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Srebrenica [ di Michele Strazza ]

Il Tribunale Penale Internazionale dell’Aia ha recentemente condannato all’ergastolo Ratko Mladic, ex generale dell’esercito serbo-bosniaco, per la strage di Srebrenica, dove furono trucidati 8.000 musulmani. Una sentenza intervenuta ad oltre 22 anni da quei fatti.
il Tribunale Internazionale per i Crimini commessi nel territorio della Ex Iugoslava (International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia) venne istituito il 25 maggio 1993 con la risoluzione n. 827 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Esso aveva il compito di perseguire i crimini commessi nell’ex Iugoslavia a partire dal 1991. In particolare si doveva occupare dei seguenti reati: gravi infrazioni alle Convenzioni di Ginevra del 1949, crimini contro l’umanità, genocidio, violazioni delle consuetudini e delle leggi di guerra.
Quando, ad aprile del 1992, le truppe serbe penetrarono in Bosnia-Erzegovina per appoggiare i serbo-bosniaci locali nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo a quel Paese che il mese precedente aveva avuto l’ardire, con un referendum popolare, di dichiarare l’indipendenza dalla federazione iugoslava.
Alla consultazione elettorale aveva preso parte la comunità musulmana e croata, mentre quella serbo-bosniaca l’aveva boicottata proclamando la costituzione della “Repubblica Srpska” con capitale Pale.
Pur avendo avuto il riconoscimento internazionale dell’Onu e dell’Unione Europea, la Bosnia venne travolta dall’esercito federale e dalle truppe paramilitari serbo-bosniache. Tutta la popolazione, sia quella musulmana che quella cattolica e ortodossa, venne sottoposta alla violenza dei soldati serbi ma anche dei gruppi paramilitari come le “Aquile bianche” di Voislav Seselj e le “Tigri” di Arkan.
Tra il 1993 e il 1994 il conflitto subì un allargamento con lo scontro tra i musulmani bosniaci e i croati che avevano, a loro volta, costituito una entità territoriale nuova e indipendente, la “Herceg-Bosna”.
La guerra venne portata avanti, specialmente da parte dei serbo-bosniaci, all’insegna della “pulizia etnica”, trasformandosi in un vero e proprio genocidio con oltre 100.000 morti e 2 milioni di profughi. Secondo Amnesty International questi dati andrebbero rivisti in senso peggiorativo. I morti sarebbero stati 250.000, più dell’80% dei quali civili, mentre altre 14.000 persone sarebbero ancora “disperse”.
Nel conflitto si colloca l’episodio di Srebrenica. Nella cittadina della Bosnia orientale, tra luglio ed agosto del 1995, i serbi massacrarono 8.000 musulmani. Nelle stragi ci fu una responsabilità grave del contingente ONU formato da militari olandesi. Questi, infatti, dopo aver disarmato la popolazione, promettendo protezione, non si opposero alla furia cetnica, consentendo la cattura dei musulmani e cedendo le armi agli occupanti.
L’unico ad alzare la voce verso tale vergognoso comportamento fu l’ex ministro polacco Tadeusz Mazowiecki, portavoce speciale della Commissione ONU per i diritti dell’uomo, che, alla fine di luglio, rassegnò le proprie dimissioni denunciando i silenzi colpevoli e le responsabilità delle Nazioni Unite e dell’intera comunità internazionale.
Solo nel 2004 la Corte d’Appello del Tribunale dell’Aja, con la c.d. “Sentenza Krstíc” dal nome del comandante delle truppe serbe, riconobbe che l’uccisione di migliaia di musulmani bosniaci era avvenuta per cancellare la presenza futura bosniaca in quella città, con un chiaro intento di pulizia etnica.
Nessun riconoscimento è, invece, venuto dalla Giustizia internazionale per le responsabilità del contingente ONU a Srebrenica, i cui ufficiali e soldati non sono mai stati perseguiti. Il 28 gennaio 2010 si è svolta l’udienza avanti la corte d’appello dell’Aia della causa civile intentata da 6.000 parenti delle vittime contro i Paesi Bassi e le Nazioni Unite. La richiesta di risarcimento avanzata per mancata protezione nelle stragi era stata respinta in prima istanza nel luglio del 2008 dalla corte distrettuale dell’Aia che aveva dichiarato di non avere alcuna giurisdizione sul personale ONU, escludendo, altresì, qualunque responsabilità del governo olandese. In sede d’appello le istanze dei ricorrenti sono state ugualmente rigettate.
Recentemente, però, una sentenza di una Corte d’Appello di Amsterdam ha ribaltato questa impostazione giuridica, riconoscendo un risarcimento per le famiglie di tre vittime delle stragi di Srebrenica. Il 5 luglio 2011 tale corte ha, infatti, ammesso la responsabilità del contingente olandese perché già prima “era stato testimone di svariati incidenti in cui i serbi avevano maltrattato o ucciso profughi maschi all’esterno degli acquartieramenti”. Per tale motivo i soldati olandesi sapevano “che quegli uomini sarebbero stati in grande pericolo se avessero lasciati gli stessi acquartieramenti”.
Nel Memoriale e cimitero di Potocari, alle porte di Srebrenica, oggi sono sepolti i resti di 6.575 vittime esumate dalle fosse comuni ma ancora molte ossa sono disperse nei boschi e nelle fosse comuni della Bosnia orientale. Quei morti attendono ancora giustizia.


The International Criminal Tribunal for the Hague recently condemned former Bosnian Serb army general Ratko Mladic, for the Srebrenica massacre, where 8,000 Muslims were murdered. A ruling passed over 22 years from those facts.
The International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia (ICTY) was established on May 25, 1993 by resolution no. 827 of the UN Security Council. It had the task of prosecuting crimes committed in former Yugoslavia since 1991. In particular, the following crimes had to be committed: serious violations of the Geneva Conventions of 1949, crimes against humanity, genocide, violations of customs and laws of war.
When, in April 1992, Serbian troops entered Bosnia-Herzegovina to support local Bosnian Serbs, no one could imagine what would happen to the country that last month had the courage to declare, with a popular referendum, independence from the Yugoslav federation.
The Muslim and Croat communities took part in the electoral consultation, while the Serb-Bosnian party boycotted it by proclaiming the constitution of the "Republika Srpska" with Pale capital.
Although it had the international recognition of the UN and the European Union, Bosnia was overwhelmed by the federal army and the Bosnian Serb paramilitary troops. All the population, both Muslim and Catholic, was subjected to the violence of Serbian soldiers, but also paramilitary groups like Voislav Seselj's "White Eagles" and Arkan's "Tigers".
Between 1993 and 1994, the conflict collapsed with the clash between Bosnian Muslims and Croats who, in turn, constituted a new and independent territorial entity, "Herceg-Bosna".
The war was carried forward, especially by Serb-Bosnian, in the name of "ethnic cleansing", turning into a genocide with over 100,000 dead and 2 million refugees. According to Amnesty International these data should be revised in a worse sense. The dead would be 250,000, more than 80% civilians, while another 14,000 would still be "disbanded".
In the conflict is the episode of Srebrenica. In the eastern Bosnian town, between July and August 1995, Serbs massacred 8,000 Muslims. In the massacre there was a serious responsibility of the UN contingent formed by Dutch military. In fact, after disarming the population, promising protection, they did not oppose Chetnik's fury, allowing the capture of Muslims and surrendering arms to occupants.
The only one to raise his voice to this shameful behavior was former Polish Minister Tadeusz Mazowiecki, UN Special Rapporteur for Human Rights, who resigned at the end of July, denouncing silent guilty and responsible the United Nations and the entire international community.
Only in 2004 the Court of Appeal of the Hague Tribunal, with the c.d. "Krstíc's sentence" by the name of the Serbian trooper commander recognized that the killing of thousands of Bosnian Muslims had been canceled to eradicate the Bosnian presence in that city with a clear intent of ethnic cleansing.
However, no recognition has come from International Justice for the responsibilities of the UN contingent in Srebrenica, whose officers and soldiers have never been persecuted. On January 28, 2010, the court hearing of the Hague on civil lawsuit filed by 6,000 relatives of the victims against the Netherlands and the United Nations was held. The request for advanced compensation for non-custodial was first rejected in July 2008 by the district court of Hague, which stated that it had no jurisdiction over UN staff, and also ruled out any responsibility of the Dutch Government. At the appeal, the applicants' claims were equally dismissed.
Recently, however, a ruling by an Amsterdam Court of Appeal overturned this legal approach by recognizing compensation for the families of three victims of Srebrenica massacre. On July 5, 2011, that court admitted the responsibility of the Dutch contingent because it had already "witnessed several incidents in which Serbs had abused or killed male refugees outside the equinox." For this reason, Dutch soldiers knew "that those men would be in great danger if they had left the same riders." In the memorial and cemetery of Potocari, at the doors of Srebrenica, the remains of 6,575 victims exiled from the common pits are buried today, but still many bones are scattered in the woods and common pits of eastern Bosnia. Those dead still await justice.
Documento inserito il: 23/11/2017
  • TAG: ex jugoslavia, serbia, bosnia erzegovina, tribunale aia, crimini guerra

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