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La Santa Famiglia Romanov [ di Daniela Asaro Romanoff ]

La Commissione, designata al fine di canonizzare l'ultima famiglia Romanov, iniziò a raccogliere il materiale necessario nella primavera del 1992.

Vennero attentamente e obiettivamente esaminate tutte le circostanze della vita della famiglia reale nel contesto degli eventi storici. Si tenne conto anche della canonizzazione della famiglia Romanov, avvenuta nel 1981, ad opera della Chiesa Ortodossa Russa all'estero (a causa dell'occupazione bolscevica della Russia, si costituì la Chiesa Ortodossa Russa all'estero, autorizzata dal Patriarca di Mosca Tikhon, che promulgò un decreto nel 1920).

Durante il primo incontro della Commissione si iniziò a studiare l'aspetto religioso e morale del regno di Nicola II con i seguenti criteri:

- Il punto di vista ortodosso per quanto riguarda l'attività di governante;

- Nicola II e gli eventi di San Pietroburgo nel 1905;

- Politica ecclesiastica di Nicola II;

- Le cause dell'abdicazione e l'atteggiamento ortodosso in merito a questo fatto;

- La famiglia dello zar e Rasputin;

- Gli ultimi giorni dei Romanov.

Gli oppositori alla canonizzazione dell'ultima famiglia Romanov asserivano che la morte dello zar e dei suoi familiari non poteva venir considerata un martirio in nome di Cristo.


La Commissione di religiosi, che aveva il compito di comprendere se era possibile canonizzarli, espresse un parere positivo, perché, imitando Cristo, con umiltà e pazienza, i Romanov sopportarono sofferenze fisiche e morali, fino alla morte ad opera dei loro avversari.
Nella Storia russa abbiamo numerosi esempi di politici, amministratori, governanti russi Rurik e Romanov, che morirono, subendo il martirio, dopo una vita trascorsa con cristiana moralità: i Principi Boris e Gleb, il Principe Igor di Chernigov, il Principe Andrei Bogolyubsky, il Principe Michael di Tver, lo zarevich Dmitri.

Gli oppositori alla canonizzazione di Nicola II cercarono di mettere degli ostacoli per quanto concerneva la politica ecclesiastica dello zar. L'Imperatore era un fervente religioso tradizionalista, comunque, durante il suo Regno, la gerarchia ecclesiastica ebbe l'opportunità di iniziare a preparare il Consiglio della Chiesa locale, cosa che non accadeva da due secoli. Con grande generosità Nicola II supportò la Chiesa Ortodossa Russa, offrì il suo denaro per la costruzione di edifici religiosi in Russia e all'estero. Il numero delle Chiese aumentò notevolmente (ca. 10.000) e furono aperti più di 250 nuovi Monasteri.

Una profonda pietà cristiana contraddistingueva la famiglia Reale dalla nobiltà dell'epoca. Nicola e Alessandra avevano educato i loro figli ad essere autenticamente religiosi. La famiglia andava alla Santa Messa alla Domenica e quando c'erano delle ricorrenze religiose. La religiosità non era formale, costituiva l'essenza della loro vita. Nicola e Alessandra visitavano Chiese e Monasteri, inoltre si recavano in pellegrinaggio per venerare le Icone miracolose e le Reliquie dei Santi. La grande devozione dell'Imperatore si espresse anche attraverso le numerose canonizzazioni celebrate durante il suo Regno, ricordiamo i Santi:
Teodosio di Chernigov, Isidoro Yurievsky, Eufrosine di Polotsk, Serafino di Sarov, Anna di Kashin, Joasaph di Belogorod, Germogene di Mosca, Pitirim di Tambov, John di Tobolsk, Paolo di Tobolsk, Sofronio di Irkutsk.


Come politico e uomo di Stato, Nicola II si ispirò sempre ai suoi principi morali e religiosi.

Uno degli argomenti più discussi contro la canonizzazione dello zar fu la rivolta del gennaio 1905 a San Pietroburgo.
Così si è espressa la Commissione preposta per analizzare tutti i documenti, tutte le situazioni e gli eventi concernenti Nicola II e la sua famiglia:
“La petizione di Gapon era un ultimatum rivoluzionario, che non permetteva di iniziare a dialogare in modo costruttivo, lo zar non considerò utile tale petizione, che aveva l'intenzione di distruggere anziché costruire.
Lo zar non diede alcuna disposizione alle forze dell'ordine di sparare e sopprimere in modo sanguinoso la dimostrazione. Non ci fu alcuna attività malvagia dello zar contro la gente.”
Nel giorno della rivolta, capeggiata da Gapon, lo zar non era a San Pietroburgo, Gapon lo sapeva bene. In assenza dello zar dalla città, coloro che comandavano le forze dell'ordine, se ritenuto necessario, potevano decidere di aprire il fuoco.
Va ricordato che i moti rivoluzionari scoppiarono, non per caso, proprio quando il Paese era più vulnerabile a causa delle guerre in cui fu coinvolto: la guerra contro il Giappone nel 1904 e, in seguito, la prima guerra mondiale.
Sin dall'inizio della prima guerra mondiale, Nicola andava frequentemente a visitare gli ospedali militari e le truppe al fronte. La zarina Alessandra, assieme alle figlie più grandi, Maria, Olga e Tatiana, ogni giorno, per parecchie ore, si dedicava ai feriti nell'ospedale di Tsarkoye Selo. Nicola II aveva un alto senso del dovere, sentiva che era tenuto a rispondere al popolo e a Dio delle sue azioni. Considerava sempre la sua attività di governante dal punto di vista cristiano.

Gli oppositori alla Canonizzazione misero in evidenza l'abdicazione di Nicola II, che venne paragonata alla rinuncia di un sacerdote al suo ministero, ma le norme ecclesiastiche ortodosse non considerano in tale modo un' abdicazione.


Tutti quelli che conobbero lo zar e la sua famiglia erano sorpresi dalla semplicità di Nicola II e dei suoi congiunti. C'era grande armonia ed affetto sincero in quella famiglia. Lo zarevich Alessio, colpito da una malattia incurabile, l'emofilia, era il più amato. La malattia dello zarevich doveva essere un segreto di Stato, ma i membri della Chiesa Ortodossa sapevano che Alessio non aveva una buona salute e in tutte le Chiese della Russia si pregava continuamente per lui. Nicola ed Alessandra, essendo molto religiosi, speravano in un miracolo.

Gregory Rasputin venne chiamato dai Romanov perché aveva fama di essere un guaritore. Di sicuro Rasputin non si intromise mai negli affari di Stato. Purtroppo era una persona molto ingenua ed ignorante. Alcuni nobili cercarono di corromperlo con l'alcool e il denaro. Fu dipinto a tinte fosche dai denigratori della famiglia Romanov, ma le ricerche e le analisi della Commissione per la canonizzazione non fecero emergere nulla di sconveniente.

La Commissione si concentrò sugli ultimi mesi vissuti dallo zar, la zarina e i figli.
Nei momenti difficilissimi della prigionia la famiglia Romanov pregava, leggeva le Sacre Scritture e la pace era sempre nei loro cuori. La partecipazione ai Servizi Divini e l'Eucaristia davano loro una grande forza. Nicola ed Alessandra assai raramente avevano frequentato le feste e i balli di Corte, la loro profondità di pensiero, la loro coerenza, la grande religiosità li rendevano scomodi e malvisti a Corte. Purtroppo parecchi nobili contribuiranno a diffamarli assieme ai bolscevichi. La fede rendeva Nicola ed Alessandra strani agli occhi dei materialisti di Corte e dei bolscevichi ovvero … banchieri, governi esteri, trafficanti d'armi, agenti segreti stranieri e quant'altro … . Le lettere scritte dalla zarina Alessandra ci aiutano a comprendere quanto fossero importanti la fede e la vita spirituale per lei, il marito e i figli.
Così scriveva Alessandra:”Mi dispiace per coloro che trovano inutile e fuori moda pregare.” In un'altra lettera sta scritto:” Signore, aiuta coloro che non hanno l'amore di Dio nei loro cuori amareggiati.”


I figli dello zar sopportarono docilmente e umilmente tutte le sofferenze.
Durante la dittatura di Kerenskij, la prigionia della famiglia Romanov fu abbastanza sostenibile. Nicola II con grande dignità e serenità affrontava i quotidiani problemi. Solo una volta si adirò tantissimo e divenne violento nelle sue imprecazioni. Quando Nicola seppe che la Russia bolscevica aveva firmato il vergognoso trattato di Brest-Litovsk, la sofferenza si tramutò in una rabbia quasi incontrollabile. Nicola non poteva tollerare che tantissimi giovani russi fossero morti invano. Con quel trattato del 3 marzo 1918, la Russia usciva dalla guerra mondiale, ma a caro prezzo, rinunciando a molte terre storicamente e tradizionalmente russe, soprattutto l'Ukraina e la Bielorussia.
Per capire meglio quanto accadde in seguito, ricordiamo alcune date importanti della caotica rivoluzione sovietica. Il 15 marzo 1917 (Calendario Gregoriano) Nicola II abdicò, indicando come successore il fratello Michele. Dopo l'abdicazione di Nicola, si insediò un governo provvisorio presieduto dal Principe Lvov. Michele rifiutò l'incarico con intenzioni nobilissime. Il popolo doveva decidere chi voleva che governasse la Russia. A questo punto tutti, tranne Kerenskij (ministro della guerra), chiesero la fine del conflitto e la pace con gli imperi centrali. Nell'aprile 1917 Lenin rientrò dalla Svizzera, favorito dal governo tedesco, al quale era utile una rivoluzione interna che indebolisse la Russia. Nel maggio 1917 rientrò in Russia anche Trotskij, che si trovava in esilio in America.
Il 21 luglio 1917 Kerenskij sostituì Lvov e divenne primo ministro del secondo governo provvisorio. Lenin e Kerenskij avevano scontri continui, Lenin fu accusato di alto tradimento da Kerenskij e fuggì in Finlandia. In Russia ci fu il caos. Era abbastanza arduo continuare a combattere nella prima guerra mondiale, come voleva Kerenskij, con soldati che disertavano e rientravano a casa. Lenin si approfittò del debole governo di Kerenskij e rientrò in Russia, decidendo di organizzare l'insurrezione armata. I bolscevichi potevano contare su un esercito ben addestrato. L'8 novembre 1917 viene ricordato per la presa del Palazzo d'Inverno. Oramai i bolscevichi avevano ottenuto il controllo delle ferrovie, delle banche, di tutte le amministrazioni.


Lenin divenne capo del consiglio dei commissari del popolo. Trotskij divenne commissario per gli esteri, Stalin fu nominato commissario delle minoranze etniche. Era l'inizio del governo dell'unione delle repubbliche socialiste sovietiche: URSS.
Mentre nel Paese infuriava la sanguinosa rivolta, nell'agosto 1917 iniziò la prigionia dei Romanov. Vennero portati a Tobolsk, cittadina della Siberia. Quando Lenin ottenne il potere di governare, la prigionia dei Romanov divenne molto dura. Vennero sottoposti ad angherie, umiliazioni, nonché scherzi triviali dai loro aguzzini.
Nel 1918 i Leninisti considerarono Tobolsk non più sicura, gli antisovietici avrebbero potuto tentare di liberare lo zar e la sua famiglia.
Nell'aprile 1918 la famiglia Romanov fu portata a Ekaterinburg. Vennero rinchiusi nella casa di Ipatiev, un commerciante della cittadina. I sorveglianti erano a turno i lavoratori della miniera. Ad Ekaterinburg c'era un'importante miniera aurifera e lì era sorta la Zecca dello Stato. All'esterno di casa Ipatiev si trovavano anche delle mitragliatrici. Attorno alla casa fu costruita un'alta palizzata, le finestre vennero oscurate e i Romanov subirono vessazioni di ogni tipo fino all'ultimo giorno della loro vita.

Il primo dei Romanov ad essere ucciso fu Michele, fratello e successore di Nicola II.
La notte del 12 giugno 1918, mentre si trovava agli arresti domiciliari a Perm, fu prelevato assieme al suo segretario, Nicholas Johnson, da un gruppo di bolscevichi, vennero condotti in una foresta e furono fucilati.
Dei loro corpi non doveva rimanere traccia, pertanto vennero gettati nella fornace di una fabbrica. Si può affermare che la rivoluzione bolscevica seppe utilizzare molto bene tutti i mezzi mediatici dell'epoca. Prima di ammazzare lo zar e i suoi congiunti, venne diffusa a Mosca e a San Pietroburgo la notizia della fucilazione di tutta la famiglia Romanov, soprattutto per capire quali sarebbero state le reazioni dei loro parenti, che governavano Paesi assai influenti. La notizia non destò la benché minima preoccupazione. La slealtà dei parenti dei Romanov fornì ai bolscevichi una determinazione capace di andare al di là di ogni limite per eliminare definitivamente lo zar, la zarina e i loro figli.


Seppur nell'isolamento e nella precarietà, i Romanov riuscivano ad avere una grande nobiltà d'animo e lucidità di pensiero.
Il Patriarca Alessio e il Santo Sinodo ricevettero molte documentazioni e attestazioni che supportavano le conclusioni a cui era giunta la Commissione alla fine degli anni novanta. La necessità di canonizzare la famiglia Romanov, senza ulteriori attese, era molto sentita da gruppi di emigrati russi, uomini di Chiesa, e anche singoli individui. Furono segnalati dei miracoli avvenuti per intercessione dei Romanov. In particolare giunsero al Patriarca Alessio varie segnalazioni in merito ad Icone miracolose raffiguranti Nicola II e altri Martiri della rivoluzione.
Parecchie persone affermavano che le Icone emanavano profumo, producevano mirra e talvolta c'erano chiazze di sangue su questi dipinti.

Per quanto riguarda il riconoscimento dei poveri resti dei membri della famiglia e delle persone che li accompagnarono nella prigionia, la Chiesa Ortodossa si attenne alle ricerche eseguite dal centro repubblicano medico forense del Ministero Russo della Salute.
Con la canonizzazione dei Romanov e delle fedeli persone che li avevano seguiti durante la prigionia non si volle lanciare nessun messaggio politico, si desiderò evidenziare che le numerose sofferenze affrontate con cristiana rassegnazione dai Romanov erano diventate Vangelo vivente. All'una di notte del 17 luglio la famiglia Romanov e coloro che erano rimasti vicini con affetto alla famiglia, vennero sterminati.
Tra il 17 e il 18 luglio vennero uccisi altri Romanov: la granduchessa Elisaveta Fyodorovna, sorella di Alessandra, il granduca Kostantine Kostantinovich, il granduca Igor Kostantinovich, il granduca Ivan Kostantinovich, il granduca Sergeij Mikhajlovich, Suor Varvara Jakovleva, il principe Vladimir Pavlovich Paley e il segretario di Sergeij Mikhajlovich, Fyodor Remez.
Il marito di Elisaveta, fratello di Nicola II, era morto nel 1905 in un attentato terroristico.

Il 28 gennaio 1919 furono uccisi nella Fortezza dei Santi Pietro e Paolo i granduchi Dmitri Kostantinovich, Nikolaj Mikhajlovich, Georgij Mikhajlovich Romanov, Pavel Aleksandrovich, fratello di Alessandro III.

Pavel era molto ammalato e gli spararono mentre stava adagiato in una barella. Con coraggio i granduchi andarono verso la morte.
Georgij Mikhajlovich e Dmitri Kostantinovich pregavano. Dmitri pregò per il perdono dei suoi assassini, lo sentirono dire:”Perdona loro, perché non sanno quello che fanno.”

Assieme a Nicola II e ai suoi congiunti furono canonizzati il medico Yevgeny Botkin, il cuoco Ivan Kharitonov, la cameriera della zarina, Anna Demideva, e l'assistente della zarina, Anastasia Hendrikova.

Furono canonizzati anche Elisaveta Fyodorovna, Ivan Kostantinovich, Igor Kostantinovich, Kostantine Kostantinovich, Sergeij Mikhajlovich, Vladimir Pavlovich Paley e il segretario di Sergeij: Fyodor Remez, Suor Varvara Yakovleva, che fu uccisa assieme a Elisaveta Fyodorovna, Dmitri Kostantinovich, Georgij Mikhajlovic Romanov, Pavel Alexandrovich.

La mitezza, la pazienza e l'umiltà dei Romanov vinsero il male. La persecuzione che loro affrontarono ora è una luce che indica la via ai cristiani russi e a tutti gli uomini di buona volontà.
Documento inserito il: 29/12/2014
  • TAG: canonizzazione famiglia romanov, chiesa ortodossa russa, zar nicola II, petizione gapon, guerra russo giapponese, prima guerra mondiale, rivoluzione ottobre, eccidio famiglia imperiale

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