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18 settembre 1917: la battaglia di Carzano [ di Maury Fert ]

Mentre nella Conca di Caporetto gli austroungarici, con l'aiuto dei tedeschi, stavano preparando una grande offensiva, in Valsugana si svolse una delle pagine più imbarazzanti della Grande Guerra Italiana.
Tutto ebbe inizio due mesi prima quando, la notte del 13 luglio 1917, un sergente boemo di nome Miejnek, arruolato in un reggimento bosniaco, riuscì a superare le prime linee difensive a Carzano e si presentò nei pressi di un ricovero italiano.
Completamente disarmato, egli portava con sè un plico di diverse pagine e chiese di poter parlare con un ufficiale superiore. Il boemo venne bendato e condotto presso la sede del Comando di Pieve di Tesino.
Il Maggiore Cesare Pettorelli Lalatta, capo del Settore Truppe Operanti, incontrò Miejnek e si fece consegnare la busta che conteneva diverse cartine della prima linea austroungarica della zona con la firma "PAVLIN". Con questo pseudonimo si celava Ljudevit Pivko professore di diritto e filosofia a Maribor e capitano dell'esercito austroungarico.
Ottenuto un incontro con Lalatta Pivko spiegò come durante la guerra il suo popolo venisse utilizzato come carne da macello e propose quindi di collaborare per la sconfitta dell'Austria-Ungheria. Il piano era semplice: le difese in quella zona erano deboli e un attacco proveniente da est, in Valsugana, avrebbe consentito agli Italiani di dilagare fino a Trento con il sostegno dei soldati sloveni cechi e serbi.
Pettorelli Lalatta nei giorni seguenti continuò a ricevere materiale molto utile e si convinse della buonafede del piano di Pivko. Chiese quindi un colloquio con Cadorna il quale, essendo impegnato nella preparazione dell'Undicesima Battaglia dell'Isonzo, non lo ricevette.
Dopo insistenti richieste, Cadorna ascoltò Pettorelli Lalatta, ma nè lui nè il Generale Donato Etna a capo delle truppe nella Valsugana si fidarono del piano di Pivko.
Il 7 settembre venne deciso che l'azione sarebbe stata portata avanti ma senza arrivare a Trento. L'attacco indeciso e mal organizzato si trasformò in pochissimo tempo in una tragedia. Superata la linea austroungarica la notte del 18 settembre, i primi Bersaglieri del 72°Battaglione entrarono in Carzano senza il sostegno della fanteria che aveva sbagliato strada.
Anzichè avanzare il Brigadiere Attilio Zincone, preso dal panico per l'assenza di rinforzi, ordinò la ritirata per i troppi contrattempi. Un primo gruppo però aveva già attraversato il ponte sopra il torrente Maso e si ritrovò bloccato dal fuoco nemico: 900 uomini vennero fatti prigionieri e 360 morirono mentre cercavano di ripiegare.

Nell'immagine il capitano dell'esercito imperialregio Ljudevit Pivko.
Documento inserito il: 08/03/2015

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