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I regimi totalitari Fascisti e Nazionalsocialisti in Italia e in Germania

di Francesco Cirillo

Le grandi potenze che erano uscite dalla I guerra mondiale, dovettero affrontare un grave problema costituito dal ritorno di centinaia di migliaia di reduci dal fronte che, a causa della grave crisi economica, non potevano essere ricollocati nel mondo del lavoro.
I soldati che si erano battuti per la loro patria rimasero molto delusi e amareggiati per quella che loro consideravano una mancanza di riconoscenza nei loro confronti.
Mentre la Francia e il Regno Unito erano alle prese con una grave crisi economica causata dalla perdita dei propri investimenti causati dal crollo dell'Impero zarista, persero il loro ruolo di potenze economiche mondiali, il ruolo di “capitale finanziaria” si trasferiva da Londra a New York.
Il Regno d'Italia e la Germania post-Imperiale dovettero affrontare nell'immediato dopoguerra gravi crisi sociali ed istituzionali.
Il Regno d'Italia, che nel conflitto perdette oltre 650.000 uomini, sedeva al tavolo della pace da paese vincitore; al contrario, la Germania, era uscita sconfitta e venne condannata come sola ed unica responsabile per lo scoppio della guerra.
Il trattato di Versailles obbligò la Germania a rifondere completamente tutti i danni di guerra, mentre all'Italia, nonostante le concessioni territoriali promesse negli accordi stipulati a Londra, vennero assegnate Trento, e il sud Tirolo, Trieste, Gorizia e l'Istria, negandogli la città di Fiume e la Dalmazia. Per gli Italiani, ciò venne visto come un tradimento e per le città italiane si iniziò a parlare di “Vittoria Mutilata” . Tra il 1919 e il 1922 l'Italia fu scossa da una serie di proteste.
Dal 1919 al 1920 un gruppo di soldati del Regio esercito del battaglione Arditi, comandati dal poeta nazionalista Gabriele D'Annunzio, occupò senza autorizzazione la città di Fiume aprendo una grave crisi Internazionale tra l'Italia e il Regno di Jugoslavia. L'avventura d'annunziana si concluse nel dicembre del 1920 con l'intervento dell'esercito italiano che costrinse con la forza il Vate ed i suoi legionari ad abbandonare la città.
Benito Mussolini, ex socialista e ex direttore dell'Avanti, fondò nel 1919 I Fasci Italiani di Combattimento formazione politica e paramilitare che raccoglieva principalmente ex-soldati , sindacalisti rivoluzionari e borghesi.
Per ristabilire l'ordine ed eliminare il “cancro” comunista, utilizzò le sue camicie nere assaltando le sedi dei partiti socialisti e comunisti, le camere del lavoro e aggredendo fisicamente militanti e membri di questi partiti e i sindacalisti.
Nel 1921, per legalizzare il suo movimento, trasforma I Fasci in partito, rinominandolo PNF Partito Nazionale Fascista.
Le elezioni che si svolgono lo stesso anno , nonostante i 35 deputati eletti nella lista Blocchi Nazionali , videro la sconfitta del PNF.
Dopo la sconfitta Mussolini prende una decisione che spiazza tutti. Dopo il congresso di Napoli del 1922, riunisce tutti i suoi gerarchi, tra cui figuravano Balbo e De Bono, militanti e squadristi, e decide di marciare su Roma per obbligare il Re, Vittorio Emanuele III, a nominarlo capo del governo.
Il 28 ottobre del 1922 parte la marcia e il re , timoroso che l'applicazione dello Stato d'assedio e l'uso del Regio Esercito contro i Fascisti causerebbe una sanguinosa guerra civile, il 30 ottobre 1922, due giorni dopo la marcia (28 ottobre) nomina Benito Mussolini capo del governo, consegnando de facto il paese a ventuno anni di Regime Fascista.
Dopo l'ascesa al potere del Partito Fascista, Mussolini cercò di fascistizzare le istituzioni democratiche introducendo diverse istituzioni legalizzate grazie all'emanazione delle leggi fascistissime del 1925, come l'OVRA ( Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell'Antifascismo), la sua personale polizia segreta, la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN), che raccoglieva le squadre d'assalto fasciste in seguito inglobate nei reparti del Regio Esercito Italiano, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato e il Gran Consiglio del fascismo.
Nonostante l'eliminazione dei suoi oppositori, come il deputato socialista Matteotti nel 1924, la sola presenza della monarchia sabauda e della chiesa non riuscì a controllare totalmente l'apparato statale visto che le forze armate erano fedeli al Re.
Nonostante la presenza delle organizzazioni giovanili del regime ( Balilla e Gruppi Universitari Fascisti ), era attiva l'organizzazione cattolica de “Azione Cattolica” che, dopo i Patti Lateranensi firmati tra il governo Fascista e la Chiesa nel 1929 , conservò la sua autonomia.
In conclusione il Regime Fascista venne definito “TOTALITARISMO INCOMPIUTO”.
Mentre il Fascismo saliva al potere in Italia, la Germania stava tentando di formare una democrazia liberale dopo le rivolte del biennio 1918-1920 represse dai Freikorps, milizie paramilitari che vennero usate dal governo tedesco del Cancelliere Ebert, nominato cancelliere dopo l'abdicazione dell'Imperatore Guglielmo II, per reprimere le sommosse fomentate dalla Lega Spartachista.
In seguito i Freikorps vennero usati per arruolare soldati per inglobarli nella Reichswehr (Difesa del Reich), violando di fatto il trattato di Versailles che imponeva il limite massimo di 100.000 effettivi.
La giovane democrazia “Teutonica” visse fino al 1923 periodi di instabilità politica. In quell'anno, il giovane leader di un piccolo partito di estrema destra cercò di conquistare il potere con un colpo di stato: il partito si chiamava Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi ed il leader si chiamava Adolf Hitler ex caporale dell'Esercito tedesco durante la prima guerra mondiale.
Il partito Nazista poteva annoverare tra i suoi sostenitori alcuni vertici militari dell'ex esercito Imperiale tedesco, tra i quali spiccava la figurava del generale Ludendorff.
A causa della pessima organizzazione, il putsch di Monaco del 1923 venne sventato dalle truppe della Reichswehr e Hitler fu messo agli arresti.
Dopo nove mesi di carcere venne rimesso in libertà per buona condotta. Hitler si impegnò totalmente nella riorganizzazione del partito dandogli una struttura incentrata sulla sua figura di leader.
Per limitare il potere delle SA (Sturmabteilung Battaglione d'assalto ), creò all'interno delle stesse Camicie Brune, un reparto speciale d'elitè che raccoglieva solamente i fedelissimi di Hitler e le chiamò SS (Schultzstaffeln Squadre di Protezione), preposte alla difesa personale di Hitler. Egli affidò le SS ad Heinrich Himmler, che le fece diventare un “vero e proprio esercito“. Dopo la salita al potere del Nazismo, esse divennero la macchina di controllo del Regime sulla società Tedesca.
Nel 1932, quando il NSDAP stava perdendo voti nonostante il consenso nelle precedenti elezioni del 1928, arrivò la svolta per salire al potere.
La Germania, a causa della crisi del 1929, versava in condizioni economiche disastrose e i tedeschi erano stanchi e delusi dai vecchi partiti poiché erano legati alla vecchia classe politica.
Il Presidente del Reich Paul von Hindenburg, tentò di evitare l'ascesa al potere dei nazisti nominando diversi cancellieri che risultarono però troppo deboli e privi del necessario supporto per svolgere al meglio il loro compito.
Anche se Hitler venne sconfitto alle elezioni presidenziali del 1932, dove perse contro lo stesso Hindenburg, ottenne un largo successo alle elezioni per il rinnovo del Reichstag nello stesso anno.
Il 30 gennaio 1933, Hindenburg, che definiva Hitler strambo e che secondo il suo parere non sarebbe mai potuto diventare cancelliere ma al massimo ministro delle Poste, nominò Hitler Cancelliere del Reich.
Dal 1933 al 1934 il governo Nazionalsocialista di Hitler con i decreti seguiti all'Incendio del Reichstag del 28 febbraio 1933, e con il decreto dei Pieni Poteri del 24 marzo 1933, con cui accentrava tutti i poteri dello Stato nelle sue mani, abrogava de facto le istituzioni democratiche della Repubblica di Weimar, togliendo la funzione legislativa al Reichstag.
Nello stesso tempo Hitler strinse importanti accordi con i grandi Industriali tedeschi, come i Krupp, fondamentali per il riarmo militare della Germania, ed eliminò tutti i suoi oppositori come i comunisti ed i socialisti del SPD.
Ma il Potere del regime Hitleriano era “totale” solamente sulla carta. Egli sapeva che per avere il controllo totale della nazione doveva avere il sostegno dell'Esercito tedesco, l'unica istituzione che lo poteva ostacolare.
Rohm, che criticava Hitler poiché, secondo lui, si era allontanato dall'obiettivo socialista del Partito, aveva chiesto al Führer di poter inglobare la Reichswehr nelle sue SA, che contavano 3.000.000 di effettivi, ma per Hitler questa decisione avrebbe causato il crollo del suo governo per mano dei generali tedeschi che non avrebbero mai accettato questa decisione.
Così, nel 1934 Hitler decise di sbarazzarsi delle SA e di Rohm per garantirsi l'appoggio delle forze armate: ordinò alle sue SS, ed al suo Comandante Himmler, di arrestare e di giustiziare tutti i capi delle SA e i membri del partito appartenenti alla "corrente socialista".
In poco meno di un anno il Partito nazista attua il programma di Hitler trasformando la Germania in uno stato Totalitario e inizia la sua politica di riarmo.
Documento inserito il: 04/04/2016
  • TAG: nazismo, fascismo, hitler, mussolini

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