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3 giugno 1917: la controffensiva austro-ungarica sul Flondar [ di Maury Fert ]

Dopo l'offensiva fallita sul Timavo, il Comando Supremo dichiarò conclusa la Decima Battaglia dell'Isonzo che, visti gli obiettivi iniziali, si poteva considerare un ennesimo fallimento. Il Monte Santo era rimasto sotto il controllo austroungarico, mentre la famigerata linea Trstelj - Monte Hermada continuava ad essere irraggiungibile.
I soldati italiani comprensibilmente continuavano ad essere provati e delusi dopo due anni di guerra. Il Col. Angelo Gatti Capo dell'Ufficio Storico del Comando Supremo scrisse come durante quella battaglia gli uomini fossero rassegnati e disperati: "...non si ribellavano: quando erano spinti fuori dalle trincee andavano ma piangevano".
Iniziava a farsi largo l'idea che per sconfiggere gli Imperi Centrali sarebbero stati necessari anni di guerra. A peggiorare la situazione e il morale ci fu la controffensiva austroungarica che puntava a riconquistare il terreno perduto nei giorni precedenti.
La nuova e precaria linea italiana partiva dalla zona di Fornaza, attraversava la piccola località di Comarie, toccava la collina del Flondar seguendo poi la strada tra Medeazza e San Giovanni di Duino.
Il 3 giugno tutte queste località iniziarono ad essere pesantemente bombadate. Dopo 24 ore i vertici militari asburgici lanciarono all'attacco la fanteria. Nonostante fossero in minoranza rispetto agli Italiani i soldati di Borojevic riuscirono in tre giorni a far arretrare la linea italiana di un chilometro e mezzo allontanandoli ancora di più dal Monte Hermada.
Erano riusciti a riconquistare la strategica collina del Flondar e, sfondando in diversi punti, costrinsero i soldati della 3a Armata a retrocedere per non essere circondati. Il successo seppur minimo ottenuto dall'Italia nella Decima Battaglia dell'Isonzo fu così vanificato.

Nell'immagine il colonnello Angelo Gatti dell'Ufficio Storico del Comando Supremo del Regio Esercito. Documento inserito il: 24/02/2015

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