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Un eccidio nazi-fascista nel Sud. Rionero in Vulture 24 settembre 1943 [ di Michele Strazza ]

Ricostruire la vicenda dell’eccidio di Rionero in Vulture del 24 settembre 1943 significa, innanzitutto, per poterlo meglio comprendere, collocarlo all’interno della situazione storica della Basilicata all’indomani dell’8 settembre, giorno dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati.
Proprio in quella serata di fine estate anche i lucani apprendono dalla radio l’annuncio dell’armistizio. La notizia del proclama di Badoglio fa velocemente il giro di tutti i paesi della Lucania mentre la popolazione manifesta la propria gioia ed i propri dubbi sul futuro, volgendo il pensiero ai tanti cari che stanno per tornare a casa. I tanti lucani sotto le armi, infatti, dopo essere stati messi di fatto in libertà dai propri comandanti, si apprestano a compiere il lungo viaggio di ritorno, spesso senza mezzi, a piedi, ed evitando di percorrere strade per sfuggire ai rastrellamenti dei tedeschi in ritirata. Potenza stessa, nei giorni 8 e 9 settembre, subisce un duro bombardamento aereo ad opera delle forze alleate con morti e feriti.
La guerra continua ad avvicinarsi sempre più. I bombardamenti alleati colpiscono Pisticci, la ferrovia Foggia-Potenza, Maratea, Lauria, la stazione ferroviaria di Metaponto, Nemoli, provocando morti e feriti. Viene anche mitragliato, tra lo scalo ferroviario di Grassano e quello di Grottole, un treno proveniente da Napoli e diretto a Taranto.
La situazione economica è intanto peggiorata. I centri rurali, ma anche gli stessi capoluoghi Potenza e Matera, sono ormai chiusi in una povera autarchia alimentare. I prezzi sono alle stelle per la rarità delle merci e le difficoltà dei trasporti, la speculazione e il contrabbando imperversano.
Oltre a Potenza anche Matera viene occupata. Fra il 10 ed il 20 settembre le truppe tedesche incendiano carri e littorine delle ferrovie calabro-lucane e distruggono il deposito ferroviario. Il 18 settembre si ha l’assalto dei magazzini materani da parte di contadini e braccianti che vengono facilmente dispersi dai tedeschi. Il 20 settembre le truppe germaniche lasciano la città: restano soltanto pochi tedeschi con tre camionette. Il 21 settembre, primo centro del Mezzogiorno, Matera insorge contro le truppe germaniche le quali assistono all’allargarsi della rivolta che coinvolge non solo professionisti, studenti, artigiani e militari ma anche gli stessi contadini dei Sassi, pronti a sfogare una rabbia a lungo repressa. La lotta si conclude con la fuga dei tedeschi che, però, prima di ritirarsi verso Altamura, fanno saltare in aria il palazzo della milizia dove sono rinchiusi i prigionieri rastrellati proprio nelle campagne. I morti sono 11 in aggiunta ad altri 10 periti negli scontri a fuoco o fucilati.
Un altro episodio che merita di essere citato è quello di Maschito, dove nasce una “Repubblica Contadina e Antifascista” dopo la partenza dei tedeschi. Ma il 23 settembre le truppe alleate, entrando in paese, arrestano i promotori della rivolta, liberandoli solo dopo 15 giorni.
Anche Irsina si ribella dopo la partenza delle truppe germaniche, sfogando la rabbia popolare contro i fascisti locali. La mattina del 22 settembre la popolazione scende in piazza. Ad un proprietario terriero, accusato di mantenere i contatti con i tedeschi, viene mozzato un orecchio, mentre viene ucciso il segretario comunale. Il pomeriggio viene assalito l’ufficio del dazio e solo l’intervento di alcuni antifascisti evita altri danni alle persone. Il giorno dopo la calma viene ristabilita con la costituzione di una “Commissione del Popolo” che regge la cittadina fino al 26 settembre, giorno dell’arrivo degli Alleati.
In questo contesto di aperta confusione, di assenza di qualsivoglia autorità istituzionale, di rinnovato protagonismo della rabbia popolare, pronta a sfogarsi contro i simboli del vecchio potere, si svolgono i tragici fatti di Rionero che hanno portato la cittadina a conseguire recentemente la medaglia d’argento al valor civile.
Già dall’11 settembre si era fermato in paese un reparto tedesco in ritirata insieme ad un manipolo di paracadutisti italiani. Il 16 settembre la popolazione rionerese, per paura della distruzione da parte tedesca dei magazzini viveri dell’Intendenza della VII Armata (cosa che avvenne in seguito), assalta gli stessi magazzini ubicati nei pressi delle casette asismiche del Rione Sant’Antonio, portando via sacchi di farina, di riso ed altri generi alimentari.
I tedeschi intervengono sparando sulla folla. Alla fine sul selciato resta Antonio Cardillicchio, di 17 anni, colpito mentre tenta di trascinare un sacco di farina. Perdono la vita anche due donne: Maria Petroso ed Elisa Giordano Carrieri che resta intrappolata nei magazzini e perisce nel successivo incendio di essi.
Pochi giorni dopo, il 24 settembre, nei pressi del Calvario, alla periferia del paese, un contadino, Pasquale Sibilia, svegliato di soprassalto dalle grida della figlia, esce di casa imbracciando un fucile. Vede un sergente dei paracadutisti che sembra gli stia rubando una gallina e gli spara, ferendolo di striscio. Il militare risponde al fuoco colpendo all’inguine il Sibilia.
Parte la dura rappresaglia. Il capitano dei paracadutisti, autorizzato dall’ufficiale tedesco, fa rastrellare 16 giovani che, insieme al Sibilia, portato su una barella, vengono trucidati a colpi di mitragliatrice. Uno soltanto, Stefano Di Mattia, creduto morto perché svenuto, sfugge al massacro giacendo sotto i corpi dei compagni. I morti furono: Emilio Buccino, Antonio Di Pierro, Pasquale Di Lucchio, Pietro Di Lucchio, Marco Grieco, Michele Grieco, Donato Lapadula, Giuseppe Libutti, Angelo Mancuso, Donato Manfreda, Giovanni Manfreda, Pasquale Manfreda, Antonio Santoro, Gerardo Santoro, Giuseppe Santoro e, naturalmente, Pasquale Sibilia. Sul posto venne, poi, eretta una stele monumentale sormontata da una fiaccola bronzea a perenne memoria.


Nell'immagine, Rionero in Vulture oggi
Documento inserito il: 07/01/2015
  • TAG: seconda guerra mondiale, armistizio, basilicata, eccidio rionero volture, strage nazi fascista, 24 settembre 1943, motivi rappresaglia, vittime
  • http://www.storiamezzogiorno.it

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