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Gli incrociatori lanciamissili sovietici classe KRESTA

di Ruggero Stanglini

Una delle silhouettes più note ed eleganti fra quelle delle unità della Voenno Morskiy Flot appartiene ai conduttori lanciamissili della classe KRESTA. E si può veramente dire che i Russi ne facciano sfoggio: infatti, riuscito compromesso fra la componente missilistica antiaerea e quella antinave, questo moderno incrociatore rappresenta spesso, nell'attuale momento caratterizzato da una sempre più insistente presenza navale sovietica sui mari di tutto il globo, la punta di diamante di reparti operativi misti, di superficie e subacquei, destinata a "mostrar bandiera" negli scacchieri marittimi più diversi. A prova di quanto detto portiamo, traendoli dalla cronaca più recente, due esempi.
Il primo si riferisce alla penetrazione sovietica nell'Oceano Indiano. Pronta ad approfittare del vuoto creatosi in seguito al disimpegno britannico ad est di Suez, l'URSS mantiene costantemente in quelle acque una forza navale, fra le cui file é stato spesso notato, anche in occasione del recente conflitto indo-pakistano e della conseguente dislocazione di forze navali americane nel golfo del Bengala, un incrociatore della classe Kresta.
Il secondo esempio é costituito da una crociera dimostrativa (impensabile fino a pochi anni orsono, almeno in forma così scoperta) eseguita dalla Voenno Morskiy Flot alla fine dell'estate 1971, nel corso della quale alcune unità (fra le quali sempre un KRESTA) si sono spinte fin nelle vicinanze delle isole Hawaii, quindi proprio fin sotto il naso della maggiore base navale americana nel Pacifico.
Non é qui fuori luogo fare un altro paio di constatazioni. La prima si riferisce all'impiego prevalentemente oceanico (con esclusione quindi dell'assegnazione, se non occasionalmente, alle flotte rivierasche del Baltico e del Mar Nero) cui le unità della classe KRESTA sono adibite: e questo deriva, logicamente, sia dalle funzioni che esse sono in grado di svolgere, sia dalla loro mole. La seconda riguarda invece l'attività, veramente logorante e se vogliamo anche "rischiosa", cui queste unità sono sottoposte. Logorante poiché la classe è formata da poche navi, soggette a frequenti e lunghe crociere che le tengono per lunghissimi di tempo lontane da ogni punto di manutenzione e riparazione. Rischiosa perché non si deve dimenticare che l'Unione Sovietica, al contrario dell'altra grande potenza navale antagonista, non dispone praticamente di alcuna base, in grado si svolgere grandi lavori, al di fuori dei propri confini.
Cuba, nell'Atlantico centrale, ed alcuni porti indiani ed africani, possono essere considerate basi solo limitatamente a certe esigenze di approvvigionamento (combustibile, munizioni, pezzi di ricambio); mentre in tutto l'Atlantico settentrionale e meridionale , ed in tutto il Pacifico centrale ed occidentale, anche simili limitate possibilità mancano del tutto. In queste condizioni, un grave incidente mette spesso in pericolo la salvezza dell'unità. Ciò é stato chiaramente mostrato, proprio recentemente, e non per la prima volta, dall'avaria - di natura ignota - occorsa ad un sommergibile atomico della classe H, in difficoltà al largo di Terranova. Esso, in un momento in cui si trova certamente più vicino a Cuba che non a Leningrado, viene tuttavia rimorchiato verso il porto del Baltico piuttosto che verso l'isola caraibica: la ragione non può risiedere che nella limitatezza degli interventi colà effettuabili.


KRESTA I
Ma torniamo più da vicino all'oggetto del nostro articolo. La classe KRESTA é costituita, nella sua versione primitiva, da sei unità costruite negli anni successivi al 1964; a queste si é aggiunta, operativa dall'estate 1970, un'altra unità chiaramente derivata dalle precedenti, e capostipite di una versione tecnologicamente più aggiornata, indicata come KRESTA II. Dal momento che numerosi anni (facilmente anche una decina) passano tra il momento in cui viene concepita l'esigenza di un particolare tipo di unità navale ed il momento in cui l'unità - materializzazione di questa esigenza - entra a far parte della flotta, si possono far risalire al decennio 1950/1960 i primi lavori relativi alla classe KRESTA:
Precisamente verso la metà di questo periodo veniva delineato il concetto di grande unità missilistica di superficie, destinata a portare offesa alle navi nemiche sostituendo le armi tradizionali del cannone e del siluro con il missile: poi si passava ad una prima fase realizzativa, concretizzatasi nei quattro KYNDA (va da se che parallelamente si lavorava sul vettore missilistico, rappresentato in questo caso prima dagli SS-N-1 STRELA e poi dagli SS-N-3 SHADDOCK). A questo proposito, non si sono nominati i cacci del tipo KILDIN e KRUPNY fra i progenitori dei KRESTA perché, anche se cronologicamente anteriori (ed anteriori agli stessi KYNDA), si tratta di unità di portata più modesta, e soprattutto di unità convertite, e non concepite "ex-novo" in funzione del rivoluzionario armamento missilistico.
Quest'ultimo, rispetto al cannone, consentiva un enorme ampliamento del raggio di offesa ed introduceva la marcata convenienza dell'uso dell'esplosivo nucleare rispetto a quello convenzionale (tuttavia va notato che all'epoca del conflitto coreano, quindi proprio nei primissimi anni cinquanta, le corazzate americane della classe IOWA avevano nei loro depositi munizioni dei proiettili da 406 mm a carica nucleare, di una potenza dell'ordine di centinaia di Kiloton; non é esatto pertanto affermare che la capacità di portare una carica nucleare sul bersaglio sia stata, in materia di armamenti navali, prerogativa esclusiva né prioritaria del missile rispetto al cannone).
La classe KYNDA non dette tuttavia risultati molto soddisfacenti, e non tanto perché presentasse inconvenienti legati all'armamento radicalmente nuovo (eliminati a monte sulle unità convertite dei tipi Kildin e Krupny), quanto per motivi "tradizionali", connessi cioè ad un'insufficiente stabilità causata da un'impropria distribuzione di masse sullo scafo (basti pensare ai due massicci ed altissimi torrioni). Il forzato ritocco che portò alla classe KRESTA consentì, rispetto ai KYNDA, anche la correzione del rapporto tra le capacità difensive e quelle offensive della nave, che era - sui KYNDA - troppo sbilanciato a favore di queste ultime. Ne usciva in particolare rivalutata, anche per ragioni che sono state a suo tempo esposte parlando dei lanciamissili del tipo KANIN, la componente antiaerea col passaggio da una a due rampe binate; mentre la stabilità veniva migliorata con l'eliminazione del torrione poppiero, ed in conseguenza anche dell'impianto poppiero per il lancio degli SHADDOCK, i cui organi di direzione e di controllo erano situati appunto in quel torrione. Un sensibile rafforzamento veniva anche dalla qualità antisommergibile della nave, sia attraverso l'imbarco, prima impossibile, di uno o due elicotteri, sia attraverso l'incremento delle installazioni fisse, quali lanciasiluri e lanciarazzi antisommergibile.
Delle unità della classe KRESTA I sono noti solo cinque nominativi: ADMIRAL DROZD, ADMIRAL ZOZULYA, VLADIVOSTOK, KRASNYI KRYM, KRASNY KAVKAZ. Una sesta unità non è stata ancor meglio identificata. Per quanto riguarda i numeri di identificazione, essi non sono fissi (non é chiaro con quale meccanismo essi vengano modificati periodicamente, né quale funzione assolvano; certo é che, contrariamente a quanto avviene per le marine dei paesi NATO, il numero non é legato indissolubilmente ad ogni singola unità per tutto il periodo del suo servizio, ma viene spesso cambiato). Sono state comunque osservate unità contraddistinte dai numeri di identificazione 532, 542 e 581; alla sua prima apparizione, nel 1970, l'unità del tipo KRESTA II portava la matricola 585.
Questi incrociatori vengono ritenuti in grado di sviluppare una velocità massima superiore ai 35 nodi; inizialmente si pensava che essi fossero dotati di un apparato motore di tipo misto, ciò motori diesel per assicurare una lunga autonomia alla velocità di crociera di una ventina di nodi, più quattro turbine a gas per gli spunti di velocità: il tutto per una potenza complessiva di 100.000 HP ed oltre. Invece, attualmente si ritiene che, rinunciando a soluzioni così avanzate, si siano installate fin dall'inizio delle comuni turbine a vapore alimentate da caldaie a nafta, in grado comunque di fornire una potenza massima dello stesso ordine di grandezza.
Le dimensioni raggiungono i 155 metri di lunghezza, con una larghezza massima di circa 16 ed un'immersione tra i 5 e di 6 metri. Lo scafo, dalla prua piuttosto alta (per migliorare la tenuta di mare in condizione atmosferiche avverse: anche qui un miglioramento rispetto ai KYNDA, presenta una linea slanciata a piacevole. La costruzione non é del tipo "flush deck", ma il ponte poppiero é abbassato rispetto a quello di coperta, per consentire l'alloggiamento degli elicotteri nell'hangar senza dover ricorrere ad un'ascensore. Su questo stesso ponte sono tracciati dei circoli bianchi per facilitare le operazioni di appontaggio. Un locale destinato a fungere da centrale di volo é disposto sul lato sinistro dell'hangar verso poppa; esso svolge in pratica le stesse funzioni assunte sul KANIN dalla cabina situata all'estremità del ponte di volo, a poppavia del lanciamissili posteriore.
L'hangar ha le dimensioni approssimative di dieci metri di lunghezza per quattro di larghezza; ammesso che la macchina destinata all'imbarco sia un elicottero del tipo Kamov Ka-25 HORMONE, non sembra possibile l'alloggio di più di un elicottero, anche se quasi tutte le fonti ne danno due come imbarcati. Questa (o queste) macchina svolge una funzione di ricerca e di intervento antisommergibile ed é integrata da due complessi quintupli di lanciasiluri da 533 mm (situati sul ponte di coperta leggermente a poppavia dei fumaioli affiancati), sia da lanciarazzi antisommergibili di vari calibri. Ve ne sono due all'estrema prua, del tipo MBU 2500 a 12 canne e del calibro di 250 mm, ed altri due affiancati all'hangar nella zona poppiera della nave. Questi ultimi sono del tipo MBU 4500, a 6 canne, ma del calibro maggiorato di 300 m. Il raggio d'azione di entrambi i lanciatori dovrebbe aggirarsi sui 2-3.000 metri. La loro collocazione sullo scafo è tale da assicurare una buona copertura di ogni settore d'attacco attorno all'unità. E' assai verosimile che tutto l'armamento antisommergibile della nave sia diretto, al momento dell'impiego, da un sonar; per quanto riguarda la posizione di quest'ultimo, si può escludere, dalla forma della prua, una sistemazione a bulbo di prora. Uno o più sonar sono anche a disposizione degli elicotteri antisommergibili imbarcati.
La componente cannoniera tradizionale é rappresentata da due torrette binate da 57 mm, antiaeree. A giudicare dalla forma degli impianti (che non sono comunque del tipo più recente, installato per esempio sulle portaelicotteri della classe MOSKVA) si tratta di un'arma di costruzione abbastanza vicina nel tempo (senz'altro successiva, ad esempio, ai 57 mm installati in complessi quadrinati sui caccia del tipo KILDIN e successivi), in grado si assicurare una cadenza di tiro abbastanza elevata. Le armi, collocate lateralmente al supporto del radar poppiero relativo alla rampa missilistica, coprono un vasto settore di tiro laterale, con una modesta limitazione solo verso prora. La supposizione avanzata tempo addietro , che fosse previsto l'imbarco di una seconda coppia di torrette binate da 57 mm, non ha finora conferma (tuttavia sui KRESTA II l'artiglieria antiaerea é stata effettivamente accresciuta, anche se con l'impiego di armi da 30 anziché da 57 mm).
I relativi impianti elettronici per la direzione del tiro sono sistemati, uno per lato, sulle mensole posteriori che si staccano dalla struttura che alloggia i due fumaioli. La parte più importante della componente antiaerea é tuttavia rappresentata da due rampe binate per missili del tipo SA-N-1 GOA. La dotazione complessiva di GOA dovrebbe aggirarsi sui 60-80 ordigni. I radar per il rilevamento e l'inseguimento del bersaglio e la direzione del tiro, sono montati rispettivamente a poppa ed a prora, su due strutture in posizione sopraelevata rispetto alle rispettive rampe. Essi sono del tipo PEEL GROUP, installato su unità di molte altre classi. Dei parafiamma sono disposti dietro ciascuna rampa, a protezione delle altre installazioni.
Vero "nucleo" elettronico della nave é il grande torrione prodiero, dalla caratteristica struttura piramidale riportata dai KYNDA. Esso riceve sulla sua sommità il radar tridimensionale per la sorveglianza dello spazio aereo e navale. Questo radar denominato HEAD-NET C, lavora nella banda S ed é installato anche su altre unità di classi diverse.
Lateralmente al torrione(negli otto grandi contenitori cilindrico-sferici, quattro per ciascun lato)sono invece disposte apparecchiature del tipo ECM. Anteriormente sono sistemati, sovrapposti e sporgenti, i due radar SCOOP PAIR, destinati a portare sul bersaglio i missili SHADDOCK alloggiati nei due contenitori binati davanti alla base del torrione. Oltre a queste, sono montate due direzioni del tiro DRUM TILT per i due complessi da 57 mm, un radar HEAD NET A come radar di navigazione a metà del torrione. L'interno di quest'ultimo é occupato, oltre che dai complessi sistemi elettronici di cui le antenne non sono che le terminazioni visibili, da centrali di elaborazione dei dati, locali di comando, etc. L'ultima delle antenne che ci resta da esaminare, destinata alla sorveglianza dello spazio marittimo per un vasto raggio (300 Km ed oltre), é quella del radar panoramico BIG NET, collocata superiormente ai fumaioli.
Per chiudere definitivamente il capitolo "elettronica", ancora qualche cenno sul sistema di guida dei missili SHADDOCK. La tecnica fondamentale, applicata verosimilmente anche in questo caso, é quella di seguire con un'antenna il bersaglio e con un'altra il missile, confrontare le posizioni relative e correggere in conseguenza la traiettoria del missile. Nell'ultima fase del volo dell'ordigno potrebbero entrare in funzione dei sistemi di guida semiattivi di portata più limitata. E' interessante osservare che mentre la gittata dello SHADDOCK viene stimata, dalla maggior parte delle fonti d'informazione in questo campo, dell'ordine delle centinaia di chilometri, se si ammette che sia valido un sistema di guida del tipo sopraindicato, questa portata dev'essere drasticamente ridotta per l'impossibilità, da parte dell'antenna di ricerca situata sulla nave-madre, di acquisire un bersaglio situato a distanza così elevata (data la limitata altezza di quest'ultimo sulla superficie del mare). Un ampiamento del raggio d'azione fino alle centinaia di chilometri si potrebbe avere solo utilizzando quale "punto ausiliario di ricerca" un aereo od un elicottero in volo a grande altezza, in modo da poter coprire elettronicamente una vasta area. Non é escluso che una delle funzioni degli elicotteri imbarcati sia proprio questa.
Ultima cosa da dire é che si può quasi certamente escludere la presenza a bordo dell'unità, di missili SHADDOCK "di riserva" oltre ai quattro contenuti nei lanciatori. Per consentire agevolmente l'operazione di ricarica, questi non potrebbero essere alloggiati che anteriormente ai lanciatori stessi, nell'interno del ponte rialzato; una simile collocazione appare però improbabile, valutando la posizione relativa del lanciatori e della sovrastruttura. Occorre comunque rilevare che alcuni almanacchi fanno ascendere la dotazione complessiva di SHADDOCK a 12 esemplari. Con ciò l'esame della classe KRESTA può dirsi concluso.


KRESTA II
Resta da parlare della versione aggiornata KRESTA II. Le differenze tra l'incrociatore lanciamissili "585" ed i suoi predecessori, interessano le principali componenti dell'armamento, la dotazione elettronica, le dimensioni ed il dislocamento, accresciuto di un migliaio di tonnellate. Esaminiamole punto per punto.
Innanzitutto l'armamento missilistico: viene mantenuto il numero di due rampe antiaeree il cui aspetto é però diverso da quello precedente (della classe KRESTA). Si tratta delle stesse rampe che compaiono invece, sempre in numero di due, sulle portaelicotteri del tipo MOSKVA; si presume che esse servano a lanciare un missile di nuovo tipo designato SA-N-3, forse derivato dal GAINFUL in servizio coi reparti di terra dell'Armata Rossa.
Per quanto riguarda invece i missili superficie-superficie, il cambiamento introdotto é molto più rilevante. Innanzitutto i lanciatori sono nuovamente raggruppati a quattro a quattro (due coppie sovrapposte e non quattro allineati come sui KYNDA), poi essi sono collocati nella stessa posizione fissa di lancio, e non sono più brandeggiabili, come invece nella classe KRESTA I (qui evidentemente dovevano essere sollevati per lanciare nella "finestra" tra il ponte anteriore e l'ala che si stacca lateralmente dalla struttura del radar di guida dei GOA di prua). Con il raddoppio del numero dei lanciatori si é forse inteso risolvere il problema posto dal ridotto numero di missili imbarcati sui KRESTA I. Va anche notato che le dimensioni esterne dei lanciatori sono di qualche metro inferiori, nel senso della lunghezza, a quelle dei KRESTA I, per cui anche l'ordigno imbarcato é probabilmente di un nuovo tipo, di ingombro ridotto e quindi verosimilmente di raggio d'azione più limitato.
Rilevante é anche la mancanza degli impianti di guida per i missili superficie-superficie, cioè della doppia antenna SCOOP PAIR che compariva nei KRESTA I. Non é chiaro da cosa essa sia stata rilevata nella sua funzione, ma anche l'installazione di un apparato di guida meno ingombrante può essere un indizio della decurtata autonomia. Cambiate sono anche le antenne di guida per i missili superficie-aria, che assumono anche qui l'aspetto di quelle presenti sulle MOSKVA (il tipo viene denominato HEAD LAMP). In luogo delle precedenti antenne paraboliche, in questo caso sono presenti due coppie di antenne circolari sovrapposte. Le diversificazioni nella dotazione elettronica comportano anche lo spostamento delle due antenne spalla-spalla del radar tridimensionale (HEAD NET C) dalla sommità del torrione alla mensola sopra il fumaiolo, con il conseguente sbarco dell'antenna per la sorveglianza dello spazio marittimo, precedentemente colà situata. In sua sostituzione viene introdotta, al vertice del torrione, un'antenna per un nuovo radar tridimensionale (denominato TOP SAIL) di sorveglianza dello spazio aereo e ricerca a largo raggio. Rimangono le due antenne radar di tiro DRUM TILT che trovavano posto sulle diverse mensole della sovrastruttura principale, collocate a poppavia della sovrastruttura principale. Rimangono fisse le sistemazioni delle ECM.
La componente artiglieresca vede i due impianti binati da 57 mm (torretta di nuovo tipo) integrati da quattro complessi binati da 30 mm, del tipo imbarcato, ad esempio, sulle OSA. Anche i tubi lanciasiluri ed i lanciarazzi antisommergibile vengono conservati, sia come numero che come dislocazione. Appare molto probabile l'adozione di un sonar a bulbo prodiero, vista la forma molto slanciata della prua. All'estrema poppa dell'unità il ponte di volo per gli elicotteri é stato sollevato all'altezza del ponte di coperta, sicché appare necessaria l'installazione di un ascensore per il ricovero degli aeromobili. Le dimensioni dell'hangar non sono molto diverse da quelle dei KRESTA I. L'aspetto esteriore globale dell'unità, benché chiaramente affine a quello dei suoi predecessori, presenta alcune significative differenze, che vanno dalla già ricordata forma più sporgente della prua (cui é dovuto un incremento il lunghezza di circa 3 metri) alla minor mole del torrione (complessivamente più stretto e molto più snello nella parte superiore), alla forma dei fumaioli (affiancati e compresi in una propaggine posteriore della stessa struttura del torrione) che ora sono inclinati leggermente verso l'indietro e presentano anche una maggiore inclinazione laterale dei condotti terminali per lo scarico dei fumi.
Il ponte di coperta é stato allungato verso poppa fino a comprendere la piattaforma degli elicotteri, ed anche il primo ponte é stato ampliato, specie nella parte centrale della nave (ad esempio, subito dietro i lanciatori dei missili superficie-superficie). La prima unità della classe KRESTA II è stata costruita nei cantieri situati nella regione di Leningrado e da qui ha iniziato la sua prima crociera che l'ha portata, attraverso l'Atlantico ed il Mediterraneo, fin nel Mar Nero. Non é certo, ma appare probabile, che altre unità dello stesso tipo siano in costruzione.


COMMENTO
Le unità della classe Kresta II imbarcano complessivamente un equipaggio di circa 450 uomini, superiore di alcune decine a quello di similari unità occidentali; tenuto conto del maggior armamento di cui le unità sovietiche dispongono rispetto a quelle occidentali, ne derivano delle condizioni di alloggio molto più severe per il personale imbarcato, in accordo anche con un'etica più rigida del militare russo rispetto a quello dei paesi non comunisti.
A conclusione di questo lungo lavoro, emerge che l'URSS non desiste dagli sforzi di potenziamento della sua arma navale, anche oltre i limiti necessari per garantire la propria sicurezza. Lo scopo non può essere che quello dell'allargamento della propria sfera d'influenza, ottenuto sia attraverso una presenza diretta sui mari di tutto il mondo, sia attraverso la creazione di difficoltà ed ostacoli all'altra grande potenza navale. La presenza di forze navali nell'Oceano Indiano (assieme al trattato di alleanza e mutua difesa stretto recentemente con l'India), deve essere collegata ad una manovra di accerchiamento della Cina Popolare, attraverso la creazione di una pressione che investe direttamente i suoi confini meridionali.
Una politica di coesistenza pacifica é basata essenzialmente su un equilibrio di forze; quando una delle due superpotenze preme drasticamente per spostare questo equilibrio a suo favore (e sembra il caso della politica degli armamenti navali, e non solo navali sovietici), la credibilità di tale politica non può che uscirne sminuita. Un'elementare contromisura deve essere rappresentata dal mantenimento delle forze navali occidentali ad un lato livello di efficienza e di capacità di dissuasione; certamente non facilitate dai soliti tagli di bilancio che ogni anno, puntualmente, si riscontrano, e non solo in Italia.

Nell'immagine, l'incrociatore lanciamissili ADMIRAL YUMASHEV della classe KRESTA II.


Articolo tratto dal n° 90 del giugno 1972 della rivista Interconair Aviazione e Marina
Documento inserito il: 29/10/2017
  • TAG: unione sovietica, classe kresta, incrociatori lanciamissili, marina sovietica

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