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Cefalonia: resistenza partigiana, tricolore o Porta a Porta? [ di Massimo Filippini ]

Ho visto la puntata di ‘Porta a Porta’ andata in onda il 21 aprile (La Resistenza sconosciuta) in cui largo spazio era riservato al libro La Resistenza Tricolore di A. Petacco e G. Mazzuca -giustamente diretto a rivalutare la resistenza delle FFAA o ‘tricolore’ contrapposta a quella ‘partigiana’ - ma poco dopo l’inizio mi sono cadute le braccia nel vedere il consesso di ‘esperti’ presente -tra cui addirittura il Ministro della Difesa- non battere ciglio mentre l’ineffabile Bruno Vespa ‘dava i numeri’ sulla resistenza di Cefalonia che -stante il titolo della trasmissione- potremmo anche definire ‘Resistenza Porta a Porta’.
Dico questo senza alcuna intenzione di essere irriverente sulla tragedia che si consumò in quella maledetta isola e di cui restò vittima anche mio Padre, ma solo perché di fronte all’ennesimo scempio della verità storica compiuto questa volta da Vespa reiterando il solito falso dei 9.646 morti a Cefalonia di cui 6.000 (!) nei combattimenti e il resto fucilati dopo la resa, l’ineffabile Ministro della Difesa anziché annuire compunto avrebbe dovuto alzarsi e dire al conduttore che era un mentitore o un ignorante.
Mi chiedo infatti se, a fronte di documenti esistenti negli Archivi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito il cui contenuto è confermato da quelli custoditi nell’ Ufficio “Albo d’Oro dei Caduti” del Ministero Difesa -tutti da me consultati - sia normale che il Ministro della Difesa e non un Pinco Pallino qualsiasi stia ad ascoltare, senza reagire ma anzi annuendo, le balle snocciolate da un tizio interessato, per di più, a dare un taglio spettacolare alla vicenda ricorrendo al solito stantìo ritornello dei ‘novemila e rotti morti’ ormai smentito da studiosi e ricercatori ‘onesti’ –e sottolineo ‘onesti’- tra cui io fui il primo, soprattutto in base alla documentazione esistente negli uffici del Dicastero di cui egli è addirittura…Ministro (!).
Si potrà obiettare –come ormai sono usi fare coloro che ho colto in castagna- che anche un numero di Caduti inferiore di molto a quello contrabbandato per vero è pur sempre indice della barbarie di cui i nazisti fecero sfoggio nella 2^ G. M. acuita per di più -a Cefalonia- dal fatto di essersi sentiti traditi, purtroppo non senza ragione, dall’armistizio concluso alla chetichella da Badoglio.
Sono pienamente d’accordo con tale considerazione e non perdonerò mai ai tedeschi l’infame comportamento tenuto nei confronti dei nostri Ufficiali, ‘rei’ di aver obbedito ad un ordine (infame) del loro Comando Supremo, i quali, dopo la resa della div. Acqui furono gli unici sui quali si indirizzò la loro vendetta che ne vide 129 il 24 settembre e 7 il 25 –tra cui il Padre di chi scrive- fucilati a Capo S. Teodoro nel cortile della tristemente nota ‘Casetta Rossa’ ivi esistente: ma proprio per tal motivo non è più giustificabile continuare a parlare dell’eccidio di 9/10.000 uomini ormai smentito documentalmente oltre che da me, ne ‘I Caduti di Cefalonia: Fine di un Mito', anche da altri tra i quali il defunto ricercatore tedesco H. F. Meyer che nel suo ‘Bluetiges Edelweiss’ documentò che i morti italiani furono ‘circa 2.000’ fino alla recente CTU del prof. Carlo Gentile, Perito nominato dalla Procura Militare di Roma nel processo a carico dell’ex s. ten. tedesco Muhlhauser, estinto lo scorso anno per morte dell’imputato, dove a pagina 30 è scritto che le Vittime furono ‘circa 2.300’ cifra ben lontana quindi dalle cretinaggini sparate con disinvoltura da Bruno Vespa tra il tacito consenso degli avventori di ‘Porta a Porta’.
Ho qualificato di proposito ‘avventori’ i presenti alla trasmissione perché –absit iniuria verbis- di fronte alle sciocchezze dette con sicumera da Vespa essi sembravano a cominciare dagli autori del libro (Petacco e Mazzuca) i clienti di un’osteria dediti -dopo aver alzato il gomito- a dare in generosa confusione i ‘ numeri’ più disparati e comunque ‘astronomici’ sui Caduti di Cefalonia come è avvenuto l’altra sera.
E dire che avevo perfino scritto qualche giorno prima al deputato PDL Giancarlo Mazzuca autore con Petacco de ‘La Resistenza Tricolore’ presentato da Vespa, la seguente mail:
Egr. on. Le
ho letto il libro anche da lei scritto La Resistenza Tricolore e pur condividendo il tema di ridare visibilità alla Resistenza dei Militari oscurata dalla Sinistra debbo però rilevare che su Cefalonia -dove venne fucilato mio Padre magg. Federico Filippini- è riportato un numero di Caduti (9646) smentito dai documenti esistenti all'Uff. Storico EI e all'Albo d'oro Caduti del Min. Difesa.
Essi furono 1300 circa -morti nei combattimenti- e solo 350 circa -in gran parte ufficiali- che furono fucilati come capi di partigiani o franchi tiratori a norma delle Convenzioni Internazionali che lo autorizzavano poichè non c'era stata alcune Dichiarazione di Guerra ai Tedeschi che avvenne solo il 13 ottobre successivo.
L'ho detto anche a Petacco ed ora a lei per opportuna conoscenza e a  ciò aggiungo il link che segue
  http://www.storiain.net/artic/artic5.asp
con un rimprovero amichevole per l'errore commesso di cui  spero vi rendiate conto correggendolo in seguito.
Distinti saluti
Avv. Massimo Filippini.


Ad essa l’on. le Mazzuca aveva, gentilmente, così risposto:
Gentile Avvocato, la ringrazio per la sua segnalazione. Ho girato il quesito ad Arrigo Petacco che ha scritto il capitolo su Cefalonia. A tutt'oggi non si conosce la cifra esatta dei Caduti e le fonti divergono molto sul numero degli scomparsi. Ma anche se i morti fossero stati molto meno di quelli da noi indicati, la responsabilità dell'eccidio perpetrato dai tedeschi non sarebbe inferiore. Sperando di incontrarla personalmente, la saluto cordialmente. Giancarlo Mazzuca”.
La chiarezza della risposta –di cui ringrazio l’on. Mazzuca- non è sufficiente però a placare il mio sdegno di fronte alle balle propinate impunemente da Vespa nella trasmissione perchè –dico io- se Mazzuca non c’entra niente, avendo Petacco (cui telefonai in precedenza) scritto il ‘pezzo’ su Cefalonia, egli poteva almeno avvisare Vespa di tenersi cauto invece di snocciolare -alla stregua di un consumato storico- cifre e dati assolutamente falsi in quanto oltre alle prime egli –aggiungendo menzogna a menzogna- ha dato una versione dei fatti ispirata al discorso del tutto privo di fondamento logico e reale pronunciato da Ciampi il 1° marzo 2001 e di conseguenza, come il predetto, ha taciuto l’Ordine di Resistere inviato al gen. Gandin dai cialtroni di Brindisi mostrando la resistenza avvenuta a Cefalonia come Frutto di un Referendum cui all’unanimità aderì l’Intera divisione !!.
Ecco perché ho parlato di “Resistenza ‘Porta a Porta’ “ di Cefalonia con riferimento alle colossali balle pronunciate nella trasmissione con toni da perfetto imbonitore e senza alcuna voce in contrario da Vespa al quale -insieme con i presenti- va attribuita in condomino la paternità di tale denominazione che va ad affiancarsi e forse a superare –grazie all’ eccezionale avallo pubblicitario fornitole dalla RAI- agli altri tipi di resistenza già conosciuti dalla sfortunatissima opinione pubblica italiana.
In merito a quanto avvenuto non so e non mi interessa sapere cosa ne pensino gli altri ma dico solo che a me fa orrore vedere come è ridotta –ad opera di inqualificabili cialtroni nostrani- la memoria di un fatto che vide degli innocenti mandati -da furfanti italiani- al macello compiuto da assassini tedeschi.
Ministro La Russa a quando la Verità contenuta negli Archivi del suo Ministero?


Si ringrazia l'Avvocato Massimo Filippini per l'invio ed il permesso alla Pubblicazione di questo articolo.
Documento inserito il: 03/01/2015
  • TAG: porta a porta, bruno vespa, resistenza cefalonia, divisione acqui, falsità storiche, caduti, numero inesatto, albo oro caduti, fucilazione ufficiali, casetta rossa
  • http://www.cefalonia.it

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