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Le chiese cristiane difronte al nazionalsocialismo. Introduzione e visione d’insieme

del Dott. Daniele Rampazzo


Nato come relazione ad una sessione intensiva di studi, organizzata dalla Facoltà Valdese di Teologia in Roma nei giorni 25 e 26 giugno 2021 (1), questo articolo vuole essere un contributo a una sorta di introduzione generale relativamente a un problema storiografico ancora aperto e “scottante” quale il rapporto fra le chiese cristiane e i regimi fascisti del ‘900 europeo. Nella fattispecie, ci si è limitati alla sola Germania nazista e alla dimensione delle chiese protestanti “storiche”, luterane e calviniste.
Il protestantesimo tedesco, prima dell’avvento al potere di Hitler nel gennaio del 1933, si sentiva particolarmente “orfano” dell’età Guglielmina (1871-1918) venuta a mancare in conseguenza del crollo dell’Impero, nel novembre del 1918, con la sconfitta della Germania nella Prima Guerra Mondiale. Esso si trovava quindi ad essere particolarmente disorientato in quanto era ben inquadrato in un sistema, come quello imperiale, nel quale era organico. Il crollo di questo mondo e l’avvento di un “regime” nuovo e complesso, come quello rappresentato dalla democratica Germania di Weimar con i suoi scontri e le sue difficoltà, venne quindi a “spiazzare” il protestantesimo tedesco. Soprattutto, il radicamento sociale di quest’ultimo venne a trovarsi particolarmente a disagio nella democrazia di Weimar. Anche molti dei protestanti che subiranno persecuzioni nella Germania hitleriana, come ad esempio il pastore Martin Niemöller, non amavano particolarmente questa nuova situazione politica emersa dopo la caduta dell’Impero.
Le cose cambiarono però drammaticamente con l’avvento al potere del nazionalsocialismo, nel gennaio del 1933. Anzitutto, si può notare come, in materia religiosa, Adolf Hitler abbia sempre mantenuto un atteggiamento abbastanza pragmatico. Egli infatti non era infatti particolarmente appassionato al cosiddetto “neopaganesimo” ovvero quella religione che si rifaceva agli antichi miti nordici e germanici, fra i maggiori esponenti della quale vi erano il generale Erich Lüddendorff, eroe della prima guerra mondiale e Alfred Rosenberg, uno dei teorici più importanti del Terzo Reich.
Parlando delle due maggiori realtà ecclesiali tedesche, il cattolicesimo e il protestantesimo, è da comunque tener presente che Hitler aveva la volontà, in una prospettiva di lungo termine, di “liquidare” entrambe le chiese. Naturalmente, questo sarebbe stato fatto solo dopo la fine della guerra, dato che, per superare lo sforzo bellico, era necessario l’impegno di tutti. Vi era però in atto, nel frattempo, una “marginalizzazione” delle chiese: ad esempio, la vera SS non doveva e non poteva appartenere se non al partito e non contemporaneamente anche ad una chiesa. C’erano quindi una propaganda anti cristiana e delle “frizioni”, dei motivi di scontro, con le chiese, come avvenne in occasione dello sterminio dei disabili (il famigerato progetto Aktion T4) quelle “vite indegne di essere vissute” come i nazisti li avevano definiti.
Ma bisogna anche considerare che, al di là dell’atteggiamento dei vertici, la base, ovvero i comuni credenti che andavano in chiesa la domenica, solidarizzava con il regime e di questo le gerarchie ecclesiali ne dovevano comunque tener conto. Infatti, nel 1933, la presa del potere da parte del nazismo venne considerata da tutto il popolo tedesco, salvo qualche assai sparuta eccezione, come una grande occasione di rilancio nazionale. E Hitler fu visto come colui che avrebbe rimesso ordine nel caos, rilanciando l’economia e l’apparato militare del paese, creando una nuova autocoscienza nazionale all’indomani della cosiddetta “umiliazione di Versailles” e della successiva, gravissima, crisi economica degli anni Venti.
Ad ogni modo, la strategia del regime nei confronti delle chiese fu differenziata: la chiesa cattolica venne considerata come un “blocco” con cui entrare in contatto. Un blocco nel quale erano comunque presenti gruppi filo-nazisti anche a livello di gerarchie vaticane. E con il cattolicesimo Hitler stipulò subito un Concordato il 20 luglio 1933, quindi pochi mesi dopo la sua salita al potere.
Nel caso del protestantesimo, invece, il regime tentò di “nazificare” la chiesa evangelica occupandola dall’interno e lo fece attraverso attraverso il movimento dei “Cristiani-tedeschi” ovvero i Deutsche Christen. Essi, nel loro tentativo di conciliare protestantesimo e nazionalsocialismo, erano convinti che fosse possibile introdurre elementi neopagani nelCristianesimo. Ad esempio, l’Antico Testamento, essendo di origine ebraica, come pure la teologia del “rabbino” Paolo, doveva essere sostituito dalle mitologie nordiche, mentre Cristo veniva dipinto come una sorta di “eroe ariano”.
I Deutsche Christen erano però anche un movimento che intendeva avvicinare la chiesa alla società. Pertanto, il Cristo del popolo tedesco doveva essere incarnato nel contesto storico in cui vivevano e quindi “nazificato”. Una sorta di teologia contestuale quindi.
Ma la situazione era assai complessa e non ben definita, almeno all’inizio: infatti, uno dei primi martiri del protestantesimo tedesco, il pastore Paul Schneider, ucciso a Buchenwald nel 1939, era stato anch’esso membro dei Deutsche Christen. Come pure Ernst Käsemann, più volte incarcerato, ne fu membro, sia pure per soli tre mesi. Questo perché nel 1933, agli inizi dell’era nazista, i fronti non erano ancora ben definiti.
Qualcuno però si oppose fin da subito a questo tentativo di “nazificazione” della chiesa: e il casus belli fu rappresentato dall’ecclesiologia. Il regime, già il 7 aprile 1933, aveva emanato un provvedimento (la “Legge per la Restaurazione del Servizio Civile Professionale”) per cui gli ebrei (e tutti coloro che erano giudicati “politicamente non affidabili) non potevano rivestire uffici pubblici. Pertanto ci si poneva la domanda se un cristiano di origine ebraica, e quindi battezzato, potesse essere consacrato o meno pastore oppure continuare ad esserlo se già lo era. Il battesimo, dal punto di vista cristiano, relativizza le differenze di tipo “razziale” e quindi, con questa domanda, veniva messa in discussione la Chiesa stessa. Infatti, l’ebreo battezzato, proprio perché ha ricevuto il battesimo non è più da considerarsi ebreo. Ma una buona parte della Chiesa tedesca, calata nel contesto storico, in linea con le direttive nazionalsocialiste, riconosceva come “ariani” ed ebrei non potessero stare assieme, proponendo perfino anche delle comunità giudaico-cristiane separate.
Chi organizzò la reazione a tutto questo fu un ex comandante di sommergibili durante la Prima Guerra Mondiale. Un conservatore, monarchico e antisemita, divenuto poi pastore protestante. Ovvero, quel Martin Niemöller già citato in precedenza, che dirà poi di essere stato un cieco, “illuminato” grazie a sette anni trascorsi nei lager nazisti (1937-1945). Egli era convinto che la persecuzione del regime nei confronti della cosiddetta “Chiesa Confessante” ovvero coloro che si opponevano, all’interno delle chiese evangeliche ai Deutsche Christen, fosse un equivoco: Hitler, semplicemente, non aveva capito. Il che è lo schema classico delle dittature: il capo è “buono” mentre la sua cerchia di collaboratori e funzionari è “cattiva”, inquadrandosi perfettamente nella mitizzazione del capo, infallibile in quanto visto e concepito come una sorta di “vicario” di Dio. Niemöller, denunciando il fatto che la predicazione cristiana allora fosse “inquinata”, provvide quindi a fondare, nel novembre del 1933, assieme al pastore Dietrich Bonhoeffer, futuro martire del nazismo, la “Lega di emergenza fra i pastori”. Lega che divenne, l’anno successivo “Chiesa confessante”.
Negli anni Trenta il protestantesimo tedesco diventò quindi una sorta di grande “pastiche”, essendo organizzato e strutturato in varie chiese regionali, tutte dotate di una buona dose di autonomia. Vi erano infatti chiese luterane, riformate e unite, ovvero luterane e riformate assieme. Soprattutto queste ultime si trovavano ad essere largamente dominate dai Cristiano-tedeschi mentre le prime erano “intatte” ovvero non lacerate al loro interno. In particolare la Chiesa dell’Hannover, quella della Baviera (guidata da Hans Meiser, fiero sostenitore dell’indipendenza della Chiesa dallo Stato) e la Chiesa del Wurttenberg, in maggioranza formate da conservatori nazionalisti con un forte senso della Chiesa.
Alle origini della precedente citata “Chiesa confessante”, di opposizione, troviamo, quale sorta di “atto fondativo” il Sinodo di Barmen. Questa chiesa si veniva a concepire come un movimento interno alla chiesa ufficiale contrapposto ai cristiano-tedeschi. Possiamo quindi parlare di una “azione congiunta” dei suoi membri nel 1934 e poi solo della forza di alcune singole personalità negli anni successivi, 1935 e 1936. Lo Stato nazionalsocialista capiva bene che litigare con le chiese dava solo loro forza, pertanto, solo per fare un esempio in tal senso, il seminario clandestino di Finkenwalde, opera del pastore Boenhoeffer, non venne chiuso subito. Inoltre, non vi era una voce comune e, pertanto, la Chiesa confessante non sempre fu un fattore di resistenza.
Colui che invece riuscì a mettere assieme l’opposizione nei confronti dei Deutsche Christen fu il teologo svizzero, repubblicano, socialista e calvinista, Karl Barth. Egli non era d’accordo sul fatto che il contesto, ovvero il quadro socio-politico, dovesse determinare il contenuto dell’annuncio cristiano. Barth sosteneva inoltre che ci volesse della diplomazia, del tatto, per cui, ad esempio, la sua Dichiarazione di Barmen non contiene espliciti riferimenti alla cosiddetta “questione ebraica”. Ma troppo compromesso è però assai spesso controproducente in quanto, e Barth ne era ben consapevole, si deve sempre necessariamente fare chiarezza.
Tornando alla Dichiarazione, molte furono le sue redazioni ma quella definitiva fu opera proprio di Barth. Barmen non è un testo politico e infatti fu sottoscritto anche da molti cristiani filo nazisti o comunque antisemiti. Due punti in essa sono importanti: un certo modo di parlare di Dio e Cristo come comandamento di Dio. Il titolo, per esteso, è “Dichiarazione teologica sulla situazione presente della Chiesa tedesca”: un titolo fuorviante ma come stile si presenta come una confessione di fede, redatta sull’esempio di quelle della Riforma. Le quali citavano la Bibbia e sulla base di questa condannavano e affermavano.(2)
Chiesa confessante quindi in quanto confessava, ovvero affermava la fede contro l’eresia.
All’inizio di questo testo fondamentale del Novecento cristiano, viene ribadito con forza che Cristo è la parola di Dio. E anatema è il respingere la falsa dottrina che come fonte della propria predicazione la Chiesa debba riconoscere oltre e accanto a Cristo anche altre figure e verità. In pratica, pur senza nominarlo esplicitamente, viene detto che il nazionalsocialismo è una “cosa” di questo mondo e quindi non può essere una fonte di rivelazione per la chiesa. L’analisi teologica assume quindi una valenza di critica politica e questa è la prima tesi di Barmen.
La seconda è più difficile da cogliere e da comprendere: alcuni, elemento questo tipico della sensibilità protestante, sostenevano che lo Stato avesse una sua autonomia rispetto alla religione. Laicità quindi. Ma i nazisti la interpretavano nel senso che lo Stato agisce come mandatario di Dio. Questo perché Dio ha voluto una autonomia per la realtà di questo mondo, come si può vedere dalla dottrina luterana dei due regni. E la Chiesa non può intromettersi e “clericarizzare” il secolare.
Come Gesù costituisce la parola di Dio che assicura il perdono dei nostri peccati così egli costituisce anche la forte rivendicazione di Dio nei confronti della nostra vita interiore. Ovvero Egli ci perdona il peccato ma ci chiama contemporaneamente anche al discepolato. Viene quindi respinta la falsa dottrina in base alla quale esistano ambiti della nostra vita sottratti alla signoria di Cristo (Romani 6: tu sei libero dal peccato in quanto sei schiavo di Cristo).
A Barmen ribatte il cosiddetto “Parere di Ansbach”, redatto da due teologi luterani consiglieri del vescovo della Baviera, il già nominato LandesBischof Hans Meiser. Il “Parere” è quindi l’espressione di un luteranesimo scolastico di due conservatori irriducibili anche se non sono dei cristiano-tedeschi: Werner Elert e Paul Althaus. La loro idea è che Barmen sia calvinista, non luterana. Questo perché, secondo loro, la Dichiarazione confonde Legge ed Evangelo, trasformando l’Evangelo in Legge. Per cui Barmen è un esempio di fanatismo, lo stesso che, a suo tempo, Lutero aveva combattuto e condannato. La Legge è la Creazione e la natura quindi è la volontà di Dio. Pertanto, Dio ha voluto le razze per distinguerle, dividerle. La razza quindi come ordinamento naturale al pari dello Stato e Dio governa mediante lo Stato. Quindi, per essere cristiano nella Germania di Hitler, si deve essere tedesco così come la Germania di Hitler vuole siano i tedeschi. Alla fine Hitler diventa una sorta di manifestazione della grazia di Dio per il suo popolo, quello tedesco.
In pratica, queste persone non avevano capito che il nazismo voleva la “totalità del cuore degli uomini” così come disse il giudice Freisler, il cosiddetto “boia” di Hitler che, presiedendo il “Tribunale del Popolo” pronunciò ben 5.000 condanne a morte per atti di contrarietà al nazismo.
Colpisce il fatto come persino tra quelli che protestarono e pagarono un prezzo elevato, come ad esempio Niemöller, si concentrassero, come detto in precedenza, quasi esclusivamente sull’ecclesiologia. La protesta, da parte di alcuni fedeli, si accese quindi sul rifiuto di adeguare l’ordinamento ecclesiale alle leggi statali.
Mancava inoltre una vera e propria attenzione verso la questione ebraica. Gli ebrei venivano visti come un problema e quindi era giusto che lo Stato emanasse dei provvedimenti in proposito. Negli anni Venti e Trenta quindi, anche nel protestantesimo tedesco, gli ebrei erano visti come una minaccia. Ovvero erano “troppi” e rivestivano cariche che compromettevano l’esistenza dello Stato.
Una tesi, molto in voga anche ai nostri giorni, parla di un diretto sviluppo, di un lungo filo che va da Lutero ed arriva fino ad Hitler. Lutero aveva scritto vari libelli antisemiti fra cui uno nel quale si rivolgeva direttamente alle autorità chiedendo loro di intervenire in quanto gli ebrei costituivano un problema: sono blasfemi ed irridono Cristo, queste le accuse principali.
Nell’Antico Testamento, secondo Lutero, vi erano continui riferimenti ed anticipazioni di Cristo ma gli ebrei non li riconoscevano e non li riconoscono tuttora. Non possiamo quindi, dice il Riformatore, permettere oltre questo crimine, dal momento che, nel giorno del Giudizio, Dio ce ne renderà sicuramente conto. Quindi gli ebrei vanno cacciati, bisogna chiudere e incendiare le sinagoghe, bruciare i loro libri e fare lavorare in maniera forzata i loro ragazzi e ragazze. Un’evidente analogia quindi con la famigerata e tristemente nota Notte dei Cristalli del novembre 1938.
Quindi Lutero, sempre secondo la tesi di cui sopra, fu un maestro per Hitler. Ma le cose non stanno proprio così e questo filo diretto non è documentabile. L’avversione per gli ebrei, a partire dall’ultimo quarto dell’Ottocento in Germania e in altri paesi europei, come la Francia, è dovuta solo in minima parte a motivi religiosi ma è costituita dal crescere di un’avversione verso i liberali e il liberalismo. Gli ebrei emancipati, figli dell’Illuminismo, liberati dal ghetto, in una Germania legata ancora all’idea dell’organizzazione sociale per ceti, vengono visti come un pericolo: l’incarnazione di una modernità “minacciosa” per la tradizione e per l’identità del popolo. Questa visione dell’ebreo la troviamo però anche altrove. Per esempio, nella “Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti, troviamo analogamente scritti antisemiti di questo tenore. Per cui gli ebrei sono associati ai massoni, ai socialisti e ai protestanti come una minaccia per il mondo tradizionale. Anche in occasione delle leggi razziali varate dall’Ungheria a partire dal 1921, mentre viene condannato l’antisemitismo “razziale”, la “Civiltà Cattolica” scrive che gli ebrei sono una minaccia per l’integrità del popolo e quindi bene fa lo Stato a prendere opportuni provvedimenti.
Tornando alla Germania, il pastore luterano, predicatore alla corte Guglielmina, Adolf Stöcker, in opposizione al socialismo, aveva fondato, nel 1878, il Partito cristiano-sociale dei lavoratori. Le masse popolari, a causa dell’industrializzazione, secondo lui, erano lasciate in mano alla propaganda socialista mentre, un altro dei problemi sociali fondamentali, anche per Stöcker, era il numero eccessivo degli ebrei in rapporto alla popolazione tedesca. Vi era quindi la necessità di una missione che contrasse tutto ciò.
Nel giro di pochi anni pertanto, l’antisemitismo, non ancora razzialmente connotato, diventò un’idea popolare: gli ebrei vengono intesi come una minaccia per l’identità tedesca. E questo anche per diversi membri della “Chiesa confessante” di Barmen. L’ebraismo, in quanto elemento pericoloso per la società, permette allo Stato di prendere provvedimenti atti a contenerlo.
L’atteggiamento delle chiese protestanti in merito, lo possiamo notare quando, in occasione della già ricordata “Notte dei Cristalli”, il vescovo luterano del Wurttemberg, Theophil Wurm, scrisse al ministro della Giustizia del Reich, Franz Gürtner, per dire come l’incendio delle sinagoghe avesse ferito la sensibilità morale di ampi strati della popolazione. E quindi questa violazione dei comandamenti di Dio si sarebbe ritorta contro il popolo tedesco. Ma affermò anche che egli non contestava assolutamente allo Stato il diritto di combattere l’ebraismo come elemento pericoloso e dissolutore, rivendicando anche la sua personale battaglia combattuta, anni addietro, per contenerne la penetrazione nell’ambito dell’assistenza sociale.
Infine, nel 1935, anno delle famigerate anti ebraiche “Leggi di Norimberga”, nonché centenario della nascita del già menzionato pastore Stöcker, la direzione provvisoria della “Chiesa confessante” dichiarò come quest’ultimo avesse ben visto già allora come lo spirito del tempo ferisse l’anima nazionale tedesca. Spirito portato avanti da un ebraismo staccato dalle sue radici religiose e promosso da una stampa liberista irresponsabile. Ovvero, il tema, già citato in precedenza, dell’ebreo liberato dal ghetto ed emancipato. In pratica, ciò che infastidisce degli ebrei è la loro mobilità ed ascesa borghese, conseguenza della loro emancipazione.
Tornando alla “Chiesa confessante” possiamo comunque notare come essa non fosse l’unico centro di opposizione, più o meno coerente o deciso contro il nazionalsocialismo. Troviamo infatti anche altri gruppi, di cui il più famoso fu quello della “Rosa Bianca”.
Esso fu un movimento di resistenza passiva al nazionalsocialismo, attivo principalmente a Monaco di Baviera, dal giugno del 1942 al febbraio del 1943. Tale movimento si muoveva in un ambiente ostile e tutta la vicenda si svolse al di fuori dell’ambito della “Chiesa confessante”, agendo con una forte coscienza evangelica senza parlare però di Barth o Bonhoeffer.
Lo precedette il gruppo della cosiddetta “Orchestra Rossa” (die Rote Kapelle) ovvero funzionari di Stato che cercarono di allacciare rapporti con l’URSS per indebolire il regime nazista. La DDR si approprierà successivamente della loro memoria, come attestato dal francobollo dedicato a Arvid Harnack, Harro Schulze-Boysen e John Sieg, componenti il gruppo di Berlino. Gruppo che venne scoperto nel 1942 e sgominato con diverse condanne a morte. Altro momento di resistenza al regime, sganciato dalle chiese, fu la famosa congiura militare del luglio 1944. Quello che è interessante notare, in tutti questi gruppi, è una decisa partecipazione femminile mentre l’elemento maschile si presenta sempre in uniforme militare, fiero di prestare così servizio allo Stato.
Tornando alla “Rosa Bianca” notiamo come il vertice fosse costituito da cinque persone: giovanissimi studenti universitari, fra i 22 e i 26 anni, nessuno dei quali studiava teologia, tutti frequentanti l’Università di Monaco e socialmente integrati. Il padre dei fratelli Scholl (Sophie e Hans) ad esempio, era un ex sindaco e commercialista, mentre la madre era una ex diaconessa della chiesa luterana. Pur essendo di estrazione protestante, Sophie amava però leggere Teresa di Lisieux e Agostino, quindi autori cattolici. Christoph Probst non era battezzato in quanto lasciato libero dai genitori. Poi si farà battezzare con il rito cattolico prima dell’esecuzione. Infine, Alexander Schmorrell era ortodosso. Una situazione quindi assai variegata dal punto di vista confessionale. Theodor Eckert giornalista e saggista che aveva fortemente influenzato questi giovani, da protestante si era poi convertito al cattolicesimo. Ma un cattolicesimo sulle orme del filosofo Maritain che ribadiva come un’Europa cristiana, se vuole avere identità e senso, deve combattere i nazisti che minacciano la sua identità.
Kurt Huber, altra influenza del gruppo, era un professore esperto di canti popolari che sosteneva come l’identità etnica e nazionale della Germania fosse stata tradita da Hitler. Tutti e cinque i ragazzi del gruppo furono poi uccisi, decapitati, dopo un sommario processo farsa condotto dal già citato giudice Freisler. Questi studenti avevano prodotto dei foglietti, dei volantini, redatti con la macchina da scrivere. Quattro di questi foglietti furono scritti e diffusi tra il giugno e il luglio del 1942 da Hans e Alexander e poi, tra gennaio e febbraio del 1943, vennero prodotti gli ultimi due. In totale quindi essi furono sei. Volantini che contenevano riferimenti all’analisi della situazione politica, prendevano posizione sulla Shoah, offrivano proposte operative per il presente nonché orientamenti per il futuro della nuova Germania e della nuova Europa da essi auspicate. Il tutto con numerosi riferimenti teologici, concordi nel vedere in Hitler una sorta di anticristo.
Questi volantini venivano poi inviati ad amici e a persone che condividevano il progetto per poi distribuirli in varie città tedesche: si calcola che fossero un centinaio le persone coinvolte nella loro produzione e distribuzione. Studenti, professori, medici, etc. Lo stesso Hans Scholl quando venne arrestato ne aveva diversi nascosti nei pantaloni. Una rete clandestina insomma. Alla fine, l’ultimo atto, possiamo dire “teatrale”, si svolse sulla scalinata dell’atrio dell’università di Monaco con Sophie che getta giù i volantini tra gli studenti che stanno salendo le scale e con il bidello che se ne rende però conto e li fa arrestare dalla Gestapo.
Solitamente i componenti del gruppo erano molto attenti e quindi ci si pone la domanda del perché di questa escalation ovvero di questo atto dimostrativo in pubblico. Una risposta può essere data dal fatto che, qualche giorno prima, un esponente nazista locale si era presentato all’università e aveva fatto pesanti avances alle studentesse e i loro compagni maschi avevano reagito buttandolo fuori dall’aula. Gli Scholl avrebbero quindi pensato che gli altri studenti fossero pronti per la ribellione ma ciò, purtroppo, non accadde.
La “Rosa Bianca” aveva inoltre dei contatti anche con altri gruppi: il cattolico Willi Graf aveva, per esempio, allacciato rapporti con Von Harnack dell’Orchestra Rossa e con alcuni membri della congiura militare. Vi era quindi una possibile collaborazione fra queste cerchie ma il regime reagì molto duramente prima che questo divenisse un problema per il Reich: il 18 febbraio 1943 tutti i componenti del gruppo vennero arrestati e quattro giorni dopo il “Tribunale del popolo” di Fraisler li condannò a morte per decapitazione come già ricordato in precedenza. Il pubblico ministero aveva tentato di scagionare Sophie, tenendo conto della sua giovane età, ma lei reagì fieramente reclamando per sé le responsabilità anche del fratello.
La memoria del gruppo è ancora adesso assai complicata e si è concentrata soprattutto su Sophie, causando attriti e incomprensioni tra i familiari degli altri membri, tanto che, ancora adesso, vi sono due associazioni che ne coltivano la memoria.
Anche a livello nazionale, la memoria non fu condivisa: per la DDR, la Repubblica Democratica Tedesca, essi erano da considerare dei resistenti come l’Orchestra rossa, mentre la Repubblica Federale preferì porre invece l’accento anche e soprattutto sull’aspetto religioso.


Nell'immagine Sophie Scholl, l'anima della Rosa Bianca.


Note

1. “Le chiese e i fascismi”, relatori i docenti della Facoltà Fulvio Ferrario, Daniele Garrone e Lothar Vogel.
2. Anche la Chiesa cattolica ha uno schema analogo: “confessiamo e condanniamo” (il famoso “sia anatema”!).


Fonti

Appunti dalle seguenti lezioni, tenutesi durante la sessione di studi predetta:
F. Ferrario, La dottrina e la politica (La Dichiarazione di Barmen e il Parere di Ansbach, 1934);
D. Garrone, Chiese ed ebraismo nel tempo dei fascismi;
L. Vogel, Resistenza come testimonianza: il gruppo della Rosa Bianca;


Bibliografia di riferimento

D. Bonhoeffer, Scritti scelti (1918-1933), pp. 660-669;707-709, Queriniana, Brescia, 2009;
P. Ghezzi, Sophie Scholl e la rosa bianca, Morcelliana, Brescia, 2009;
J.C. Kaiser - J. Pilvousek, Storia della Chiesa del XX secolo, in Storia ecumenica della Chiesa, vol. 3, Dalla Rivoluzione francese al 1989, pp. 274-287, Queriniana, Brescia, 2010;
F. Ferrario, La teologia del Novecento, pp. 48-67, Carocci, Roma, 2011;
G. Spini, Italia di Mussolini e Protestanti, pp. 239-251, Claudiana, Torino, 2007;
W. Künneth, La Chiesa e la questione ebraica in Germania, in Vorrei imparare a credere, Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), pp. 165-167, a cura di F. Ferrario, Claudiana, Torino, 2006;
Ebraismo e Cristianesimo, in L’Evangelista. Settimanale Metodista, Anno L, n. 40, Roma, 12 Ottobre 1938, p. 1;
Razzismo e Cristianesimo, in L’Evangelista. Settimanale Metodista, Anno LI, n. 41, Roma, 1 Marzo 1939, p. 1;
Protestiamo…, in La Luce, Anno XXVI, 15 Aprile 1933;
M. Falchi, Quel che l’umanità gli deve …, in La Luce, 30 Agosto 1938, p.2;
La Dichiarazione teologica di Barmen (https://www.chiesaluterana.it/wpcontent/uploads/2017/06/La-Dichiarazione-di-Barmen.pdf); Il Parere di Ansbach, in F. Ferrario, L’Etica di Bonhoeffer. Una guida alla lettura, Claudiana, Torino, 2018;
Passi scelti dei foglietti distribuiti dalla Rosa bianca, in https://www.weisse-rose-stiftung.de/widerstandsgruppe-weisse-rose/flugblaetter/, traduzione italiana a cura di L. Vogel
Documento inserito il: 15/09/2021
  • TAG: rosa bianca, orchestra rossa, luteranesimo, cattolicesimo, ebraismo, shoah, nazismo

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