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Forza Italia, dalla sua nascita alla caduta del 'Berlusconi I' [ di Simone Balocco e Paola Maggiora ]

1994, lo spartiacque della politica italiana
Domenica 27 e lunedì 28 marzo 1994 si tennero le elezioni politiche per la XII legislatura della Repubblica italiana. Erano elezioni anticipate (si era votato il 5 aprile 1992 ed il termine naturale sarebbe stato nel 1997), decise dopo che l'inchiesta “Mani pulite” (iniziata il 17 febbraio 1992) aveva decimato il Parlamento italiano ed il governo tecnico presieduto da Carlo Azeglio Ciampi non ebbe più la maggioranza dando le dimissioni il 13 gennaio 1994. L'allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, fu costretto ad indire nuove elezioni.
Quelle elezioni ebbero un importante risvolto storico per il nostro Paese, in quanto furono le prime della cosiddetta” “Seconda repubblica”: la “Prima”, in vigore dal 18 aprile 1948, era caduta a causa dell'inchiesta del pool milanese di “Tangentopoli” che aveva affossato il vecchio sistema dei partiti politici. Per la prima volta, inoltre, fu cambiato il sistema elettorale: stop al sistema proporzionale puro in vigore dalla I legislatura (1948/1955), largo al “mattarellum” (legge Mattarella, 04/08/1993 n. 276-277). Il 75% dei parlamentari veniva eletto con il sistema maggioritario a turno unico (con collegi uninominali) ed il restante 25% per la Camera con il proporzionale, mentre per il Senato con il metodo dello scorporo con liste bloccate. Per la prima volta veniva introdotta una soglia di sbarramento: il 4% era la percentuale minima per avere deputati e senatori eletti con il proporzionale. I candidati potevano essere presenti sia nei collegi che nelle circoscrizioni e molti non eletti al maggioritario entrarono in Parlamento con il “recupero”.
La nuova legge elettorale era frutto del referendum abrogativo del 18 aprile 1993 (otto schede). Mariotto Segni, figlio dell'ex Presidente della Repubblica Antonio, fu il “condottiero” di quella cavalcata referendaria dopo la sua uscita dalla Democrazia Cristiana, il 29 marzo 1993, “denunciandone la crisi politica e morale”.
Quella tornata elettorale approvò, a larga maggioranza, tra gli altri, i referendum sulla modifica del sistema di elezione del Senato e sull'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.
Rispetto alle ultime “politiche”, non c'era più proprio la Democrazia cristiana, il partito che ebbe la maggioranza relativa nazionale dalle prime elezioni del 18 aprile 1948, esprimendo, nel periodo, sedici Presidenti della Repubblica (su diciannove totali) e cinque Capi dello Stato oltre ad avere in mano la politica nazionale. Il partito cristiano-democratico si era sciolto il 29 gennaio 1994 a seguito dell'inchiesta “Mani pulite”, in quanto i suoi vertici, a livello nazionale e locale, erano stati indagati e/o arrestati.
Per la prima volta si presentarono coalizioni avverse: se fino alla tornata elettorale precedente era un “tutti vs tutti” e dopo si decidevano le alleanze, ora le coalizioni si formavano prima. Nel frattempo, erano cambiati i riferimenti culturali ed era cambiata la classe dirigente politica.
Le due coalizioni contendenti erano “Alleanza dei Progressisti” (creata il 10 febbraio dalle unioni tra Rifondazione comunista, Partito Democratico della Sinistra, Partito Socialista Italiano, Rinascita socialista, i Verdi, la Rete, i cristiano-sociali e Alleanza democratica), detta la “la gioiosa macchina da guerra”, ed il “Polo”. La vittoria andò alla seconda, espressione di partiti di centrodestra. A capo di quella coalizione ci fu Silvio Berlusconi. Proprio lui, l'imprenditore più noto a livello nazionale ed internazionale: per la prima volta nella storia repubblicana, un “non politico” di professione conquistava la carica di Presidente del Consiglio vincendo una tornata elettorale (a Carlo Azeglio Ciampi nel 1993 gli fu chiesto). Dietro il successo dell'allora 57 enne Berlusconi, c'era la sua “creatura”, il partito politico (o movimento) Forza Italia, nato pochi mesi prima della sfida elettorale che in appena due mesi arrivò al 21% dei consensi, compiendo un vero “miracolo politico”.
Vediamo nel dettaglio l'evolversi di questo partito, dalla sua gestazione alla sua affermazione fino alla caduta del primo governo Berlusconi.

Silvio Berlusconi, esempio di “self made man”
Classe 1936, Silvio Berlusconi, dopo la laurea in giurisprudenza, intraprese un'attività di vendita porta-a-porta e di agente assicurativo, oltre ad aver avuto un passato da cantante sulle navi da crociera. Nel 1961 si gettò nel mondo imprenditoriale nel campo dell'edilizia. La sua prima società fu la “Cantieri Riuniti Milanesi” creata con una fideiussione da parte della banca dove lavorava il padre Luigi, la “Rasini”, e con la liquidità dello stesso padre di Berlusconi. Due anni dopo fu creata la “EdilNord sas”, grazie anche ad alcuni fondi svizzeri portati dal commercialista svizzero Carlo Rezzonico.
Nel 1968 la “EdilNord” si scorporò nella “EdilNord 2”: a Segrate, cittadina ad est di Milano a ridosso dell'aeroporto di Linate, comprò un terreno da poco valutato come “residenziale” dal Comune, con una grandezza di poco superiore a 700 mila metri quadri. Nel 1972 nacque la “EdilNord Centri Residenziali”, che incorporò le precedenti “EdilNord”, con a capo la cugina Lidia Borsani.
Gli anni '70 furono il decennio del boom dell'immobile e Berlusconi nel 1973 creò la “Italcantieri Srl” che nel 1975 divenne Spa. Nel 1979 terminò la costruzione del quartiere residenziale di “Milano Due”.
Nel gennaio 1978, dalla fusione con la “Immobiliare San Martino” dell'amico e collaboratore Marcello dell'Utri, nacque la “Milano 2 Spa”. L'anno prima Berlusconi, il 2 giugno 1977, fu nominato dall'allora Capo dello Stato Giovanni Leone “Cavaliere del Lavoro”, insieme, fra i tanti, a Gianni Agnelli e Leopoldo Pirelli.
Ma se il campo edile diede i suoi frutti, Berlusconi intuì che il futuro era l'etere e nel 1978 rilevò da Giacomo Properzj “TeleMilanocavo”, una televisione privata via cavo ad uso degli abitanti di Milano Due, attiva sin dal 1974. Due anni dopo si trasformò in “TeleMilano” e poi in “TeleMilano 58”. Nel 1980, quest'ultima divenne Canale 5. Tra il 1982 e il 1984, Berlusconi acquistò da Edilio Rusconi e da Mario Formenton rispettivamente Italia 1 e Rete 4, fino a quel momento in mano ai Rusconi e all'”Arnoldo Mondadori Editore”.
A capo di tutto questo c'era la holding Fininvest, nata in prima istanza nel 1975 a Roma come società a responsabilità limitata per poi diventare, alla fine di quell'anno, una società per azioni e poi dal 1979 avere la sede centrale a Milano, dove avevano sede tutte le aziende berlusconiane.
Successivamente, Berlusconi acquisì la “Standa” nel 1988 dalla “Montedison”, i “Supermercati Brianzoli” dalla famiglia Franchini e poi nel 1991 creò “Programma Italia”, la banca privata creata dal gruppo a Basiglio, nel quartiere residenziale di Milano 3, costruito anch'esso dalla “Edilnord”, trasformandosi poi nel 1997 nell'attuale “Banca Mediolanum”.
Il 20 febbraio 1986 Silvio Berlusconi rilevò da Giuseppe Farina la squadra di calcio del Milan, allora in fase decadente e sull'orlo del fallimento. Il club rossonero in pochissimi anni divenne uno dei club più vincenti della storia. Sempre quell'anno acquistò i titoli sportivi di altre squadre sportive milanesi (Volley Gonzaga Milano, Hockey Club Devils Milano, Milano Baseball, Amatori Rugby Milano), unendole sotto il nome di “Polisportiva Mediolanum” per creare un'unica società che potesse raggruppare sotto i colori rossoneri il meglio dello sport cittadino. Fondata nel 1989, fu sciolta nel 1994 per gravi motivi economici e per la scarsità di spettatori negli impianti e nei praticanti (salvo il Milan). Nel lasso di tempo in questione, vinsero almeno uno scudetto, una coppa nazionale ed una coppa europea.
Nel 1990 la “legge Mammì” (dal nome dell'allora Ministro delle Telecomunicazioni, Oscar Mammì) riorganizzò il sistema radiotelevisivo nazionale e Berlusconi acquistò la maggioranza azionaria della “Mondadori” e della “Giulio Einaudi Editore”, diventando anche il principale imprenditore nell'ambito editoriale.
Cosa ha spinto un imprenditore “che si è fatto da solo”, che ha avuto il fiuto degli affari e che ci ha messo sempre del suo, ad intraprendere in maniera attiva la carriera politica, lui che non aveva mai svolto quell'attività?
Per comprendere queste ragione, c'è da tornare indietro ancora al 1992: il “caso Chiesa”, le elezioni del 5-6 aprile, gli avvisi di garanzia ad imprenditori e politici milanesi (e poi anche del resto d'Italia), i primi omicidi degli indagati, lo sfaldamento dei due partiti storici nazionali, la DC ed il PSI, e degli altri partiti del fu Pentapartito, la nuova strategia della tensione della mafia, in particolare con gli eccidi di Capaci e via d'Amelio (dove persero la vita i giudici antimafia Falcone e Borsellino e le loro scorte), resero il Paese instabile, impaurito ed in crisi. Come se non bastasse, la deriva fu anche economica, visto che il 17 settembre di quell'anno, l'Italia uscì dallo SME a causa della forte svalutazione delle lira.
Dopo lo scioglimento delle Camere, i sondaggi davano in testa i partiti della sinistra, guidati dal Partito Democratico della Sinistra, nato il 3 febbraio 1991 dalle ceneri del Partito Comunista Italiano con la “svolta della Bolognina” di due anni prima.
Politicamente, Silvio Berlusconi era amico da decenni di Bettino Craxi, l'uomo forte del Partito Socialista Italiano, e fra di loro ci fu un rapporto molto intimo, anche a livello familiare (Craxi padrino di Barbara Berlusconi e testimone delle seconde nozze dello stesso Silvio) ed i due non nascosero mai la stima reciproca. Fu lo stesso ex Premier socialista a convincere un Berlusconi allora incerto se fare politica o meno, spingendolo a creare un nuovo partito.
E' noto il “favore” che fece il governo Craxi all'allora amico Berlusconi con i due decreti del 20 ottobre e 6 dicembre 1984 contro l'”oscurità” della programmazione indetta dai pretori di Milano, Roma e Pescara.
Tra la seconda metà del 1992 e la fine dell'anno, Berlusconi iniziò a temere per il futuro del Paese. L'imprenditore si sarebbe confrontato non solo con la famiglia, ma anche con i suoi manager più fidati: fare politica o non fare politica? Se in famiglia tutti furono d'accordo (o comunque molti di loro erano favorevoli, tranne la madre Rosa all'inizio), i suoi fidati collaboratori erano spaccati: c'era chi era d'accordo (Marcello dell'Utri, Cesare Previti, Ennio Doris); altri erano indifferenti (Adriano Galliani); altri erano contrari (Gianni Letta, Indro Montanelli, Maurizio Costanzo, Fedele Confalonieri).

Prodromi di Forza Italia ed il “voto” a Gianfranco Fini
E' il 1993 l'anno in cui Silvio Berlusconi pose le basi per la nascita del suo nuovo soggetto politico: non scelse di aderire ad un partito piuttosto che ad un altro, ma di crearne uno ex novo.
Il clou avvenne in occasione del turno di ballottaggio per le elezioni amministrative del 21 novembre 1993. A partire proprio da quell'anno, ci fu un'importante novità nel panorama politico nazionale: i cittadini potevano scegliere direttamente chi avrebbe governato città e Province con un elezione a doppio turno, se uno dei candidati non avesse vinto al primo turno con il 50%+1 dei voti.
E' l'eventuale voto nella Capitale che smosse il mondo politico nazionale: intervistato all'uscita di un supermercato della “catena Berlusconi” appena inaugurato, il 23 novembre 1993, il Cavaliere disse che se i moderati non si fossero organizzati per le prossime elezioni politiche, lui avrebbe fatto in modo di intervenire direttamente, visto che riteneva di avere dalla sua la fiducia degli italiani. In merito alle comunali romane, se fosse stato un cittadino romano alla domanda su chi avrebbe votato al ballottaggio fra il candidato del centrosinistra Francesco Rutelli e quello del centrodestra, il segretario del MSI, Gianfranco Fini, Berlusconi rispose che non avrebbe avuto dubbi nel votare il secondo. Per la prima volta un importante imprenditore aveva “rotto il silenzio” e per la prima volta il partito missino, prossimo a trasformarsi in un nuovo partito rompendo il cordone ombelicale con il passato salottino (il 27 gennaio 1995), ebbe un endorsement così importante. La manifestazione di voto verso Fini è stata considerata una vera “bomba” politica. Quella scelta di campo fu pensata da tutti come una probabile entrata in scena dell'imprenditore in politica. C'era solo da sapere con chi.
La strada che portò alla nascita di Forza Italia iniziò il 29 giugno 1993 quando nacque “Forza Italia. Associazione per il buon governo” nello studio del notaio milanese Roveda. Sottoscrissero l'atto di fondazione di questa associazione lo stesso Berlusconi con Marcello dell'Utri (manager di Publitalia), Antonio Martino (docente di economia della Luiss e vicino al PLI), Gianfranco Ciaurro (già Ministro della Repubblica), Mario Valducci (commercialista e sondaggista politico), Antonio Tajani (ufficiale dell'Aeronautica militare e giornalista), Cesare Previti (avvocato, in passato vicino al MSI) e Giuliano Urbani, politologo: i fondatori erano uomini fidati di Berlusconi, in quanto lo stesso Cavaliere li conosceva sin tempi dell'università o erano a lui molto vicini.
Nel settembre 1993 Berlusconi confidò ai suoi stretti collaboratori di volere entrare in politica, creando un partito tutto suo e il settimanale “berlusconiano” Epoca, in un numero uscito l'ottobre successivo, mostrò in anteprima il logo dei “Club di Forza Italia”.
Il 25 novembre 1993 nacque l'”Associazione Nazionale Club Forza Italia” con sede a Milano in via Isonzo, nei pressi di Porta Romana, con a capo Angelo Codegoni, manager scuola Fininvest e già direttore di La Cinq, la versione francese di Canale 5. Lo stesso 9 dicembre 1993, con l'inaugurazione del primo “Club di Forza Italia”, fu presentato l'inno del partito, scritto dallo stesso Berlusconi con l'arrangiamento del mastro Renato Serio. Sei giorni dopo, Forza Italia aprì la sua prima sede romana in via dell'Umiltà, nei pressi della Fontana di Trevi. La sede del nuovo partito a Roma fu il palazzo appartenuto in passato al Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo.

La discesa in campo ed il “messaggio agli italiani”
L'idea di creare un partito nuovo nello scacchiere politico Berlusconi la ebbe nell'autunno 1993 dopo aver ricevuto un niet sia da Mariotto Segni, leader del movimento referendario del 18 aprile, e da Mino Martinazzoli, ultimo segretario politico della “balena bianca”, per creare una coalizione moderata contro le sinistre. L'11 gennaio dopo alcuni mesi di tensioni e contrasti, Indro Montanelli decise di lasciare la direzione de “Il Giornale” dopo venti anni: secondo il giornalista toscano, la decisione, a pochi giorni dall'entrata in politica di Berlusconi, non avrebbe più mantenuto indipendente la linea del quotidiano, di cui l'imprenditore milanese era l'editore. Venne sostituito da Vittorio Feltri e Montanelli fondò “La Voce”.
Il 18 gennaio 1994 fu il giorno del non ritorno: nasceva Forza Italia. Quello stesso giorno si sciolse dopo 52 anni e oltre quarantaquattro di maggioranza relativa, la Democrazia Cristiana: nasceranno poco dopo il il Partito Popolare Italiano di Mino Martinazzoli (ultimo segretario DC) ed il Centro Cristiano Democratico di Pier Ferdinando Casini.
Il 26 gennaio lo stesso Cavaliere fece una cosa mai fatta prima nella storia politica nazionale: un discorso televisivo letto nei telegiornali nazionali in cui spiegava i motivi della sua entrata nell'agone politico.
Questo è il famoso, incipit del discorso fatto pervenire a tutte le reti nazionali e letto da Berlusconi stesso per 9 minuti e 30 secondi:
"L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare”.
Nel discorso, Berlusconi disse di essersi dimesso “da ogni carica sociale del gruppo [da lui] fondato, rinunciando al “ruolo di editore e di imprenditore per mettere la [sua] esperienza e tutto il [suo] impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza”. Disse che la classe politica nazionale era superata e travolta dai fatti e dalle inchieste ed i “vecchi governanti” erano stati “schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, [lasciando] il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica”.
Nel discorso Berlusconi parlò del suo nuovo partito, Forza Italia, dicendo di “scendere in campo” in quanto sognava “una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell'invidia sociale e dell'odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l'amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita”. Forza Italia non come “l'ennesimo partito o l'ennesima fazione che nascono per dividere, ma una forza che nasce invece con l'obiettivo opposto; quello di unire, per dare finalmente all'Italia una maggioranza e un governo all'altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune”, dando alla gente “una forza politica fatta di uomini totalmente nuovi, [offrendo] alla nazione […] un programma di governo fatto solo di impegni concreti e comprensibili. Noi vogliamo rinnovare la società italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell'Europa e del mondo moderno”. Ed in conclusione esortò i cittadini a costruire “insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano." L'idea del discorso fu tutta farina del sacco di Berlusconi, ma per avere la certezza di fare colpo sull'elettorato fece leggere le cartelle del discorso a persone fidate: Paolo del Debbio, Gianni Letta, Giuliano Ferrara, Cesare Previti, Marcello dell'Utri, Niccolò Querci e, si dice, Mike Bongiorno.
Il 6 febbraio 1994 si tenne al PalaFiera di Roma, la prima convention del partito e Berlusconi stupì la platea con il suo primo discorso “da politico”.
Da lì ebbe inizio una forte campagna elettorale in quanto il partito cominciava da zero e doveva risalire la china. E Berlusconi colpì l'attenzione con la prima delle sue promesse, quello di dare oltre 1 milioni di posti di lavoro agli italiani. Come se non bastasse, in alcuni programmi del palinsesto Mediaset, molti presentatori e volti noti suggerivano di votare alle prossime elezioni Forza Italia (Ambra Angioini a “Non è la Rai”, Mike Bongiorno a “La ruota della fortuna”, Raimondo Vianello a “Pressing”).

I principi di Forza Italia e la nascita dei Club
Forza Italia si pose come un movimento liberale vicino alle politiche economiche sociali con un imprinting cristiano-democratico. A differenza degli altri partiti, Forza Italia si poneva non come partito ma come “movimento” (alcuni sondaggi dissero che alla popolazione la parola “partito” dava una brutta impressione), alla luce anche dei fatti di “Mani pulite” e la caduta di tutti i partiti storici di quella che era la Prima repubblica.
Forza Italia aveva un Presidente e non un segretario a “capo” del movimento, non vi era una direzione nazionale ma un “comitato di presidenza”, come non c'era un'assemblea nazionale ma un'”assemblea degli iscritti”. Non c'erano sezioni locali ma una “rappresentanza” in ogni regione, oltre alla sede romana di via dell'Umiltà, mentre i Club ebbero come sede centrale la sede di Milano. Lo statuto del partito ricordava lo statuto di un'azienda.
Forza Italia si aggrappava su due baluardi: i “Club” ed il “movimento”.
I “Club” dovevano essere riconosciuti dall'”Associazione Nazione Forza Italia” (antecedente alla nascita del partito), il modulo di iscrizione era di facile reperimento e si dovevano inviare anche centomila lire di iscrizione, dove si diventava “soci” e non militanti.
Secondo il politologo Piero Ignazi, Forza Italia si pose come un partito carismatico, verticistico e patrimonialista: Berlusconi era il partito ed il partito era Berlusconi; il leader decideva in maniera autonoma e le sue decisioni andavano “a cascata”; le risorse e lo staff del partito, sia al centro come in periferia, erano costituiti da personale scelto da Berlusconi e tutti facevano parte delle aziende del suo gruppo.
L'idea di Berlusconi era quella di indirizzare verso il suo partito (e la sua coalizione) i voti che fino al 1992 (e gli anni prima) andavano al centro, diventando il primo e vero partito della destra moderna nazionale, cercando di accattivarsi i moderati.
Berlusconi si disse entrò in politica per amore di Patria e per senso di responsabilità, con “l'imprenditore prestato alla politica” in aiuto di uno Stato in crisi di valori e di senso civico, usando uno spirito imprenditoriale lontano dal passato, rendendo lo Stato più moderno, più veloce, più efficiente e meno burocratizzato. Berlusconi si pose come moderato, liberale, liberista, alternativa al vecchio sistema dei partiti, un comunicatore ed un dialogatore degno di nota capace di colpire al cuore l'elettore.
Già enunciato durante il suo discorso, Berlusconi non appena “scese in campo” si dimise da tutte le cariche del suo gruppo per evitare che ci fosse un conflitto d'interessi. E' proprio il discorso “conflitto d'interessi” il problema che ha caratterizzato l'esperienza politica di Silvio Berlusconi.
In base agli articoli 65 e 66 della nostra Costituzione, il Parlamento è obbligato a valutare l'eleggibilità effettiva dei suoi membri in base alla legge. Fino alle elezioni del 1994, la legge da prendere in considerazione era la 361 del 1957. L'articolo 10 di tale legge diceva che “Non sono eleggibili […] coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che comportino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta”.

Il “Polo” vince le elezioni. Silvio Berlusconi Premier
Molti pensarono che fosse troppo tardi per creare un partito dal niente in pochi mesi e presentarsi alle elezioni politiche. Altri sostennero che non sarebbe servito a nulla, visto che la coalizione dei “Progressisti” avrebbe vinto a mani basse. Insomma, nonostante potesse avere buone intenzioni e buoni propositi, la sua coalizione berlusconiana avrebbe perso.
Ed invece Berlusconi fece un qualcosa di inaspettato a ridosso del voto: il 30 gennaio 1994, il leader di Forza Italia strinse un patto per presentare, sotto le insegne del “Polo delle libertà”, candidati del partito leghista in molti collegi dell'Italia settentrionale, mentre al Sud, il partito forzista, avrebbe presentato liste con l'MSI - Alleanza nazionale, dando vita al “Polo del buon governo”.
La Lega Nord era la grande sorpresa elettorale degli ultimi anni, alle politiche del 1992 prese l'8,65% alla Camera e l'8,2% al Senato, portando a Roma 55 deputati e 25 senatori (nel 1987 ebbe un solo deputato ed un solo senatore), molte città del Nord Italia erano guidate da sindaci leghisti (una su tutte, Milano) ed in Lombardia era il terzo partito. Il MSI - AN invece era guidato dal 1991 da Gianfranco Fini, erede designato dal deus ex machina del partito, Giorgio Almirante, ed era in procinto (lo farà il successivo 29 gennaio) di cambiare nome, identità, valori e punti di riferimento, avvicinandosi ad essere il punto di riferimento, per la prima volta nella storia repubblicana, della nuova destra italiana.
Ma c'era un problema: la Lega Nord aveva idee totalmente diverse dal MSI ed aveva due bacini di voti diversi (la Lega prendeva voti in Pianura padana, il partito della Fiamma al Centro-sud). In più Umberto Bossi, il focoso segretario del Carroccio, non vedeva di buon occhio un rapporto coalizzativo con i “fascisti” e non prese mai sul serio lo stesso Berlusconi. Con entrambe le “sotto-coalizioni”, presentò in tutti i collegi l'altro alleato, il CCD, il Centro Cristiano Democratico.
L'altro candidato Premier, Achille Occhetto, in cuor suo, pensava di vincere le elezioni e portare per la prima volta un partito di sinistra (ed una coalizione) al potere in Italia, ma invece le elezioni furono un successo di Silvio Berlusconi e della sua coalizione. In quei due giorni, 41 milioni di elettori si recano alle urne (l'86,14% degli aventi diritto al voto) e il risultato fu clamoroso: 42,84% per il “Polo” contro il 34,34% dei “Progressisti”, con Forza Italia al 21% ed il solo “Polo delle Libertà” capace di conquistare gli stessi seggi che “Alleanza del Progressisti” prese a livello nazionale (164).
Forza Italia ottenne 113 deputati e 36 senatori, il Movimento Sociale Italiano – Alleanza Nazionale 31 deputati e 8 senatori, mentre la Lega fece il “botto” con 117 deputati e 60 senatori, il CCD con 27 deputati e 12 senatori.
I “feudi” elettorali di Forza Italia furono la Lombardia e la Sicilia, votarono per il nuovo partito le casalinghe, i lavoratori autonomi, gli artigiani ed i commercianti, mentre non prese voti (praticamente) da operai, studenti ed impiegati.
Il primo capogruppo alla Camera dei Deputati fu l'avvocato monzese Raffaele della Valle, mentre quello al Senato fu Cesare Previsti che, dopo la sua nomina a ministro, cedette il posto ad Enrico La Loggia. Carlo Scognamiglio venne eletto Presidente del Senato per un solo voto rispetto al suo contendente, il repubblicano Giovanni Spadolini, che presiedette Palazzo Madama dal 1987 fino a quel momento.
Ora bastava solo avere dall'allora Capo dello Stato l'incarico di formare il governo: il sogno di Silvio Berlusconi si era realizzato.

Missini e leghisti per la prima volta al governo, ma qualcosa non funziona: il “ribaltone” dicembrino della Lega Nord
Il 28 aprile Berlusconi ricevette dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro l'incarico di formare il nuovo governo. Lui accettò (sembra scontato, ma è la prassi istituzionale) e tredici giorni dopo (l'11 maggio), il Presidente del Consiglio in pectore sciolse la riserva e varò il governo composto da elementi di Forza Italia, Lega Nord, CCD (e la parte del UDC) e due ministri indipendenti.
Il 17 maggio il governo incassò la fiducia al Senato con 159 sì e 153 no e due giorni dopo ottenne la fiducia anche nell'altro ramo del Parlamento con 366 voti a favore e 245 contrari. Aiutarono ad avere la fiducia anche alcuni senatori a vita ed alcuni transfughi del “Patto Segni”. Con il voto delle due Camere, il governo Berlusconi iniziò ad essere operativo, diventando il LI governo della Repubblica italiana.
Il “Berlusconi I” si compose di due vice-Premier (il missino Giuseppe Tatarella ed il leghista Roberto Maroni), ventisei ministri (di cui due indipendenti) e trentacinque sottosegretari. Gianni Letta, da sempre uomo fidato del Cavaliere, ebbe l'incarico di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
A Forza Italia andarono Esteri (Antonio Martino), Difesa (Cesare Previti), Lavori Pubblici (Roberto Radice), Commercio con l'Estero (Giorgio Bernini) e Università e Ricerca scientifica (Stefano Podestà); alla Lega Nord andarono Interni (Roberto Maroni), Bilancio e Programmazione economica (Giancarlo Pagliarini); Industria Commercio Artigianato (Vito Gnutti); AN ebbe Risorse agricole (Adriana Poli Bortone), Trasporti (Publio Fiori), Ambiente (Altero Matteoli), Poste e Telecomunicazioni (Giuseppe Tatarella) e Beni Culturali (Domenico Fisichella); all'UDC Grazia e Giustizia (Alfredo Biondi), Pubblica istruzione (Francesco d'Onofrio) e Sanità (Raffaele Costa); al CCD andò Lavoro e previdenza sociale (Clemente Mastella). Due furono i ministeri assegnati ad indipendenti: il Ministero delle Finanze a Giulio Tremonti ed il Ministero del Tesoro a Lamberto Dini.
Forza Italia ebbe anche tre ministeri “senza portafoglio”: Famiglia e solidarietà sociale (Antonio Guidi), Affari regionali (Giuliano Urbani) e Rapporti con il Parlamento (Giuliano Ferrara); alla Lega Politiche europee (Domenico Comino) e Riforme istituzionali (Francesco Speroni) mentre il Ministero per gli Italiani nel Mondo andò all'indipendente Sergio Berlinguer, cugino di Enrico e già Segretario generali alla Presidenza della Repubblica italiana con Cossiga dal 1987 alla fine del mandato presidenziale.
Tempo dopo si seppe che ci furono delle frizioni con Scalfaro in quanto il designato per il ministero di Grazia e Giustizia fu Previti, ma il Capo dello Stato di oppose fermamente, mentre per gli Interni Berlusconi volle Di Pietro, ma il magistrato del pool milanese rifiutò la nomina.
Il traino del trionfo delle politiche si spostò poi a Strasburgo: il 12 giugno 1994 si tennero le quarte elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e Forza Italia ottenne il 30,6% dei voti, pari a poco più di 10 milioni di voti, conquistando 27 seggi degli (allora) 81 spettanti all'Italia. Forza Italia nel luglio 1994 creò un nuovo gruppo politico a Strasburgo, “Forza Europa”, costituito da ventinove esponenti e confluì un anno dopo nel gruppo conservatore “Gruppo dell'Alleanza Democratica Europea”. A partire dalle successive elezioni europee, Forza Italia aderì al Partito Popolare Europeo. Il primo capogruppo a Strasburgo fu paleontologo veneziano Giancarlo Ligabue.
Questa “batosta” elettorale spinse Occhetto a rassegnare le dimissioni da segretario del Partito Democratico della Sinistra il 13 giugno: il politico torinese che puntava alla poltrona più importante di Palazzo Chigi, nel giro di tre mesi si vide ridimensionato e capì che doveva farsi da parte. Il 1° luglio Massimo d'Alema venne eletto segretario del PDS con Walter Veltroni presidente. Nel mentre, si dimisero anche i segretari del PSI, Ottaviano del Turco, e di Alleanza democratica, Willer Bordon, i cui sostituti furono Valdo Spini e...lo stesso Bordon, le cui dimissioni vennero respinte.
Dall'8 al 10 luglio, Berlusconi fece gli onori di casa a Napoli, ospitando il XX° incontro annuale dei “G7”, il meeting dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi più industrializzati del Mondo (Berlusconi presiedette anche i vertici a Genova e L'Aquila, rispettivamente nel 2001 e nel 2009). Fu invitata anche la Federazione russa che da allora divenne un membro dell'organizzazione, diventando da allora “G8”.
Nel luglio 1994 la Giunta per le Elezioni confermò il seggio elettorale conquistato dell'ex Presidente Mediaset nel collegio di Roma Centro (dal 1996, Circoscrizione Lombardia I, Collegio di Milano I), in quanto al momento dell'elezione non titolare delle sue aziende.
Il 13 luglio il governo varò un decreto-legge che andava a limitare i reati per i quali la magistratura può disporre la richiesta di custodia cautelare e impone il segreto sulla comunicazione degli avvisi di garanzia (decreto-legge 14/7/94, n. 440). Questo provvedimento, noto con il nome di “decreto Biondi” (o “salva ladri”) comportò una conseguenza importante: molti imputati di “Tangentopoli” sarebbero potuti uscire dal carcere ed andare agli arresti domiciliari. I membri del pool di Mani pulite chiesero, per protesta, di essere assegnati ad un altro incarico dopo un discorso letto dallo stesso di Pietro. Molti cittadini scesero in strada a solidarizzare con i magistrati milanesi ed il 18 luglio Maroni dichiarò che se il decreto Biondi fosse stato approvato si sarebbe dimesso dal governo per protesta. Il governo ritirò il “decreto Biondi” ma molti ritennero questo un passo falso di Berlusconi. Il 18 ottobre 1994 il ministro di Grazia e giustizia, Alfredo Biondi, avviò un'inchiesta ministeriale sui giudici del pool.
Il 29 luglio iniziarono i primi problemi, seri, per il Premier: quel giorno il fratello minore Paolo, editore del quotidiano “Il Giornale”, venne tratto in custodia cautelare in un ambito di corruzione nel gruppo Fininvest da parte della Finanza.
Il 28 settembre il governo presentò al Parlamento il disegno di legge per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, ovvero la sua prima Legge finanziaria: 48 mila miliardi di lire con un netto taglio alla spesa per le pensioni.
Il 14 ottobre i sindacati protestarono, con uno sciopero generale, contro la legge finanziaria ed i tagli alle pensioni: oltre 3 milioni di persone scesero in piazza contro il governo in tutta Italia. Il 4 novembre governo e sindacati non trovarono un accordo, anzi il Premier ruppe le trattative ed i sindacati decisero di riscendere ancora in piazza per protesta otto giorni dopo.
Il 1° dicembre governo e sindacati trovarono l'accordo: venivano eliminate le penalizzazioni per le pensioni d'anzianità e furono sbloccate le pensioni per i lavoratori con 35 anni di servizio dal giugno 1995. Cgil, Cisl e Uil, soddisfatti dell'esito della decisione del governo, decisero di revocare lo sciopero generale del giorno successivo.
Il 14 novembre arrivò la prima questione di fiducia: oggetto, l'articolo 30 della Finanziaria. E la Camera approvò.
I problemi erano solo all'inizio: il 22 novembre il Premier ricevette un avviso di garanzia dalla Procura di Milano con l'obbligo di comparire davanti ai giudici per alcune indagini sul suo gruppo aziendale mentre stava presiedendo la conferenza internazionale sulla criminalità organizzata a Napoli con il patrocinio dell'ONU. Il 26 ottobre il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, fece una dichiarazione shock: la Lega Nord sarebbe uscita dalla maggioranza parlamentare subito dopo l'approvazione della Finanziaria. Gli scricchiolii estivi stavano diventando scosse telluriche.
Il 19 dicembre la Lega Nord fece il celebre “ribaltone”: il Carroccio mosse una mozione di sfiducia al governo, insieme al PPI, abbandonando di fatto la maggioranza parlamentare.
Il giorno dopo si svolsero a Montecitorio le discussioni, ma le tre mozioni non vennero votate in quanto Berlusconi annunciò che sarebbe salito al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni da Presidente del Consiglio. Berlusconi chiese lo scioglimento delle Camere per nuove elezioni, ma il Capo dello Stato capì che in Parlamento c'era una maggioranza parlamentare e non c'era bisogno di andare ancora alle urne.
Il 22 dicembre Berlusconi sancì lo scioglimento del patto d'alleanza con la Lega Nord, in quanto Bossi aveva tradito le attese. Lo stesso leader leghista rimandò al mittente le accuse di tradimento, in quanto lo stesso governo aveva disattese le promesse sul federalismo, il cavallo di battaglia del Carroccio.
L'antivigilia del Natale 1994 è passata alla storia (politica) nazionale come il giorno che sancì la nascita del “patto delle sardine” tra lo stesso senatur, il segretario PDS d'Alema e quello del CCD Rocco Buttiglione, dove, seduti ad un tavolo e mangiando del pan carré con sardine in scatole, Coca cola e birra, i tre politici misero in piedi l'appoggio esterno della Lega al prossimo governo di natura tecnica.
Bossi fu un po' doppiogiochista con Berlusconi: prima della nascita del “Polo”, la Lega Nord chiese informazioni di coalizione a Segni e al suo “Patto”, ma il leader di Forza Italia pareva l'uomo giusto con cui perseguire il percorso federalista e quindi accettarono l'alleanza con lui. Salvo poi abbandonarlo dopo pochi mesi dallo stringimento dell'alleanza.
Il 13 gennaio 1995 Scalfaro diede l'incarico di formare un nuovo governo a Lamberto Dini, già direttore della Banca d'Italia e ministro con Berlusconi: il 17 gennaio fu varato il primo governo tecnico della Repubblica a tutti gli effetti che rimase in carica fino al 17 maggio 1996. Fu definito “tecnico” in quanto gli esponenti di quel governo erano lontani dall'essere politici o parlamentari. Il programma del governo si fondava su una manovra correttiva, la riforma del sistema pensionistico, la legge elettorale per le regioni e la riforma dell'informazione.
Le elezioni (anticipate) si tennero il 21 aprile 1996 e videro l'affermazione dell'”Ulivo” di Romano Prodi.

Berlusconi, o lo si odia o lo si ama. Conclusioni
Silvio Berlusconi, dopo la caduta del suo governo, continuò l'attività parlamentare, tornando Premier con le elezioni del 13 maggio 2001 sempre alla guida di Forza Italia e con una nuova coalizione di governo (la Casa della Libertà) sempre con la Lega Nord, con cui riallacciò i rapporti con le regionali del 2000, AN e con l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti e Democrazia Europea). Il “Berlusconi II” fu il governo più lungo della Repubblica con 1412 giorni (poi ne nacque un altro dopo un rimpasto, durato fino al termine della legislatura). Berlusconi divenne per la quarta volta Primo ministro (Berlusconi IV) dopo le elezioni del 2008, ma il mandato si concluse con le sue dimissioni dopo poco più di tre anni di governo, succedendogli (un'altra volta) un altro governo tecnico, presieduto da Mario Monti.
Forza Italia si sciolse il 27 marzo 2009, trasformandosi in Popolo delle Libertà. Il PDL, che univa Forza Italia e Alleanza Nazionale (che si sciolse il 22 marzo 2009) rimase in vita dal 29 marzo 2009 al 16 novembre 2013, quando tornò all'iniziale nome di Forza Italia, tutt'oggi ancora attivo.
Tornando alla nascita di Forza Italia e la caduta del primo governo Berlusconi, si può dire che l'ex Cavaliere e la sua creatura hanno avuto un effetto catalizzatore molto importante, creando una novità nel panorama politico nazionale.
Il successo di Forza Italia dipendeva da almeno cinque fattori: interessi diversi rispetto al passato (il partito guardava molto ai liberi professionisti, agli imprenditori, ai commercianti e agli artigiani); la nuova legge elettorale spazzò via il concetto di “centro”, polarizzando la sfida politica tra destra e sinistra; l'efficienza imprenditoriale di un nuovo partito; la sfiducia verso una classe politica vecchia e corrotta; Berlusconi deciso e disinteressato.
Berlusconi ebbe un merito (o demerito, in base ai punti di vista): focalizzare su se stesso l'agone della politica. Non a caso, a partire proprio dalla sua “discesa in campo”, l'elettorato italiano si è diviso in “berlusconiano” ed “anti-berlusconiano”: i pro- vedevano in Berlusconi l'uomo giusto al posto giusto nel momento giusto, capace con il suo fiuto imprenditoriale di essere garanzia di onestà e senza pensare ad un nuovo arricchimento con la politica, mentre i suoi detrattori videro la sua entrata in politica come una convenienza dello stesso Cavaliere per salvare le sue aziende dal fallimento e se stesso dal carcere, in quanto le sue aziende, oggetto di alcune perquisizioni tra il 1992 ed il 1993, avevano tanti debiti (oltre 7,100 miliardi di lire). Gli anti- inoltre dissero che Forza Italia era un “partito-azienda”, personalista e confezionato come fosse di plastica, senza ideologia e senza un progetto.
Un'altra accusa a Forza Italia fu il fatto di essere allora (ed è “migliorato” con il tempo) un “partito elettorale”, un partito che si concentrava e schierava la sua macchina operativa prima di una qualsiasi elezione, per poi “sparire” quando non c'era da strappare voti, in quanto sprovvisto di una propria struttura interna.
Le “paure” di Berlusconi furono i comunisti e la prese del potere della “sinistra” (“paure” che ancora oggi, nel 2016, nel fu Cavaliere sono ancora vive ogni volta che tiene un comizio).
Una delle cose che si contesta aspramente a Berlusconi è stata la sua iscrizione alla Loggia massonica segreta P2, l'organizzazione creata da Licio Gelli, scoperta nel 1981, che aveva un piano eversivo (detto di “rinascita democratica”) e composta da imprenditori, militari, politici e giornalisti per sovvertire l'ordine nazionale. Berlusconi fu presentato alla P2 dal giornalista Roberto Gervaso nel 1978 e la sua tessera d'iscrizione era la 1816 (codice E. 19.78, gruppo 17, fascicolo 0625). La P2 fu sciolta dal Parlamento con la legge 17 del 25 gennaio 1982 e la sua scoperta (del tutto casuale) fece cadere il governo allora presieduto dal democristiano Arnaldo Forlani, dando il là al primo governo non democristiano della storia repubblicana, quello del repubblicano Giovanni Spadolini. Nel 1990 la Corte d'Appello di Venezia dichiarò colpevole Berlusconi di aver giurato il falso in merito alla sua iscrizione alla P2 (essere membri di una loggia massonica non è un reato, ma lo è far parte di una di tipo segreto e reazionario). Visto il piano eversivo che aveva in mente l'organizzazione di Gelli, molti hanno criticato il fatto che un suo membro sia diventato Presidente del Consiglio.
Come stabilì la Commissione parlamentare d'inchiesta presieduta da Tina Anselmi, “la Loggia non è stata un’organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente. La posta in gioco per la P2 è stata il potere e il suo esercizio illegittimo e occulto con l’uso di ricatti, di rapine su larga scala, di attività eversive e di giganteschi imbrogli finanziari fino al ricorso alla eliminazione fisica.”
A Berlusconi, negli anni, è stato rinfacciato anche il ruolo che ebbe con la Banca Rasini, nata nel 1954 e sciolta nel 1992 con sede in piazza Mercanti, a ridosso del Duomo, accusata da Michele Sindona di avere legami con la mafia e centro di smistamento di riciclaggio di denaro sporco.
Tornando al primo governo Berlusconi, la sua esperienza è stata transitoria in quanto durò molto poco (è il 40° governo più lungo della storia repubblicana sui sessantatré totali, con 252 giorni) e non ha potuto fare molto. Nonostante il poco tempo, Forza Italia si è imposta come partito di riferimento del panorama della destra moderata nazionale, ancora oggi è impegnata nell'agone politico ed è legata ad un fil rouge con il suo fondatore, colui che è sceso in campo dalla sua poltrona di imprenditore di successo, annunciando il suo ingresso in politica con un messaggio audiovisivo e che aveva tanti bei progetti per far risorgere un Paese in crisi: Silvio Berlusconi.
La storia non si fa né con i “ma” e né con i “se”, però sarebbe interessate sapere cosa avrebbe fatto Berlusconi se non fosse sceso allora in politica e se il suo governo fosse durato oltre il “ribaltone” leghista. Ma la storia è una scienza esatta e non prevede “se” e “ma”.


Bibliografia consigliata
E. Poli, Forza Italia: strutture, leadership e radicamento territoriale, Il Mulino, Bologna, 2001;
M. Travaglio - E. Veltri, L'odore dei soldi, Editori Riuniti, Roma, 2001;
I. Montanelli – M. Cervi, L'Italia di Berlusconi. 1993-1995, Rizzoli, Milano, 1995;
B. Vespa, Nel segno del Cavaliere. Silvio Berlusconi, una storia italiana, Mondadori, Milano, 2001;
P. Ignazi, Partiti politici in Italia. Da Forza Italia al Partito democratico, Il Mulino Bologna, 2008;
M. Travaglio - G. Barbacetto - Peter Gomez, Mani pulite. La vera storia, Editori Riuniti, Roma, 2002;
I. Montanelli – M. Cervi, L'Italia degli anni di fango 1978-1993, Milano, Rizzoli, 1993;
A. Benedetti, Il linguaggio e la retorica della nuova politica italiana: Silvio Berlusconi e Forza Italia, Erga Edizioni, Genova, 2004.

Sitografia
http://storia.camera.it/cronologia/leg-repubblica-XII#nav
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Articoli pubblicati da Simone Balocco e Paola Maggiora


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