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La flottiglia russa del Danubio (parte 5)

di René Greger

La flottiglia del Mare d'Azov venne sciolta il 13 aprile 1944, al termine delle operazioni di accerchiamento delle posizioni tedesche attorno a Sebastopoli. I mezzi in dotazione a questa flottiglia vennero assegnati a quella del Danubio. Il 20 aprile 1944 terminò il periodo di riorganizzazione della flottiglia del Danubio, che venne posta sotto il comando del contrammiraglio Gorshov. Il trasferimento dei mezzi dal Mare d'Azov al Danubio era avvenuto con l'impiego di 16 treni che scaricarono il loro carico a Cherson, con tanta celerità che, già nel mese di maggio le prime unità, si trattava di dragamine di KT, iniziarono ad operare sul fiume, per rendere possibili le operazioni delle altre unità. Con gli stessi dragamine, nel frattempo, il personale si esercitò allo svolgimento di azioni tattiche. All'inizio del mese di agosto, il monitore ZELEZNIAKOV, 36 motoscafi corazzati, 12 navi lanciarazzi, 57 navi da sbarco ed alcune navi ausiliarie, vennero concentrate a Odessa in previsione dell'attacco alla Romania. II nerbo di questa forza era rappresentato dalle navi lanciarazzi (dette AKA) e dai motoscafi corazzati (detti BKA). Le navi lanciarazzi avevano lo scafo dei motoscafi corazzati, ma il loro armamento era rappresentato esclusivamente da un lanciarazzi del tipo KATYUSHA, mentre i motoscafi corazzati, costruiti nel periodo 1942-1944, imbarcavano due cannoni da 76 mm (il tipo maggiore) posto nella stessa torretta presente sui carri armati modello T-34; per lo più, a bordo vi erano anche due o quattro mitragliatrici da 13 mm.
Questi battelli, nei punti in cui il Danubio è più largo e la corrente meno impetuosa, si rivelarono ottimi contro i bersagli terrestri; un pò meno in presenza di forti correnti per l'imprecisione che presentava il tiro.
Nella notte sul 22 agosto 1944, la D.V.F. (Dunajskaia Voennaja Flottilija - Flottiglia del Danubio) svolse la sua prima azione di guerra successiva alla sua riorganizzazione. I motoscafi corazzati entrarono nel Dnestr Liman, sotto la protezione delle batterie terrestri, e appoggiarono lo sbarco in territorio rumeno; la fanteria destinata a sbarcare, rappresentata da 4.054 uomini, era imbarcata su 15 mezzi da sbarco, 409 barche a remi, 31 chiatte e 26 rimorchiatori. Dopo aspri combattimenti durati per tutta la giornata del 22 agosto, le posizioni rumene furono sfondate ed il comandante della D.V.F., sfruttando la situazione favorevole, diede opportuni ordini in modo che le truppe invasero, nella notte del 23 agosto, tutto il delta del Danubio. In questo modo cadde in mani sovietiche il porto di Kilia Novaja, sicché le truppe tedesco-rumene si trovarono la ritirata impedita. Intanto, il giorno 23 agosto, a Bucarest, era avvenuto un colpo di stato in seguito al quale il Marescialle Antonescu, capo del governo favorevole ai Tedeschi venne arrestato; il potere fu assunto da Re Michele, il quale chiese immediatamente la conclusione di un armistizio.
Contemporaneamente a questi fatti, sul fronte militare, proseguivano velocissime le operazioni su Danubio: nelle prime ore del 24 agosto, a Gebriani, 10 motoscafi corazzati sbarcarono 285 elementi facenti parte di formazioni d'assalto che, nel giro di tre ore, occuparono la città. Il giorno dopo, 17 motoscafi corazzati con alcune unità lanciarazzi giunsero a Vilkovo aprendosi la via con il fuoco dei cannoni e delle razziere; tuttavia, due monitori rumeni, il CATARGIU ed il KOGALNICEAU, tentarono di opporsi all'azione sovietica, considerandola come una violazione delle trattative di armistizio. Il CATARGIU fu danneggiato dal fuoco dei motoscafi corazzati e, quindi, definitivamente affondato da cinque Ilyushin II-2 STURMOVIK; il GOKALNICEAU fu affondato, poco dopo, dagli aerei della marina sovietica. Lo stesso giorno truppe sovietiche occuparono Izmail e il giorno dopo cadevano Reni e Tulcea.
Nella serata del 26 agosto fallì un tentativo di penetrazione nel porto di Galati da parte delle truppe sovietiche; le batterie costiere rumene affondarono, in questa occasione, il motoscafo corazzato BKA 112; peraltro, Galati, cadde nelle mani dell'Armata Rossa poche ore dopo il fallito tentativo di sbarco. Nella stessa giornata, la flottiglia rumena operante sul Danubio si arrese e le sue unità furono consegnate ai Sovietici; solo i dragamine rimasero sotto bandiera rumena. Successivamente queste navi vennero aggregate alle similari unità bulgare e operarono fino al confine con la Jugoslavia, sgombrando la rotta ai convogli di rifornimento sovietici. Ai cinque monitori rumeni caduti in mano sovietica furono imposti i nomi di AZOV, KERC, BERDJANSK, IZMAIL e MARIUPOL. Praticamente queste navi non vennero, però, ulteriormente utilizzate.
Nelle tre settimane successive a questi avvenimenti, quasi tutte le unità della D.V.F., tranne alcuni motoscafi corazzati che inseguivano i Tedeschi in ritirata, furono impiegate per trasportare forze nella Dobrugia e oltrepassare il confine rumeno-bulgaro. Nel corso dell'operazione , partendo dai porti di Tulcea e Isacea, vennero trasportati 174.000 soldati, 340 carri armati, 2.204 cannoni e materiale bellico vario.
Nell'ambito delle operazioni connesse con l'occupazione di Belgrado, furono nuovamente impiegati i motoscafi corazzati; il 28 settembre vennero concentrati, nel porto di Calafat, 16 di questi mezzi che, sbarcando un contingente di fanteria, contribuirono alla definitiva sconfitta delle truppe tedesche già accerchiate a Prahovo. Successivamente, gli stessi 16 motoscafi corazzati, appoggiati da cinque navi lanciarazzi, contribuirono all'annientamento di 20.000 Tedeschi chiusi nella sacca di Smeredevo; in questa occasione fu affondato il motoscafo corazzato BKA 424, ed altri cinque di questi mezzi vennero danneggiati.
Successivamente, il 19 ottobre, nella battaglia presso Zemun, venne gravemente danneggiato il motoscafo corazzato BKA 214. Nel corso dell'operazione per la conquista di Belgrado, ormai conclusa, i mezzi della D.V.F. trasportarono 73.000 uomini, 327 carri armati, 487 cannoni, ed altro materiale bellico. Nel corso dei trasporti, due dragamine, un rimorchiatore e due pontoni saltarono sulle mine posate dai Tedeschi.
Intanto, verso la fine di ottobre, veniva intrapresa l'occupazione dell'Ungheria. Una delle prime città ungheresi ad essere attaccate fu Budapest, la capitale. Unità della 57a e della 4a Armata sovietiche, costituirono una testa di ponte sulla riva destra del Danubio da cui doveva svilupparsi l'attacco alle vie d'accesso alla città e alla sua successiva conquista. Quelle truppe dovettero attraversare il Danubio con i propri mezzi e la D.V.F. non poté intervenire; infatti, tra Ilok e la foce della Drava, tale era stata la resistenza dei Tedeschi, che tenevano la riva destra del fiume, che i mezzi navali ebbero il passaggio interdetto. La testa di ponte fu ugualmente costituita dalle truppe terrestri, ma presto ebbe bisogno di rifornimenti, che potevano essere assicurati solo per via fluviale. Il problema fu risolto usufruendo, con molto pericolo, di un vecchio canale costruito al tempo della monarchia degli Asburgo, che collegava in Danubio con il Tissa. Per questa via d'acqua, nonostante le sue chiuse fossero distrutte ed i fondali molto infidi, fu alimentata la testa di ponte stabilità presso Budapest. Successivamente, sempre attraverso lo stesso difficile itinerario, furono inviati, in rinforzo della testa di ponte, quattro motoscafi corazzati che parteciparono con successo all'annientamento della resistenza tedesca nella città: era l'1 dicembre 1944.
Meno fortunate le operazioni destinate a sloggiare i Tedeschi dalla riva destra del Danubio, a sud della foce della Drava; dopo un fortunato sbarco a Ilok eseguito da 10 motoscafi corazzati, le truppe sovietiche furono fermate e uno sbarco, tentato da 1.500 uomini presso Vukovar, fallì completamente, il 9 dicembre 1944. In questa occasione furono affondati due motoscafi corazzati: il BKA 231 e il BKA 338; i mezzi superstiti riuscirono ad evacuare le truppe che si ritiravano; per quattro mesi, e cioè fino all'aprile del 1945, il fronte si sarebbe stabilizzato presso Vukovar.
Intanto, dal 12 dicembre 1944,la D.V.F. passava al comando del contrammiraglio Cholostiakov e, sotto la sua guida, fu impegnata nella controffensiva lanciata dai Sovietici per impedire la riconquista di Budapest da parte delle forze tedesche. Nel corso di queste operazioni, la 57a Armata sovietica rimase accerchiata, assieme alla 1a Armata bulgara, a sud di Budapest, sulla riva destra del fiume, tra il Lago Balaton e la foce della Drava. La situazione divenne veramente critica il 22 gennaio 1944 quando i ghiacci trascinati dalla corrente del Danubio, distrussero i ponti di chiatte che i Sovietici avevano collocato. Intervenne allora, la D.V.F. con i propri mezzi: questi rappresentavano infatti, l'unica possibilità di rifornimento delle truppe terrestri. I 14 motoscafi corazzati ancora disponibili, rimorchiando alcuni pontoni, giorno e notte riuscirono a trasportare, nel periodo dall'1gennaio al 2 marzo 1945, molti soldati e materiali; in particolare si trattò di 316.220 soldati, 496 carri armati, 10.380 cannoni, 8698 automezzi vari oltre a 43.000 tonnellate di armi, munizioni e approvvigionamenti. Questo grande sforzo dei mezzi della D.V.F., permise alle truppe di terra di resistere e contrattaccare.
Azioni tra mezzi fluviali non ve ne furono; ciò nonostante che gli Ungheresi avessero concentrato nella zona 6 monitori di piccolo dislocamento, 6 motoscafi corazzati e 10 dragamine, ai quali si aggiunsero alcuni mezzi tedeschi. Questi mezzi, che rimasero sempre passivi durante le operazioni attorno a Budapest, concluse queste, furono concentrati a Bratislava nel tentativo di sbarrare il passo ai mezzi fluviali della D.V.F. al seguito delle truppe terrestri che avanzavano verso Vienna. Gli Ungheresi ed i Tedeschi posarono alcune mine che vennero presto dragate e, senza ingaggiare combattimenti di sorta, si ritirarono costantemente. Neppure davanti a Vienna vi furono combattimenti tra mezzi fluviali e, siccome l'Armata Rossa attaccò il 16 marzo 1945, la D.V.F. venne nuovamente impiegata per sostenere le truppe di terra con rifornimenti di vario genere. La D.V.F., intanto, era stata rafforzata e, in quel momento, disponeva di 6 monitori, 48 motoscafi corazzati, 22 posamine, 46 dragamine e navi minori; alcuni di questi mezzi erano impegnati nella zona di Vukovar mentre, altri 4 monitori, 11 motoscafi corazzati e 8 posamine si trovavano in riparazione.
Così la notte sul 20 marzo 1945, nonostante la D.V.F. avesse raggiunto il culmine della sua forza, soltanto 13 motoscafi corazzati poterono essere impiegati in uno sbarco, presso Tata, alle spalle dei Tedeschi. Lo sbarco di 536 uomini e di una sezione di cannoni anticarro, riuscì con la sola perdita di un motoscafo corazzato (BKA 7) ma, la notte successiva, a causa del fuoco tedesco, anche il motoscafo BKA 131 e il dragamine KT 220 andarono perduti, mentre trasportavano rifornimenti alle forze sbarcate. La testa di ponte che si era costituita a seguito dello sbarco, fu raggiunta dalle truppe sovietiche di terra dopo pochi giorni
. A questa azione ne seguirono molte altre minori, via via che il fronte terrestre si spostava, sulla riva ungherese del Danubio, su quella slovacca e su quella austriaca.
L'ultima e più brillante operazione della D.V.F. si svolse l'11 aprile 1945 quando truppe sbarcate da alcuni motoscafi corazzati, occuparono, in Vienna, l'unico ponte che i Tedeschi non avevano ancora fatto saltare, contribuendo, così, ad accelerare l'avanzata del fronte terrestre. Altre operazioni, per le quali la D.V.F. aveva ricevuto altri 6 motoscafi corazzati e 6 nuove mototorpediniere, non ebbero luogo in quanto, l'8 maggio 1945, la Germania capitolò.

COMMENTO
La mancanza di grandi e spettacolari operazioni sul Danubio e l'impiego su questo fiume di piccoli mezzi, non deve far sottovalutare l'importanza delle operazioni svolte, durante la II G.M., dalla D.V.F.. La sua opera contribuì molto al successo delle operazioni sovietiche nell'Europa orientale.
La D.V.F. si batté molto bene: a fronte dei gravi danni inflitti all'avversario ed al grande numero di truppe che, con i suoi uomini riuscì ad impegnare, le perdite sofferte dalla D.V.F. possono considerarsi insignificanti: in battaglia, solo 7 motoscafi corazzati e 3 dragamine andarono perduti. In particolare, va detto che i motoscafi corazzati si rivelarono degli ottimi e ben riusciti mezzi; anche quando, colpiti da fuoco avversario o dall'esplosione di una mina, riportavano gravi danni, essi riuscivano quasi sempre a far ritorno alla base. Alcuni motoscafi corazzati rientrarono nonostante avessero avuto le torri degli impianti da 76 mm letteralmente asportate dal fuoco avversario.
Ma ancora più dei successi ottenuti direttamente negli scontri con le forze avversarie, la D.V.F. si distinse, nella II G.M., per la costante opera di dragaggio del Danubio, opera che, a sua volta, permetteva il trasporto di grandi quantitativi di rifornimenti alle truppe terrestri; grazie all'opera dei dragamine poterono essere organizzati dei veri e propri convogli fluviali con perdite veramente contenute per i mezzi di trasporto. Non deve perciò sorprendere il fatto che alla D.V.F. furono conferite le più alte onorificenze sovietiche e che oltre 7.000 dei suoi uomini siano stati decorati.

Nell'immagine motoscafo corazzato sovietico della flotta del Danubio (BKA).


Articolo tratto dal n° 79 del giugno 1971 della rivista Interconair Aviazione e Marina.
Documento inserito il: 30/04/2017
  • TAG: danubio, flotta fluviale, armata rossa, unione sovietica, seconda guerra mondiale

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