Cookie Consent by Free Privacy Policy website Tutto storia, storia contemporanea: Ma cos’è questo 'Popolo'? Tra Greci, Romani e … Inglesi
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Ma cos’è questo 'Popolo'? Tra Greci, Romani e … Inglesi [ di Enzo Sardellaro ]

Il problema dei rapporti conflittuali tra plebe e aristocrazia non è soltanto una questione terminologica ed etimologica, ma esso implica una disamina degli aspetti storici ed interpretavi, che indubbiamente sono molto complessi e da sempre hanno coinvolto gli studiosi in approfondite discussioni. Dal punto di vista strettamente etimologico, possiamo dire che il termine latino “plebs”, che, secondo alcuni eminenti studiosi deriva dalla radice indoeuropea del Greco “πλεθος” [=plethos], dalla radice indoeuropea “ple-dh” (1), non indica, come in Greco, la folla, la “massa informe” , ma ha un significato giuridico molto preciso, specialmente se esso è riferito ai Romani. Infatti, presso i Romani la “plebs” costituiva un vero e proprio “ordo”, un termine che potremmo tradurre come “classe sociale”, o, con riferimento al nostro mondo contemporaneo, come “partito”. Sostanzialmente, ed in senso molto lato, potremmo dire che “plebs” potrebbe corrispondere al moderno Partito Democratico, mentre l’aristocrazia potrebbe essere assimilata ai moderni Conservatori.

Nel mondo Romano, la lotta fra la “plebs” e l’Aristocrazia è un fatto noto e non credo che esso abbia bisogno di ulteriori specificazioni. Come diceva Capitone, “Plebes autem ea dicatur in qua gentes patriciae non insunt” [Sono chiamati plebei coloro che non appartengono all’Aristocrazia” (2). Osserviamo anche che presso i Greci il termine “plebs” [ δῆμος = “demos”], non aveva una connotazione giuridica così precisa e puntuale come presso i Romani, ma esso si confondeva con il “populus” in generale, ovvero l’insieme dei cittadini. E’ difficile dare l’etimologia di “populus”, e anche oggi le posizioni tra gli studiosi sono molto divaricate. Secondo G. Devoto (3), “populus” è di origine etrusca [=”Poplu”]; e significherebbe una “schiera armata”, ovvero un organismo sociale legato alla “Gens”. In questo senso, l’ipotesi ventilata da Devoto è suffragata anche da alcune interessanti osservazioni di A. Momigliano, il quale, pur proponendosi di dimostrare la tesi secondo cui la “‘plebs’ (‘plebes’) fosse originariamente un gruppo escluso dalla ‘classis’ e pertanto dal ‘populus’” un po’ prima aveva asserito che in origine “populus” e “plebs” costituivano un’ “unica classe sociale”, tanto che si parlava di “Populus plebesque” [il popolo E la plebe]: “Nella formula ‘populus plebesque’ dobbiamo riconoscere gli ‘infra classem’ [coloro che sono compresi in una stessa classe sociale]. In origine ‘populus’ corrispondeva a ‘classe’, e la cosa ci è nota dal ‘magister populi’ e dal verbo ‘populor’ che presuppone il significato di ‘populus’ come ‘esercito’. Io ora vorrei dimostrare l’ipotesi che ‘plebs’ (‘plebes’) fosse originariamente un gruppo escluso dalla ‘classis’ e pertanto dal ‘populus’ (4).

Tornando ai Greci, possiamo affermare che “demos” significa “un insieme, un gruppo di uomini non schiavi, dediti all'agricoltura e all'allevamento" (5). In Cicerone, il termine assunse connotazioni moderne e interessanti: “Populus autem non omnis hominum coetus quoquo modo congregatus, sed coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus. Eius autem prima causa coeundi est non tam inbecillitas quam naturalis quaedam hominum quasi congregatio: non est enim singulare nec solivagum genus hoc” [“Il popolo non è ogni unione di uomini aggregati casualmente, ma l’unione d’una moltitudine legata in società d’accordo intorno alle stesse leggi e alla necessità di un bene comune. La prima causa di questa unione è non tanto la debolezza, quanto una forma di aggregazione direi naturale tra gli uomini, perché essi non sono adatti a vivere né a spostarsi in solitudine” (6).

E’ interessante notare come, nel corso dei secoli, i termini “populus” e “plebs” tendessero sempre più a differenziarsi, per cui con “populus” era generalmente indicato l’insieme dei cittadini non-nobili che erano però politicamente attivi, mentre “plebs” tendeva ad assumere un valore più dispregiativo, indicando la folla informe e spesso povera [ =“moltitudo”], che era priva di qualsiasi diritto politico, e che, soprattutto, minacciava il potere dei “Migliori”: “ La ’Multitudo’ […] si presenta, sulla scia di Curzio Rufo, come principalmente soggetta alla superstizione: (‘nihil efficacius multitudinem regit quam superstitio’ [Nessuna cosa governa la moltitudine quanto la superstizione]). Talvolta essa è rappresentata quasi come una bestia feroce [‘saeva multitudo’], aizzata dai “farisei” contro gli uomini degni e virtuosi, ‘et ob id plebi invisos’ [per questa ragione invisi alla plebe]” (7).

Questa “degradazione” del termine “populus”, che scivola verso il concetto di “plebs” è registrata nei Dizionari a partire dal XVII secolo. A. Savelli osserva al proposito: “I dizionari del XVII e XVIII secolo registravano, alla voce “Popolo”, una contrazione di campo semantico che non era ovviamente estranea ai grandi cambiamenti e al sistema nobiliare che, all’inizio del Seicento, era diventato un tratto comune dei diversi contesti italiani. Risalta subito un dato importante scorrendo le diverse edizioni del Vocabolario della Crusca: la prima di queste registrava, come prima accezione, quella di ‘moltitudine di persone congregata insieme’. Nelle successive edizioni del vocabolario, l’aggettivo ‘congregata’ fu espunto […] Mentre presso Cicerone il ‘populus’ era un ‘coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus”, il termine diventò, tra le edizioni del 1612 e del 1623, una moltitudine indistinta” (8). Scipione diceva che “In optimatium dominatu vix particeps libertatis potest esse multitudo” [Nel predominio degli aristocratici è ben difficile che la massa possa godere della libertà] (1,27,43).

Dall’altra parte, in posizione privilegiata per la ricchezza, stava dunque l’Aristocrazia, che presso i Romani era indicata come “Patriziato”. Il termine Romano “Patricius” deriva da “Patres” [Padri], e come la “plebs”, il “patriziato” costituiva un “ordo” pressoché sempre in lotta per il potere contro la “plebs”. I conflitti tra i due “ordines” della società Romana furono così aspri e frequenti, che i Romani cercarono spesso la “concordia ordinum” [la pace tra le classi sociali], istaurando il culto della “Dea Concordia”. Come indica l’etimologia del termine “Aristocrazia” [ “άριστοκρατία” (aristokratia)], essa deriva da “άριστος” [ “aristos”, plurale “Arìstoi”= i Migliori], per cui, appunto, i “migliori” si sentirono sempre investiti del “diritto” al comando e al dominio nella società nei confronti dei “plebei”. Aggiungiamo altresì che, mentre il “populus-demos” ( che storicamente potremmo identificare con la “borghesia”) godeva dei diritti civili, la “plebs” era esclusa da essi. Di qui le lotte secolari tra la “plebs” contro l’ “Aristocrazia-Borghesia” per l’acquisizione del diritto di uguaglianza. La storia mondiale, e in primis le grandi rivoluzioni europee (inglese [Levellers] e francese [Sanculotti]), è lì a dimostrare che la lotta tra la “plebs” e l’ “Aristocrazia”, detentrice di tutti i poteri, fu una costante delle società occidentali.

In un primo momento, essenzialmente fra il XVI e il XVII secolo, della cosiddetta “crisi dell’aristocrazia” beneficiò essenzialmente la borghesia, mentre la “plebs” cominciò a lottare per il diritto all’uguaglianza soltanto a partire dal XVIII secolo, con la Rivoluzione Francese. La crisi dell’aristocrazia interessò in vari momenti storici tutti i paesi europei nord occidentali, in primis l’Inghilterra. Come ebbe a sottolineare L. Stone, della crisi dell’Aristocrazia beneficiò nel XVI secolo soltanto la “gentry”: “ Se i patrimoni della Chiesa , della Corona e dell'antica nobiltà declinarono, chi si impadronì di ciò che essi avevano perduto? Sembra ragionevole pensare che chi ne beneficiò fu essenzialmente la ‘gentry’” (9). Da sottolineare il fatto che la “gentry” era un’ “aristocrazia borghese”, che non solo non disdegnava di occuparsi di affari, ma anzi “non capiva” l’aristocrazia continentale, che, come sappiamo, avvertiva come una sorta di “declassamento” darsi ai “negotia”. In Francia la crisi della nobiltà fu più tarda, ed iniziò verso la seconda metà del XVI secolo (10). In altri Stati, come l’Italia, la crisi dell’Aristocrazia si registrò nel periodo Napoleonico. Ma di ciò ci occuperemo in seguito.


Note

1) “Dictionnaire étymologique de la langue grecque”, Heidelberg-Paris 1938. Ad Vocem.

2) Gellio, N.A., X, 20,5.

3) G. Devoto, in “Studi Etruschi”, VI, 1932, pp. 243-260.

4) A. Momigliano, “Roma arcaica”, 1989, p. 218.

5) S. Cagnazzi, “Quaderni di storia”, 1980, n. 11, p. 304.

6) Cicerone, “De Re Publica”, 1, 25, 39.

7) P. Cristofolini, “Populus, plebs, multitudo. Nota lessicale su alcuni interscambi e fluttuazioni di significato da Livio e Machiavelli a Spinoza”, In “Laboratorio dell’ISPF, V, 2001, n. 1, p. 29.

8) A. Savelli, “Un percorso semantico: dal ‘populus’ all’indistinta moltitudine”, in “Laboratoire Italien”, 2001, n. 1, pp. 9-24.

9) L. Stone, in “Stone and Anti-Stone”, in “The Economic History Review”, 1972, XXV, p. 116.

10) D. Bitton, “The French Nobility in Crisis. 1560-1640”, Stanford University Press, 1969.
Documento inserito il: 28/12/2014
  • TAG: greci, romani, plebe, aristocrazia, significato, vocabolario crusca, diritto uguaglianza, lotta patriziato plebe, crisi aristocratica inghilterra, gentry

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