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Italia: il costo in vite umane della Grande Guerra [ di Gianluca Padovan ]

A quasi un secolo di distanza dal termine della Prima Guerra Mondiale in Italia non è ancora dato di sapere quanti siano stati veramente i morti e i feriti tra i militari e i civili. Il reale costo della guerra in termini di vite umane non viene affatto reso noto e ritengo che questa sia una grave “negligenza”.
D’altra parte, nell’arco di cinquant’anni, le cifre relative ai soli caduti militari tende a “restringersi”: da 650.000 si è passati a poco più di 450.00, secondo taluni “storici”.
Vediamo di fare un po’ di luce sulla questione fornendo alcuni dati.
Il 28 luglio 1914 L’impero d’Austria e Ungheria dichiara guerra alla Serbia e segna l’inizio della Prima Guerra Mondiale, con l’entrata in guerra di altre nazioni europee nel mese di agosto: Germania, Russia, Francia, Inghilterra, Belgio, etc
. Il regno d’Italia, già alleato con gli imperi austroungarico e germanico (Imperi Centrali), rompe il trattato l’anno seguente schierandosi con gli avversari. L’Italia entra quindi in guerra accanto all’Intesa (Francia, Inghilterra, impero russo, etc.) il 24 maggio 1915 e chiude ufficialmente le ostilità alle ore 15.00 del 4 novembre 1918. Questo senza dimenticare che alla Germania viene dichiarata la guerra nel 1916.
Il Regio Esercito Italiano mobilita in totale 5.728.277 uomini, dei quali 4.199.542 operativi sui seguenti fronti di guerra: albanese, italiano, francese, macedone.
Quarantarè mesi di guerra costano al Popolo Italiano un tributo in vite umane enorme, ma tutt’oggi ancora oggetto di controversie, perché non si è ancora stabilito con esattezza quanti siano stati i morti, i feriti, gli invalidi permanenti e i fucilati, tanto tra i militari quanto tra i civili. Le cause delle morti sono state determinate dalle armi sui campi di battaglia, dai suicidi, dalle esecuzioni (sia sommarie, sia a seguito di processi), dagli eventi climatici (gelo, valanghe, etc.), dalle privazioni, dalla malnutrizione, delle malattie, dalle epidemie.

A cinquant’anni dal termine del conflitto il Maggiore Generale, medico e professore, Ferruccio Ferrajoli, stende un resoconto delle perdite abbastanza attendibile, se si eccettua la mancanza del numero di soldati morti in prigionia per gli stenti causati da denutrizione e malattie: circa 100.000. Difatti il medico parla di soli feriti morti in prigionia (16.000). E l’omissione non è casuale, perché i soldati che erano stati presi prigionieri venivano considerati alla stessa stregua dei disertori. Difatti tutti i rimpatriati, a fine guerra, sono stati sottoposti a processo militare.

«Il totale delle vite umane perdute in questa guerra dall’Italia, ammonta alla enorme cifra di 680.071, delle quali 406.000 per fatti bellici. Il solo Esercito contò 317.000 morti per ferite sul campo di battaglia, su un totale di morti per ferite – compresi, cioè, i morti per ferite presso gli ospedali o in casa propria (69.000) o in prigionia (16.000) – di ben 402.000. I feriti furono 950.000, non comprendendo nel computo i feriti rimasti in prigionia, calcolati approssimativamente a circa 40.000, ed i feriti curati ai corpi: tale cifra, di 950.000, rappresenta il 16,57% del totale dei mobilitati. Gli invalidi, a seguito di ferite o di malattie, furono in complesso, 462.812, il che porta ad un totale di morti e di invalidi di ben 1.142.883» (Ferruccio Ferrajoli, Il servizio sanitario militare nella guerra 1915 – 1918, in Servizio Sanitario dell’Esercito, Giornale di Medicina Militare, Fasc. 6, novembre-dicembre, Roma 1968).

Recentemente la rivista Epidemiologia & Prevenzione ha cercato di fare il punto sulle perdite della Grande Guerra esponendo i dati raccolti da alcuni studiosi. Ma le cifre non parrebbero definitive, considerando l’elevato, ma impreciso, numero di soldati morti in prigionia, a cui andrebbe sommato quello dei civili italiani anch’essi detenuti in campi stranieri. Vi sono poi i morti per esecuzioni sommarie, decimazioni e a seguito di processi, il cui numero è stato sempre sottostimato. Ma dei soldati italiani fatti ammazzare dai propri superiori, spesso senza concreta ragione, non se ne parla affatto volentieri. Basti pensare alle sole esecuzioni sommarie condotte da Rodolfo Graziani nel corso della ritirata a seguito della disfatta di Caporetto. Su questo militare dalla carriera tutt’altro che specchiatissima si è, a mio avviso, scritto poco.

«950.000-1.050.000 feriti, 463.000 dei quali hanno riportato menomazioni permanenti; 580-600.000 prigionieri; 2.500.000 di ammalati. A queste morti vanno aggiunte quelle di italiani caduti combattendo in eserciti stranieri: 24.366 italiani sudditi austriaci fino al 1918 caduti nelle file dell’esercito austro-ungarico (11.318 dei quali trentini); i circa 300 volontari garibaldini tra morti e dispersi caduti in Francia con la Legione straniera francese prima del 24 maggio 1915; un numero incerto, forse un centinaio, di cittadini italiani morti combattendo negli eserciti alleati, principalmente francese e statunitense, ma anche britannico, canadese e persino sudafricano. I militari condannati durante la guerra sono stati 170.064; 750 i fucilati dopo regolare processo, altri 350 circa a seguito di esecuzioni sommarie accertate; mentre un numero imprecisato, rimasto vittima di esecuzioni eseguite senza che se ne potessero registrare i nominativi, è rientrato nel conteggio delle perdite come morti in combattimento. Ai fucilati vanno aggiunti i condannati: morti in prigionia (stimabili in circa 400, considerando che sono stati 2.384 i prigionieri di guerra condannati); in carcere (nel settembre 1919 vi erano 60.000 rinchiusi nelle carceri militari, 40.000 dei quali scarcerati per effetto dell’amnistia); in latitanza» ((Franco Carnevale, La Grande Guerra degli italiani, in Epidemiologia & Prevenzione, Associazione Italiana di Epidemiologia, novembre-dicembre n. 6, Milano 2014).

«Un dato sicuro è costituito dalle 655.705 pensioni di guerra versate ai familiari dei caduti al giugno 1926. Un numero che, tuttavia, non considera due tipologie di morti per i quali la pensione non è stata erogata: gli esclusi per indegnità, vale a dire i fucilati e i morti condannati per reati vari, e i morti privi di parenti aventi titolo a ricevere la pensione di reversibilità» (Ibidem).

Gli studi hanno riportato alla realtà ulteriori cause di decesso troppo spesso dimenticate: i prigionieri di guerra morti in campo di concentramento per malattie e denutrizione e i soldati morti entro il 1919 a causa delle ferite e delle malattie contratte in tempo di guerra. A costoro si sommano i civili morti e feriti per cause di guerra, nonché quelli deceduti a seguito di denutrizione e malattie conseguenti allo stato di guerra. In sintesi ecco un conteggio indicativo, ma comunque approssimativo, delle perdite costate al Popolo Italiano:

Soldati morti
780.000
di cui:
406.000 per cause belliche,
274.000 per malattia,
100.000 nei campi di prigionia stranieri.
Non si conosce il numero esatto dei soldati fucilati: nel corso delle azioni, per processi anche sommari a seguito di diserzioni, ferite autoinflitte, disobbedienza, disfattismo, etc. Il loro numero è imprecisato e assolutamente sottostimato, ma nelle fonti ufficiali è fissato a circa un migliaio, mentre in quelle non ufficiali è stimato in alcune decine di migliaia.

Soldati feriti
950.000 – 1.050.000


Soldati ammalati
2.500.000


Soldati invalidi
462.800 – 463.000
a causa di ferite o di malattie, secondo i dati militari.
Corrado Tumiati, medico e psichiatra nella Grande Guerra, denuncia ben 1.300.000 militari e civili «minati, irrimediabilmente devastati nel fisico e nella mente».

Civili morti
500.000 – 1.000.000

Il computo dei civili morti per cause belliche e per cause determinate dalla guerra, come malnutrizione e malattie, sono ad oggi tutt’altro che definite. Si ricordi che negli ultimi mesi di guerra civili e militari furono colpiti dall’epidemia “Spagnola”, la quale imperversò e falcidiò la popolazione non solo italiana fino al 1919. Ugualmente, il numero dei feriti e degli ammalati non è stato attendibilmente e univocamente stabilito.

Emigrati
Numerosi italiani emigrarono all’estero per evitare l’arruolamento, ma il loro numero, anche in questo frangente, non è mai stato computato con esattezza.

Calcolo totale In via del tutto approssimativa si può calcolare che la Prima Guerra Mondiale costò alla popolazione italiana, tra civili e militari:
1.280.000 – 1.780.000 morti,
462.800 – 1.300.000 invalidi permanenti.


Nell'immagine, Un cimitero sul Carso (Stefania Türr, Alle trincee d’Italia, note di guerra di una donna, Tipografia Antonio Cordani, Milano 1917).
Documento inserito il: 08/07/2016
  • TAG: grande guerra, perdite, feriti, influenza spagnola, fronte italiano

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