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Lettere e cartoline dal Fronte durante la Grande Guerra [ di Maury Fert ]

Per i soldati al fronte e per i prigionieri di guerra l'arrivo di una lettera o di una cartolina poteva rappresentare l'unico e vero momento di felicità.
"Non puoi immaginarti la mia grande gioia quando ricevo un tuo scritto che eravamo stati tanto tempo fa senza poterci darci nessun schritto e sansa poterci sapere dove siamo ne un ne laltro..." scrive accoratamente un soldato veneto e passa a fare il conto minuzioso delle lettere ricevute e spedite.
Il movimento postale negli anni della Grande Gerra è impressionante. A Berna viene organizzato un ufficio di posta di guerra. In tre mesi vengono spedite in Germania 32 milioni di lettere e cartoline e 2 milioni e mezzo di pacchi.
Nel periodo delle Feste di Natale la quantità di posta in partenza per i campi di prigionia aumenterà ancora. I prigionieri e i soldati rispondono con pagine e pagine nelle quali di solito la guerra non è nominata se non quale causa della situazione in cui si trovano.
"Spera Cara Molie che vada terminata questa guerra micidiale che invece di diminuire va allargandosi sempre più e fa piangere Madri Padri Molie Figli Sorelle e Fratelli di tutti quelli che si trovano in detta guerra".
E un altro prigioniero:
"Credilo pure che inferno cè che io sto dentro ora ma vedo le fiamme e tutto quel che esiste dentro che in prima non lo credevo ma ora lo provo".
Rare le missive patriottiche o i tentativi di analisi politica della situazione. La lontananza dalla donna amata, dai figli, la nostalgia per la propria terra, il rimpianto di ore serene trascorse con gli amici, la felicità di sedere a tavola e saziare lo stomaco vuoto: sono i motivi che ritornano spesso nelle lettere che i soldati spediscono a casa.
Un prigioniero veneto scrive:
"...credo che un'altra zottina brava come ti se stenti a trovar. Dunque mia Cara M. non perderte de coraggio non avvelirte pensa che presto verrà el giono che se ritroveremo e mangiaremo magari la polenta sutta ma saremo vicini e felici con la nostra piccola familia...".
Ed un napoletano lieto per la nascita di una bambina:
"...ai avuto una bambina mi sono rallegrato tanto che non ti puoi immaginare con quale pensiero io stavo poi sono più rallegrato nell sentire che e femmina che mi dispiace che ci sono io uomo che si fossero così che si potessero cambiare mi cambierei per tutto il tempo della mia vita per non sentire uomini".
Le lettere d'amore non sono molto numerose. Forse i soldati si vergognano perchè sanno che la posta è letta dagli addetti della censura, forse è la situazione di pericolo e di disagio in cui si trovano a renderli poco propensi al romanticismo. Ma qualche poeta resiste agli orrori della guerra e scrive appassionatamente alla sua innamorata:
"Ritornerò sicuramente cambiato poichè la guerra - che tutto travolge - modifica e rigenera gli uomini ma dopo aver passato tanti giorni senza sentire fremiti di vita senza ascoltare voci di bontà e di affetto senza vedere sorrisi di grazia e di gentilezza potrò io esprimere e udire la parola dell'amore sotto l'azzurro cielo della nostra Patria divina?".
Questo è un poeta triste ma c'è anche a chi pensa all'amore più lietamente:
"I nostri baci si sorrideranno. Sulle nostre dolci e rose boche. Io sono geloso delle tue chiomere dove tu posi le tue Nere chiome. Io per te darei il cuore e per te darei la vita".
Ai prigionieri, in alcuni campi, vengono distribuite delle cartoline da mandare a casa sulle quali è stampato il questionario per l'indirizzo, ed un prigioniero che ha saputo mantenersi spiritoso nella triste situazione in cui si trova, lo compila a modo suo: Mittente: verità sacrosanta - Campo: senza grano - Gruppo: affamati - Baracca: sfasciata - No. 1916 - Compagnia...Battaglione: Mauthausen. Si firma "un soldato italiano ai neutri" perchè la cartolina è indirizzata a un comitato di soccorso svizzero, ed egli intende dire che si rivolge ai Paesi neutrali.
Lo sconosciuto prigioniero italiano che riesce ancora a scherzare sulla fame è un'eccezione. Le missive con disperate richieste di aiuto in denaro o in pacchi si moltiplicano.
Ormai la Germania, ridotta essa stessa alla fame, abbandona al loro destino i prigionieri che sono costretti a contare soltanto sulle famiglie, la Croce Rossa o i patronati. Un prigioniero, non sapendo più a chi rivolgersi, tenta come ultima carta di impietosire l'attrice Lydia Borelli:
"Signorina Lidia Borelli. A Lei mi rivolgo per chiderle un favore sapendola tanto munifica - Lei certo si chiederà chissarà l'incognito che le scrive. Vengo al fatto. Fui fatto prigionero tre mesi fa dopo un terribile combattimento sul Carso. Avevo una mamma che per il dolore di essere stata priva di mie notizie nella terribile angosia si spense. A lei alleviatrice di dolori mi rivolgo perchè solo al mondo. Volesse spedirmi qualche cosa per alleviare la mia prigionia. Che al mio ritorno in Patria saprò ricompensarla. Certo che ella vorrà accettare questa mia preghiera la ringrazio anticipatamente".
L'impulso alla sopravvivenza, ai bisogni da soddisfare, sono i temi attorno ai quali ruotano le invocazioni di migliaia di uomini che hanno perso la libertà di scegliere la loro vita.
La libertà nella loro situazione significa pace e con la filosofia dell'uomo semplice un soldato si fa coraggio:
"E' venuta la guerra verrà anche la pace".
Ma c'è chi è pessimista:
"Quello che stanca di più è la conoscenza che tutto à una fine meno la guerra che non termina più - alla pace non bisogna pensare per non pasare giorni tristi".
Sogni, speranze, sorrisi, lacrime, invettive, preghiere, tutto è messo sulla carta da uomini, in maggioranza contadini e operai, che forse prima della guerra non avevano mai scritto una lettera.

Nell'immagine una cartolina patriottica in uso durante la Grande Guerra.
Documento inserito il: 12/02/2015

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