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La flottiglia russa del Danubio (parte 1)

di R. Greger e B. Lemanchko

Già durante le prime guerre russo-turche del 1768/1774, del 1787/1791, del 1806/1812 e del 1828/1829, navi russe, per la maggior parte a remi, avevano operato sul Danubio contro i Turchi, fornendo un'importante appoggio all'Armata terrestre. mai però la loro partecipazione fu così importante come nella guerra del 1877/1878, che, nel 1875/1876 ebbe i suoi prodromi nella ribellione delle popolazioni cristiane della Bosnia-Erzegovina e della Bulgaria contro la dominazione turca.
Lo zar Alessandro II approfittò dell'occasione per liberare dai Turchi le popolazioni slave amiche, non soltanto per fare accettare nei Balcani le sue mire di potenza politica, ma anche per portare sotto la propria influenza gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. La diplomazia russa, alla fine, riuscì a mettere la Turchia in una tale posizione che la guerra divenne inevitabile; guerra che la Russia dichiarò il 24 aprile 1877.
La via al cuore dell'Impero ottomano, Costantinopoli, non passava attraverso i comuni confini del Caucaso, bensì attraverso il Mar Nero e la penisola balcanica. Ma poiché la flotta russa del Mar Nero, dopo la sconfitta subita nella guerra di Crimea del 1854/1855, era composta solo da poche unità, mentre la potente flotta corazzata turca dominava il mare, un eventuale sbarco sulle coste turche era assolutamente impensabile. Rimaneva così, quale unica possibilità, soltanto la via attraverso i Balcani. Qui però l'Armata russa dovette occupare e attraversare la Romania, all'inizio ancora neutrale, per poter raggiungere il confine turco e, contemporaneamente, le linee di difesa poste sulla sponda meridionale del Danubio.
La lunghezza della sponda turca del Danubio era di oltre 830 Km segnati da alcune importanti opere fortificate (Vidin, Nikopol, Ruscuk, Tutraka e Silistria) integrate da una poderosa flotta fluviale, divisa, lungo tutto il confine, in diversi gruppi operativi che dovevano impedire qualsiasi tentativo di passaggio.
All'inizio della guerra, nelle varie basi si trovavano le seguenti unità turche: a Sulina i monitori HIZBER e SELFI; a Tulcea le corvette corazzate LUFTI DJELIL e HIVZIL RAHMAN, e il monitore SEMENDRIA; a Macin le cannoniere a ruote KILIDJI ALI e ARKADION; a Hirsova il monitore FETHUL ISLAM, la cannoniera a ruote HAIREDIA e la cannoniera AKKA; a Silistria la piccola cannoniera a ruote ISLAHAT; a Ruscuk i monitori SKODRA e VENGRDELEN, le cannoniere VARNA e SEVKETNUMA e le piccole cannoniere ILDIRIM e SIMSEK; a Vidim il monitore PODGORICA, la cannoniera a ruote NUSRETIE e la cannoniera SULINA.
Inoltre erano a disposizione del Comandante della Flotta Turca del Danubio, nove navi da trasporto e 17 rimorchiatori. Con queste navi, che disponevano in totale di 77 bocche da fuoco di un calibro fino a 240 mm, i Turchi erano più che superiori alla piccola flotta russa. Tuttavia, la tattica adottata dai Russi portò ad una sorprendente ma chiara vittoria.
Anche se essi potevano contare sulle navi da guerra rumene del Danubio (due navi a ruota - ROMANIA e STEFAN CEL MARE - la piccola motocannoniera FULGURUL e la barca a motore RANDUNICA), non allineavano alcuna unità di potenza eguale a quella delle navi turche. Pertanto, utilizzando la loro netta superiorità in fatto di guerra di mine, optarono per un'attività, per quei tempi, completamente rivoluzionaria e, per gli impreparati Turchi, assolutamente sorprendente.
Secondo il piano già elaborato nell'autunno 1876, il Danubio doveva essere suddiviso da sbarramenti di mine, in modo da disperdere la Flotta turca i cui gruppi dovevano essere attaccati da nuove armi (torpedini da rimorchio e ad asta) che venivano trasportate da piccole barche. Inoltre, dovevano essere costituiti gruppi di nuotatori d'assalto.
Ogni tentativo di sfondamento attraverso le ostruzioni minate doveva essere impedito grazie ad un pesante fuoco di sbarramento delle batterie costiere. Con questo, erano state poste le premesse per l'attraversamento del Danubio da parte dell'Armata. Dopo questo passaggio, la flottiglia russa doveva occuparsi della sorveglianza dei ponti e dei trasporti tra la riva rumena e quella bulgara.
Per studiare i presupposti all'attuazione del piano, già diversi mesi prima della dichiarazione di guerra, alcuni ufficiali della Marina furono inviati sul Danubio. Nel novembre 1876, si cominciò pure il dislocamento delle unità navali nelle immediate zone della futura guerra. Vennero così mandati a Kisinev (Moldavia) due distaccamenti di guardiamarina della Flotta del Baltico - 18 ufficiali e 366 uomini - e uno della Flotta del Mar Nero, 8 ufficiali e 200 uomini. Per le vastissime operazioni di minamento, vennero inoltre inviati 5 ufficiali e 100 uomini del battaglione Guardie-Zappatori. Per ferrovia, vennero trasportate 450 mine galvaniche e le relative unità navali: si trattava di 14 barche a vapore, 4 piccoli vapori a ruote equipaggiati come unità da sbarco e 17 grandi barche a remi. Queste costituivano il fulcro della flotta e vennero rafforzate con 8 cutter a vapore e, i giorni 8 e 16 giugno 1877, dal restante distaccamento di Guardie di Pietroburgo, 56 ufficiali e 1.356 marinai.
A Kisinev, dodici cutter di legno vennero equipaggiati con torpedini ad asta: ciascuno ne recava due a prora e altrettante a poppa. Durante le operazioni belliche, si stabilì che il loro apparato motore da 5 HP, per la situazione sul Danubio, era troppo debole, in quanto si trattava di normali cutter lunghi 9 m che, controcorrente, raggiungevano appena 1-2 nodi. Due soli cutter costruiti in acciaio (MINA e SUTKA), che avevano motori da 8-10 HP potevano raggiungere in acque calme i 12-16 nodi.
Pertanto, essi non vennero muniti con torpedini ad asta, ma bensì con una stanga sulla prua per ordigni a strascico. Queste torpedini erano la principale arma d'offesa dei cutter e, soltanto verso la fine della guerra, vennero sostituite con torpedini da 380 mm. A Baila, ancora prima della guerra, vennero acquistati due rimorchiatori fluviali che vennero adattati a posamine e ribattezzati VZRYV e ZAGRAZDENIE. Anche altri quattro cutter, che vennero costruiti a Kisinev, vennero destinati ala medesima incombenza. In ultimo, servirono da posamine quasi tutti i cutter giunti successivamente.
Subito dopo l'inizio della guerra, il 24 aprile 1877, si cominciò per il trasporto dei cutter di legno al loro luogo d'operazione. Quattro cutter ed entrambi i posamine, VZRYV e ZAGRAZDENIE, vennero dislocati nel Basso Danubio tra Reni e Braila. Inoltre, anche navi rumene, che ricevettero nomi russi, vennero adibite a questo scopo. I restanti dieci cutter dovettero operare sul medio Danubio e specialmente nel punto di passaggio scelto tra Ziminicea e Svisco giovandosi, come base di appoggio di Parapan.
Le operazioni vere e proprie ebbero inizio il 29 aprile quando, senza perdita alcuna, venne deposta la prima barriera di mine nei pressi di Reni. Il 9 maggio, il Danubio venne attraversato, a sud di Braila, da un altro sbarramento in modo da proteggere Braila contro l'attacco delle navi corazzate turche. Già un giorno prima, in questo medesimo luogo, erano state installate le prime batterie costiere da 153 mm che riportarono grandi successi contro il nemico. In totale, nove furono le batterie installate. Per evitare la posa di altri sbarramenti minati, l'11 maggio uscì tutto il gruppo di navi turche di stanza a Macine: una corvetta corazzata, due monitori, una cannoniera a ruote. Due batterie costiere russe aprirono il fuoco contro la maggiore unità turca, la corvetta corazzata LUFTI DJELIL di 2.500 ton. e armata con II-229 mm, II-180 mm e I-120 mm, che venne subito colpita e fatta saltare in aria. Dopo la perdita della loro più grande unità, i Turchi si ritirarono nella loro base. Quattro giorni dopo (15 maggio) la loro azione impedì la posa di un altro sbarramento minato sopra Braila. Poiché i Turchi rimasero completamente passivi a Macine, durante le successive operazioni del 16 e del 19 maggio, i Russi divisarono di attaccarli addirittura nella loro base.
Nella notte tra il 25 e il 26 maggio, uscirono da Braila i cutter siluranti CAREVIC, KSENIJA, CAREVNA e DZIGIT che, alle 02.30 h videro a Macine tre navi turche e si gettarono subito all'attacco della maggiore, il monitore SELFI da 652 ton. e armato con II-120 mm. Inizialmente , il cutter CAREVIC (tenente Dubasov) colpì il monitore sul ponte, tuttavia furono i colpi del cutter KSENIJA (tenente Sestakov) che si rivelarono fatali all'unità turca colpita dalle torpedini di prua dell'unità russa sulla dritta, presso la torretta dei cannoni. Quando, pochi giorni dopo, i cutter russi si recarono nuovamente sul luogo della battaglia per impadronirsi della bandiera del monitore affondato, le navi turche erano sparite. I Turchi si erano ritirati verso Ruscuk e, dopo queste perdite, la flotta turca non tentò mai più di disturbare la posa delle mine e l'attraversamento del Danubio da parte dei Russi. Se occasionalmente avveniva che monitori turchi incontrassero dei cutter russi, le unità turche si ritiravano piuttosto velocemente. Tutto ciò facilitò ai russi l'esecuzione dei loro piani per il passaggio del Danubio presso Braila e, in più larga misura, presso Ziminicea.

Nell'immagine, i russi attraversano il Danubio presso Zimnicea nel giugno 1877.


Articolo tratto dal n° 72 del novembre 1970 della rivista Interconair Aviazione e Marina
Documento inserito il: 18/03/2017
  • TAG: guerra russo-turca, flottiglia danubio, flotta fluviale

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