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La battaglia di Tassafaronga (parte 2)

di Bernard Millot

IL CALVARIO DEGLI INCROCIATORI AMERICANI
Ma torniamo un attimo indietro, ovvero al momento in cui i siluri nipponici giunsero nelle immediate vicinanze della Squadra americana. Alle 23.27 h, i due primi ordigni colpirono l'incrociatore ammiraglio MINNEAPOLIS, uno a prora e l'altro sulla perpendicolare della caldaia n° 2. La nave vibrò violentemente e i danni apparvero subito gravi.
Tutta la prora era ritorta e subito si registrò uno sbandamento di 4 gradi. L'energia elettrica venne a mancare e, qualche minuto dopo le esplosioni, il MINNEAPOLIS era ridotto al silenzio. La velocità diminuì e ciò obbligò l'incrociatore NEW ORLEANS che lo seguiva ad accostare brutalmente sulla dritta per evitare la sua ammiraglia. Questo cambiamento di rotta portò il NEW ORLEANS sulla traiettoria d'un siluro nipponico che lo colpì nella zona prodiera, all'altezza di due depositi di munizioni.
Nell'enorme deflagrazione che ne seguì, tutta la parte anteriore del NEW ORLEANS, fino alla torretta n° 2, venne asportata e cominciò ad andare alla deriva. L'incrociatore, mutilato della prora ormai in fiamme, riuscì ad allontanarsi alla velocità di 5 nodi, velocità massima che i suoi compartimenti stagni interni potevano sostenere.
Gli idrovolanti americani, che si cullavano sullo specchio d'acqua antistante Tulagi, decollarono immediatamente e, poco dopo, giunsero sul cielo del campo di battaglia. Essi non ebbero alcuna difficoltà ad avvistare tre navi in fiamme (si trattava del MINNEAPOLIS, del NEW ORLEANS e del TAKANAMI) e attesero l'ordine di sganciare le loro potenti bombe illuminanti che, senza dubbio, avrebbero accresciuto l'efficacia del tiro americano. Ma l'ordine non giunse mai e alla fine essi tornarono a Tulagi.
L'incrociatore pesante PENSACOLA, che seguiva il NEW ORLEANS, dovette schivare i suoi due similari in fiamme e il suo comandante, capitano di vascello Frank L. Lowe, commise l'imperdonabile sciocchezza di accostare a sinistra, prora ad ovest. Il PENSACOLA, poco dopo, rimise la prora a nord-ovest, ma questa manovra lo fece transitare sulla sinistra dei suoi sfortunati compagni, ovvero tra il nemico e le due navi americane in fiamme. Il PENSACOLA si stagliò perfettamente e fu subito preso a bersaglio. Poco dopo, un siluro scoppiò sulla sua sinistra all'altezza del torrione, causando enormi ed estesissimi danni. In un solo istante, la macchina addietro, la centrale elettrica, le bussole giroscopiche e le trasmissioni furono messe fuori combattimento. Uno sbandamento di 13 gradi fu corretto grazie ad un notevole scarico a mare di combustibile; le vittime furono numerose. Grazie al vapore fornito dall'unica caldaia funzionante, il PENSACOLA riuscì a guadagnare Tulagi alla velocità di 8 nodi.
L'incrociatore che seguiva il PENSACOLA, l'incrociatore leggero HONOLULU, non commise il medesimo errore e uno dei suoi ufficiali ebbe la fortunata ispirazione di accostare sulla dritta, ovvero sul lato non impegnato. L'HONOLULU disparve nelle tenebre e questa manovra gli consentì di continuare a sparare, con i suoi pezzi da 152 mm, senza ricevere il minimo danno. Esso, d'altronde, fu il solo incrociatore americano incolume, in quanto il NORTHAMPTON, che a sua volta lo seguiva, fu meno fortunato. Il suo comandante, capitano di vascello William A. Kitts, comprese molto velocemente la situazione e decise di seguire l'HONOLULU nella sua evoluzione sulla dritta ma, a causa del suo notevole tonnellaggio, il NORTHAMPTON non poté manovrare così rapidamente. La nave riuscì ad effettuare la manovra tirando in tutto due salve da 203 mm. Il comandante Kitts decise allora di ritornare a nord-ovest per identificare meglio il bersaglio, e questa fu la sua fine.
In effetti, poco tempo dopo le 23.30 h, il caccia giapponese OYASHIO aveva scoperto l'incrociatore serrafila americano e, alle 23.39 h, gli lanciò contro, con una favorevolissima angolazione, otto siluri. Poco prima delle 23.50 h, il comandante Kitts rilevò due scie sulla sinistra e fece mettere la barra a sinistra, prora al nemico. La manovra fu lenta e, mentre evitava questi due ordigni, due altri siluri colpirono il NORTHAMPTON. Se le due simultanee esplosioni scossero il grosso incrociatore come si trattasse di una semplice barchetta causandogli estesissimi danni, fu soprattutto l'enorme incendio subito scoppiato che decise la sorte della nave. L'incrociatore si arrestò, al fine di consentire alle squadre di sicurezza di combattere efficacemente i numerosi focolai d'incendio, ma subito si dovette riconoscere che salvare la grande nave era impossibile.

L'EPILOGO DEI CACCIA
Nel mentre si compiva questo disastro, i caccia di testa americani avevano adottato una rotta che li portava verso l'isola di Savo che, più da vicino, costeggiarono da ovest. Alle 23.37 h, il DRAYTON lanciò quattro siluri; poi i quattro caccia doppiarono Savo da nord per prendere rotta, alle 07.00 h, prima ad est ed infine a sud. Nessuno di essi fu colpito e nessuno dei loro siluri andò a bersaglio. Quanto ai due caccia di coda, essi accostarono troppo velocemente a sinistra e ricevettero un certo numero di colpi fratricidi che li costrinsero ad allontanarsi verso est. Il loro ruolo fu dunque nullo.
Al contrario, i caccia del contrammiraglio Tanaka lanciarono a più riprese i loro eccellenti siluri e sfuggirono in direzione nord-ovest senza lamentare danni importanti. Soltanto il KURUSHIO e l'OYASHIO fecero mezzo giro e s'accostarono al TAKANAMI, ormai allo stato di relitto, per salvarne l'equipaggio. Essi, tuttavia, non s'attardarono molto e, alle 10.30 h doppiarono Savo da ovest, rotta a nord. Ben inteso ad eccezione del TAKANAMI, distrutto e abbandonato, tutti i caccia nipponici raggiunsero Shortland l'1 dicembre prima di mezzogiorno.
Il contrammiraglio Wright, poco dopo mezzanotte, aveva trasmesso il comando al contrammiraglio Mahlon S. Tisdale imbarcato sull'incrociatore HONOLULU unità che, per un momento, venne cannoneggiata dai suoi compagni ma fortunatamente senza conseguenze. L'HONOLULU doppiò Savo da ovest, ritornò a nord-est alla ricerca dei Giapponesi, ma non poté riprendere il contatto. L'HONOLULU mise la prora ad est, al fine di ritornare a sud. Il contrammiraglio Tisdale ordinò allora di effettuare un nuovo giro di Savo, sempre senza nulla scoprire. Quest'incrociatore pattugliò fino all'alba lo stretto alla ricerca di naufraghi che i caccia andavano a recuperare.
Il FLETCHER, da solo, ne mise in salvo 700: la battaglia era terminata. Nelle ultime ore della notte tra il 30 novembre e l'1 dicembre, i caccia americani, carichi di superstiti, lasciarono il campo di battaglia. Quanto al LAMSON e al LARDNER, essi furono richiamati e incaricati di scortare fino a Tulagi l'incrociatore MINNEAPOLIS.

LA SORTE DEGLI INCROCIATORI
Il MINNEAPOLIS, alquanto danneggiato, fu salvato dall'efficace azione del suo equipaggio. Gli incendi furono rapidamente domati e le vie d'acqua provvisoriamente tamponate. Il comandante Rosendahl decise allora di tentar di raggiungere Tulagi che distava 18 miglia. La velocità fu limitata a 3 nodi per non gravare troppo sulle paratie stagne. Alle 04.45 h, il rimorchiatore BOBOLINK giunse a dare il proprio aiuto per pompare l'acqua dai doppi fondi dell'incrociatore che, all'alba, raggiunse Tulagi.
L'incrociatore pesante NEW ORLEANS si trovava in una situazione ancor meno felice e, con 36 metri di prora completamente asportati. poteva appena raggiungere i 2 nodi. Il NEW ORLEANS dovette lamentare un'alta percentuale di vittime e parecchi dei suoi marinai soccombettero ai gas tossici accumulatisi in diversi compartimenti. L'incrociatore, molto immerso, avanzando a lentissimo moto, giunse a Tulagi poco dopo le 6.00 h.
Il PENSACOLA soffrì soprattutto dell'incendio e dei danni causati dall'esplosione delle proprie munizioni. Poco prima delle 02.00 h e senza che nessuno potesse intervenire, cariche da 203 mm si misero ad esplodere. Quantunque gli incendi non fossero circoscritti il PENSACOLA; condotto arditamente dal comandante Lowe, mise la prora su Tulagi. Durante la navigazione, il caccia PERKINS lo raggiunse per assisterlo nella sua lotta contro il fuoco e, verso le 04.00 h, entrambe queste unità gettarono l'ancora nella scarsamente equipaggiata base di Tulagi.
L'incrociatore pesante NORTHAPTON, fermo, lottava sempre per la sua sopravvivenza quando, alle 01.15, lo sbandamento raggiunse i 23 gradi. Il comandante Kitts ordinò l'evacuazione e 733 uomini dell'equipaggio furono raccolti dai caccia FLETCHER e DRAYTON. La squadra di sicurezza, come il comandante, restò a bordo ma, alle 02.40 h, lo sbandamento aveva raggiunto i 35 gradi ed era evidente che s'era ormai giunti alla fine. Gli uomini rimasti lasciarono allora il condannato NORTHAMPTON che, alle 03.04 h, s'inabisso di poppa trascinando nell'abisso i corpi di 58 dei suoi uomini.

CONCLUSIONE
Non è assolutamente necessario insistere più a lungo per comprendere che la battaglia di Tassafaronga fu un'incontestabile e cocentissima disfatta americana. Questo scacco, inoltre, fu reso ancor più cocente perché giungeva in un momento in cui le forze americane stavano riprendendo l'iniziativa con mezzi sensibilmente aumentati e che, inoltre, si trovavano in una situazione di manifesta superiorità. Cos'era dunque accaduto?
Benché siano state avanzate numerose ipotesi, tutte o quasi hanno finito per far ricadere ogni responsabilità sul contrammiraglio Wright. Certamente, il fattore fortuna non giocò a favore degli Americani, ma essi avevano i mezzi per passare oltre. Se si analizza la situazione che precedette immediatamente lo scontro, gli Americani disponevano d'una assoluta superiorità numerica e d'artiglieria, del vantaggio del radar e soprattutto della conoscenza delle forze e dell'orario del Tokyo Express. vi erano dunque tutti i presupposti per conseguire una facile vittoria al minimo prezzo.
Malgrado la semisorpresa di cui furono vittime, i Giapponesi reagirono prontamente e con notevolissima efficacia. Non perdendo che un solo loro caccia, non soltanto portarono a termine la loro prevista operazione di rifornimento, ma colarono a picco un incrociatore pesante e ne danneggiarono gravemente altri tre. Si trattava dunque di un'esaltante vittoria nipponica, sia sotto l'aspetto tattico che sotto quello strategico.
Il contrammiraglio Wright commise l'errore di non distaccare i suoi caccia in funzione esplorante avanzata che, gli avrebbe consentito di effettuare attacchi siluranti più efficaci. Inoltre, il tiro dell'artiglieria americana fu incomprensibilmente impreciso, perché se si considera il numero dei proietti sparati per un tanto misero risultato, non si può fare a meno di chiedersi quale fosse il grado di addestramento dei cannonieri americani e soprattutto quale impiego fosse fatto dei radar di direzione tiro.
Infine, sembra che dall'inizio dello scontro , le navi americane abbiano evoluito ciascuna per proprio conto e non siano state condotte secondo un piano o una dottrina comune. Egualmente, bisogna rimarcare la pessima utilizzazione degli idro imbarcati che avrebbero potuto illuminare la zona e consentire ai cannonieri americani di mettere più colpi a segno.
L'ammiraglio Halsey biasimò il contrammiraglio Carleton H. Wright e concluse che l'US Navy doveva "addestrarsi, ancora addestrarsi e sempre addestrarsi al combattimento notturno". Bisogna rendere nuovamente omaggio al valore e alla perizia del contrammiraglio Tanaka che, in condizioni svantaggiose, riportò quest'incredibile e sensazionale vittoria. In effetti, privo della sua abituale nave ammiraglia, l'incrociatore leggero JINTSU, conduttore della sua Flottiglia, che si trovava sempre in riparazione in Giappone, coi ponti dei caccia ingombri di casse di rifornimenti, senza radar e senza aviazione, riuscì in pochi minuti a rovesciare l'equilibrio delle forze e ottenere un sostanziale vantaggio, grazie all'ammirevole addestramento dei suoi equipaggi al combattimento notturno e all'eccellenza dei suoi siluri. rapidi.
L'US Navy aveva appena ricevuto uno "schiaffo" almeno altrettanto grave come quello ricevuto a Savo, all'inizio della campagna di Guadalcanal. La battaglia di Tassafaronga fu l'ultimo scontro navale direttamente legato alle operazioni in questo settore. Poco dopo, sarebbe iniziata l'evacuazione di Guadalcanal da parte delle truppe nipponiche, o almeno di quanto d'esse restava.

Nell'immagine, il contrammiraglio Carleton H. Wright, comandante della squadra di incrociatori americani impegnati nella battaglia di Tassafaronga.


Articolo tratto dal n° 73 del dicembre 1970, della rivista Interconair Aviazione e Marina
Documento inserito il: 31/01/2017
  • TAG: seconda guerra mondiale, guerra pacifico, battaglia tassafaronga, us navy, carleton h. wright, contrammiraglio, flotta combinata, tokyo express, contrammiraglio tanaka

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