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Cefalonia: Chi ha dato a dato, chi ha avuto ha avuto [ di Massimo Filippini ]

Mi sono spesso chiesto se in Italia essere rimasto orfano di un ‘Caduto per la Patria’ all’età di 7 anni - come chi scrive- abbia comportato un qualche risarcimento morale e/o materiale della grave menomazione subita da parte di quella stessa Patria per la quale il proprio Genitore morì.
Per me e la mia famiglia si è trattato solo di una pia illusione o meglio di una gran delusione non avendo ricevuto alcunché da parte della Patria e per essa dallo Stato che a mia Madre non concesse né uno straccio di pensione perchè il marito –morto per la Patria- non aveva ‘maturato’ il minimo, né un qualche risarcimento milionario ‘una tantum’ come usa farsi oggi.
Nulla di tutto ciò: si dovette trovare un impiego e con immensi sacrifici tirò avanti due figli dei quali nessuna delle associazioni dedite al piagnisteo sugli orrori della guerra e sui poveri orfani da questa causati, si curò mai. Dimenticavo: l’unico riconoscimento ‘morale’ dato a mio Padre fu la qualifica di ‘Partigiano Combattente’ che attribuì ‘a posteriori’ detta qualità ad un Ufficiale del Regio Esercito ignaro di essere tale quando venne assassinato dai nazisti!. Tutto qui.
E’ un po’ poco si dirà ma non si deve dimenticare che l’Italia è il paese dove vige il principio del ‘chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto’ e quindi se c’è qualcosa di cui lamentarsi ciò va fatto solo contro il destino che ha voluto che si nascesse in un paese del genere.
Nel mio caso poi al danno si è aggiunta la beffa del trattamento ricevuto dalle FFAA che ha reso ancor più cocente il dolore per la perdita subita e il conseguente rimpianto di non aver avuto i natali altrove magari in Papuasia.
Si è dato il caso infatti che, avendo partecipato come Relatore ad un Convegno indetto sulla vicenda nel 2007 presso il Comando Generale della GdF, io abbia scambiato alcune parole con l’attuale capo dell’Uff. Storico E. I. col. A. Zarcone sulle cifre delle Vittime di Cefalonia risultate circa 1/5 come dai documenti da me rinvenuti proprio in tale Ufficio, rispetto a quelle da sempre quantificate in 9/10.000, e quanto egli mi disse mi lasciò esterrefatto come dagli stralci sotto riportati da un articolo che scrissi successivamente:
http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=article&sid=7668
Per quanto riguarda queste ultime (le cifre nda) la conferma di tale atteggiamento 'negazionista' ci è venuta da un colloquio di recente intrattenuto con l' attuale capo Ufficio Storico E. I. col. Antonino Zarcone il quale, molto gentilmente ma senza mezzi termini, ha detto che la storia 'ufficiale' non può essere modificata neanche in presenza di documenti successivi -quelli da noi scoperti- anche se essi furono 'secretati' (rectius: OCCULTATI) per quaranta anni da quelle stesse Autorità che oggi si mostrano refrattarie a qualsiasi modifica sulla vicenda che proprio a causa di tale occultamento - da loro compiuto - è risultata completamente 'taroccata' perfino nel numero delle Vittime”. (…) “Ciò spiega, dunque, il poco edificante e reticente silenzio che il Ministro della Difesa, Parisi, e i Capi di S. M. della Difesa e dell'Esercito hanno riservato ad una mia lettera del 26 settembre 2006 in cui, prospettando il risultato delle mie ricerche chiedevo loro di dare conferma o altro riscontro circa i nuovi dati numerici del presunto sterminio da me ricavati in detti Tabulati”. (…) “Detto questo e rilevato che tale comportamento delle massime gerarchie militari ha leso non tanto e non solo il diritto di chi scrive ad essere informato su un dettaglio importantissimo di un fatto storico nel quale - a differenza di chi siede sulle poltrone ministeriali - il proprio Padre lasciò la vita, osserviamo che anche il diritto degli studiosi di storia seri ed onesti ha subìto un grave 'vulnus' stante l'eloquente silenzio delle FFAA da cui - come ci sembra di ricavare dal nostro colloquio con il Capo Ufficio Storico E. I. - siamo obbligati a concludere che alle stesse non interessa la verità 'oggettiva' dei fatti ma solo quella che fa comodo non tanto a loro ma soprattutto al potere politico: la cosiddetta verità "ad usum delphini" in merito alla quale il nostro paese gode di un invidiabile primato nel confezionarla”.
Quanto sopra conferma l’esattezza della metafora di cui al titolo dell’articolo aggravata dalla più completa e ottusa irragionevolezza da parte delle gerarchie Militari poiché, in base alla loro perversa logica, si arriverebbe a conseguenze aberranti anche in altri campi come ad esempio in quello giudiziario dove sarebbe impossibile chiedere la riapertura di un processo terminato con una condanna definitiva all’ergastolo qualora siano emerse prove a distanza di tempo che dimostrino inequivocabilmente l’innocenza del condannato: ciò in omaggio al principio che la sentenza non andrebbe riscritta.
La Storia scritta non si riscrive, dicono dunque le FFAA consapevolmente o meno a rimorchio delle verità prefabbricate dalla Sinistra in decenni di strapotere durante i quali nessuno ci toglie dalla testa che essa abbia inserito suoi abili esponenti nelle FFAA con un’operazione simile in tutto e per tutto a quella compiuta nell’ambito della Magistratura.
Per concludere ritengo sia il caso di riportare –a conferma di quanto sopra- una lettera del Capo Ufficio Storico EI pubblicata il 28/2/2009 dal Corriere della Sera ed il mio commento in calce ad essa:
ESERCITO:L''ATTIVITA' DELL'UFFICIO STORICO
Scrivo in merito alla lettera apparsa sul corriere del 23 febbraio relativa alla difficoltà di accesso a biblioteche e archivi da parte della società italiana per lo studio della storia contemporanea. Non entro, ovviamente, nel merito delle biblioteche, ma mi preme precisare che l' Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell' Esercito nel 2008 ha avuto 1.288 visite di ricercatori (la sala e' aperta dal lunedì al venerdì negli orari mattutini), ha risposto a 2.500 consulenze telefoniche e ha prodotto 1.077 risposte scritte. Le cifre che ho enumerato costituiscono un incremento del già positivo bilancio dello scorso anno. Forse questo non sarà sufficiente ma assicuro che noi operiamo con il costante obiettivo di agevolare gli studiosi -in particolare quelli esterni alla forza armata- e che stiamo mettendo in atto, a fronte di risorse sempre più scarse, tutti gli accorgimenti tecnici possibili per rendere fruibile il notevole archivio storico di cui disponiamo. Col. A. Zarcone – Capo uff. Storico Stato Magg. Esercito
”.
Non aggiungo altro: credo di aver detto abbastanza.
CHI HA AVUTO HA AVUTO CHI HA DATO HA DATO SIMM’E NAPULE PAISA’
Documento inserito il: 05/01/2015
  • TAG: cefalonia, seconda guerra mondiale, armistizio, divisione acqui, rappresaglia tedesca, fucilazione ufficiali, casetta rossa, vittime del dovere, patria irriconoscente
  • http://www.cefalonia.it

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