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Verità e menzogne [ di Filippo Giannini ]

Türk pozdravil izjavo italijanskega predsednika glede fojb Predsednik republike Danilo Türk je danes ob robu obiska občine Zagorje ob Savi pozdravil izjavoitalijanskega predsednika Giorgio Napolitano glebe fojb in optantov. Dejal je, da je Napolitano jasno povedal, da je fašizen povzročil hude bolečin e slovenskemu narodu in slovenski manjšini v italiji v času vojaške okupacije med drugo sventovno vojno….
Questo stralcio di articolo è del giornale sloveno “Večer”. Ecco la traduzione:
”Il Presidente della repubblica Danilo Türk, oggi ai margini della visita del comune di Zagorje ob Savi ha accolto con favore la dichiarazione del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano in relazione alle foibe. Napolitano ha detto chiaramente che il fascismo ha provocato molto dolore nel popolo sloveno e alla minoranza slovena in Italia durante l’occupazione militare nella Seconda Guerra Mondiale....
Nel mio precedente articolo dal titolo “Verità di comodo dei soliti noti”, terminai impegnandomi di tornare sull’argomento, perché c’è tanto, ma tanto da dire.
Ed ora mantengo l’impegno.
Lenin disse (asserzione poi raccolta da Antonio Gramsci): “La menzogna in bocca ad un comunista è una verità rivoluzionaria. Tralasciamo la stupidità dell’assunto; osserviamo però, che quanto detto dal Presidente Napolitano è nuovo fango gettato sul popolo italiano: perché in quel periodo tutto il popolo italiano era fascista.
Ed ora vediamo “quanto dolore il fascismo ha provocato nel popolo sloveno”.
Prima di iniziare sarà bene ricordare, per coloro che non lo sanno, cos’è una “foiba”.
Ė una cavità del terreno a forma di imbuto, tipica delle regioni carsiche dell’Istria e di alcune aree del Friuli. Sul finire della guerra, dal 1943 sino al 1947, gli slavi gettavano, in queste cavità, soprattutto italiani, uomini, donne e bambini, in moltissimi casi ancora vivi, di qualsiasi colore politico. Questa criminale operazione avvenne anche con l’aiuto di partigiani comunisti italiani.
Nel dopoguerra il delitto per foiba fu accantonato dall’Italia nata dalla Resistenza sino ad alcuni anni fa. Quando l’opinione pubblica cominciò ad interessarsi dell’argomento, ovviamente i comunisti si trovarono in imbarazzo e dovettero inventare qualcosa per giustificare quegli orrendi misfatti. Quale migliore occasione per scaricare sui fascisti le colpe di quel che avvenne e, ripeto, grazie anche ai discepoli del comunismo staliniano?
Per dimostrare quanto siano lontane dalla verità le affermazioni del Presidente Napolitano, è necessario fare un breve, anche se incompleto, excursus storico.
Da secoli nell’ex Jugoslavia convivevano 14 etnie e numerose minoranze, ognuna delle quali, da sempre scossa da quattro contrastanti religioni. Ogni etnia e minoranza, costantemente in conflitto con le altre, ha generato bagni di sangue che hanno caratterizzato la storia di quell’area balcanica. Lo stesso è avvenuto anche durante l’occupazione della Jugoslavia da parte dell’Asse dal 1941 al 1945 (e oltre).
Nora Beloff (“Storia Illustrata”, n° 350) dopo aver attestato che la lotta partigiana di Tito “fu soprattutto una feroce guerra civile per il potere”, aggiunge: “Molto pochi erano gli jugoslavi che simpatizzavano per l’Asse; la maggioranza si sentiva vicina agli Alleati, ma era anche anticomunista, sicché i partigiani furono impegnati principalmente a combattere non le forze dell’Asse ma i loro stessi compatrioti”.
Questo è tanto vero che nel maggio 1941 Tito ordinò una serie di azioni non contro le forze italo-tedesche, ma contro i cetnici e i croati ùstascia. E, ancora una volta ad un massacro ne fece seguito un altro. Fu, come ha scritto Nora Beloff, “una guerra civile di tutti contro tutti e non – come comunemente si crede la feroce risposta dell’occupante alla altrettanto feroce resistenza dell’occupato”. Se alla fine del conflitto le popolazioni di quelle terre lamentarono la perdita di oltre 2.200.000 persone, cioè circa un ottavo del popolo, ciò si deve non alla persecuzione degli occupanti, ma alle feroci lotte tribali.
Se gli ùstascia e i cetnici perpetravano le uccisioni di massa accecati dall’odio, i comunisti uccidevano a sangue freddo, in modo calcolato, tutti coloro che potevano rappresentare un ostacolo sulla via del comunismo”. Altri, invece, i bosniaci del Primo corpo partigiano, con una direttiva emessa nel 1943, autorizzavano i massacri delle popolazioni civili delle altre etnie, ammonendo: “Spesso la confisca dei beni non è una punizione sufficiente per le regioni fedeli ai cetnici. Vi sono casi in cui è necessario incendiare interi villaggi e distruggere la popolazione”. Continua l’articolista: “Tutti, gli ùstascia, i cetnici, i serbi, i croati e i musulmani, presero ad uccidersi gli uni con gli altri, e quando si adoperava il coltello non c’è differenza fra una croce, una mezzaluna, una coccarda tricolore, una lettera U o una rossa: il dolore è uguale”.
Come dimostrerò in un mio prossimo volume, le truppe italiane (sì, signor Presidente, anche e soprattutto quelle in Camicia nera) furono impegnate principalmente a interporsi fra le varie etnie intente a massacrarsi fra loro: come accadde a Livno dove furono uccisi 112 cittadini, a Glivna 650. A Knin vennero impiccati tutti i quarantasette rabbini e gli ebrei superstiti della zona vennero posti in salvo, su ordine di Mussolini, che li fece trasferire in Calabria. Gli abitanti dei villaggi chiedevano la protezione delle nostre truppe. A Knin e dintorni i cittadini presentarono una petizione, corredata da 100 mila firme, con la quale chiedevano l’annessione della loro cittadina all’Italia e la cittadinanza italiana. Molti giovani si arruolarono nel Regio Esercito e la maggior parte di loro, circa un migliaio, dopo l’8 settembre 1943, per difendere le loro genti, continuarono la lotta antipartigiana nelle file della RSI.
E’ bene sapere che, a seguito dell’attività partigiana in danno delle nostre truppe, si ebbero numerosi casi di uccisioni di nostri militari. Le Convenzioni Internazionali di guerra, allora vigenti, ci concedevano la rivalsa della rappresaglia. Questa fu solo raramente messa in atto, ma su sollecitazioni del nostro Comando Militare e in base ad un bando di Mussolini, fu istituito un Tribunale Speciale militare che esaminò i casi di 1.866 denunziati (quasi tutti passibili, per le citate Convenzioni, di essere passati immediatamente per le armi): 941 per detenzione di armi semplici o connesse a omicidi e rapine; 538 per insurrezione armata, attentati o terrorismo; 387 per banda armata o assistenza a banda armata. Ebbene, 719 furono prosciolti; 270 assolti in giudizio; 159 condannati con la condizionale e 518 a pene detentive. Le sentenze capitali furono 58, ma soltanto 47 eseguite.
Il 7 giugno 1941 Mussolini nominò Giuseppe Bastianini Governatore della Dalmazia con l’ordine di “tenere la mano ferma, ma non dura”. Ma Bastianini dovette fare i conti con i partigiani, il terrorismo e gli ùstascia. E ora vediamo i “danni arrecati dal fascismo anche” in quelle terre.
Da un articolo di Antonio Pitamitz (“Storia Illustrata”, n° 346) riporto un primo rapporto di Bastianini che chiarisce quali fossero i rapporti iniziali con la popolazione locale. Bastianini scrive: “Le iscrizioni alla Gil (per i lettori che non lo sapessero, la Gil era l’organizzazione fascista della gioventù) procedevano in modo soddisfacente, e non erano obbligatorie. Il Governatore aggiunge: “Noi inculchiamo in loro quello che millenni di civiltà hanno dato alla nostra cultura; se essi volessero rinunciarvi, noi non li terremo a viva forza né a scuola né a casa, apriremo ben larghe le porte delle nostre frontiere per lasciare uscire chi non vuole essere o non si sente degno di tale privilegio”.
Pitamitz scrive che ad avvicinare di più la popolazione croata agli italiani contribuì, per tragico paradosso, la lotta armata e terroristica dei comunisti, con la quale, secondo la logica del terrorismo, forse si voleva fare il vuoto intorno a loro.
Bastianini decise di affrontare il problema cercando di unire gli interessi dei dalmati-croati a quelli dell’Italia con “un’opera di civiltà”. Volle farlo attraverso una azione di “pace e di penetrazione pacifica verso coloro che gli italiani consideravano, a torto o a ragione, fratelli
”.
Invito il Presidente Napolitano a contestare quanto scrisse in “Oltre la disfatta” Carlo Bozzi, che fu Segretario generale del Governatore della Dalmazia: “A questo fine, in quella regione furono dispiegati mezzi notevoli” E passo alla documentazione.
Tra il 1941 e il 1943, mentre in Italia la situazione alimentare era più che seria (chi scrive queste note, anche se bambino, lo ricorda bene: si viveva con una razione di 100/150 grammi di pane al giorno), decine di migliaia di quintali di generi alimentari vennero inviati a quelle popolazioni anch’esse stremate dalla fame. Nel territorio sotto controllo delle nostre truppe mancava un’organizzazione sanitaria statale, come quella esistente in Italia, e le scuole quasi non c’erano. Perciò nelle tre province furono istituite 27 condotte mediche, che vennero affidate a ufficiali medici combattenti. Per l’assistenza alle future madri vennero dall’Italia numerose ostetriche, volontarie o comandate.
Furono organizzati un autotreno e una motobarca sanitari per raggiungere i centri più piccoli e periferici e le isole. Nel bilancio dei primi dieci mesi di Governatorato, contenuto nel rapporto dell’aprile 1942 – il testo era bilingue italiano e croato – Bastianini ha ricordato che in un mese gli specialisti dell’autotreno avevano compiuto 4.862 visite, e quelli della motobarca 2.405.
Ma i “danni compiuti dal fascismo” non si fermano a questi dati. All’”Opera Nazionale Combattenti” era stata affidata, ricorda ancora Bastianini, la bonifica di 76.000 ettari dei territori di Laurana e Bocagnazzo-Nona (in croato: Bokahjac-Nin), ed erano stati distribuiti 1.200 ettari a 1.050 contadini. “I danni” continuarono con l’avvio di una riforma agraria che, alla data del rapporto, registrava 22.000 domande di contadini per accedere ai benefici di legge previsti.
Da qualche tempo si è cominciato a parlare delle “foibe”, una ignominia tutta “rossa”, come ignominia è cercare giustificazioni. E quella ricordata dal Presidente Napolitano è una “giustificazione” tendente ad ammorbidire la responsabilità dell’assassinio di 20-30.000 italiani di quelle terre. Dal dopoguerra, come ho sopra scritto, per decenni, se ne era persa la memoria, poi nel teatrino della politica italiana si è affacciato quello spettro che, se non riportato nella bara, avrebbe potuto dar fastidio a coloro che detengono il potere di questo sventurato Paese. Gli esecutori materiali di quei misfatti erano comunisti slavi e comunisti italiani, era quindi necessario trovare una nuova “verità rivoluzionaria”. E non si tardò molto a trovarla. D’altra parte non è questa una Repubblica antifascista? Non è forse vero che i fascisti non hanno accesso né a emittenti radio o televisive, né a un editore importante o a giornali di ampia diffusione? In altre parole, essi non dispongono di alcun mezzo per contestare le accuse che da oltre settant’anni quotidianamente vengono su loro scaricate. Se tutto ciò è vero, il gioco è fatto: le “foibe”? colpa dei fascisti che durante l’ultimo conflitto misero in atto dissennate rappresaglie, ingiustificate fucilazioni di inermi cittadini, incendi, ecc. ecc..
Per onorare la memoria di tanti poveri martiri, tornerò sull’argomento.


Nell'immagine, la foiba di Basovizza, una delle foibe più tristemente famose per il gran numero di cittadini italiani che vi trovarono la morte per mano dei partigiani del Maresciallo Tito.
Documento inserito il: 07/01/2015
  • TAG: seconda guerra mondiale, slovenia, foibe, dichiarazione napolitano, compromissione pci, infoibamento, cetnici, ustascia, partigiani titini, maresciallo tito, pulizia etnica, regio esercito, guerriglia, rappresaglie
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