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La battaglia di Tassafaronga (parte 1)

di Bernard Millot

In quell'inizio d'inverno del 1942, rifornire la guarnigione di Guadalcanal restava l'ossessione dei Giapponesi e la battaglia di Tassafaronga fu l'ultimo scontro navale importante combattuto su questo tema attorno alla grande isola delle Salomone Orientali. Dopo la battaglia di Guadalcanal del 13/15 novembre 1942, l'attività sul mare e nell'aria s'era rarefatta, mentre, al contrario, i combattimenti terrestri avevano avuto una violenta ripresa.
Nella seconda quindicina di novembre, i Giapponesi tentarono di far passare rinforzi e materiale impiegando zattere a motore che, mentre di giorno si celavano tra la vegetazione litoranea, navigavano nottetempo. Il 25 novembre, la scoperta di quaranta di questi natanti alla fonda a Tassafaronga coincise con la ripresa dell'attività nipponica, tanto sul mare quanto nell'aria. Furono segnalati movimenti navali nella zona di Rabaul-Shortland e in quella della Nuova Georgia, dove pareva che i Nipponici volessero installare delle nuove basi. Egualmente, l'aviazione giapponese riprese i suoi voli di bombardamento e ricognizione.

WRIGHT SOSTITUISCE KINKAID
Dal canto loro, gli Americani avevano sfruttato questa pausa per rinforzare sensibilmente non soltanto gli effettivi e i mezzi di Guadalcanal, ma anche la flotta permanente d'intervento. Il contrammiraglio Thomas C. Kinkaid arrivò il 24 novembre a Espiritu Santu per prendere il comando di questa Squadra ma, chiamato tre giorni più tardi ad altro incarico, fu il contrammiraglio Carleton H. Wright che gli succedette alla testa di questa Task Force. Questo cambio di comando si dimostrò disastroso perché privava gli Americani di un capo sperimentato e soprattutto assuefatto alle speciali condizioni di combattimento delle acque di Guadalcanal. Il contrammiragli Wright non ebbe molto tempo d' innovare e si limitò a riprendere il piano operativo del suo predecessore. Questo era saggio, ma una volta di più si verificò che l'esperienza non può essere supplita da alcuna dottrina, anche se perfettamente assimilata.
Il viceammiraglio Halsey, promosso al grado superiore il 26 novembre, aveva appena appreso l'aumentata attività navale nemica ed esercitava pressioni su Wright perché questi agisse al più presto, al fine di bloccare un'inevitabile discesa in forze del nemico in direzione di Guadalcanal.
Il 29 novembre si tenne una conferenza e il contrammiraglio Wright decise l'organizzazione della propria Squadra.
Disgraziatamente, un nuovo pressante messaggio di Halsey gli ingiungeva di affrettarsi, se voleva intercettare la forza nemica del contrammiraglio Tanaka. Gli avvenimenti precipitavano e diversi osservatori, tra i quali due australiani, avevano segnalato con precisione la consistenza e la rotta della formazione nemica.
Il contrammiraglio Wright non ebbe molto tempo per preparare l'operazione: alle 23.00 h del 29 novembre, Halsey dava l'ordine di partenza. Le navi della Task Force 67 presero il mare dirigendosi verso il celeberrimo "fondale della ferraglia". E' vero che nel frattempo i servizi segreti americani avevano intercettato un messaggio cifrato nipponico - del quale conoscevano il codice - che indicava come Guadalcanal attendesse un convoglio veloce di rifornimento per la notte del 30 novembre 1942. Il contrammiraglio Wright calcolò che, se voleva trovarsi sul posto prima delle 23.00 h del 30 novembre, doveva "marciare" piuttosto velocemente. Diede perciò ordine di prendere la rotta più diretta a una velocità di 28 nodi.

NUOVA USCITA DEL TOKYO EXPRESS
Il piano giapponese era semplice: si trattava, per il contrammiraglio Raizo Tanaka, di prendere in consegna a Buin (estremità meridionale di Bougainville) delle casse galleggianti contenenti armi e provviste, discendere a grande velocità la "strettoia", mettere amare queste casse sulle rive di Tassafarongae ritornare al più presto possibile, il tutto senza impegnare il nemico. Al fine di confondere gli inevitabili osservatori avversari, Tanaka fece subito rotta a est in direzione delle scogliere Roncador, poi mise la prora a sud per passare attraverso lo stretto di indispensable. Tanaka sperava di non essere scorto e di effettuare la missione senza dover combattere. Egli divenne però dubbioso quando, verso le 10.00 h del 30 novembre, venne sorvolato da un ricognitore americano che, tuttavia, per un caso straordinario e inspiegabile, non inviò alcun messaggio di contatto.
Nel pomeriggio del 30 novembre, Tanaka ricevette due telegrammi provenienti da Rabaul, che gli annunciavano la presenza sul "fondale della ferraglia" di una dozzina di caccia americani (il primo) e che una squadra di incrociatori stava anch'essa giungendo sul posto (il secondo). Tanaka non se ne turbò e trasmise alle proprie navi , inferiori per numero e artiglieria, che bisognava prepararsi a un possibile combattimento notturno. A questo punto, bisogna davvero rendere omaggio a questo eccellente contrammiraglio, tanto competente quanto valoroso.
Infatti, il piano giapponese prevedeva che questa uscita doveva essere la prima d'una serie di rotazioni tra Buin e Guadalcanal, in ragione di un'uscita giornaliera per tutti e quattro i giorni. Il "Tokyo Express"discendeva dunque la "strettoia" e si accingeva a un nuovo combattimento notturno al quale i Giapponesi erano assuefatti e che d'altronde non temevano, sebbene Tanaka avrebbe preferito compiere la sua missione di trasporto senza doversi impegnare.

IL DISPOSITIVO AMERICANO
Verso sera, la flotta americana entrò nel canale di Lengo e incontrò un convoglio di tre trasporti scortato da cinque caccia che rientrava a Espiritu Santu. Il contrammiraglio Wright prelevò due di questi caccia, il LAMSON e il LARDNER, ingiungendo loro di seguirlo. Da notare che la Task Force 67 era stata così disposta: in testa marciavano i caccia FLETCHER, PERKINS, MAURY e DRAYTON, seguivano poi gli incrociatori MINNEAPOLIS, NEW ORLEANS, PENSACOLA, HONOLULU e NORTHAMPTON, chiudevano infine la formazione i due caccia prelevati poco prima.
A partire dal momento in cui entrò sul "fondale della ferraglia", Wright non seguì più scrupolosamente il piano di Kinkaid e conservò la propria flotta raggruppata in quest'ordine, anziché inviare i caccia in funzione esplorante come aveva previsto il suo predecessore. Da tutt'inizio, Wright aveva tuttavia preso la precauzione di inviare gli idrovolanti dei suoi incrociatori a Tulagi, da dove, ad un segnale convenuto, dovevano giungere per illuminare la flotta avversaria. Questo, disgraziatamente, non avvenne e questi velivoli intervennero troppo tardivamente.
Fossere quelle che fossero, le disposizioni adottate dal contrammiraglio Wright, la proporzione delle forze a confronto era tutto a vantaggio degli Americani. L'ammiraglio Halsey aveva rafforzato questa flotta d'intervento, al fine di ovviare a quell'inesperienza, apparentemente incurabile, degli Americani al combattimento notturno. In effetti, Halsey presumeva che da una superiorità materiale non poteva che scaturire una fatale vittoria, a dispetto di possedere o meno una dottrina efficace in questo genere di combattimento. In quel 30 novembre 1942, giammai gli Americani avevano disposto di una superiorità tanto netta e nessun osservatore poteva nutrire la minima incertezza sull'esito dell'imminente scontro. In effetti, che potevano sperare gli otto caccia di Tanaka, la maggior parte dei quali erano intralciati dai loro carichi, dinnanzi ai cinque incrociatori, dei quali quattro pesanti, e ai sei caccia che loro opponevano gli Americani? Esisteva una tale sproporzione di forze che non poteva sussistere alcun dubbio, eppure...

L'AVVICINAMENTO E IL CONTATTO
La task Force 67 uscì dal canale di Lengo alle 22.25 h e, con rotta 320 gradi, aumentò la velocità a 20 nodi. Le navi erano sempre disposte in linea di fila e, tra l'ultimo caccia di testa e il primo incrociatore, l'intervallo era di 3.700 m, mentre gli incrociatori di Wright distavano 900 m. l'uno dall'altro. La lunga colonna risaliva dunque la costa di Guadalcanal in direzione dell'isola di Savo. La notte era scurissima e non si poteva sperare in un contatto visivo a lunga distanza.
Sperando che a mezzanotte la luna, nel suo ultimo quarto, portasse un poco di luce, Wright ordinò, alle 23.38 h, un movimento generale, al fine di attendere il levar della luna. Le navi americane girarono tutte su se stesse con rotta 280 gradi e si ritrovarono in linea di rilevamento, di fronte al litorale nord-ovest di Guadalcanal.
Gli operatori radar della squadra avevano gli occhi fissi ai loro schermi, ma la troppa vicinanza dalla costa provocava numerose interferenze alquanto difficili da identificare. Tuttavia, alle 23.06 h, l'operatore del MINNEAPOLIS scoprì un eco sospetto vicino alla terra, rotta 248 gradi, a circa 21.000 m di prora. Il contrammiraglio Wright, subito informato, diede ordine di accostare 40 gradi sulla dritta; cosa che significava riformare la linea di fila sulla rotta originale. L'eco del radar si divise subito indicando parecchie navi nelle immediate vicinanze della riva; molti ufficiali americani pensarono che i Giapponesi erano già in procinto di mettere a mare le casse di rifornimenti. Alle 23.14 h, il contrammiraglio Wright, volendo vieppiù assicurarsi circa questi echi, fece accostare dio 20 gradi sulla sinistra.
Dinnanzi agli incrociatori, i quattro caccia di testa avevano preso egualmente contatto e si accingevano al combattimento. Il capitano di fregata William M. Cole, comandante del FLETCHER e Capo Flottiglia, scoprì, alle 23.16 h, che il nemico si trovava a 6.300 m a nord-ovest e chiese l'autorizzazione a lanciare i siluri. Wright esita, stimando la distanza troppo grande, ma quando infine diede il proprio assenso quattro preziosi minuti erano già trascorsi, tempo durante il quale i Giapponesi erano passati, in senso inverso, dalla prora al traverso della formazione statunitense. Alle 23.21 h, il FLETCHER lanciò una slava di dieci siluri, ma la distanza era evidentemente aumentata e gli ordigni dovettero essere regolati su una rotta negativa e convergente che diminuì di parecchio la loro efficacia. Il caccia PERKINS adottò la medesima soluzione, ma il DRAYTON e il MAURY, sprovvisti di radar moderni , furono più lenti ad agire.
Comunque, gli Americani avevano preso l'iniziativa dell'apertura del fuoco e la sorte pareva sorridere loro. Il contrammiraglio Wright, avvertito dell'avvenuto attacco silurante e apprendendo che il nemico si trovava a sole 5 miglia (9.000 m) sul proprio traverso, diede ordine, poco prima delle 23.30 h alle artiglierie di aprire il fuoco. Tutti i pezzi tuonarono e una pioggia di obici da 203, 152 e 127 mm s'abbatté sulla zona in cui si trovava l'avversario.

L'AMMIREVOLE STRUMENTO DI TANAKA
La situazione per i Giapponesi era apparentemente poco brillante e tutto pareva congiurare contro di loro. In effetti, nessuna nave nipponica imbarcava radar e, inoltre, si trovava nell'impossibilità di captare le comunicazioni radio nemiche. Il contrammiraglio Tanaka e il suo Capo si Stato Maggiore , capitano di vascello Yasumi Toyama, erano nella più completa ignoranza circa i movimenti americani. Alle 22.45 h, le navi giapponesi erano in linea di fila e doppiavano da ovest l'isola di Savo. Nell'ordine venivano NAGANAMI, MAKINAMI, OYASHIO, KUROSHIO, KAGERO, KAWAKAZE e SUZUKAZE. Il TAKANAMI, sulla dritta, marciava dinnanzi al NAGANAMI.
Avvicinandosi alla meta, Tanaka fece ridurre la velocità a 12 nodi e fissò una rotta parallela al litorale, a poco meno di 12 mg da questo. Era la distanza richiesta per la messa a mare delle casse galleggianti che avrebbero dovuto essere recuperate da imbarcazioni provenienti da terra. I caccia nipponici si insinuarono dunque in direzione di Tassafaronga, preparandosi nel contempo al combattimento notturno. Tanaka aveva dato ordine di lanciare il maggior numero possibile di siluri , ma di non far uso delle artiglierie se non in casi estremi. Benché gli archivi giapponesi non siano tutti concordi, pare che nessuna vedetta nipponica abbia rilevato gli Americani prima dell'inizio dello scontro. E' quasi certo, inoltre, che l'allarme fu dato solo quando due scie di siluri passarono dinnanzi alla prora del NAGANAMI. Quasi contemporaneamente, l'artiglieria delle unità americane tuonò svelando così la propria posizione ai Giapponesi.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la sorpresa non fu paralizzante e i marinai nipponici si precipitarono ai tubi lanciasiluri con una disciplina e un'efficienza straordinarie. L'intensivo addestramento e la notevolissima attitudine dei Giapponesi al combattimento notturno dovevano, in pochi istanti, rovesciare la situazione.

IL COMBATTIMENTO PIU' SCONCERTANTE
Il comandante Tomaya diede ordine di mettere a mare al più presto le casse e di effettuare una contromarcia per sezioni di 24 nodi. Questi furono pressoché i soli ordini tattici che ricevettero i comandanti nipponici; la loro esperienza fece il resto. La manovra ordinata non fu delle più facili da eseguire, a causa della vicinanza alla terra, ma tutti i caccia giapponesi virarono di bordo e misero la prora su una rotta nord-nord-ovest.
Il TAKANAMI compì la propria evoluzione sulla dritta lanciando i suoi siluri, ma la sua posizione scalata e nelle immediate vicinanze del nemico lo fece prendere a bersaglio da numerosi cannoni americani. Colpito quasi subito, il TAKANAMI dovette egualmente rispondere con la propria artiglieria i cui lampi lo segnalarono ancor meglio ai cannonieri avversari.
Gli altri caccia nipponici manovrarono correttamente e ripiegarono lanciando un gran numero di siluri. Non utilizzando le artiglierie, come previsto, queste navi non furono rilevate dal radar e non soffrirono molto del fuoco americano. Malgrado le loro evoluzioni per sezioni, i Giapponesi ripresero velocemente una rotta di ritirata parallela a quella degli Americani; rotta che consentì loro di aggiustare molto efficacemente i lanci dei propri siluri. Bisogna notare che i siluri nipponici erano lanciati con cariche anti-luce molto discrete, mentre quelle degli Americani provocavano un lampo luminoso, certamente meno spettacolare di quello d'una cannonata ma egualmente visibile da lontano. E' d'altronde per questa ragione che, all'inizio dello scontro, gli Americano credettero che il nemico non rispondesse.
Dal canto loro, gli Americani s'erano accostati al caccia TAKANAMI, visibilissimo, e avevano concentrato il tiro contro di esso. Quando la neve nipponica rispose con la propria artiglieria, segnalandosi così nettamente, i colpi raddoppiarono, ma furono necessari non meno di settanta impatti per arrestarla e ridurla allo stato di fumante relitto.
Il TAKANAMI doveva affondare alle 01.37 h.

Nell'immagine, in contrammiraglio giapponese Raizo Tanaka, comandante della squadra di cacciatorpediniere nipponici nella battaglia di Tassafaronga.


Articolo tratto dal n° 72 del mese di novembre del 1970 della rivista Interconair Aviazione e Marina Documento inserito il: 27/01/2017
  • TAG: seconda guerra mondiale, guerra pacifico, guadalcanal, battaglia tassafaronga, tokyo express, contrammiraglio tanaka, contrammiraglio carleton h wright

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