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>> Storia Contemporanea > La Seconda Guerra Mondiale

Il carro armato che tutti volevano ma nessuno ebbe mai

di Daniel Aldrighetti

La curiosa vicenda dello Škoda T-21, uno dei protagonisti mancati della seconda guerra mondiale.

Tra le pagine meno note della seconda guerra mondiale c’è la storia del T-21, carro armato cecoslovacco di fine anni trenta. Richiesto dagli eserciti di sei nazioni, poteva essere uno dei protagonisti del conflitto ed invece non vide mai il campo di battaglia.
Nel 1937 l’esercito cecoslovacco indisse un concorso per l’adozione di un nuovo carro armato e le maggiori industrie nazionali si misero al lavoro per vincere la commessa. La Škoda (una delle maggiori compagnie del paese) aveva già incominciato dal 1936 lo sviluppo del Š-II-c, un carro medio che univa velocità (47 k/h), buona corazza ed un ottimo cannone.
Un primo prototipo venne ultimato del maggio del 1937 e l’anno successivo cominciarono i test di valutazione da parte dell’esercito cecoslovacco.
Il nuovo carro attirò subito l’attenzione degli osservatori sovietici che chiesero di provare il carro in Russia, ma gli fu negato il permesso. All’inizio del 1939 i russi rinnovarono il loro interesse chiedendo di poter acquistare la licenza di costruzione. Ma ormai la Cecoslovacchia non esisteva più, i tedeschi avevano preso il controllo della regione e le richieste russe ebbero un no definitivo.
Il carro, rinominato Škoda T-21, fu messo sul mercato destando subito molto interesse.
Tra i primi a farsi avanti c’erano i rumeni, che dopo attente valutazioni ne ordinarono 216 unità.
Ma i tedeschi volevano che la capacità produttiva della Škoda fosse a beneficio esclusivo del proprio esercito e posero il veto. Nel frattempo anche l’Ungheria si era fatta avanti per il T-21. I primi contatti tra la Škoda e l’esercito magiaro risalgono al 1939. Gli ungheresi volevano acquistare carri completi ma anche in questo caso i tedeschi posero il veto. A questo punto le trattative portarono ad una produzione su licenza in Ungheria, ma il carro prodotto era molto differente dall’originale. Gli ungheresi vollero infatti modificare l’armamento, irrobustire la corazza ed aggiungere un quinto membro dell’equipaggio. Il carro così modificato verrà chiamato 40M Turan e sarà consegnato ai reparti solo a guerra inoltrata.
Su consiglio degli ungheresi (sin dal 1930 c’erano stretti contatti e scambi di materiale tra i due eserciti) anche il Regio Esercito italiano si interessò al T-21.
Il 9 ottobre 1940 una delegazione italiana arrivò a Pilsen (sede della Škoda) per avviare una trattativa. La richiesta italiana era di 200 carri da produrre alla Škoda con prima consegna entro 12 mesi, seguita da almeno 15 carri consegnati al mese. Nel febbraio 1941 italiani e tedeschi si incontrarono a Berlino per discutere della materia e inizialmente non vennero posti veti da parte germanica.
Il 21 maggio del 1941 un T-21 giunse in Italia per essere sopposto ad un periodo di prove, durante le quali il carro venne esaminato insieme ad un M13/40 italiano ed a un SOMUA S35 francese.
I test diedero una buona impressione, il T-21 si dimostrò veloce e maneggevole sia sulla sabbia che su terreni più compatti. Solo il sistema di raffreddamento dava qualche perplessità visto il futuro impiego in Africa Settentrionale.
Purtroppo i tecnici Skoda non permisero la guida del T-21 agli esaminatori italiani, i quali rimasero dubbiosi circa il reale valore del carro.
La scheda di valutazione finale terminava dicendo: “Questo Centro Studi non è in grado di formulare giudizio definitivo e decisivo nei riguardi della rispondenza automobilistica del mezzo dati i pochi elementi di giudizio rilevati durante questo breve periodo di prova. Le conclusioni potranno solamente trarsi dopo il doveroso ed indispensabile accertamento dei diversi gruppi, costatazioni che solo possono essere rilevate con la condotta e con la manovra del carro”(1).
Dopo un secondo periodo di prove vennero richieste delle modifiche al carro: una maggiore corazza, un sistema di raffreddamento migliore e alcune modifiche meccaniche. Le trattative però si arrestarono e si chiusero definitivamente il 31 ottobre 1941.
I tedeschi si opponevano alla produzione in Cecoslovacchia e nessuna azienda italiana era interessata ad una produzione su licenza. Da tempo infatti la Fiat era in trattativa per la produzione in Italia del Panzer III(2) e questo precludeva altre produzioni. A questo punto tutte le trattative erano fallite, non era rimasto più nessuno interessato al T-21.
Nessuno tranne i tedeschi, che fin dal 1939 avevano richiesto alla Škoda una variante tutta per loro: il T-22. A causa dello sforzo bellico il prototipo di questo carro non fu pronto prima del febbraio 1941.
La successiva fase di collaudi fu molto lunga e proprio negli ultimi test vi fu un guasto che rimise in discussione l’intero progetto. A questo punto i tedeschi preferirono rinunciare al T-22, l’avventura del carro Škoda era finita prima di cominciare. I prototipi costruiti rimasero in Cecoslovacchia, nel 1946 vennero rimessi in efficienza e sottoposti a nuove valutazioni, infine demoliti nei primi anni ‘50.

Caratteristiche Tecniche:

Equipaggio: 4
Peso: 16,7 tonnellate
Dimensioni: lunghezza 5,2 m; larghezza 2,45 m; altezza 2,67 m
Motore: Škoda V8, 13,8 l, 240 hp
Velocità: 47 km/h
Corazza: frontale 30 mm; laterale 14 mm; torretta 26 mm
Armamento: cannone Škoda A9 da 47 mm, 2 mitragliatrici ZB vz/53 da 7,92 mm


Note:

1 Nicola Pignato, Filippo Cappellano, Gli autoveicoli da combattimento dell’esercito italiano, Volume Secondo, Roma Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 2002, pag. 652
2 Tale trattativa sarà abbandonata definitivamente nel febbraio 1942
Documento inserito il: 24/02/2018
  • TAG: skoda, t21, carro armato, seconda guerra mondiale

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