolare la forza di assorbimento (far partire più treni pieni possibili).
Alla fine il giudice lo proclamò colpevole di essere il responsabile di crimini contro la popolazione ebraica, favorendone lo sterminio, facendo in modo che vivessero in condizioni tali da farli soffrire e successivamente morire, creando nei sopravvissuti traumi psicologici che ebbero fino alla fine dei loro giorni.
Il 29 giugno l'accusa terminò la sua requisitoria e Servatius poté esporre le tesi della difesa.
Il 14 agosto 1961 iniziò il dibattimento ed l'11 dicembre fu letta la sentenza in 244 sezioni lette da tre avvocati in cinque sedute. I crimini per cui Eichmann fu accusato e dichiarato colpevole furono: causa dello sterminio; aver fatto vivere i prigionieri in condizioni disumane; aver procurato ai prigionieri traumi e danni fisici e mentali; aver bandito le nascite ed aver promosso aborti.
Gli altri capi di imputazione furono: persecuzione degli ebrei per motivi razziali; persecuzione degli ebrei per motivi politici; aver fatto saccheggiare le proprietà degli ebrei internati nei campi; crimini di guerra; l'espulsione di oltre 100 mila polacchi dalle loro case; aver favorito l'espulsione di oltre 14 mila sloveni; aver deportato ad Auschwitz decine di migliaia di zingari;: aver fatto deportare 93 bambini di Lidice (ma non la loro morte). Condannato a morte per ognuno dei dodici precedenti punti, ma caddero in prescrizione i fatti precedenti al 141, l'aver appartenuto a SS, Gestapo e SD.
Il 15 dicembre 1961, alle ore 9 di mattina, venne lette la sentenza di condanna a morte e l'esecuzione, tramite impiccagione, fu confermata il 29 maggio avvenne due giorni dopo a Ramla. Il 22 marzo 1962 iniziò l'appello, dove Servatius fu l'unico rappresentante della difesa. Il presidente israeliano Yitzhak Ben-Zvi rifiutò tutte le le richieste di grazia pervenutegli. Poche ore prima dell'esecuzione, Servatius cercò una via di salvezza per Eichmann, anche di farlo lavorare perpetuamente nel deserto del Neghev, un deserto situato nella zona sud di Israele ma la richiesta fu bocciata.
L'esecuzione di Adolf Eichmann rimane ancora oggi l'unica sentenza capitale effettuata in Israele. Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri furono messe in un secchiello e buttate in mare al largo delle acque territoriali israeliane ed il contenitore venne pulito più volte.
Nella maniera peggiore si era posta fine all'esistenza del grigio e banale burocrate Adolf Eichmann, “il contabile dello sterminio degli ebrei”.

HANNAH ARENDT vs BETTINA STANGNETH: BANALITA' SI vs BANALITA' NO?
Al processo furono invitati molti giornalisti da tutte le parti del globo. Tra questi vi partecipò anche la corrispondente del “New Yorker”, Hannah Arendt. Nata ad Hannover nel 1906, era di origine ebraica e la promulgazione delle leggi razziali del 1935 la costrinse a scappare dalla Germania e riparare negli States, dei quali divenne cittadina nel 1951. Insegnante e teorica della politica, la scrittrice è nota al pubblico per essere stata l'autrice di un importante testo sulla storia dei regimi totalitari, “Le origini del totalitarismo”, edito nel 1951. Dopo aver seguito il processo pubblicò “La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme”, dove raccontò per filo e per segno il processo.
La Arendt pensò che Eichmann fosse una persona malvagia e che non si sarebbe pentito delle sue malefatte, invece le sembrò un uomo banale, un uomo che non sapeva cosa stesse facendo in quei momenti, senza capire che aveva sulle spalle la morte di oltre 6 milioni di persone.
Adolf Eichmann sorprese tutti: si presentò alle udienze con la faccia tirata, stanca e tutt'altro che spaventosa. Aveva l'espressione rassegnata, ma non per i crimini commessi. Il Pubblico ministero gli fece molte domande ma lui disse solo che era un mero esecutore di ordini in quanto soldato.
Anche nel disquisire sul “piano Madagascar”, Eichmann disse che i 4 milioni di ebrei d'Europa coinvolti nell'operazione, nell'intenzione, sarebbero stati al sicuro, visto che nel Governatorato generale Hans Frank aveva vietato il loro trasporto. Il “contabile” non capì che nell'isola africana gli ebrei sarebbero stati deportati per essere messi in un luogo aspro e solitario, con in più il controllo militare delle SS: ottuso o convinto delle sue parole?
Hannah Arendt diede di lui una definizione passata alla storia: “l'incarnazione dell'assoluta banalità del male”. Si scoprì che Adolf Eichmann era un mediocre, un uomo di bassa cultura, che visse delle idee altrui non avendone delle proprie ma che si prendeva i meriti per uscire dalla sua mediocrità. La Arendt, dopo il processo, smentì se stessa: se ne “Le origini del totalitarismo” sostenne che il male era radicale, dopo aver visto chi fosse Eichmann sostenne che il male con lui era diventato banale, senza profondità e senza spessore. Fino al 2005, tutti seppero del processo Eichmann, e chi fosse l'imputato, grazie al libro della Arendt. A partire da quell'anno, si scoprì che Eichmann non era la persona banale che tutti pensavano. La ricercatrice tedesca Bettina Stangneth sostenne questa pesante dichiarazione in un suo libro, dal titolo “Eichmann before Jerusalem”: l'imputato del processo di Gerusalemme si scoprì che, prima del sequestro da parte del Mossad, era tutto fuorché un uomo banale: nessuna banalità nel fare del male, ma certezza e consapevolezza.
La Stangneth scartabellò una trentina di archivi internazionali, lesse migliaia di pagine di memorie, note e l'intervista che Eichmann concesse al giornalista, ed ex tenente della Waffen, Willem Sassen, rivelando al Mondo che Eichmann sapeva quello che faceva e che ci provava gusto.
La ricercatrice tedesca scovò tre elementi che sancirono la fine della “banalità di Adolf Eichmann”: la vicenda del bambino ebreo che rubò le ciliegie dal suo giardino; la sorte degli orfani di Lidice; l'intervista con Sassen.
Nel caso del bambino e delle ciliegie, la Stangneth venne a conoscenza che prima dello scoppio della guerra, nel giardino di Eichmann di Budapest, un bambino rubò dal suo albero delle ciliegie e lui scese accompagnato da una sua guardia del corpo. Presero con forza il bambino e lo portarono nel capanno degli attrezzi. Grazie al ricordo di un manovale, si scoprì che per diversi minuti si sentirono urla, pianti ed implorazioni di pietà da parte del bambino. Il gerarca uscì tutto scombinato, con la camicia fuori e si lasciò andare ad un grave insulto contro il bambino, che si scoprì essere ebreo.
Il 29 maggio 1942, nella cittadina di Lidice, nel Protettorato di Boemia e Moravia, Reinard Heydrich, venne ferito gravemente da un gruppo di resistenti cechi e come punizione, i nazisti rasero al suolo la cittadina ed uccisero migliaia di persone ed ltre cento bambini rimasero orfani. I nazisti li presero e li spedirono a Lodz dove furono esaminati: solo sette di loro vennero salvati in quanto possibili “germanizzati”, mentre degli altri il comandante chiese ad Adolf Eichmann di decidere cosa farne, e lui, senza battere ciglio, disse che dovevano essere “esaminati”. Bambini di età compresa tra l'anno e gli undici morirono in quel campo di concentramento.
All'ex nazista Sassen, durante un incontro con Eichmann a Buenos Aires, raccontò, tra i fumi dell'alcool ma con molta convinzione, i fasti del Reich e che lui sarebbe stato contento di festeggiare nella sua tomba alla notizia di aver ucciso milioni e milioni di ebrei: era una persona malvagia che non si era pentito di ciò che aveva fatto.
Eichmann non era per nulla mediocre, non era uno studente fallito e nemmeno uno che non sapeva cosa voleva dalla vita: era un calcolatore, un amante delle statistiche ed un puntiglioso sul lavoro, tanto da arrabbiarsi se le statistiche sui deportati andavano in “rosso”.
La Stangneth “accusò” la Arendt di essersi fatta ingannare da Adolf Eichmann e che invece doveva scavare più in profondità sulla sua personalità: la Arendt raccontò quello che vide in un processo, quindi nello spazio di un anno, mentre la Stangneth fece un altro tipo di ricerca, durata molto più a lungo e più precisa.
Eichmann venne dipinto come un forte antisemita, un vero ideologo della Shoah e catapultato in un ambiente, quello nazista, dove poté sviluppare il suo odio verso il nemico ebraico, che lo ossessionava.
A lui non interessarono i soldi ed il prestigio, ma solo la soddisfazione di aver svolto il suo lavoro e di averlo fatto bene. E nel suo girare i campi (perché non stette sempre in ufficio, ma ne girò molti) presenziò ad alcune fucilazioni e chiese sempre il numero dei morti, sperando che il totale non avrebbe fatto scendere la media.
Adolf Eichmann al processo sostenne di pagare per colpe non sue ma di altri, sostenendo che da soldato eseguiva gli ordini. La Stangneth disse era un prodotto di uno Stato totalitario, in cui l'uomo era portato ad allontanarsi dalla realtà grazie alla spinta ed alla propaganda di diversi fattori, tipiche di un regime a potere unico.
La Stangneth scoprì che Adolf Eichmann organizzò la conferenza di Wannsee e che a metà degli anni Cinquanta scrisse delle missive all'allora cancelliere tedesco Adenauer, dicendogli dov'era nascosto e che voleva tornare in Germania per mostrar chi fosse e spiegare cosa fece durante la guerra. I servizi segreti della Germania federale sapevano dove si trovava, ma lo lasciarono al suo destino in quanto aprire un eventuale processo contro un criminale nazista in un Paese che stava piano piano lasciandosi alle spalle la vergognosa parentesi nazista poteva essere deleterio per tutti.
Con l'opera di Bettina Stangneth, il Mondo scoprì che Eichmann non era il funzionario che eseguiva ordini, ma era uno che si rimproverava anche di non aver portato alla morte più prigionieri: più morti, più gratificazioni lavorative e più promozioni tanto da compiacersi con se stesso che il suo “gioiello” è stata la deportazione di oltre 400 mila ebrei ungheresi nel campo di Auschwitz
Sembra assurdo, ma è stato tutto semplicemente così.


Bibliografia consigliata

Sulla vita di Adolf Eichmann, il suo trascorso nazista ed il processo di Gerusalemme non c'è molta pubblicistica. Gli autori consigliano la lettura di questi testi:
B. Stangneth, Eichmann Before Jerusalem: The Unexamined Life of a Mass Murderer, reperibile in formato e-book ma solo in lingua inglese;
Lipstadt D. E., Il processo Eichmann, Einaudi, Torino, 2014;
Pearlman M., Cattura e processo di Eichmann, UTET, Milano, 2006;
Arendt H., La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano, 2015 (XXV edizione, I edizione 1963);

Per capire nel dettaglio la tematica della soluzione finale del popolo ebraico, gli autori suggeriscono questi testi:
E. Collotti, La soluzione finale. Lo sterminio degli ebrei, Newton&Compton Editori, Roma, 2005;
E. Deaglio, La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca, Feltrinelli, Milano, 1993;
A. Frank, Diario, Mondadori Editore, Milano, 1959;
G. Green, Olocausto, Sperling & Kupfer, Milano, 1979;
R. Hilberg, La distruzione degli ebrei d'Europa, Einaudi, Torino, 1999;
E. Husson, Heydrich e la soluzione finale. La decisione del genocidio, Einaudi, Torino, 2010;
P. Levi, La tregua, Einaudi, Torino, 1992;
P. Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1992;
M. Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz. Storia di Arpad Weisz, allenatore ebreo, Aliberti, Reggio Emilia, 2007;
E. Mena, Germania andata e ritorno 1943-1945, Cooperativa “Remo Rabellotti”, Galliate, 2015;
V. Pappalettera, Tu passerai per il camino. Vita e morte a Mauthausen, Mursia, Milano, 1965;
S. Pivnik, L'ultimo sopravvissuto. La testimonianza mai raccontata del bambino che da solo sfuggì agli orrori dell'Olocausto, Newton & Compton Editori, Roma, 2012;
  S. Venezia, Sonderkommando Auschwitz, Rizzoli, Milano, 2007;
A. Wieviorka, Auschwitz spiegato a mia figlia, Einaudi, Torino, 1999.
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Articoli pubblicati da Simone Balocco e Paola Maggiora


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