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L’ultima missione [ di Giovanni Caprara ]

Sui misteri od episodi evidentemente inspiegabili accaduti durante il Secondo Conflitto Mondiale, esiste un numero impressionante di articoli e libri. La quasi assoluta totalità non pertinenti con fatti storici perfettamente documentati e dunque, frutto di speculazioni o semplice ricerca di pubblicità degli autori nella speranza di facile sensazionalismo. Per questo motivo, il mio interesse su questi presunti avvenimenti è stato marginale od addirittura assente in quanto l’unica verità attendibile è quella storica. Durante un approfondimento su un aspetto assolutamente estraneo ai fatti della WW II, mi sono imbattuto in un articolo del Corriere della Sera del 2009, dunque di tutto rispetto, che mi ha incuriosito perché citava il rifiuto di uno Stato a fornire informazioni su eventi ben documentati. L’Argentina, a fronte di una richiesta da storici accreditati, si sottraeva alla risposta barricandosi dietro al Segreto di Stato, e questo mi è stato sufficiente per dirottare l’approfondimento su quanto mi ero prefissato. La domanda verteva sulla resa di alcune unità tedesche avvenuta alle autorità argentine nella seconda metà del 1945. A sostegno di tale richiesta, si producevano fatti e testimonianze di rilievo rilasciate da militari e civili, i quali sostenevano di aver visto sottomarini attraccare alle coste della Nazione Sudamericana. In aggiunta altre testimonianze su relitti avvistati in quella zona fra gli anni 50 ed 80 e, per concludere, lettere autografe da comandanti di sottomarini tedeschi i quali riportavano in calce una presunta missione verso l’Antartico. Ho così cercato di comporre un puzzle composto da tasselli storici solo apparentemente non fra loro connessi. La vicenda finisce nella Caleta de los Loros in Argentina nel luglio del 1945, due mesi dopo la resa della Germania Nazista, quando emerse un u-boat.
Identificativo U-977.
All’inizio del maggio 1945, il Reich era pronto per essere consegnato alla storia. Il suo fondatore e guida era morto. La catena di comando si era incontrovertibilmente spezzata e le truppe erano allo sbando affidate solamente all’iniziativa dei comandanti in campo. La parabola aveva terminato la sua curva. Incombeva il tempo di resa incondizionata, di piegarsi ai vincitori, di realizzare che il sogno era giunto al suo termine, infranto dalle Forze Alleate. Questo è il punto di partenza della missione affidata all’Oberleutnant zur See, Heinz Schaeffer, comandante dell’U-977. L’equilibrio perfetto che aveva governato il suo Paese si andava sgretolando, come la speranza di rivivere i momenti di gloria a cui tutti avevano l’abitudine. Questa evidenza era senz’altro nota a Schaeffer, già quando il 12 aprile gli fu ordinato di salpare da Kiel, dove aveva imbarcato viveri e munizioni, alla volta di Kristiansand in Norvegia. In quella data, ufficialmente però la Germania non aveva ancora capitolato, anche se era oramai questione di giorni, non certo di mesi. Condizione che si era già verificata quando salpò in missione segreta, esattamente alle ore 22.00 di Berlino del 2 maggio 1945 da Kristiansand, base strategica della XXXI flottiglia u-boat, l’ordine di resa fu diramato 6 giorni dopo, ma evidentemente per lui non era valido. Il battello apparteneva alla classe VII C, di medie dimensioni ma con capacità oceaniche, dunque adatto ad affrontare un lungo viaggio.
L’importanza della missione la si evince da un particolare essenziale. Al largo del fiordo norvegese era in attesa un’altra unità tedesca: l’U-530, un battello della classe IX, senza alcun dubbio con il compito di scortare Schaeffer. La storia racconta che l’Argentina era alleata della Germania, tant’è che concesse rifugio a molti ufficiali del Reich, pertanto è possibile che l’U-977 avesse a bordo personaggi di spicco in fuga. Ipotizzarne i nomi è semplice, ma non esiste prova che fosse questo l’ordine impartito all’Oberleutnant. L’unica chance è quella di interpretare il diario di bordo del comandante Schaeffer: i primi giorni trascorsero tranquilli e nulla di particolare venne annotato. Il battello navigò in immersione allo scopo di non essere rilevato da pattugliatori inglesi e si avvalse dello snorkel solo per 3 o 4 ore durante la notte. Quanto bastava per ricaricare le batterie dei motori elettrici. L’8 maggio venne diramato, via radio, l’ordine di resa, ma invece di seguire le procedure previste in casi come questo, Schaeffer convocò i suoi ufficiali e propose loro due alternative: la resa agli inglesi o tentare di raggiungere l’Argentina, nazione filotedesca. Atteggiamento molto insolito ed inusuale, dunque è plausibile supporre che il solo Comandante fosse al corrente della reale finalità del viaggio intrapreso, ipotesi suffragata da altri casi accaduti in diverse epoche e situazioni, dove il solo Ufficiale al comando era a conoscenza degli ordini. Anche le due proposte erano molto, anzi, troppo sospette. La prima alternativa era la meno rischiosa e la più logica, la seconda annoverava molteplici fattori negativi, anche quello di un guasto meccanico, dunque a più incognite, ma incredibilmente scelsero quella che garantiva loro di restare liberi il più a lungo possibile, seppure li trasformava in bersagli a guerra oramai terminata. Evidentemente la proposta di Shaeffer, era ben argomentata.
Pertanto fecero rotta verso il Sud America. I calcoli dell’Ufficiale di macchina rivelarono che l’impresa era fattibile, ma senz’altro il rifornimento di nafta era già stato programmato dal Comandante. Alcune fonti, indicano il 10 maggio come data di inizio della traversata ed è vero solo in parte, in quanto in quel giorno fecero scalo all’isola di Holsenoy per sbarcare 12 marinai, in disaccordo con il resto dell’equipaggio perché sposati e desiderosi di riabbracciare le famiglie nel minor tempo possibile. Questa è la riprova che, almeno i subordinati, non erano a conoscenza della loro reale destinazione, in quanto avrebbero potuto svelare i piani dell’U-977 una volta catturati ed in più con molta probabilità, non vi erano personaggi di spicco del Reich a bordo, difatti l’atteggiamento dei 12 sarebbe stato interpretato come diserzione dagli alti graduati e da questi addirittura passibili di immediata giustizia. La navigazione riprese senza ulteriori problemi e, da come venne riportato sul diario di bordo, sul finire di maggio doppiarono il canale di Islanda. Di giorno, il sommergibile procedeva in immersione a 50 metri di profondità spinto dai motori elettrici, mentre di notte emergevano ed entravano in funzione quelli diesel, ciò con l’intento di risparmiare carburante. Però a tale vantaggio, si contrapponevo le condizioni ambientali che peggioravano costantemente. L’aria viziata ed umida favorirono la ruggine e l’insorgere di muffa sulle derrate alimentari non in scatola. Il diario riporta anche la notizia di casi medici relativi a carenza di vitamine. Nel battello l’aria divenne quasi irrespirabile, i rifiuti dovevano essere espulsi dai tubi lanciasiluri. Dopo 1800 miglia, la riserva di carburante scese della metà, ma la distanza che li separava dalla meta era ancora di 5500 miglia. Schaeffer ordinò di limitare l’uso dei motori diesel e di ridurre la velocità di un nodo. Il nervosismo cominciò a serpeggiare pericolosamente fra l’equipaggio ed il primo fra loro che perse la calma fu il Secondo, il quale in un impeto d’ira, danneggiò il periscopio. Atteggiamento che avvalora la non presenza di personaggi importanti. Infatti sarebbe stato rimosso immediatamente. Ancora una volta Schaeffer si dimostrò all’altezza del suo grado e per impegnare i marinai ordinò la manutenzione straordinaria del battello. Il 14 luglio, l’U-977 giunse in prossimità di Capo Verde e con l’intento di raffreddare gli animi, il Comandate ordinò l’emersione. Si sentiva certamente abbastanza al sicuro, in quanto ben lontano dalle rotte battute dai nemici, ma in ogni caso, mantenere la disciplina era oramai la priorità. I marinai si concessero delle rinfrescanti nuotate e banchettarono con del pesce fresco appena pescato con le bombe a mano. Adoperando materiale di fortuna, mascherarono la torretta del sommergibile a guisa di un fumaiolo. Da lontano poteva sembrare un piccolo mercantile. Il saggio Schaeffer aveva deciso di navigare in emersione il più a lungo possibile. Il 23 di luglio, la missione rischiò di fallire: avevano da poco passato l’Equatore quando udirono il rumore di un aereo. L’ordine diramato fu immediato: Posti di combattimento. Nello sconfinato Atlantico, il basso profilo di un U-boat non era facile da scorgere, così il pericolo si allontanò nel diminuire del suono del motore nemico. Nel frattempo il compito dell’U-530 si era concluso. Non esistevano ostacoli per l’U-977, dunque il 10 luglio, il Comandante Otto Wermuth emerse nel porto di Mar del Plata, consegnando il battello al suo comando. A questo punto è necessario porsi una domanda: tutti e due i sommergibili erano destinati ad operare nel Nord Atlantico, pertanto non avevano a bordo carte nautiche del Sud. Come fecero ad arrivare in Argentina con tale precisione? Una risposta, seppur banale la si riscontra nel diario di Schaeffer. Nel suo scritto ammette di non aver in dotazione le carte nautiche, ma si incensa sostenendo che a bordo aveva un piccolo atlante e tanto gli fu sufficiente. Se anche avesse profuso tanta capacità nell’attraversare l’immenso scacchiere dell’Atlantico, il suo collega Wermuth come fece? La deduzione è semplice: avevano imparato la rotta a memoria. Il 30 luglio, captarono una radio americana. Nel notiziario si faceva riferimento alla resa dell’U-530. L’annuncio scatenò il panico nell’equipaggio. Il bluff di Schaeffer venne smascherato. La sua promessa di un approdo in terra amica non sarebbe servito ad evitare la prigione. La fortuna arrise nuovamente al Comandante, il quale convinse i suoi uomini che la resa all’Argentina garantiva loro una seppur piccola possibilità di evitare l’estradizione. Ma in questo preciso momento è necessaria la chiave di lettura per comprendere la verità nascosta. È probabile che il sopracitato episodio racconti la parte ufficiale, ma è possibile sovrapporre a questa circostanza l’occasione in cui l’equipaggio sia stato reso a parte della finalità ultima della missione. Infatti, da questo accaduto in poi, nessuna altra rimostranza od intolleranza venne annotata. Quando la navigazione giunse al suo epilogo, Schaeffer fu estradato ed interrogato per mesi dagli americani, i quali immaginarono immediatamente che l’operazione dell’U-977 nascondesse qualcosa di importantissimo. La loro unica e mai provata ipotesi fu quella che avesse clandestinamente traghettato dei gerarchi nazisti. Negli anni a seguire, Schaeffer scrisse un libro dove prendeva le distanze dal regime hitleriano e rifiutava di essere etichettato come l’ultimo dei suoi servitori. A quanto pare, fece di tutto per celare l’evidenza.
Ma forse l’esagerazione crea sospetti.
La domanda che conduce alla seconda tessera del puzzle, è la scelta del Sud Atlantico. Basta una facile ricerca su internet per far spuntare “Neuschwabenland”.
Con questo nome è conosciuta la Base Antartica 211.
Nel 1938, per i noti desideri espansionistici di Hitler, la teoria dello “spazio vitale” era propria del Reich, dopo l’annessione dell’Austria volsero l’attenzione all’Antartico. La nave ammiraglia venne battezzata Schwabenland e salpò da Amburgo il 17 dicembre, agli ordini del capitano Alfred Ritscher. Hitler tentò di affiancargli il contrammiraglio Richard Byrd, il primo uomo a sorvolare il Polo Sud, ma questi declinò l’invito. Ovviamente il rifiuto nasceva anche perché la missione mascherata sotto l’egida della Società Tedesca per la Ricerca Polare, era per sua vera natura militare. Il 20 gennaio, iniziarono la perlustrazione principalmente con gli idrovolanti del tipo Wal. I nomi dei velivoli erano Boreas e Passat e con circa quindici sortite coprirono oltre 400.000 chilometri quadrati, immortalando la zona con 11.000 fotografie. Il risultato ottenuto, non andò oltre l’annessione del territorio. Ma questa è l’ufficialità. Al rientro in patria, alcuni scienziati partiti da Amburgo non fecero ritorno. Si seppe poi che rimasero in Argentina! Altro dato in contrasto con quanto dichiarato dopo il rientro della Schwabenland è nel riscontro storico del ritorno in Antartico dei tedeschi nel 1940. Si narra di enormi grotte naturali sottomarine, di canali sottomarini navigabili che uniscono il Continente Antartico alla Nuova Zelanda per poi finire dritti al Giappone. Questo giustificherebbe gli inutili tentativi degli alleati di bloccare i collegamenti fra i due paesi dell’Asse regolarmente avvenuti durante il conflitto, ma non esiste una prova storica. Invece è certo, perché documentato, che si intensificarono le spedizioni a partire dal 1944, sovvenzionate addirittura dalle SS. All’epoca perciò, se esiste, la Base 211 era già operativa. Veniva alimentata con energia geotermica e con l’acqua di un grande lago sottomarino. Naturalmente venne approntata in una delle caverne, formate dallo scioglimento dei ghiacci, fatto scientificamente possibile. Alcune fonti riportano di molte altre missioni dopo la fine delle ostilità, ma per precisione storica solo due sono autentiche: quelle degli U-530 ed U-977. Dunque non è assolutamente certo quale fu l’oggetto di interesse di Hitler, o meglio, cosa scoprirono i battelli della Kriegsmarine. È semplice supporre che identificasse la prosecuzione del Reich teorizzato dal suo Leader, od un regno esoterico tanto caro ai Nazional-socialisti, od ancora l’ultimo rifugio dei gerarchi, ma siamo nel campo delle ipotesi.
Per capirlo meglio, basta inserire la terza tessera.
Gli interrogatori dei marinai tedeschi, furono classificati dall’intelligence americana ed in alcuni casi addirittura falsati, è possibile dunque che qualcosa fosse emerso, anzi quasi sicuramente fu così almeno per giustificare la missione “Highjump”.
Il 26 agosto 1946 agli ordini del Contrammiraglio Richard Cruzen ma con la supervisione dello stesso Byrd, che rifiutò l’offerta tedesca, salpò un contingente di 13 navi e 4.700 uomini. Tra le altre unità, una portaerei, la USS Philippine Sea, due cacciatorpediniere, due navi appoggio per il lancio di idrovolanti e sei elicotteri ed un sottomarino. Più una spedizione militare che scientifica. Divise in tre sezioni, raggiunsero la meta dal 12 dicembre. Installarono stazioni meteo, costruirono aeroporti e mapparono dettagliatamente la zona d’operazioni. Scoprirono che l’antartico era immune da affezioni batteriche e l’aria risultava asettica in quanto composta da micro organismi precipitati dallo spazio interstellare. Dunque nulla venne rivelato sulla presunta Base 211 che rimaneva tale. Ma da questo momento, alcuni documenti iniziarono ad essere declassificati. Così il mondo venne a conoscenza di una dichiarazione dell’Ammiraglio Doeniz il quale sostenne che gli ultimi U-boat vennero costruiti in un’altra parte del mondo, presso una fortezza inviolabile, che le caverne sottomarine esistevano davvero, che i sommergibili tedeschi in viaggio verso la Base 211 si rifornivano regolarmente in alcune baie delle montagne Muhling-Hoffmann ed infine, il 25 settembre 1946 una baleniera venne accostata da un U-boat battente bandiera con la croce uncinata, per acquistare pesce fresco e pagarono in dollari. Il fatto accadde a sud delle Falkland.
Il quarto tassello potrebbe riguardare la guerra fra Inghilterra ed Argentina per il possesso delle Malvinas, ma rischierei di precipitare anche io nel senzazionalismo, dunque per concludere il puzzle, preferisco un articolo del quotidiano russo RIA Novosti.
Secondo quanto affermato dal giornalista, sembra che sia stato identificato il lago che riforniva la Base 211. Si tratta del Lago Vostok L’articolo riguardava la spedizione russa in antartico all’inizio del 2012 e sottolineava le peculiarità di questo bacino, specificando che si trova a quasi quattro chilometri sotto il ghiaccio ed altre informazioni a carattere scientifico. Ma, in particolare, questa scoperta giustifica una famosa ammissione di Karl Doeniz che svelò la creazione di una fortezza inespugnabile dall’altra parte del mondo. A questo articolo, si sono succedute smentite e critiche feroci, tante e tali da ingenerare sospetti su un tentativo per screditarlo ed insabbiarlo. Resta una evidenza incontrovertibile: la zona antartica, detta Terra della Regina Maud, è la stessa dove arrivarono i tedeschi! A questo punto, in questa vicenda, spuntano immancabili gli americani. Nell’aprile 2001, i militari statunitensi scoprirono a due miglia di profondità una costruzione artificiale. Naturalmente cercarono di nascondere tale evidenza, ma la comunità scientifica, probabilmente grazie ad un delatore, ne venne a conoscenza ed il Parlamento Europeo prese posizione contro gli U.S.A. Dunque la notizia sul manufatto è sicuramente vera. Il segreto sulle manovre delle forze armate statunitensi impedisce certezze assolute, ma sembra che quella parte dell’Antartico sia inibita al resto del mondo dalla presenza di unità di superficie ed immerse della marina militare americana. E’ del maggio 2011, una notizia molto interessante: alcuni scienziati statunitensi e britannici, il 27 gennaio 1975, osservarono un fenomeno che a tutt’oggi è rimasto senza spiegazioni. Un vortice nebbioso comparve sulla zona delle loro operazioni e nonostante le forti raffiche di vento, stazionava senza esserne disperso. Le nuvole venivano spazzate via, ma non il vortice. Gli studiosi decisero di indagarlo con un pallone sonda agganciandovi alcuni strumenti per rilevare pressione barometrica, velocità del vento, umidità ed un cronometro per registrare i tempi di lettura. Il pallone venne risucchiato letteralmente dal fenomeno atmosferico e quando a fatica fu recuperato, il cronometro riportava una data diversa: 27 gennaio 1965. Dieci anni esatti di differenza. L’esperimento trovò valore in altri successivi. Ovviamente la zona dove stavano operando era la stessa dell’aprile 2001. E’ semplice ipotizzare che si tratti di una spiegazione razionale del “Ponte di Einstein-Rosen”, oppure abbandonarsi a teorie ufologiche, ma l’evidenza più scientifica e quella di una anomalia provocata dal magnetismo emesso dalla costruzione scoperta nel 2001, infatti dovrebbe trattarsi di una spessa calotta in acciaio. La giurisprudenza, liquiderebbe questi fatti come prove indiziarie, ma alla fine di questo articolo permangono dati precisi: nel 1996 il Presidente argentino Menem creò una commissione d’inchiesta sugli u-boat arrivati nella sua nazione. Nell’Operazione Calypso, che affidò alla marina argentina, vennero identificate anomalie magnetiche emesse da metalli sommersi e tali evidenze furono subito archiviate come segrete.
Tutte le tessere del puzzle sono al loro posto, cronologicamente e storicamente inattaccabili, ma benché le prove siano circostanziate, la finalità ultima della missione del sommergibile non è stata mai scoperta. Ma un motivo doveva pur esserci, altrimenti perchè un intero equipaggio, a guerra oramai terminata avrebbe dovuto rischiare la vita? Durante una lunga navigazione, non solo esisteva il rischio concreto di essere attaccati da unità alleate, ma poteva anche verificarsi un problema tecnico tale da provocare l’affondamento del battello. Non erano criminali di guerra, dunque non rischiavano la pena di morte, non avevano neppure la certezza che una volta in Argentina avrebbero evitato la prigionia, di fatto i rischi erano decisamente superiori al beneficio.
Sono state avanzate ipotesi affascinanti, una potrebbe essere attendibile: nel vicino Brasile, forse Mengele aveva messo a punto il processo di clonazione umana e l’U-boat davvero trasportava il DNA di Hitler, ma preferisco comporre un altro puzzle. Il primo tassello è proprio il porto da dove salpò l’U-977. Kristiansand si trova in Norvegia, esattamente nella stessa Nazione nella quale i tedeschi stavano mettendo a punto la fabbricazione di armi all’uranio. La fabbrica era quella di Norsk-Hydro, nei pressi della zona di Telemark, dove si produceva deuterio. I cineasti, ricorderanno il film interpretato da Harris e Burton che racconta l’attenzione degli alleati per questo impianto. Come descritto nella pellicola cinematografica tentarono di distruggerla sia con attacchi dall’aria, sia con azioni di commando come quello attuato da militari norvegesi nell’Operazione Gunnerside. Questo costrinse i tedeschi a spostare il deuterio in altro loco, del resto erano molto interessati alla fisica sub-atomica. Un trasporto di tale materiale fu distrutto, ma nessuno potè affermare con assoluta certezza di aver privato il Reich del quantitativo necessario utile a produrre l’atomica tedesca. Probabilmente la guerra non avrebbe avuto comunque esito diverso, ma che la Lufthwaffe avesse già preparato un He 177 per lo sgancio della bomba resta un fatto documentato. A sostegno dell’insuccesso alleato di fermare la ricerca tedesca, spunta un altro U-boat, l’U-234. Destini incredibilmente incrociati tra quest’ultimo e l’U-977, ambedue di base a Kiel e poi salpati per la loro missione da Kristiansand. Partì dalla Norvegia il 25 marzo 1945 con destinazione il Giappone. A bordo erano stivati 560 kg di ossido di uranio ed un missile Henschel Hs 293, un sistema d’arma avanzatissimo che poteva essere telecomandato. La preparazione dell’arma definitiva, al contrario, poteva aver avuto un importante impulso. E questo è il secondo tassello: il Prodotto 501. La Russia, fin dagli anni ‘30 aveva studiato approfonditamente la fisica delle particelle, infatti nel ’39 venne enunciata la teoria che un quantitativo ridotto di uranio 235, potesse ingenerare una esplosione devastante. Il Prodotto 501 si imperniava dunque sullo sviluppo militare dell’energia atomica. È quantomeno azzardato supporre che l’Operazione Barbarossa avesse come finalità l’entrare in possesso di tali studi, ma è certo che il fulmineo avanzare delle truppe tedesche in Russia, costrinse i sovietici ad abbandonare in tutta fretta città come Kiev ed un vastissimo territorio.
Qui i soldati tedeschi avrebbero potuto scovare informazioni tecnico scientifiche da aggiungere all’acqua pesante norvegese. Per concludere questa disanima, è possibile inserire una terza tessera: l’Operazione Alsos. La finalità era quella di indagare sulle reali capacità nucleari tedesche ed ebbe inizio il 22 gennaio 1944, ma la realtà poi svelata, fu più diretta, la missione doveva sequestrare e condurre negli Stati Uniti gli scienziati coinvolti nelle ricerche sulla fisica sub-atomica. Gli alleati, ufficialmente, scoprirono che i progressi andavano a rilento ed in netto ritardo su quanto da loro ipotizzato e temuto, ma nonostante questo rastrellarono tutte le menti del Reich. Tutte tranne una: proprio il responsabile del progetto, il Professor Werner Heisenberg. Dopo la sua resa, quest’ultimo affermò che gli studi erano stati rallentati dalla mancanza della materia prima e vertevano esclusivamente a carattere civile, inoltre gli alleati stabilirono che le conoscenze tecniche di Heisenberg erano sbagliate, in quanto il tedesco dichiarò un quantitativo di 13 tonnellate di Uranio utili a produrre la bomba atomica a fronte dei soli 40 chilogrammi effettivamente necessari, però la Germania di Hitler aveva già testato l’arma definitiva due volte, ad Ohrdruf e nell’isola di Rugen, naturalmente si trattava di una bomba “sporca” ossia non pronta per l’uso bellico. Tali attività sono dunque in netto contrasto con le dichiarazioni del fisico e le conclusioni “ufficiali” degli alleati. Ma la circostanza più incredibile, è la data in cui Heisenberg si arrese ai vincitori: 3 maggio 1945, il giorno dopo la partenza dell’U-977. Difficile da definire come una semplice circostanza. Il minuscolo puzzle è completo, dunque il sommergibile poteva trasportare nel luogo più segreto del Reich, materiale per l’assemblaggio di una bomba atomica. Naturalmente si tratta di una ipotesi, ma la realtà è unica ed incontrovertibile: alle ore 09.00 del 17 agosto 1945, ad otto miglia nautiche dalle coste del Mar della Plata, apparve come d’incanto un sommergibile battente bandiera con croce uncinata. Si diresse con macchine “avanti mezza” verso le motovedette argentine ed il suo comandante, l’Oberleutnant zur See Heinz Shaffer, si identificò come U-977.
Documento inserito il: 29/12/2014
  • TAG: seconda guerra mondiale, u 977, ultima missione, fuga argentina, neuschwabenland, base antartica u boot, intelligence, bomba atomica

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