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Cefalonia. Le FFAA sapevano (quasi) tutto fin dal 1948 [ di Massimo Filippini ]

LA RELAZIONE DEL T. COL. LIVIO PICOZZI SULL'OPERATO DEL CAP. APOLLONIO A CEFALONIA preceduta dall'APPUNTO DEL CAPO UFFICIO STORICO gen. LUIGI MONDINI al Capo dello Stato Magg. Esercito Gen. C.A. Efisio Marras.
dI Massimo Filippini*


MINISTERO DELLA DIFESA
Stato Maggiore dell’Esercito -Ufficio Storico
Roma lì 5 novembre 1948
 
OGGETTO: Operato del Capitano Apollonio a Cefalonia

PROMEMORIA PER S. E. IL CAPO DI S. M. E.

Ho invitato il ten. Col. PICOZZI a redigere un rapporto a parte su quanto gli è risultato -durante la sua missione a Cefalonia- sul conto del Capitano Apollonio.
Nulla v’è di particolarmente nuovo, rispetto a quanto in proposito già si conosceva, ma parecchi elementi rimangono confermati.
Il Capitano Apollonio, affrettatosi a visitare il ten. Col. Picozzi, ha voluto rifare la sua storia, evidentemente per tentare di conoscere -e non v’è riuscito- quale fosse l’impressione riportata dal ten. Col. Livio Picozzi nei riguardi dell’Apollonio stesso e per influenzarne le conclusioni. Unico elemento positivo, la convinzione riportata dal ten. Col. Picozzi che l’Apollonio attaccato, si difenderà senza esclusione di colpi: non mi sembra un buon motivo per evitare di perseguire la ricerca della verità.
IL GENERALE CAPO UFFICIO
(Luigi Mondini)


PROMEMORIA RISERVATO PER IL SIG. GENERALE CAPO UFFICIO

Appunti circa l’operato del Cap. art. Renzo Apollonio in Cefalonia negli anni 1943 – 1944I – Fra le figure che più furono in vista, durante e dopo le tragiche giornate del settembre 1943, in Cefalonia, vi è quella del Cap. di art. spe. Renzo Apollonio di Trieste, allora Comandante di una btr. Del 33° rgt. Art.
In vista, per la sua proteiforme attività, per le sue iniziative che possono oggi essere molto variamente apprezzate e giudicate da chi di ragione e per la singolarità delle sue vicende, spesso inspiegabili, almeno alla luce di quanto è noto a me.
Non conosco quanto esista negli incartamenti personali di questo ufficiale ed il fatto che egli sia in servizio è prova che il suo operato deve essere sto giudicato favorevolmente in sede di accertamenti e di discriminazione.
Ma questa discriminazione avvenne in epoca ormai alquanto lontana, quando gli eventi non erano conosciuti come possono esserlo oggi e quando ancora non aveva avuto luogo l’invio a Cefalonia di una Missione Militare della quale ho fatto parte io stesso.
Su richiesta della S. V. riassumo ora alcuni dati circa questo ufficiale, dati raccolti nell’ottobre – novembre 1948, interrogando persone sul posto, sia greci, sia italiani e successivamente estendendo alcune indagini in Roma stessa, dopo il mio ritorno.

- II -
In sede di relazione riservata, da me presentata il 10 corr. Mi sono già espresso circa il Cap. Apollonio, nei termini che qui riporto per facilitarne la consultazione:
" E’ importante e complesso, quanto -alla luce di tali informazioni- emergerebbe nei confronti del Capitano di art. Apollonio Renzo triestino, comandante di una btr. del 33° rgt. art., dislocata presso il ponte di Argostoli, che fu uno degli animatori della "sedizione" del primo tempo.
" Subito dopo l’annuncio dell’armistizio mentre il Comando della Divisione stava trattando con quello tedesco per addivenire ad una chiarificazione, egli attaccò con i propri pezzi tre zatteroni tedeschi che da Liguri trasportavano ad Argostoli alcuni pezzi di artiglieria: tali zatteroni vennero affondati e si ebbero vari morti nemici. Quasi contemporaneamente, egli diresse l’attacco in Argostoli contro un fabbricato in cui esisteva un Comando del genio tedesco; vi fu ucciso un ufficiale tedesco.
"E’ noto che fece anche opera non tanto di propaganda, quanto sobillatrice fra le truppe, per forzare la mano al Comando della Divisione.
" Non risulta che il Gen. Gandin abbia preso provvedimenticontro tale ufficiale; né che le truppe tedesche lo abbiano arrestato insieme a tutti gli altri ufficiali italiani.
" Subito dopo la resa, l’Apollonio sparì. Non fu tra gli ufficiali arrestati. Venne visto vestito da soldato, guidare autocarri per i tedeschi, mentre quasi tutti i suoi artiglieri erano caduti. Si constata poi il fatto che il Comando tedesco si servì di tale ufficiale in varie circostanze; 10 – 15 giorni dopo la resa avvenuta il 22. 9 1943 a Keramies, l’Apollonio ricomparve insieme ai tedeschi. Egli si recò in tale località nel villino Vallianos, dove la resa aveva avuto luogo e (secondo le affermazioni di certo Spiros Vallianos, custode della villa e che aveva assistito alla resa stessa), si adoperò per ricercare alcuni documenti, che sperava che il Gen. Gandin non avesse distrutto e che voleva consegnare al Comando tedesco.
" Processato dai tedeschi -in un secondo tempo- per l’uccisione dell’ufficiale del genio, sarebbe stato prontamente assolto in seguito ad alcune testimonianze a lui favorevoli; è certo che dopo pochi giorni egli sedeva alla mensa degli ufficiali tedeschi, in perfetta armonia.
" Il Comando tedesco dette successivamente al Cap. Apollonio il comando di una compagnia lavoratori – prigionieri italiani e la riorganizzazione di una batteria italiana; risulta infine da testimonianze come egli fosse stato inviato in missione dal Comando tedesco ad Atene ed a Belgrado, allo scopo di effettuare colà ricerche e rifornimenti di materiali.
" Durante tutto il periodo dell’occupazione tedesca dell’Isola l’Apollonio tenne, all’insaputa del Comando tedesco e in modo assai abile contatti con l’ E. A. M. dell’Isola, tanto è vero che appena le truppe tedesche ebbero sgomberato l’Isola stessa, egli passò immediatamente a prestare servizio con le forze partigiane, dimostrando molto e prezioso attaccamento alla nuova terza causa che veniva a servire.
" Non è azzardato affermare che se il Gen. Gandin avesse subito adottato le più severe misure nei confronti del Cap. Apollonio per le sue errate iniziative iniziali, per gli atti da lui compiuti, mentre si svolgevano le trattative con i tedeschi e per l’azione sobillatrice da lui condotta, avrebbero potuto essere evitate non poche delle più tragiche conseguenze. Non si hanno elementi per stabilire a cosa sia dovuta questa mancata energica azione. Probabilmente essa fu imposta dalla convinzione che poco vi era da fare di fronte allo stato di confusione e allo sfaldamento morale che già all’8 settembre si diffondevano quasi ovunque con crescente intensità.
" Occorre considerare circa questi fatti, che la loro narrazione in questa sede non potrebbe costituire atto di accusa verso l’Apollonio se non dopo un’investigazione supplementare che -togliendoli dal campo storico- li portasse in quello più modesto ma più approfondito- di una regolare inchiesta (1).
" Nota (1)- Le principali fonti di queste informazioni -avute da molteplici vie- sono: il sig. Giovanni Vremez, di origine triestina, direttore dell’Orto Botanico di Argostoli; il sig. Spiros Vallianos, custode della villa di Keramies; il Colonnello Herakles Sgouròs, comandante militare dell’Isola, il quale -su richiesta della Missione- fece indagini ed interrogò gente del posto.

- III -
Poco posso aggiungere a quanto sopra: tutt’al più posso citare alcuni episodi, di parte dei quali sono venuto a conoscenza in questi ultimi giorni.
a)- Mi ha riferito Don Romualdo Formato, con la convalida di un altro superstite (che mi ha pregato di non essere nominato), come all’atto della resa di Cefalonia, un certo quantitativo di binocoli fosse stato sepolto perché non cadesse nelle mani dei tedeschi. Non molto tempo dopo la resa, fu dissotterrato dall’Apollonio e consegnato ai tedeschi stessi.
b)- In Cefalonia, subito dopo la giornata del 24 settembre 1943, il Cap. Apollonio non fu come noto- fra i prigionieri superstiti.
Quando un giorno, fra di essi si sparse la voce che egli avrebbe inteso costituirsi, la notizia generò un risentimento generale, perché egli non era gradito a causa del suo comportamento che appariva loro ambiguo. Non ho elementi per approfondire questo che, peraltro, è un dato di fatto. Eventualmente, non sarebbe difficile interrogare i superstiti per maggiori precisazioni circa tale risentimento generale.
c)- Quando ero assegnato all’allora Alto Commissariato per i Prigionieri di guerra ebbi una volta occasione -indirettamente- di conoscere alcune circostanze circa i reduci di Cefalonia. Ricordo che qualcuno parlava molto sfavorevolmente di un gruppo di sediziosi che aveva provocato non poco disordine morale e materiale fra gli italiani.
La questione però era completamente estranea alle mie attribuzioni di ufficio.
Ignoro se presso gli atti del disciolto campo Reduci da prigionia di Taranto (verbali di interrogatorio o altri documenti) esistano notizie o segnalazioni più precise in proposito.

- IV -
Il Cap, Apollonio ebbe in Cefalonia stretti rapporti con l’ E. A. M.- Questa figurava là, come il Comitato di Liberazione Nazionale. Dopo l’esodo dei tedeschi l’ E. A. M. si trasformò in ELAS, "gettando la maschera", come diceva ai membri della Missione il Colonnello Sgouròs, attuale comandante militare dell’Isola. Egli però aggiungeva che qualunque sia stata la veste e la condotta dell’ELAS nessuno poteva conoscerne il retroscena: egli stesso avrebbe potuto essere ingannato.
Se oggi l’ELAS è considerato dal Governo greco come un movimento che ebbe carattere anti-nazionale, fino al giorno in cui i tedeschi furono in Grecia quasi nulla trapelava dei segreti intendimenti di tale organizzazione, almeno per la gran massa dei greci, ivi inclusi moltissimi degli stessi aderenti all’ E. A. M.

- V -
Nella mia relazione (v. conclusioni) ho scritto proponendo di "non perseguire i responsabili di erronee iniziative, anche se dovessero sopraggiungere nuove emergenze" e ciò per non incorrere nel "rischio che il ‘processo’ a qualche singolo, diventi il processo ‘di Cefalonia’ ".
Mi riferivo principalmente all’Apollonio.
Nell’eventualità di un procedimento da aprire a suo carico, se così decidessero le Autorità Superiori, io prevedo -e ritengo doveroso esprimerlo- che egli -in parte- si difenderebbe sttaccando: ha al suo attivo lementi che potrebbero risultare di indubbia gravità e carico soprattutto di esponenti che sono morti. Emergerebbero -poiché la realtà non si può negare- le errate iniziative, la propaganda sediziosa, le disparità di vedute, gli atti di indisciplina, certe debolezze del Comando, talune caratteristiche negative dellemoperazioni, i cedimenti morali, le tergiversazioni, gli episodi di collaborazionismo.
Mi sono formato questa convinzione perché ho avuto anche una lunga conversazione con il Cap. Apollonio il quale, sapendomi di ritorno da Cefalonia, ha desiderato illustrarmi il suo operato: non conosco per quale motivo, né ho elementi sufficienti per avanzare ipotesi. D’altra parte ho solo ascoltato né gli ho rivolto domande. Egli si presenta bene, è un abile parlatore e segue un nesso costante nel suo ragionamento sostenuto da un’eccellente memoria. Affiorano nel suo racconto unilaterale, episodi che -se veri e accertati- coinvolgerebbero non poche responsabilità anche di altri a non gioverebbero al buon nome generale.
Egli cita le intese intercorse fra lui e altri comandanti di reparto, per esempio il Maggiore Altavilla e il comandante della marina, allo scopo di agire di iniziativa anche disobbedendo; cita la resa del battaglione comandato dal Ten. Col. Siervo, che sarebbe avvenuta sul Kuzuli senza reazione; la resa delle batterie di Liguri, avvenuta in modo analogo; attribuisce al Colonnello Romagnoli l’espressa intenzione di fare un colpo di mano (verso il 13 sett. 1943) ed assumere il Comando della divisione, estromettendo il Generale Gandin.
In sostanza, emergono molte risultanze circa le quali non spetta a me di giudicare se sarebbe opportuno o meno il renderle di pubblica ragione.

- VI -
La mia citata relazione sui fatti di Cefalonia è stata stesa dopo che, sul posto, avemmo scambi di idee -tutte concordanti- con il Col. Pacinotti, vice capo missione e con il Ten. Col. Medico Petroli dello S. M. Ufficio Servizi.
Con quest’ultimo redigemmo e coordinammo insieme gli appunti che poi mi servirono di base. Cito questo fatto perché, se il mio parere personale potesse sembrare discutibile in qualche punto, possano essere sentite anche le opinioni autorevoli di questi altri ufficiali.

F.to Ten. Col. LIVIO PICOZZI
  Roma lì 13 novembre 1948

*Copia della presente Relazione è reperibile -unitamente all'altra sui 'fatti di Cefalonia'- all'AUSSME (fondo H5 35/RR) dove lo scrivente la rinvenne nel 2000 al termine di una cinquantennale 'secretazione' avente tutte le caratteristiche di un vero 'insabbiamento'
Documento inserito il: 25/03/2015
  • TAG: seconda guerra mondiale, cefalonia, armistizio, eccidio cefalonia, relazione picossi, capitano apollonio
  • http://www.cefalonia.it

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