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La Legione Tagliamento in Russia (1941-1943) [ di Paolo Piovaticci ]

Lealtà e bravura dei Legionari nella Campagna di Russia, nella testimonianza di un ufficiale d'aviazione.

Delle qualità morali ed umane, oltrechè di combattenti dei soldati italiani in Russia, delle quali ci narra Don Guglielmo Biasutti, indimenticabile Cappellano della Tagliamento, nel suo libro 'Nel nostro Cimitero di guerra di Mikailovka', non si possono dimenticare fulgidi esempi e positive attestazioni di stima anche da parte dello stesso nemico.
Nel Capitolo IV intitolato 'Nell'inferno di Vorosellova', la considerazione dei Russi, contro cui si doveva combattere, evidenzia il leale rapporto reciproco di nemici che dovevano combattersi pur non odiandosi, e che affiorò in cruciali momenti della storica Campagna come il narratore religioso ricorda nel capoverso intitolato 'Testimonianze di Legionari' a pagina 113 e 3l suo libro.
Egli annota: "Oggi non è facile poter ricordare le gesta dei legionari. Oggi, forse, non si osa neppure nominarli. Ho letto recentemente, su uno dei più grandi quotidiani d'Italia, una rievocazione della battaglia del Natale 1941: dei legionari neppure una parola! E tutto per un pezzettino di stoffa nera sui risvolti della giacca. Benchè, in verità, un terzo almeno i nostri fanti della A.A. ed i nostri autieri, non avessero neppure quella mostrina. E benchè una buona parte dei legionari stessi non avessero mai avuto da fare con la politica; parecchi, infatti, erano stati arruolati con le ultime ammissioni al partito fascista e non pochi erano dei riformati dall'esercito.
Ma vent'anni fa tutti dovettero riconoscere la lealtà e la bravura di quei ragazzi. Tra tante testimonianze, mi piace ricordarne una, quella di un ufficiale d'aviazione. "Le camicie nere le incontrammo a Stalino, quando una squadriglia fu mandata lì, con i soli suoi mezzi, e rifornita solo per via aerea, perchè così era necessario. Le CC.NN. avevano occupato il campo in ventiquattro, dopo averne fugato gli ultimi russi. Ed erano tutti uomini anziani, verso i quaranta...
Sapevano tutto quello che noi non sapevamo. Come si fa ad arrostire una galletta al fuoco vivo della fiamma, perchè diventi biscotto; come si fa un lume con una scatoletta di carne; come si fanno lavorare i russi senza far prepotenze, senza usare la frusta e senza minacciare nessuno (l'unica volta che ho visto dei russi di buon umore erano dei conducenti di carretti requisiti dalle CC.NN. per i servizi del campo); e come si ovvia a forza di cavalli alla mancanza di automezzi...
Quante cose sapevano fare le CC.NN.! Anche far da mangiare per tutti, quando il campo divenne una specie di stazione aerea...; anche suonare la fisarmonica e la chitarra come non ho mai inteso suonarle in vita mia; anche essere decenti senza avere il corredo che era restato con la Legione, andata avanti mentre loro erano rimasti a conservarci il campo. Così quando... le ventiquattro CC.NN. se ne andarono verso il fronte...a noi rimase nel cuore una nostalgìa che non doveva passare mai più".
Quei ventiquattro andarono poi ad immolarsi il giorno del Natale nel caposaldo di Novaja Orlovka. Ed abbiamo due altissimi testimoni non immemori del valore dei legionari: il maresciallo Giovanni Messe, comandante del C.S.I.R., ed il generale Mario Marazzani, comandante della Divisione 'Celere'.
Potrei parlare del lungo colloquio con il maresciallo Messe a Jessinovataja, al momento del mio rientro in Italia. Ma lui stesso ne parlò ai legionari nel suo discorso a Makejevka. E potrei narrare quel che mi disse dei miei ragazzi il generale Marazzani a Lauzzacco, nell'agosto del 1943. Ma mi piace chiudere con una singolare testimonianza sulla 'umanità' dei nostri legionari, che non temette rimproveri dai russi.
Un nostro mitragliere. B.F. Di Cuneo, rimasto tra gli ultimissimi prigionieri (era stato catturato a Navaja nel Natale '41), tra quelli considerati 'criminali di guerra', venne sottoposto a lunghi interrogatori, ed accusato di aver partecipato a rapine e che so io.
Egli rispose fieramente: "Noi non abbiamo mai fatto male a nessuno. Portatemi nei luoghi dove siamo stati, nelle case dove ho abitato, e vedrete che nessuno mi accuserà".
"Ti voglio prendere in parola – gli disse il commissario politico -; vedrai che ti faranno a brani".
E lo portarono nei dintorni di Gorlovka. E gli fecero sfilare dinanzi la gente del luogo. C'erano di quelli che lui conobbe e che, a loro volta, lo riconobbero con qualche strizzatina d'occhi. Ma tutti risposero concordi che quel soldato non aveva fatto loro nulla di male, che addirittura non lo conoscevano.
L'animo umano è quello che è. Ma sono certo che potremmo ritornare ovunque siamo stati e vi saremmo accolti con rispetto. Se ci lasceranno ritornare a raccogliere i nostri morti, ne potremmo dare la prova. Poichè la nostra vittoria più indiscutibile la riportammo nel cuore della gente russa, come del resto tutti gli italiani che furono lassù, dando prova della nostra cristiana ed italiana bontà. Ed anche in questa vittoria spirituale i miei ragazzi non furono secondi a nessuno.".
Documento inserito il: 28/12/2014
  • TAG: seconda guerra mondiale, legione tagliamento, milizia volontaria sicurezza nazionale, camicie nere, fronte russo, rapporto popolazione

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