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Testimonianze dalla Grande Guerra 1a parte [ di Maury Fert ]

Leonida Anselmi
Altopiano di Asiago 18 giugno 1916: l'offensiva austriaca che ha dato vita alla Battaglia degli Altopiani (Strafexpedition) non si è ancora esaurita e la Brigata "Padova" di cui fa parte Leonida Anselmi è chiamata a difendere ad oltranza il settore del Monte Lemerle, Monte Magnaboschi, Monte Zovetto, luoghi che passeranno alla storia per aver segnato il punto di massima penetrazione toccato dall'Austria-Ungheria in occasione di quella offensiva.

"Ci siamo andati il 18 di Giugno sempre nel suddetto (..) lì ci siamo stati 7 giorni lungi e stesi a atterra senza bere e senza manciare con una razione di carne puzzolente e poco di caffè la mattina per bere ci stavano certi pozzi (...) dentro l'acqua era piena di vermetti color rossi e per non morire bisognava bere quell'acqua per 7 giorni e 7 notti."



Antonio Santo Quintino Preite
Il 29 giugno 1916 è il giorno dei gas asfissianti. Sul Carso gli austroungarici li usano per la prima volta. Si calcola che quel giorno morirono subito 2 mila soldati italiani e altre migliaia morirono nei giorni successivi o rimasero invalidi. Dai gas si salva la compagnia di Preite e quasi tutto il battaglione: sono troppo vicini alle trincee avversarie.

"La mattina all'alba del 29 giugno 1916 l'artiglieria nostra incominciava a bombardare le linee nemiche e tutto l'11°Corpo d'Armata stava pronto per andare all'assalto dalla parte di Monfalcone.
Il 29°Reggimento il 30° il 19° ed il 20° Reggimento erano sul Monte Cappuccio il 9° ed il 10° Reggimento Brigata "Regina" erano dalla parte di Duino il 47° ed il 48° erano alla vallata fra il San Michele e il San Martino e tutti dovevano andare all'assalto e quattro Reggimenti altri erano di rincalzo a tutto l'11° Corpo d'Armata. Verso le ore 7.30 del mattino l'artiglieria nostra bombardava le retrovie allungando sempre il tiro acciocchè i nostri possono avanzare. Cinque minuti prima di andare all'assalto gli austriaci incominciarono a buttare gas asfissiante. L'artiglieria nemica a bombardare le nostre retrovie con granate cariche di gas asfissiante.
Non vedevi altro che una nube che camminava a passo d'uomo abbassandosi appena a due palmi da terra. Appena questo gas arrivava alle nostre linee i nostri respirando quel gas avvelenato cadevano a terra morti.
Per cinque chilometri ormai erano quasi tutti morti senza che nessuno si potè salvare.
La mia Compagnia e quasi tutto il 2° Battaglione non subirono nessuna perdita causa che eravamo ad un posto avanzato in contatto con le trincee nemiche e perciò il gas non penetrò.
Del 48°Reggimento che si trovava alla nostra destra vicino al Monte San Michele quasi che restarono tutti colpiti. Il Colonnello del 48° che si trovava in un posto avanzato ed avendo la maschera si salvò con qualche centinaia di soldati e graduati. Allora veduto che il Reggimento era distrutto di sua spontanea volontà prende una mitragliatrice la piazza sulla trincea nostra e incomincia a far fuoco che gli austriaci sicuri che erano tutti morti gli italiani avanzavano col fucile. Già di quel punto gli austriaci sul Monte Cappuccio avanzare dove erano i nostri del 29° e del 30° Reggimento che erano perfettamente colpiti di gas e tutti giacevano a terra morti e con mazze di ferro gli davano in testa barbaramente per farli morire più presto.
Una Compagnia di austriaci oltre 300 soldati e ufficiali era arrivata sulla nostra linea di resistenza e stavano cominciando a rovesciare la linea cioè a voltare le feritoie in viceversa e i pezzi di artiglieria e quelli delle bombarde l'avevano rivoltati contro di noi in quel momento che il nemico stava facendo quell'operazione incominciarono ad arrivare i primi nostri rincalzi che circondarono il nemico e senza nessuna azione di resistenza i nostri li fecero prigionieri.
In mezzo a quei prigionieri nemici trovavasi un Maggiore che li comandava ed era leggermente ferito alla testa e al braccio. Fu portato al posto di medicazione nostro dove fu medicato.
C'era un nostro Capitano che per mezzo di certi sacchi pieni di aria faceva respirare parecchi soldati che erano stati colpiti leggermente di gas avvelenato e così per mezzo di quell'aria se ne salvarono parecchi.
Appena entrato il Maggiore disse il Capitano medico verso il Maggiore: - Ma siete veramente barbari voi altri austriaci avete buttato questi gas per far morire tanti giovani senza nemmeno che si potevano difendere . - Senza perdere un sol momento di tregua si alza il Maggiore austriaco e dice: - Siete voi altri italiani barbari perché avete messo fuori combattimento undici Battaglioni dei nostri soldati. La vostra artiglieria ha fatto strage di noi ogni granata ci colpiva in pieno che faceva saltare i soldati con le gambe e braccia e certi squartati e per questo noi altri austriaci abbiamo dovuto servircene dei gas. - Sentendo ciò il nostro ufficiale non parlo più.
Per due giorni e due notti tutte le automobili autocarri carri e carrette trasportavano dei soldati morti dal gas che erano diventati neri come il carbon fossile e li trasportavano al cimitero di Sdraussina dove centinaia di soldati del Genio avevano aperte delle buche e là dentro seppellirono tutti i nostri morti.
Immaginate che gran dispiacere sentivamo nell'animo nostro a vedere centinaia e centinaia di nostri fratelli morti senza poter nemmeno vendicarsi col nemico e senza poter nemmeno scrivere per l'ultima volta ai loro cari."



Costantino Giordano
Parole che profondamente descrivono i momenti che hanno preceduto la cattura di Giordano Costantino. Poi una lettera, la prima che il soldato invia alla famiglia dalla prigionia in Austria.
Tutto inizia la sera nella notte del 14 maggio 1916: sta per scatenarsi la Strafexpetion austriaca...

"Il 14 maggio mi trovavo col mio plotone in un posto di seconda linea in mezzo ad un boschetto dove vi era un gruppo di case isolate denominate Case Castelli. Queste si trovavano sulla Costa della Val Terragnolo a qualche centinaio di metri dal fiume omonimo.
Dalla parte opposta della valle ma più in alto proprio sotto le pendici del Monte Finocchio stava la nostra prima linea. Quel giorno io ero di guardia in una trincea sulla sinistra delle case a circa 500 metri di distanza. Sin dalle prime ore del mattino l'artiglieria nemica aveva cominciato a bombardare i paesi di Lisi Moschieri e Toldo continuando ininterrottamente quasi tutto il pomeriggio. Alla sera verso le dieci ci venne il cambio della guardia ed io ritornai alle case dove c'era la riserva. Appena giunto trovai il rancio pronto mangiai con appetito e dopo aver fumato una sigaretta e fatto qualche chiacchera coi compagni essendo l'ora tarda ci avviammo a dormire. Era appena mezzanotte che un improvviso allarme ci desta ed ancora mezzi addormentati ci si domanda l'uno con l'altro che cosa succeda. Ma in quel mentre ai colpi di fucile che si sentivano continuamente giorno e notte si aggiungono scariche a comando e il crepitio violento delle mitragliatrici e lo scoppio assordante delle bombe le pallottole passano nell'aria con fischi sibilanti."

Lettera ricevuta il 18/7/16
An der kriegsgafgungen
Cartolina
Giordano Costantino Soldato 80°Fanteria
Compagnia Evidenz 11018
Squadrone Gruppi B in
Sigmundsherberg Austria
Carissimi genitori
con questa mia spero di trovarvi tutti in buona salute come al momento vi posso dire anche di me.
Forse penserete male di me non avendo più mie notizie il motivo è che mi trovo prigioniero in Austria e solo ora ho potuto scrivere. Non state per me sovvrapensiero ma tranquillizzatevi che io sto bene. Altro non mi resta che salutarvi di vivo cuore tutti papà mamma fratelli sorelle zii e zie e parenti tutti. Saluti affettuosi vostro aff.mo
figlio Costantino.



Cosimo Puliti
Il 44° Fanteria di cui fa parte Cosimo Puliti giunge di rinforzo sulla linea di difesa dell'Altopiano di Asiago tra il Monte Zovetto e il Monte Lemerle. E' in corso la Strafexpedition austroungarica.

"Il 6 giugno si andiede di rinforzo alla nostra artiglieria che ci fu degli attacchi seri e il giorno 9 ci portarono in prima linea dove si ebbe diversi attacchi di fucilieria e il giorno 15 e 16 fu un continuo fuoco di artiglieria nemica e la sera del 16 verso le 7 1/2 circa il nemico avanzò rompendo la linea al 158° Fanteria e rotto che fu la detta linea ci vedettamo avanzare il nemico alle nostre spalle alla sinistra e di fronte dopo aver fatto accanita resistenza si fu costretti ad arrendersi perché da ogni parte venivano gran quantità di fucilate. Dopo che si fu presi prigionieri ci fecero camminare per tutta la notte con gran quantità di baionette innestate la mattina ci fecero fermare sotto a una piccola tettoia che appena ci si stava addiacere perché era alta la bellezza di un metro e per sdraiarsi per riposare ci fecero un poco di letto con del concio di cavallo che cera un puzzo indiavolato.
Ma il bisogno di riposare non mancava si fece un sonno come se fusimo stati sopra un letto di piuma. Il giorno 18 ci fecero partire di mattina presto e si camminò fino alla sera con un poco di acqua calda per caffè la sera ci diedero una scatola di carne inconserva ogni 4 persone e pochissima galletta e a pena che ebbamo mangiato ci fecero montare in treno e si arrivò a Trento alle ore 2 di notte e ci messano a dormire sotto una capanna che aveva solamente la tettoia e senza le parete e sotto vi era abbastanza fradicio.
Li si stiede 5 giorni e il 24 giugno la mattina verso le ore 9 si fece partenza montando in treno e si stiede in treno per 2 giorni e 3 notti e il 26 si giunse al concentramento nell'interno dell'Austria dove si stiede fino al 23 luglio dormendo in certe bellissime baracche di legno senza ne pure una maledetta coperta che il freddo ci faceva ballare come tanti burattini e la fame che ci faceva fare certi sbadigli come un cane che si trova legato a catena senza mangiare."



Aldo Bardi
Nel novembre del 1915 Aldo Bardi è promosso caporale e va a Firenze per un periodo di istruzione al termine del quale viene assegnato al 201°Fanteria Brigata "Sesia". Il 15 maggio 1916 è di nuovo al fronte in Trentino a contrastare la Strafexpedition austriaca.

"Il cannone suonava minaccioso e voci pessimistiche ci annunziavano la rovina di diversi Reggimenti presidianti le prime linee. Dalla zona dove operammo il paese di Malo distava quasi 60 km e la sera del 14 l'allarmi ci chiamò in adunata.
Un battaglione fu subito caricato su autocarri e dopo 6 ore già diversi di quei giovani che dall'allarme furono sorpresi nelle tranquillità più assolute avevano versato il loro sangue.
Noi del Comando con gli altri due battaglioni pure sui camions partimmo la mattina del 15 e fummo destinati alla difesa ad oltranza del Monte Maggio e del Forte di Campo Molon. Da quel giorno mi fu assegnato il posto di combattimento "al Comando tattico" che comprende mansioni delicate e complicate ma di alta soddisfazione.
Un battaglione risalì Campo Molon e noi con l'altro Btg ci dirigemmo su Monte Maggio che già era occupato da pattuglie nemiche. Con abile manovra la sera del 15 si ripristinò la nostra occupazione di tutto il monte e febbrilmente si attese alla preparazione di ripari che non esistevano. Il 16 mattina il nemico cominciò il bombardamento con artiglierie d'ogni calibro che raggiunse la sua massima intensità nel pomeriggio. Tutta la cresta era una continuità di esplosioni - sembrava proprio un vasto cratere e parecchi nostri soldati miseramente spezzati rimanevano vittime del proprio dovere -.
Nuovi del tutto alla guerra furono magnifici nel resistere tenacemente e per quanto decimati respinsero diversi attacchi del nemico che sempre più numeroso ci minacciava. Io ero insieme al sig. Colonnello Monti e al Cap. Aiut. M.re Tani sull'immediato rovescio della cima culminante ed eravamo favoriti dalla grande fortuna che tutti i colpi troppo lunghi o troppo corti esplodevano nel retro o nel fondo valle e così restavano nell'ansia terribile d'un possibile sacrificio.
Alle ore 20 dovemmo sgomberare quella cima perché minacciata d'accerchiamento e ci portammo più a sud ponendoci sul rovescio d'una quota sottostante anche qui il pericolo era evidentissimo e spossati dalla fame dalla sete dallo snervante pericolo di due giorni di combattimento il più cruento attendemmo ordini superiori.
Avevo con me diverse carte d'ufficio ed una borsetta di cuoio tutti i miei ricordi personali verso le ore 23 una forte ripresa del bombardamento seguita da un attacco in preponderanti forze del nemico scosse la strenua resistenza dei valorosi superstiti che privi di rincalzi e punto sostenuti dalla nostra artiglieria che già si ritirava furono sopraffatti e ci trovammo improvvisamente quasi soverchiati.
Il Colonnello ed Aiu. M.re ebbero tempo di ritirarsi dalla strada stessa io però m'indugiai a riunire le carte che erano di grande importanza strategica e scorsi così il nemico già a sud della mia strada ebbi visione del pericolo - della prigionia - dell'ignoto e lasciando tutto meno le suddette carte d'uno scatto mi abbandonai nella ripidissima scarpata che addirittura volai cozzando più volte contro massi di pietra - ma le mie ossa erano elastiche e quindi come rimbalzando senza nulla soffrire giunsi in fondo valle e raggiunsi la strada delle quote che ancora resistevano prima che vi giungesse il Colonnello e Capitano che mi avevano preceduto.
Anche qui la posizione era insostenibile perché presa d'infilata dalla fucilieria nemica e quindi era necessario ritirarsi ordinatamente prima di esservi costretti dal nemico incalzante la ritirata diveniva generale rumorosa quando una pallottola attraversò il petto del Capitano Aiut. M.re - Corremmo un serio pericolo per trarlo al sicuro - fummo però lieti di riuscire nell'intento.



Annibale Calderale
Durante l'avanzata austriaca che segue la disfatta di Caporetto a fine ottobre 1917, la Brigata "Bologna" ha il compito di difendere il ponte di Pinzano sul Tagliamento. E' schierata per questo nei pressi del paese di Ragogna e sta per dare vita a una battaglia epica e poco conosciuta della Grande Guerra, che terminerà con una sconfitta per l'esercito italiano ma che risulterà fondamentale per guadagnare tempo e impostare la linea di difesa sul Piave. Ecco alcune intense pagine tratte dal diario del Sergente mitragliere Annibale Calderale di quel fatto d'arme.

"31 ottobre 1917
Poco prima dell'alba scendemmo dal Monte Peloso di Ragogna attraversammo il villaggio di Ragogna e ci schierammo a qualche centinaio di metri avanti al villaggio stesso. Si era in prima linea a faccia a faccia con i tedeschi. Eravamo in un boschetto con alberi di medio fusto dipendevamo da un Maggiore che comandava un reparto del 137° Fanteria (Brigata "Barletta) che era schierato con noi. Fintanto che fece giorno si sentivano di tanto in tanto scariche di mitraglia e fucileria c'era già qualche ferito. Il predetto Comandante ci fece spostare parecchie volte da una posizione all'altra facendoci appostare anche in posizioni non adatte per mitragliatrice. In uno di questi spostamenti che ci venne ordinato la mia sezione ebbe un morto e un ferito.
Il morto Bers.re Mazzi Gelindo. Era un bravo bersagliere educato disciplinato rispettoso. Era presago della sua fine la mattina mi aveva detto - forse questa volta non la scamperò - I tedeschi hanno già invaso il mio paese ed io difenderò questa terra con accanimento. - Io stetti un poco a rincorarlo e confortarlo. Non si potette dare sepoltura al Mazzi in quanto il momento era critico. Il Mazzi che era tiratore della mia arma fu colpito mentre percorreva un tratto scoperto del bosco di circa tre metri. A me ed al Tenente Morra che avevamo preceduto il Mazzi sullo stesso terreno non era successo niente. Ci buttammo a terra sotto la scarica di mitragliatrice tedesca e ci salvammo. Dopo qualche tempo che io ed il Tenente Morra ebbimo raggiunta la postazione assegnataci non vedendo la mia arma giungere dovetti fare la strada a ritroso per constatarne la ragione del mancato arrivo dell'arma. Io ed il Bersagliere Preziosi l'unico bersagliere rimasto illeso del gruppo della mia arma provvedemmo a trasportare l'arma alla nuova postazione. Ma era giorno fatto il fuoco però si era accentuato. Ad un dato momento vidi fra le due linee avanzare una figura umana che si trascinava una vacca.Non distinguendo bene pregai un aspirante del 137°Fanteria che mi era vicino e che era anche munito di binocolo di guardare bene se la persona avanzante fosse un tedesco avutone conferma ordinai ai miei bersaglieri il fuoco contro il supposto tedesco. Si vide allora l'individuo correre verso la nostra linea lasciando la vacca a suo destino accolto da armi puntate contro di lui dai miei bersaglieri e da me stesso. Gli gridai mani in alto e chi sei non rispose era tutto rosso in viso ed emozionato lo perquisii aveva una roncola in tasca ed un foglio di riforma si trattava di un contadino italiano certamente ad ogni buon fine lo consegnai ai carabinieri per i futuri accertamenti.
Avevamo ordine di spostarci continuamente da una posizione all'altra per la nuova situazione che si veniva di momento in momento a creare avemmo ordine di abbandonare sul campo mantelline coperte tele da tenda armature per essere più liberi nei movimenti. Il fuoco di fucileria e mitraglia era intenso da parte a parte avevamo delle perdite.
Avevamo molte perdite poco prima dell'attacco tedesco quell'aspirante del 137°Fanteria cominciò a strisciare lentamente a ritroso sul terreno il mio Capitano che era vicino gridò - Tenente se si muove ancora un poco sparo - noi eravamo tutti appiattiti sul terreno per ripararci dal fuoco. Bastava che uno avesse voltato le spalle al nemico in quella critica situazione per essere seguiti da tutti. Il morale della truppa era buio. A noi che non faceva impressione il fuoco del Carso eravamo divenuti pusillanimi di fronte al semplice fuoco di fucileria. Intanto si seppe che il Tenente Poli comandante la 2a sezione insieme a tre bersaglieri era caduto nel tardo pomeriggio. Erano stati colpiti da una scarica di mitraglia all'uscita del riparo di un monte su una strada di incolonnati. Era una giornata di sole il clima era mite verso le 16 il Capitano vedendosi sempre più stretta la Compagnia da tutte le parti dai tedeschi tentò di aprirsi una via di uscita attraverso Ragogna che era alle nostre spalle.
Io dal mattino alle 11 ero stato informato in via riservata dal Tenente Morra che Ragogna era già occupata dai tedeschi. La compagnia si riunì all'estremità del villaggio alla 1a sezione fu ordinato di avanzare sull'unica via del villaggio alle altre due sezioni di avanzare a destra del villaggio. La mia sezione percorse una ventina di metri sulla via di Ragogna senza incidenti dopo vi si scatenò contro un violento fuoco di mitragliatrici tornammo indietro ci riparammo dietro una casa e mettemmo in postazione una mitragliatrice sulla strada. I tedeschi cercavano di venire avanti ma furono fermati dalla nostra arma che fu messa in azione. Esaurite le munizioni che erano presso l'arma io ne portai delle altre.
Si teneva bene la posizione tanto più che i tedeschi non ripeterono gli attacchi. Era passato poco tempo quando vedemmo sbucare dalla nostra destra la nostra 3a sezione in corsa precipitosa inseguita a qualche passo dai tedeschi.
Anche noi ci accodammo alla 2a sezione cercando di sfuggire ai tedeschi all'estremità di Ragogna dove era la 1a sezione si trovava un fossato e dopo i vigneti delimitati da filo di ferro zincato per i confini di proprietà. Al vigneto che ci imbattemmo vi era un regolare passaggio di fili di ferro tutti si affollavano verso quel passaggio. Io per sottrarmi al pericolo della cattura non seguii quel passaggio ove regnava confusione. Infilai la testa tra due fili di ferro orizzontali del recinto quando staccai i piedi da terra per proseguire nel passaggio sull'interno i fili di ferro che sotto il peso del avevano ceduto mi girarono e io mi trovai con la testa in basso e conseguentemente con i piedi in alto. In un momento molto critico i tedeschi mi erano alla spalle. Per fortuna riuscii ad afferrarmi ad una vite e a tirarmi nell'interno del vigneto. Da qual momento la mia compagnia che nonostante le forti perdite di uomini si era mantenuta disciplinata e combattiva si disciolse in piccoli gruppi. C'era un rabbioso fuoco dei tedeschi contro di noi.
Io mi nascosi in una piccola macchia di cespugli riuscendo a raccogliere in quel posto la mia arma ed i scriventi. Durante l'ultimo trambusto il Bersagliere Preziosi aveva abbandonato il treppiede della mitragliatrice ma riuscii a farlo riprendere. Al riparo dello stesso cespuglio era pure il mio Tenente Morra e l'aspirante Sig. Beltrami della 3a sezione. I due ufficiali discussero sul da farsi mancava circa un'ora al tramonto si pensò pure di cercare di resistere fino a sera e tentare poi di raggiungere la nostra linea. Ma non fu possibile attuare il nostro piano i tedeschi ci avevano notati e premevano da tutte le parti. Si sentiva il fruscio delle pallottole sulle foglie dei nostri cespugli. Apparve prima qualche pattuglia tedesca di cui non veniva proprio verso di noi non era più possibile resistere sarebbe stato un sacrificio inutile ci arrendemmo dopo aver reso inservibili le armi.



Cesare Ricceri
Cesare Ricceri detto Gino racconta con franchezza e precisione alla madre un attacco subito il 31 maggio e il 1 giugno 1916. Sorprende che il contenuto sia sfuggito alla censura. Dai diari reggimentali sappiamo che il 220° Fanteria combattè in quei giorni sul Monte Spin, costone a ovest del Monte Novegno sulle Prealpi Vicentine. Il Regio Esercito Italiano sta resistendo all'offensiva austriaca passata alla storia come Strafexpedtion e il 220° nelle date indicate da Ricceri, contiene a fatica la spinta nemica e subisce molte perdite.

"Carissima Madre
Con molto piacere oggi ò ricevuto la tua cara lettera dove tutto ò compreso quello che mi dici. Cara Madre apprezzo molto il coraggio che in questo momento triste che tu mi fai ma credi che i giorni 31 maggio e 1 giugno mi mancava del tutto addirittura avendo dovuto retrocedere sotto un grandinare di proiettili che pareva un inferno addirittura e dove mi ero visto perduto molto più essendo stati quasi tre giorni senza mangiare e senza bere perché non poteva giungere tutti scemati di forze arrampicandosi nella fuga su questi altissimi monti con la lingua lunga un metro dalla sete.
Finalmente con quelle poche forze che si possedeva siamo arrivati alla sommità del monte salvi dico salvi però quelli che ci arrivarono senza poi contare quelli che saranno rimasti morti e feriti per il Bosco.
Cara Madre credi che arrivati ad un certo punto dove la montagna faceva una specie di valle abbiamo trovato della neve non puoi credere che cosa ci parve di aver trovato con tutta l'arsione che avevamo.
Cara Madre di questo Reggimento ce ne saranno rimasti di tre quarti una non molti sono i morti ma i feriti ed i prigionieri credi che a questi punti nessuno si è mai trovo e se avrò la fortuna di tornare mi resterà indimenticabile per tutta la vita.
Cara Madre per il momento trovami in un punto non tanto brutto ma sempre sottoposto alle granate cioè al tiro dell'artiglieria nemica. Più non mi prolungo se tutto ti dovesse descrivere non basterebbe fare un romanzo molte cose avrò da dirti se avrò la fortuna di tornare per il presente godo ottimo stato di salute e godo pure nel sentire il simile di tutte voialtre. Non mi hai mandato a dire nulla di quanto io desideravo riguardo al sussidio e alla tassa di Famiglia. Altro non ti dico saluta tanto le sorelle e chi domanda di me più ricevi i più affettuosi saluti dal tuo Figlio Gino
Sappi che io mi trovo sul Trentino sul Monte Spina ed i giorni scorsi vicino al paese di Posima
Di nuovo saluto Gino
Scusa se o sbagliato pagina



Bruno Palamenghi
Sta per esaurirsi la spinta della Strafexpedition austriaca: il Colonnello Palamenghi conduce il 227°Fanteria in prima linea nella zona del Monte Cucco di Mandrielle, Altopiano di Asiago, settore del Monte Ortigara.

"24 giugno
Arriviamo alle 5 del mattino intirizziti dal freddo snervati con un sonno maledetto.
Tutto il giorno digiuno per non aver trovato nulla da mangiare - tutti gli altri mangiano gallette e scatolette di carne. - Prendo posizione e do disposizioni tali da garantirmi da qualche sorpresa nemica e da insidie, avendo truppe avversarie a brevissima distanza.
Sulla mia destra ho il 225° e 226°, sulla mia sinistra ed un po' più avanti il 228° Regg.to.
Stamane dovevamo fare una risoluta avanzata offensiva - tutta la Divisione - verso Ovest, ma tale azione si è dovuta rimandare per fare riposare le truppe che erano stanche.
Non ho molta fiducia sui miei Ufficiali che non trovo animati di slancio, abnegazione e pronti anche al sacrificio. Sono poco affiatati con la truppa.
Tutto ciò mi tiene alquanto nervoso: rimpiango il mio bel 2°Battaglione del 6°Fanteria in Libia ed il mio bellissimo 2°Battaglione del 132°Fanteria sull'Isonzo.
Con tali Battaglioni sarei stato sicuro di avere una vittoria in ogni azione.
Il nemico occupa le posizioni di Strada dell'Orso - Monte Cucco di Mandrielle - Roccolo - Belvedere - Prà delle Poppe. Il nostro attacco deve dirigersi su tali posizioni. E' necessario mi moltiplichi in sorveglianza, attività ed energia, che non mi manca poiché tale azione pel Reggimento di nuova formazione, con tutti elementi di truppa e molti Ufficiali che non hanno ancora preso parte al fuoco e ad alcun combattimento, rappresenta il battesimo del fuoco e per cui mi è necessario vincere la loro incertezza, la loro titubanza e direi quasi la loro paura.



Angelo Gandini
La Strafexpedition austriaca è in corso, Angelo Gandini è schierato con la sua batteria in Val Lagarina nei pressi del Trincerone di Serravalle: tra questo presidio e Passo Buole il nemico cerca con foga e disperazione uno sfondamento che spalancherebbe le porte dell'entroterra e della Pianura Padana.

25-5-1916
Il nemico cominciò il bombardamento di Coni Zugna e del paese di Serravalle alle ore dodici e continuò fino alle ore diciotto pomeridiane. Quindi credendo sia tutto distrutto venne la fanteria all'attacco che fallì presto invece un Serravalle ci fu solo qualche fucilata.

26-5-1916
Questa notte ci fu un attacco a Passo Buole dalla parte orientale del Zugna. Un battaglione austriaco fu annientato dai nostri alpini. Alla sera venne poi respinto un attacco dalla parte di Mori.

27-5-1916
Oggi compie un anno dalla presa di Ala era tutta imbandierata. Qui a valle duelli d'artiglieria. E' andato alla visita mio fratello della classe 1897.

28-5-1916
Il cannone continua da abbe le parti. Qualche piccola scaramuccia in valle. Noi da qualche giorno non si spara. Siamo rimasti la batteria più avanzata e preferiscono a fare sparare quelle indietro.

29-5-1916
Le nostre batterie da campagna continuano a sperdere le pattuglie nemiche che insistono a volersi avvicinare al Trincerone di Serravalle. Alla sera cominciò la fucileria sul Zugna. Gli austriaci vogliono sfondare a ogni costo. Però non ci riesce.

30-5-1916
Oggi festa dell'artiglieria. Continuò il combattimento sul Zugna e Passo Buole oggi è stato a noi favorevole oltre a respingerli ci prendemmo ancora degli elementi di trincea perduti giorni a dietro. Loro per vendicarsi cominciarono a sparare sugli abitanti. Con una granata da trecentocinque spaccarono l'ospedale di S. Margherita seppellendoci sotto i feriti.



Caterino Nazari
Gli austroungarici fanno scattare una violenta offensiva nei dintorni di Asiago: è la Strafexpedition. L'Esercito Italiano colto alla sprovvista è inizialmente costretto a ripiegare abbandonando sul campo i pezzi d'artiglieria più pesanti. Il Tenente Nazari è testimone in prima persona di quegli eventi.

15 maggio 1916
Tempo bello. Alle ore 4 del mattino il nemico inizia un violento fuoco d'artiglieria con tutti i calibri su queste posizioni. Prepara un attacco contro il ridottino. Un grosso calibro di lunga gittata tira alcuni colpi a granata su Asiago. Noi abbiamo avuto sveglia alle ore 2 ant. Tutta la giornata il nemico spara con una violenza inaudita terribile ma fortunatamente non reca gravi danni. Alle ore 19 il nemico tace allora iniziamo noi il fuoco con tutte le batterie. Il nemico tenta l'attacco per tre volte durante la notte ma è respinto. Alle ore 23 circa vediamo il cielo rosso per un incendio sviluppatosi in direzione Camporosà Lucerna. La piccola chiesa in legno è rovinata per una granata nemica. Alle ore 3 cessa il fuoco essendosi ritirato il nemico. La mia batteria ha sparato 32 granate.

16 maggio 1916
Tempo bello. Il nemico tira a tratti.

17 maggio 1916
Tempo bello. Alle ore 10.45 il nemico dietro segnalazioni di un suo aeroplano tira circa 20 colpi a tiro rapido facendo salve di batteria. Alle ore 14 circa il nemico ha tirato con granate da 152 dieci colpi attorno a tutta la batteria 544 facendo salve di batteria. Io stavo in baracca con il Sottotenente Berti ci parve che la baracca stessa saltasse in aria. Non si ebbe alcuna disgrazia. Alle ore 21.30 viene l'ordine di tenere di tenere pronta la batteria si teme un attacco: io passo la notte in batteria ma non si spara si ode invece il combattimento in Val d'Astico. Alle ore 5.30 non si ode più nulla. Avviene il cambio dei serventi in batteria e io mi metto a riposare.

18 maggio 1916
Tempo splendido. Il Sottotenente Berti va a prelevare i fondi. Alle ore 16 il nemico dirige un violento attacco d'artiglieria verso Vezzena quota 1857 e giù di qua. A notte sto in batteria coi serventi ai pezzi ma senza sparare.

19 maggio 1916
Tempo bello. Il nemico fin dalle prime ore del giorno inizia un violentissimo fuoco di artiglieria con tutti i calibri contro il ridottino e il Bosco di Bresolada. Tira anche verso il Termine col 152. Verso sera il Sottotenente Berti fa ritorno in batteria. Tutta la notte si veglia vicino ai pezzi. Si ode un violento fuoco di fucilieria con mitragliatrici nel settore Sud e verso Marcai.

20 maggio 1916
Il nemico incomincia un violentissimo fuoco d'artiglieria con ogni calibro alle ore 7.30 sul Ridottino Bresolada Marcai Fortino e continua tutto il giorno con un'intensità senza precedenti. Tira anche sulla strada e adiacenze della mia batteria e sul Termine usando Shrapnel e granate da 120 e 152. E' un fuoco infernale spaventoso. Anche le nostre batterie rispondono con intenso fuoco. La mia batteria pure tira a granata sui diversi obiettivi dal Basson a Case di Vezzena. Il fuoco delle artiglierie avversarie e nostra dura incessantemente anche durante la notte: odesi un accanito combattimento fra le fanterie. Il nemico attacca e conquista il Ridottino quota 1506. Il nemico attacca pure con forze ingenti Malga Postesina e il Fortino quota 1857.

21 maggio 1916
Il combattimento diviene sempre più violento e feroce verso le ore 4.30 tutte le nostre batterie concentrano il fuoco sul Ridottino ormai occupato dal nemico. Alle ore 7 circa il nemico attacca il Costerino sul quale poi anche la mia batteria dirige un tiro accelerato a shrapnel e a granata. Si trasporta il tiro contro la Valletta Sassi dove mi è un forte concentramento di forze nemiche: queste sotto il tiro di tutte le nostre artiglierie dapprima si disperdono lanciando sul terreno moltissimi morti feriti ma il nemico attacca sempre più accanitamente spingendo avanti sempre nuove truppe le quali occupano le trincee di Marcai Fortino. Il combattimento è così vivo così intenso che è difficile comprendere da quale parte il nemico avanzi. Ormai tutto il Costerino è caduto in mano degli austriaci. Verso le ore 9.30 osservo diversi soldati dispersi disarmati che attraversano la nostra batteria raccolgo da loro notizie tristi: non c'è più speranza di respingere il nemico. Intanto verso le ore 9 il nemico tira con diversi calibri sulla mia batteria. Il tiro è veramente aggiustato tuttavia io continuo il tiro contro il Costerino e Ridottino. Alle ore 10.15 il Colonello Ricciardi mi telefona di continuare il tiro ancora per un'ora per proteggere la ritirata delle fanterie: infatti e per la strada e per la mia batteria attraversano in frotte numerose i soldati molti dei quali sembrano spettri. E' un via vai di ambulanze che trasportano feriti. Alle ore 11.20 per ordine del Comando di Settore Nord cessa il fuoco nella mia batteria. Intanto piovono i proiettili nemici shrapnel e granate specialmente da 120. Io seguo le istruzioni datemi dal Col. Ricciardi per guastare i pezzi e distruggere le munizioni che rimangono nelle riservette faccio togliere gli otturatori e faccio guastare le rigatura interna degli obici. I soldati tranquillamente caricano in un camion materiali diversi di puntamento telefoni otturatori proietti per quanto possano e le cassette ufficiali zaini coperte ecc. ecc. Faccio avviare in buon ordine i soldati verso il Termine: io il Sott. Berti assistiamo alla distruzione delle munizioni e polveri alle quali a dato fuoco con miccia il soldato Paccini. Poi cautamente seguendo la strada che attraversa il Vallone Sparavieri ci avviamo verso il Termine ed oltre. Sono le 12.40. Mai provato un dolore così forte come oggi avrei sempre creduto più facile il morire che abbandonare queste posizioni.



Caterino Nazari
Il Ten. Nazari e la sua compagnia si stanno ritirando per sfuggire alla violenta offensiva austriaca passata alla storia come Strafexpedition trainando i pezzi di artiglieria che è stato possibile portare via. Intanto gli italiani lavorano febbrilmente per formare una nuova linea difensiva e bloccare l'avanzata nemica.

25 maggio 1916
Durante la notte si scatena un violento temporale con pioggia torrenziale. Nessuno di noi aveva di che coprirsi siamo sulla strada del Lemerle. Fa freddo e siamo tutti bagnati. Pazienza.
Sull'Altopiano si combatte. Alle ore 7 si ripiglia il traino degli altri due cannoni che sono Magnaboschi intanto io procedo innanzi sulla strada e raggiungo l'accampamento dove è il Cap. De Negri e i Sott. Sabelli e Missa. Ottengo da loro un aiuto di 100 uomini per il nostro traino. Ci fermiamo qui tutta la giornata in attesa di ordini. Vedo passare un prigioniero austriaco fra due bersaglieri. Alla sera alle ore 22 arriva un ordine di iniziare il traino verso il Turcio.
Alle 23 arrivano per il traino delle pariglie finalmente ci aiutano i cavalli!
Gli uomini erano assolutamente stanchi e sfiniti. S'inizia il traino: io sono al 1° pezzo: la strada è oscura.
Sull'Altopiano si combatte. Arrivano in posizione molte batterie da campagna nostre: questo ci rallegra. Incontriamo anche diversi reggimenti di fanteria. Alle ore 9.15 sulla strada verso il Turcio il cannone in traino si inclina sul ciglio della strada stessa che era stretta e si dovette lasciare il passaggio ad una batteria di campagna. Per mia fortuna nessuno perde la calma: si applica alla ruota di destra dell'affusto una fune facendo il pan di ruota: si riempie di grosse pietre il piccolo fosso per evitare il cedimento del terreno e cogli uomini in forza alla lunga si riesce a tirare il cannone sulla strada in 25 minuti. Alle 4.15 si arriva oltre il Bosco del Turcio al post del comando del Magg. De Gennaro. In quella casera erano distesi circa un centinaio di feriti: si può dire che il combattimento è appena cominciato sul Mosciach il nemico mira a scendere in direzione di Gallio. Noi continuiamo il traino per la strada che conduce all'osteria di Fontanella e San Giacomo di Lusiana. Pittoresco è il punto della strada da quale si osserva la sottostante pianura veneta: tutta verde e promettente di abbondanti prodotti: mi sento commuovere ad ammirare tanta grandezza di paesaggio che purtroppo è considerato e minacciato dal nemico che s'avanza. Ma che possa egli riuscire nella sua azione?
Spero di no: incontriamo numerose truppe di fanteria che salgono per contrastare il passo del nemico sulla strada è un via vai di automobili ambulanze che trasportano feriti. Alle 10.30 arriviamo a San Giacomo di Lusiana: si fa una sosta di 2 ore.



Luigi Stacconeddu
Il bersagliere Luigi Stacconeddu sta per essere spostato dal Carso all'Altopiano di Asiago per contribuire a frenare la Strafexpedition austriaca in corso da alcuni giorni.

"La mattina del 24 maggio 1916 si partiva da Visco mentre il bel Paese era tutto imbandierato per l'Anniversario dell'Entrata in Guerra. Si dovette procedere a piedi fino a Palmanova di lì si prese il treno alle ore 13.00 e dopo 24 ore si arriva a Primolano. Il 25 maggio alle ore 15.00 si montò in camion per raggiungere l'Altopiano della Marcesina vi arrivammo la sera verso il tramonto del sole di là era una vera disperazione il terreno coperto di neve la pioggia non cessava mai.
La sera del 29 maggio sempre 1916 si ebbe il primo scontro con il nemico. La mattina del 30 sotto le ore 12 ci troviamo circondati e per difenderci si formò il quadrato poi con un forte assalto alla baionetta ci liberammo e si oppose la nostra resistenza a Città Alta vicino Barricata dove non fummo spostati fino alla sera del 2 giugno che vennero le pattuglie nemiche.
Il 3 giugno lotta accanita tutta la giornata dove si ebbero tre assalti consecutivi alla baionetta e respingemmo il nemico fino al laghetto della Marcesina. La sera dello stesso giorno ci venne l'ordine di occupare la trincea nemica e si occupò poi alle ore 3 ripiegammo a Cranate che si trova alla nostra sinistra si riversò il nemico di fronte e di fianco sopra di noi e fummo costretti a ritirarci dove fu completamente distrutta la mia 7a Compagnia. Ritornando alla nostra linea vi furono solo 43 uomini e dove vidi il nostro Colonnello che piangeva come un bambino per i suoi Bersaglieri perduti.
Documento inserito il: 11/02/2015

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