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Vittorio Emanuele III nel Friuli della Grande Guerra [ di Maury Fert ]

Il 26 aprile 1915 l''Italia si impegnò formalmente ad entrare in guerra al fianco della Triplice Intesa contro gli ex alleati della Triplice Alleanza, Austria-Ungheria e Germania, entro la fine di maggio. Circa un mese dopo il 23 maggio l''Italia presentava la dichiarazione di guerra all''Austria-Ungheria. A firmarla fu Vittorio Emanuele III, che con quell''atto apriva un nuovo fronte della Grande Guerra, la cui linea correva lungo il confine dell''Impero Asburgico dal Trentino alle terre del Friuli: il Fronte Orientale. E fu proprio da questa terra contesa che tra il maggio e l''ottobre 1917 il Re d''Italia seguì il conflitto, avendo come residenza ufficiale Villa Linussa a Torreano di Martignacco, piccolo centro a nordovest di Udine. Fin dall''inizio del conflitto Vittorio Emanuele III decise di lasciare Roma e raggiungere le zone del fronte per poter seguire in prima persona le vicende belliche. Nella Capitale lasciò allo zio Tommaso, Duca di Genova, l''incarico di svolgere le pratiche di ordinaria amministrazione del Regno. Inizialmente il Re ebbe come sede la zona di Treviso, distante a sufficienza dal fronte e quindi sicura per l''incolumità del Sovrano. Appena arrivato qui il 27 maggio Vittorio Emanuele III iniziò a compiere alcuni viaggi in auto per visitare le prime linee del fronte, che si estendevano fino a Longarone, Pieve di Cadore e Auronzo sulle Dolomiti Bellunesi.
Durante la prima visita ricevette il Sottocapo di Stato Maggiore Gen. Carlo Porro che, proveniente da Udine comunicò al Sovrano l''intenzione del Gen. Cadorna, Capo di Stato Maggiore, di trasferire ad Udine il Comando Supremo. Il Re non si sarebbe opposto al trasferimento. E già la mattina del 30 maggio due auto con il Re e il suo seguito lasciarono la Marca Trevigiana e si recarono ad Udine, per poi dirigersi a Villa Linussa a Martignacco.
Il Friuli in cui arrivò il Re era una terra che risentiva fortemente degli effetti della guerra: accentuato malcontento popolare e sociale, alto numero di persone in cerca di un mestiere e un''economia locale completamente disastrata.
A Villa Italia, soprannominata così per rendere omaggio all''importante ospite, si stabilirono vari generali, colonnelli, ed alti ufficiali. Da questa sede quasi quotidianamente il Re partiva per visitare i vari fronti, le postazioni, i reparti e gli ospedali militari. Fu in queste visite che si mostrò il carattere solidale e comprensivo del Re verso la truppa.
Le cronache annotano e riportano vari di questi episodi: durante la visita ad un lazzaretto per colerosi e feriti, Vittorio Emanuele III si interessò molto di un ferito al quale era stata amputata una gamba. "Il Re volle visitare tutto l''ospedale e si interessò ad un giovane soldatino al quale era stata amputata la gamba. Il Re volle che gli venisse spiegato il caso accarezzò il soldatino commosso e ne fece annotare dal suo Aiutante di Campo il nome cognome ed indirizzo". Si seppe in seguito che alla famiglia venne recapitato un dono speciale e particolare del Re.
Non solo il Sovrano si recava in visita ai fronti, agli accampamenti militari, ma riceveva a Villa Italia anche importanti personaggi diplomatici e teste coronate di tutta Europa.
Nonostante gli impegni che gravavano sulle sue spalle, il Re non si sottraeva al contatto con la gente, tanto da compiere spesso delle passeggiate a piedi proprio per rimanere a stretto contatto con tutti coloro che condividevano la sofferenza della guerra. Il suo continuo spostarsi, viaggiare da una località all''altra del Friuli, dimostrò un forte attivismo e un suo continuo interesse nello svolgere più incontri possibili con la popolazione e con i militari.
Le cose mutarono quando il 24 ottobre 1917, un''armata austro-tedesca sfondò il fronte tra Plezzo e Tolmino penetrando con gran rapidità nella pianura friulana e dirigendosi verso Udine. Con la nuova pericolosa situazione il Re non sarebbe potuto rimanere a Villa Italia a lungo.
Già nel pomeriggio del 26 ottobre, due giorni prima che gli austro-tedeschi arrivassero ad Udine, Vittorio Emanuele III lasciò la villa e prese il treno in una fermata a sud di Udine per rientrare a Roma.
Gli austriaci invasero il Friuli e i militari imposero severe regole alla popolazione. Al termine della guerra, Vittorio Emanuele III tornò in Friuli per due volte fermandosi anche a Villa Italia, accompagnato dal legittimo proprietario, l''Avv. Eugenio Linussa. Ancor oggi la villa mantiene il proprio appellativo di "Italia" per ricordare l''importanza degli eventi storici che ha visto trascorrere.
Documento inserito il: 01/11/2015

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