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I sommergibili sovietici (parte 3)

di Ermanno Martino

OPERAZIONI BELLICHE E CONCLUSIONI
I sommergibili sovietici, nel periodo 1939/1945, malgrado il buon addestramento degli equipaggi, rimasero troppo ancorati al sistema di difesa costiero, per il quale erano stati concepiti e costruiti. Essi, infatti, non si gettarono come gli U-Boot tedeschi o i sommergibili americani alla ricerca del traffico mercantile avversario, ma preferirono attenderlo, quasi passivamente, in determinati passaggi obbligati
. Tuttavia, ciò non vuole suonare ad accusa per i loro stati maggiori e i loro equipaggi, ma solamente fornire una constatazione oggettiva. E ciò, specie in considerazione, come d'altronde abbiamo già sottolineato nella parte dedicata alle costruzioni, che le caratteristiche dei battelli, rispetto ai teatri operativi in cui vennero impiegati, non erano certamente delle migliori.
Durante il secondo conflitto mondiale, i sommergibili sovietici operarono in quei mari che bagnano l'Unione Sovietica: Baltico, Mar Nero, Artico, Pacifico.
Nel Baltico, la forza subacquea sovietica poteva allineare, allo scoppio delle ostilità, 34 sommergibili pronti all'impiego e un'altra aliquota di battelli che, dopo una serie di lavori, potevano diventarlo. La base principale era Libau che però, il 25 giugno 1941, dovette essere evacuata sotto la spinta delle forze di invasione germaniche. I sommergibili, almeno quelli in condizione di navigare, ripiegarono su Riga; poi, una volta che anche questa base fu minacciata, si diressero verso Reval.
La II Flottiglia del Baltico - quella di base a Libau era la I - era di stanza ad Hango e Reval e anch'essa, specie nei primi tempi di guerra, subì parecchie traversie. I battelli di Hango, infatti, sotto la spinta delle conquiste tedesche, dovettero a loro volta ritirarsi a Reval che, a sua volta, nell'agosto 1941 dovette essere evacuata. Così, la flotta subacquea sovietica si rintanò nella parte più interna del Golfo di Finlandia usufruendo di Leningrado e Kronstadt come punti di appoggio. I sommergibili sovietici, che verso la fine del 1941 potevano contare su circa 30 unità, non avventurandosi troppo oltre le acque costiere, cioé dove appunto si svolgeva il traffico marittimo avversario, non colsero alcun significativo successo.
Anche nei primi mesi del 1942, l'iniziativa rimase ai Tedeschi che, mercé la posa di estesi campi minati, riuscirono a imbottigliare i battelli russi, specie considerato anche che lo spostamento dei battelli dai cantieri di Leningrado a Kronstadt era già di per sé un'impresa.
Una volta giunti in mare aperto, ovvero dopo aver superato tutta una serie di sbarramenti minati e di pattuglie A.S. esplicate anche dalla Marina finlandese, i battelli russi ottennero però dei risultati molto modesti, sebbene, almeno nella fase iniziale, focalizzassero tutti i loro attacchi contro il traffico costiero isolato.
L'anno successivo (1943) i battelli russi, considerate le difese e le ostruzioni tedesche aumentate, non riuscirono più a giungere al mare aperto, almeno in numero apprezzabile e sufficiente a impensierire l'avversario.
I primi mesi del 1944 trascorsero in una condizione pressoché uguale poi, a seguito dell'uscita dal conflitto della Finlandia, i battelli sovietici vennero inviati presso le coste di quella nazione. Tuttavia, malgrado la poca scorta di cui poteva giovarsi il traffico tedesco, anche questa volta i risultati furono piuttosto modesti, anche perché, la desuetudine degli equipaggi sovietici all'azione diretta, non poteva essere superata in poco tempo.
Fu il 1945 che portò ai maggiori successi: l'affondamento dei piroscafi tedeschi GUSTLOFF, STEUBEN e GOYA, anche se tutti i successi sovietici nel settore possono limitarsi a questa azione. Inoltre, i pesanti sbarramenti di mine acustiche e magnetiche posati dai Tedesche, costrinsero i Sovietici a un'attività piuttosto ridotta, strettamente connessa all'uso di zone di sicurezza che non dovevano essere superate, per no mettere a repentaglio la vita stessa dei battelli.
L'impiego in Mar Nero, invece, si rivelò più agevole specie perché si trattava di attaccare il traffico costiero bulgaro-rumeno. Anche in questo settore, tuttavia, i criteri d'impiego non erano certamente molto dinamici, in quanto i battelli si limitavano a posarsi sul fondo, in attesa che qualche preda passasse nei loro paraggi. Inoltre, e questo fu un grave handicap, essi dovevano segnalare la loro posizione al Comando della Flotta; i Tedeschi avevano così agio di rilevarli e di dirottare il traffico.
La caduta di Nikolajev, base principale dei sommergibili del Mar Nero, non aiutò certamente le loro possibilità di impiego, anche perché, il porto di Sebastopoli si trovò presto stretto dalla morsa dell'assedio tedesco. I sommergibili, allora, vennero ritirati a Novorossisk (i minori) e a Poti e Batum (i maggiori); porti tutti non attrezzati per fungere da basi d'appoggio per le flottiglie subacquee.
Nel 1942, e precisamente nei mesi di giugno e luglio, divenne imperativo adibire i sommergibili a missioni di rifornimento in favore dell'assediata Sebastopoli, col risultato che le già scarse possibilità sovietiche nel settore vennero ulteriormente ad assottigliarsi.
Al termine di questo periodo, anche in considerazione delle alte perdite subite dai battelli sovietici, essi furono impiegati nel settore nord-occidentale del Mar Nero (i minori) e tra Romania e la Crimea (quelli maggiori).
Nel 1943, quasi in concomitanza con l'adozione di una tattica maggiormente aggressiva, si ebbero i primi successi; particolarmente importante, a questo proposito, l'affondamento della maggior nave da trasporto rumena, la SUCEAVA, che venne affondata dell'S 33.
Contro il traffico tedesco, invece, i successi non furono particolarmente spettacolari, specie in considerazione della buona scorta di cui esso usufruiva e del limitato bersaglio che offrivano le navi, per lo più motozattere a fondo piatto e di limitato pescaggio. All'inizio del 1944, dopo che la difesa tedesca aveva fondato cinque battelli, i Sovietici, giovandosi della ricognizione aerea basata ad Odessa e Skadovsk, si gettarono all'attacco con la massima decisione. Tuttavia, malgrado le prime ottimistiche stime, i successi non furono eccezionali: appena sette navi colpite. Verso la metà dello stesso anno, i sommergibili sovietici ripresero i loro attacchi al traffico tedesco, ma anche questa volta i colpi a bersaglio non furono né importanti, né numerosi. Tra la fine di agosto e i primi di settembre del 1944, con l'occupazione delle coste rumene e bulgare ebbe termine l'azione dei battelli sovietici in Mar Nero.
Nell'Artico, malgrado i primi tempi delle ostilità presentassero qualche difficoltà, i successi furono proporzionalmente maggiori che negli altri teatri operativi. Dopo essere stata notevolmente rinforzata nell'autunno 1941, la Flotta dell'Artico passò decisamente all'offensiva. Questa tattica nettamente aggressiva era stata suggerita dal fatto che i comandanti sovietici, avevano scoperto che i cacciasommergibili tedeschi erano piuttosto carenti dal punto di vista dell'artiglieria, ragion per cui i battelli, dopo aver subito in immersione la reazione di queste navi, riemergevano e le attaccavano con l'artiglieria di bordo.
Un fattore negativo, specie sotto l'aspetto d'una esatta stima dei colpi andati a segno, era che i sommergibili sovietici navigavano molto vicino alle rocciose coste norvegesi col risultato che i siluri che non colpivano il bersaglio designato scoppiavano contro di esse. Pertanto, un'esatta stima dei colpi andati a segno, era invero piuttosto problematica.
L'adozione dell'acciarino magnetico per i siluri, iniziata nel 1943, migliorò leggermente la situazione, anche perché i comandanti sovietici, dopo un periodo di prova, si impadronirono bene del sistema di lancio con questo tipo di siluro.
Tuttavia, malgrado le prime ottimistiche stime, gli attacchi portati dai sommergibili sovietici contro il traffico tedesco nelle acque dell'Artico non furono mai eccezionali. E questo apparve in modo chiaro ed inequivocabile nell'ottobre 1944, quando la Flotta sovietica dell'Artico attaccò decisamente il traffico tedesco di evacuazione da Petsamo e Kirkenes. Gli affondamenti, infatti, furono soltanto due: un cacciasommergibili affondato dall'S 104 e un piroscafo affondato dal V 4.
Questo fu l'ultimo impiego a carattere offensivo dei sommergibili sovietici nell'Artico. Infatti, nel 1945, essi vennero impiegati come hunter-killer, ma questo impiego non diede risultati degli di nota.


Articolo tratto dal n° 69 del mese di luglio 1970 della rivista Interconair Aviazione e Marina.
Documento inserito il: 27/02/2017
  • TAG: marina sovietica, sommergibili sovietici, seconda guerra mondiale, flotta sovietica

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