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Monte Piana/Monte Piano: luoghi, fatti e personaggi - 1915/1917

Di Massimo Coltrinari.

  Dopo una rapidissima introduzione in cui si farà cenno ai protagonisti della Grande Guerra, ai Comandanti ed al Piano Cadorna erede della pianificazione operativa offensiva del confine orientale, si indicheranno le fonti e le referenze Descritti i mesi di preparazione e il mese di giugno 1915 in forma sintetica, si passerà alla esposizione degli attacchi italiani dal 15  al 20 luglio in forma analitica. Questo attraverso le operazioni della Brigata “Marche” i cui reparti furono protagonisti sul Monte Piana.

  Lasciata le sedi stanziali, il 55° Reggimento fanteria di Treviso ed il 56° reggimento fanteria di Belluno ed allo scoppio della guerra è in Cadore nelle Valli del Boite dell’Ansiei e del Padola.
Il primo sbalzo in avanti Porta la Brigata alla occupazione non ostacolata dal nemico, della fronte Forca-Tre Croci lembo orientale del Piano della Bigontina. Qui riceve l’ordine di assestarsi e per tutto giugno alterna l’impegno operativo con lavori di rafforzamento e con l’inviare pattuglie e ricognizioni in Val Rimbianco, Valle Popena Bassa e Val Grande.  Il vero impegno operativo inizia a metà di luglio contro le difese austriache del confine militare.

  La Brigata Marche” con i suoi reparti fu protagonista delle azioni principali per la conquista di Monte Piana.  Mario Spada così ha ricostruito le azioni principali per la conquista di questo Monte, che vanno dal 15 luglio ai primi di agosto 1915.

  Azione del 15 Luglio 1915
Alle ore 05.00 iniziò il tiro di distruzione dell’artiglieria italiana sulle posizioni austriache, fuoco che durò fino quasi alle 09.00. Alle 09.00 precise, come disposto dal Col. Parigi, un razzo sparato nel cielo da Villa Loero, situata su una altura fra il Lago di Misurina e il Paludetto, dette il via all’azione. I fanti del I Battaglione raggiunsero d’impeto la linea della Piramide Carducci che trovarono sgomberata dagli austriaci che, senza essere notati dagli osservatori italiani, si erano ritirati su Monte Piano, più adatto per la difesa. Contemporaneamente vennero investiti dal fuoco delle artiglierie austriache che sparavano da Prato Piazza, Monte Specie, Landro e Monte Rudo. Non potevano né avanzare né ripiegare: furono costretti a cercare riparo su un terreno esposto, scavando con le vanghette la poca terra, tra le rocce, ricoveri di fortuna. Anche il III battaglione non potè progredire nell’avanzata, conseguentemente non supportò l’azione della 96ma compagnia alpini che dovette, pertanto, ripiegare anch’essa dal Fosso Alpino alle postazioni di partenza. Passò così l’intera giornata del 15 luglio”[1]
 
La valutazione tra gli Ufficiali italiani della azione era negativa. Via telefono il col. Parisi sollecitava la ripresa dell’azione per una progressione reale. Nella baracca Comando, situata ove sorge oggi il Rifugio Bosi si discusse i termini dell’azione ed alla fine il Magg. Bosi avallò la soluzione che per conquistare il Monte Piana si doveva procedere dalla Piramide Carducci verso la Forcella dei Castrati.

  “All’azione avrebbero partecipato la 9a la 10a, la 11a, la 12a compagnia. Senza copertura dell’artiglieria, la 9a e la 10a uscirono dalla trincea sul Pianoro di Monte Piana ed iniziarono a procedere velocemente verso la Forcella dei Castrati, fortemente ostacolate dal tiro delle artiglierie austriache provenienti dalle quote circostanti. Quando raggiunsero la Forcella avevano subito sensibili perdite. Ma successe l’imprevedibile, progressivamente, forse per esaurimento dei proiettili, le artigliere austriache cessarono il fuoco, tanto che la 10a e la 12a compagnia riuscirono a raggiungere sulla Forcella dei castrati le prime due senza subire perdite. Il cap. Gregori, che si delega del magg. Bosi dirigeva l’azione, non ebbe però la prontezza operativa di approfittare della situazione inaspettatamente favorevole e procedere all’assalto risolutivo dell’ormai vicine linee nemiche, anzi dette l’ordine di rafforzarsi sulle posizioni raggiunte, per trascorrervi ivi la notte, in attesa dell’alba.”[2]

L’azione non aveva dato i frutti sperati e nuovamente il magg. Bosi convocò al suo Comando gli ufficiali responsabili, compreso il cap. Rossi, comandante la 96a compagnia alpini. Fu deciso un nuovo attacco per l’indomani, alle prime luci dell’alba, condotto da cap. Gregori.
All’ora convenuta, la 9a e la 10a compagnia superarono la Forcella dei Castrati addossandosi in posizione defilata al tiro nemico sul saliente di Monte Piano, La 10a e la 11a compagnia, con il Comando di battaglione, rimasero pronte all’intervenire schierate sul versante opposto, sul ciglione di Monte Piana dominante la Forcella. Questo fu un grave errore tattico commesso da un ufficiale d’esperienza quale era il cap. Gregori: infatti questi fanti, con il chiarore del giorno, rimasero esposti ed immobilizzati dal tiro austriaco."

  In questo frangente cadeva ucciso da tiro di un cecchino il magg. Bosi[3] che fu sostituito nel comando dell’azione dal magg. Gavagnin.

"…(l’azione della 9a compagnia) fallì per il mancato concorso sulla sua destra, della 96a compagnia alpini che dal Fossato Alpini doveva sorprendere sul fianco la posizione austriaca, eliminandone la resistenza. A quel punto, erano le ore 07.00 il magg. Gavagnin ordinò al cap. Gregori di far attraversare all’11a compagnia la Forcella, cosa che le sarebbe risultata impossibile se non fosse sopraggiunta improvvisa una insolita e fitta nebbia. Così riuscì nel movimento senza subire perdite, andando a rinforzare la 12a ed i resti della 9a compagnia. Ritornato il sereno il cap. Rossi, comandante della 96a compagnia, temendo di essere preso tra due fuochi qualora degli austriaci fossero risaliti per le Forcellette, chiese che quella posizione, dominante sia Val Rimbianco che la Rienza Bassa, venisse prontamente occupata da una compagnia tenuta in riserva. Il magg. Gavagnin, alle ore 11 ordinò al cap. Gregori di procedere in tal concorso con la 10a compagnia. Bisognava però attraversare la Forcella, su terreno esposto dal tiro austriaco: era impresa quasi impossibile tanto che il cap. Gregori ed altri suoi fanti furono fulminati dal fuoco nemico. Sopraggiunta la sera e con essa anche la pioggia. Tre delle cinque compagnie duramente provate furono sostituite da altre due del I Battaglione del 55° Fanteria e dalla 7a compagnia del 56° reggimento”[4]

  Una riflessione attenta sugli insuccessi degli attacchi portati nei giorni precedente fecero concludere che la causa di questi insuccessi si doveva ricercare nel fatto che gli attacchi erano portati di giorno. Pertanto si decise di attaccare di notte.

  “Fra le 24.00 e le 3.00 (del 20 luglio, n.d.a) dei genieri della 20a compagnia minatorie della 14a compagnia zappatori collocarono dei tubi di gelatina esplosiva per praticare dei varchi nei reticolati. Nel settore della 96a compagnia alpini, fu lo stesso cap. Rossi, accompagnato da alcuni alpini, a collocare i tubi di gelatina. Dopo il brillamento dei tubi e praticati i varchi nel reticolato nemico, il più ampio di circa 8 metri, due plotoni della 96a compagnia e il plotone Allievi Ufficiali del  55° Reggimento, sostenuti sulla sinistra dalla 6a compagna del 56° Reggimento e da un plotone esploratori del I Battaglione del 55° Reggimento e sulla destra dalla 12a compagnia, riuscirono a penetrare nella prima linea austriaca facendo prigionieri gli occupanti. Si tentò allora di conquistare tutte le posizioni austriache di Monte Piano. Attaccarono sulla sinistra dello schieramento la 1a compagnia, sulla destra la 10a compagnia che provvedeva con un plotone anche alla copertura difensiva in concorso alla 2a compagnia tutte e tre del 55° reggimento. Con le prime luci dell’alba entrarono in azione le batterie austriache di Prato Piazza, di Monte Specie, di Landro, di Monte Rudo e dell’Alpe Mattina. A questo si aggiunse il tiro della “pettegola” che sparava con alzo zero da una distanza inferiore a 300 metri, rendendo impossibile agli Italiani mantenere la posizione conquista con tanto sacrificio. Alle ore 06,30 iniziò il disimpegno ordinato da Monte Piano con ripiegamento sulle posizione di partenza.”[5]

Dopo il 20 luglio le azioni ebbero una pausa. Si constato che, nonostante le perdite ed sacrifici, anche coronati da successo, le posizioni di Monte Piano una volte conquistate non si potevano mantenere per via del fatto che erano sotto il tiro delle fortificazioni poste nelle montagne circostanti.
  Ai primi di agosto i fanti della Brigata “Marche” furono affiancati da quelli della Brigata “Umbria", che svolsero azioni  con il 54° Reggimento dal 3 al 4 agosto in concorso alle azioni di attacco a Monte Rosso ed al Pinedo, ad oriente del Monte Croce di Comelico ove era impiegata la Brigata “Ancona”.

Si palesa ai Comandi italiani che ormai si stava assodando il cosiddetto Stallo Tattico, ovvero l’impossibilita dell’attaccante di variare la situazione e la decisione della difesa di non prendere iniziative. Questa situazione si manterrà per tutti i mesi successivi fino all’ottobre 1917 quando le truppe italiane si ritireranno per effetto dell'azione su Caporetto.

Il 23 ottobre arriva l’ordine, per tutta la 10a Divisione di trasferirsi sulla fronte isontina. La permanenza della Brigata “Marche” sul fronte cadorino merita qualche considerazione.

La Brigata “Marche” fu protagonista delle azioni del luglio-agosto 1915, o sul Monte Piana. L’analisi della sue azioni rileva i gravi errori commessi dai Comandi superiori italiani sul fronte dolomitico. In primo luogo si manifesta l’errore strategico, ovvero la impreparazione materiale, soprattutto la carenza di artiglierie. Di seguito l’errore concettuale, ovvero la non  risolutezza nello spingersi avanti, frutto questo non di imperizia o di mancanza di coraggio, ma di totale assenza di un piano offensivo necessario ed utile, dato che era l’Italia che aveva l’iniziativa tattica. Le azioni della Brigata “Marche” entrano nel vivo solo a due mesi dalla dichiarazione di guerra, ovvero a metà luglio 1915. I risultati sono quindi discendenti da questo. Il Comando Brigata ha avuto in sei mesi quattro comandanti, in cui si alterna l’eroismo e la destituzione; i comandanti di reggimento e di Battaglione sono sulla stessa Linea, con una successione veramente impressionate, anche qui alternanza di destituzioni ed eroismo. Negli anni successivi questo si stabilizzerà e si avranno periodi di comando normali, sull’ordine dei dodici-quindici mesi.
In realtà sia la Brigata Marche che la Brigata Ancona, che agiva a fianco, sul fronte del Comelico superiore sono vittime di errori strategici e tattici di vaste dimensioni e, nonostante il loro eroismo, la cui figura del Magg. Bosi è emblematica, non conseguono alcun risultato.


Note:

1] Spada M., Monte Piana 1915-1917. Guida storica ed escursionistica, Bassano del Grappa, Itinera Progetti, 2010, pag. 52.
[2] Ibidem, pag. 55
[3] Varie sono le versioni della morte del magg. Bosi. Con un approccio tutto ottocentesco, il magg. Bosi, al chiarore dell’alba, e quindi ben visibile al tiro nemico, consapevole del pericolo a cui si esponeva, ma per dare un esempio ai suoi fanti che si stavano impegnando in una ardua azione, poche decine di metri a valle della Piramide Carducci, si era messo, di fronte alle posizioni austriache, in posizione eretta, con il binocolo in mano, per meglio osservare l’andamento dell’azione e dirigere l’azione. Un colpo preciso sparato da un cecchino lo colpi al cuore e subito risultò vano ogni soccorso portato dal suo attendente e dal portaordini che le erano a fianco. Una descrizione più dettagliata si trova in Fornari A., Piccolo frutto rosso, frammento di pace. Nelle trincee del Monte Piana, la storia di un uomo, magg. Bosi Cav. Angelo, S. Vito di Cadore, Edizioni Grafica Sanvitese, 2008
[4] Ibidem, pag. 57
[5] Ibidem, pag, 58


Sintesi cronologica degli avvenimenti storici riguardanti Monte Piana e Monte Piano
(Fonte: Teza G., Martin D., Monte Piana e Monte Piano.Testimonianze della Grande Guerra nelle Dolomiti 1915-1917. Dal Piano Hutte al Rifugio Maggiore Angelo Bosi, Cortina d’Ampezzo, Tipografia Print Houssnc, 2015)

1915
00/00/1915: Durante la primavera, prima della dichiarazione di guerra, il btg. alpini "Pieve di Cadore" agli ordini del magg. Buffa di Perrero raggiunse Misurina; la 96a comp. alpini del capitano Rossi si attesta nel settore “Val Popena, Monte Piana, Val Rinibianco”
23/05/1915: Alle 7 di sera l’imperial-regio ufficio postale di Landro viene informato che l’Italia ha dichiarato guerra all’Austria.
23/05/1915: Nella notte le sentinelle austriache abbandonano Monte Piano per portarsi a valle entro le previste linee difensive distruggendo i sistemi viari; verso la mattina si rende inutilizzabile anche il rifugio in Val Rienza (secondo Berti a farlo furono gli italiani)
24/05/1915: Nella mattina gli italiani eliminano potenziali rifugi utilizzabili dagli austriaci e gli alpini appiccano il fuoco alla Piano Hutte; iniziano i lavori di scavo delle trincee lungo l’orlo meridionale di Monte Piana; un plotone si attesta verso la Piramide Carducci costituendo posto più avanzato. Alle 8:38 la batteria austriaca di cannoni da campo da 90 piazzata sulla Cr. Dei Rondoi apre il fuoco sulla colonna di portatori, parte in marcia e parte al lavoro, lungo la strada Misurina-Monte Piana; due soldati della 67a comp. 7° rgt.. alpini perdono la vita: sono le prime vittime nel settore cadorino.
24/05/1915: Alle 8 e tre quarti due colpi sparati da M.Rudo a shrapnel giungono sulla Forcella Col di Mezzo colpendo a morte due alpi, primi caduti sul fronte del Cadore.
24/05/1915: Dal Monte Rudo alle 8:30 precise giunge una bomba che uccide due soldati della 67a addetti alla sistemazione della strada Misurina-Monte Piana.
24/05/1915: Primo giorno di guerra: alle 8:30 dal M.Rudo viene lanciata una bomba che scoppia tra gli alpini della 67a impegnati nel completamento della carreggiabile Misurina-Momte Piana.
27/05/1915: Una pattuglia distrugge con gelatina esplosiva il ricovero austriaco (Piano Hutte) poco sopra la Piramide Carducci. 00/06/1915: Pattuglie italiane si spingono alla confluenza del Rinabianco con la Rienza e incendiano, nel piccolo prato, la Casera Rienza.
06/06/1915: nella notte muore un alpino, il primo sul Monte Piana, precipitato nel sonno.
07/06/1915: Due gruppi d’assalto partono dal Carbonin e dal Landro, 3 ufficiali e 180 uomini; quello partito a Landro deve riallestire i tratti di sentiero distrutti il 23/05 e procede lentamente, quello di Carbonin arriva come previsto ma viene visto e bersagliato dagli italiani; il s.ten. Bernhard decide di non aspettare e attacca penetrando nel sistema di trincee del versante sud del Monte Piana; alle ore 14 l’artiglieria italiana si scatena e gli austriaci si ristabiliscono sul Monte Piano (dove rimangono senza viveri ad opera dell’intervento dell’artiglieria italiana); poche ore dopo Monte Piana viene ripreso dagli italiani senza colpo ferire.
07/06/1915: Colpo di mano della com. Landesschutzen e scontro ad arma bianca con Alpini della 268a comp. Val Piave; caduti s.ten.Antonio de Toni e ten.Giuseppe De Pluri; oltre un centinaio di perdite italiane e 18 austroungarici.
07/06/1915: Attacco austriaco: due compagnie del X btg. del 3° regt. Landesschutzen al comando del ten. Bernhard salgono da Carbonin; austriaci e italiani vengono alle armi e il ten. De Pluri e il s.ten. De Toni cadono mentre i superstiti del plotone fuggono; la 23a batt. apre i fuochi seguita dalla 22a da montagna; gli austriaci ricevono il vettovagliamento, il 9 e il 12 giugno si svolgono varie azioni; alle ore 10 dell’11 giugno gli austriaci postano due pezzi da montagna e sconquassano il rifugio  Longeres presso le Tre Cime sede del Comando.
07/06/1915: Una comp. di Kaiserschutzen al comando del ten.Rohacek con una ventina di Standschutzen di Dobbiaco salgono sul Monte Piana e colgono di sorpresa i due plotoni di alpini  che oppongono resistenza (De Pluri e s.ten.De Toni).
07/06/1915: Colpo di mano austriaco (da descrizione Shemfil); 3 ufficiali e 180 uomini al comando di W.Bernhard del 3° Rgt. Landesschutzen conquistano Monte Piana; successivamente arretrano e si arroccano su Monte Piano; si installano due pezzi, uno su ala d. e uno su ala sin. che poi l’11 giugno faranno saltare il rifugio Longeres.
07/06/1915: Oltre a Bernhard c’è anche Rohacek (probabilmente ripreso da Meneghetti, vedi nota successiva).
07/06/1915: In campo vi sono due compagnie austriache, una ai comandi del ten. Rohacek; portano e piazzano tre pezzi d’artiglieria (due per Berti) uno dei quali denominato “la pettegola”. Vicenda De Pluri e De Toni.
10/06/1915: In Val Rinbianco, tra Sasso Gemello e il costone delle Forcellette, gli Austriaci sferrano un attacco che però si spunta.
11/06/1915: Il rif. Longeres è sconquassato dai tiri di due pezzi da montagna.
04/07/1915: Massacro di una corvè di ranceri del III battaglione.del 55° fanteria.
15/07/1915: Dal 15 al 20: assalto degli italiani contro il Monte Piano presidiato dal 3° e 4° Landesschutzen regg.. Perdite italiane molto gravi (133 morti, 151 dispersi e 801 feriti). Caduti: il Comandante magg. Angelo Bosi, il primo capitano Guglielmo Gregori.
15/07/1915: Dal 15 al 17 (e poi oltre) attacco italiano a Monte Piano; alle 4,30 artiglieria italiana cominci a bersagliare; verso le 14 sembra che le trincee austriache siano spianate; Bosi dà l’ordine d’attacco ma l’artiglieria austriaca blocca l’azione sul nascere; l’attacco si spegne lungo il pendio settentrionale del Monte Piana. Bosi stabilisce di sferrare un nuovo attacco per il 17; quel giorno si rizza vicino alla Piramide Carducci per controllare l’azione e viene colpito a morte; gli subentra il magg. Gavagnin, comandante del 1°battaglione del 55° Reggimento, verso sera perdite italiane gravissime.
15/07/1915: Primo attacco italiano; il I battaglione del 55° Reggimento fanteria. dal trinceramento di Piramide Carducci si spinge avanti e i fanti scavano frettolosamente buche e vi si collocano; 16…; 17 il magg. Bosi ecc…; 18,19,20 verso notte esploratori con gelatina giungono presso i reticolati austriaci; l’assalto procede impetuoso anche la seconda e terza linea dei trinceramenti avversari è conquistata; sta già delineandosi il successo quando alle ore 5 tutti i pezzi nemici di Pratopiazza-Col di Specie entrano in azione; anche due pezzi sul Monte Piano a 200-300 m dai nostri; dopo mezz’ora italiani costretti a ritirarsi: il I Battaglione del 55° Reggimento fanteria rioccupa i trinceramenti di Monte Piana e Piramide Carducci; alle ore 11 del 20 il combattimento è sospeso.
17/07/1915: Attacco pianificato dal magg. Bosi per scalzare una supposta posizione di austriaci vicino al monumento al Carducci; le azioni si svolgono il 15 ,16 e 17 luglio; il 15 il capitano Rossi della 96a compagnia alpini si trova presso il Fosso Alpino ma il fuoco di sbarramento lo ferma; si decide di ritentare il giorno dopo; si programma una prima ondata della 9a e 10a compagnia, III battaglione, 55° Reggimento fanteria. e una seconda ondata della 10a e 11a del capitano Gregori ma il fuoco d’artiglieria vanifica i propositi; il magg. Bosi stabilisce di sferrare un altro attacco per il 17; in quella circostanza, quando si alza per osservare il nemico viene abbattuto e gli subentra il magg. Gavagnin, comandante del I battaglione 55° Reggimento; muore anche Gregori e i Comandi fanno rientrare le truppe.
19/07/1915: Il fronte è relativamente tranquillo; nel pomeriggio una bomba sfonda un rifugio austriaco e uccide 18 uomini.
19/07/1915: nuovo attacco italiano con preciso fuoco d’artiglieria; gli austriaci sono costretti a lasciare le posizioni avanzate e si riuniscono ai rincalzi sotto il ciglio nord del Monte Piano lasciando nei posti avanzati solo le sentinelle; alle ore 3 gli italiani fanno saltare una parte del reticolato aprendo un varco di 8 m e inoltrandosi incontrastati nelle trincee austriache; il Monte Piano sembra definitivamente perduto ma da d. e da sin. entrano in azione Schwarz e Schragl e l’attacco italiano s’arresta; l’artiglieri austriaca inizia a martellare anche da M.Specie e dalle altre postazioni; il ten.Hasenohrl e Groschl, sfruttando lo sbandamento indotto nelle truppe italiane, riconquistano le linee perdute e dopo mezz’ora MPo è nuovamente in mano austriaca.
27/07/1915: Arriva a Monte Piano un contingente di zappatori con l’incarico di allestire nuove postazioni lungo il fronte avanzato.
00/08/1915: L'artiglieria italiana centra un'altra volta un rifugio sulla sommità austriaca: durante il giorno si contano 3.300 colpi di calibro pesante; verso le 13:30 un colpo provoca presso l'ala sin., vicino alla galleria dei Kaiserjäger, il crollo di un costone roccioso causando 9 morti e 2 feriti fra i Kaiserjäger della 10°compagnia.
  02/08/1915: Dal 2 al 6 agosto: secondo attacco italiano in Val Popena Bassa e sul Costone Occidentale di Monte Piana, presidiati dal 4° Reggimento. T.K.J. con impiego del 53° e 54° fanteria brigata Umbria.
02/08/1915: Secondo attacco italiano del 2-4 agosto; la colonna d'attacco si ammassa sul pendio nord del Monte Piana ma non riesce a oltrepassare Forcella dei Castrati.
11/08/1915: Dall'11 al 16: contrattacco austriaco da parte di 800 volontari incorporati nel 59°regg. di Salisburgo.
11/08/1915: Attacco brigata Umbria dell'11 agosto 1915 sul Costone occidentale con successo italiano.
11/09/1915: Dall'11al 26 settembre: azioni sul Costone occidentale di Monte Piana, sul Monte Piano e in Val Popena compiute dal 53° e 54° Reggimenti fanteria contro 3° Reggimento Landesschützen.
11/09/1915: Terzo attacco italiano 11-15 settembre; in V. Rinbianco e Forcellette; ripreso tra il 21 e 26 settembre (vani da ambo le parti).
12/09/1915: Gli italiani fanno un primo tentativo d'attacco ma falliscono per il tempestivo intervento dell'artiglieria austriaca; un piccolo contingente di una compagnia d'assalto, ai comandi del ten. De Marchi, riesce a raggiungere Forcelletta ma è costretto ad abbandonare per il fuoco d'artiglieria austriaco.
15/09/1915: La 9a compagnia del 53°ritenta la scalata alla Forcelletta e un plotone riesce ad arrivare sotto le linee austriache, dove ingaggia un corpo a corpo con i Landesschützen; anche il giorno successivo gli italiani compiono altri attacchi.
21/09/1915: Monte Piano viene investito da pesante fuoco d'artiglieria fino a sera registrando più di 1000 colpi; si hanno ingenti perdite ma l'artiglieria austriaca riesce a bloccare le unità italiane.
26/09/1915 L'artiglieria italiana continua a colpire creando la copertura al drappello di Pionieri che aprono un varco nei reticolati; gli italiani si lanciano all'attacco in due ondate ma ben presto sono bloccati dalla risposta dell'artiglieria austriaca; in questo stesso periodo il comandante di divisione Goiginger si rende conto che il suo schieramento non sarebbe riuscito, in quelle condizioni, a superare l'inverno e dà il via agli interventi di sistemazione; per accelerare il trasporto dei rifornimenti si mette in funzione la teleferica 53a, già in avanzata fase di costruzione, che sale dalla Valle della Rienza arrivando fino a metà pendio (funziona a mano con 8 uomini, tempo di salita 60 minuti, 15 minuti per la discesa, portata 80 kg (è del 20 settembre 1915 studio per teleferica pesante 53b).
11/11/1915: Da rapporto Landesschützen: trasformatore Monte Piano sistemato.
26/11/1915 Il Comando di settore italiano registra 70 cm di neve fresca; gli zappatori austriaci comunicano che il Sentiero dei Pionieri è sgombro da neve; inizia la guerra contro l'inverno.
30/11/1915: La 6a compagnia zappatori segnala i seguenti obiettivi raggiunti; ala destra: rifugi per una compagnia, magazzini per munizioni e viveri e posto medicazione ultimati, cucina in via costruzione; ala sinistra: rifugio per una compagnia e magazzini ultimati, cucina in via di costruzione.
06/12/1915: Il IV Landesschützen Regiment III segnala avvenuta sistemazione delle linee elettriche per l'illuminazione delle baracche su Monte Piano oltre ai cavi tesi verso la prima linea per l'alimentazione delle perforatrici.
12/12/1915: Rapporto austriaco: la linea in alta tensione Valdaora-Monte Piano collegata dal 12/12 è funzionante senza problemi.
22/12/1915: Rapporto austriaco: si inizia a tendere le funi portanti e traenti della teleferica.
28/12/1915: Rapporto austriaco: linea elettrica collegata dal 12- 12-1915 e funzionante senza problemi; sul Monte Piano entrano in funzione le prime cucine elettriche.

1916
12/01/1916: Entra in funzione la teleferica 53b tra Landro e Monte Piano: lunghezza 1450 m, dislivello 820 m, 2 funi, peso per carrello 500 kg, motore da 24 PS, tempo 12 minuti andata e ritorno; funziona solo di notte perché scoperta; portata per notte 7-8 tonn. (notizie da rapporto del 28 febbraio 1916 sul quale si legge anche: secondo sistema di perforatrici elettriche Monte Piano; zona ostacoli strutturata in 7-10 file; reticolati alta tensione in preparazione.
21/01/1916: Una pattuglia italiana raggiunge alcuni punti sulle pendici orientali di Monte Piano portando gravi danni all'avversario (anche 22/01).
05/03/1916: Valanghe, la più grande sciagura invernale: è di domenica e il cappellano Martin sta celebrando la santa messa quando un banco di neve si stacca seppellendo due Landesschützen. Tutti i partecipanti si precipitano alla ricerca dei malcapitati nel qual mentre si stacca una enorme massa nevosa che investe ben 150 uomini (10 giorni dopo altra valanga con 24 morti).
15/03/1916: Altra valanga piomba sulla baracca infermeria e seppellisce 24 uomini.
00/05/1916: Nel corso del mese di maggio un piccolo contingente di fanteria della 34a attraversa Forcella dei Castrati e si posiziona su quella che sarà la Guardia di Napoleone; gli italiani estendono l'attività verso il Fosso Alpino per avvicinarsi alla Kuppe K.
00/06/1916: Durante il mese di giugno, con massacrante lavoro, gli italiani scavano una trincea tra il Fosso Alpino e la Kuppe K dove si attestano.
[nota degli autori]: i racconti delle vicende legate alla Kuppe K divergono: tutti concordano nel fissare al 23-24/08 la presa da parte italiana della KK, solo che per Schaumann si tratterebbe di una riconquista, essendo essa italiana già da giugno (vedi nota precedente) ma rioccupata dagli austriaci con l'azione del 14/08, mentre per Meneghetti si tratterebbe della prima conquista. Inoltre, Berti riferisce dell’attacco austriaco di ottobre con la rioccupazione della KK, seguito dalla riconquista italiana, mentre Schaumann non ne fa cenno.
00/06/1916: Durante il mese di giugno del 1916 un reparto del 54a fanteria occupa il ciglio sud-est del Monte Piano che viene chiamato Guardia di Napoleone e gli zappatori si mettono immediatamente al lavoro per scavare una trincea; in questa circostanza gli austriaci non reagiscono, probabilmente perché la guarnigione è composta da zappatori, più inclini a scavare che a combattere. Dal posto n.4 si prolunga la trincea per arrivare ad alimentare la Guardia di Napoleone che altrimenti sarebbe rimasta tagliata fuori dai rifornimenti. Qui si allestisce il posto del Cadetto e si scava una galleria verso la Guardia di Napoleone.
06/06/1916: Nella notte un micidiale colpo italiano interrompe presso Landro il cavo sotterraneo della linea elettrica.
15/06/1916: Occupazione da parte del 54°fanteria del ciglio del Vallon dei Castrati.
17/06/1916: Nel corso delle giornate 17, 18 e 19 il trasformatore in baracca sul MPo è costantemente minacciato dall'artiglieria italiana; si inizia perciò lo scavo della caverna da 21 mc nella quale alloggiare il medesimo.
00/07/1916: Ai primi di luglio e durante il corso del mese lungo il versante al di sotto della precedente postazione principale gli italiani allestiscono un nuovo caposaldo di grosse dimensioni che gli austriaci chiamano Sappe, trincea d'approccio; da questa trincea si sarebbe in seguito staccata una solida galleria d'accesso alla Guardia di Napoleone; da parte austriaca si decide di dar via alla scavo di due trincee d'approccio e collocare alle loro estremità delle mitragliatrici puntate sulla Forcella dei Castrati.
26/07/916: Gli austriaci tentano un attacco contro la Guardia di Napoleone che si arena a pochi metri dalla partenza.
02/08/1916: Gli austriaci decidono di attaccare la Guardia di Napoleone che incute parecchia paura; le truppe d'attacco penetrano nelle postazioni italiane che trovano vuote, le distruggono e si ritirano immediatamente, si decide di preparare un attacco alla Kuppe K.
05/08/1916: Alle 23:30 del 5 1'attacco austriaco alla Kuppe K si esaurisce sul nascere; gli italiani con l'uso di riflettori e fuoco concentrico costringono gli austriaci a ritirarsi nelle posizioni retrostanti.
06/08/1916: Sul MPo i Landsturmer vengono sostituiti dalla 5a e 7a comp. del 2°regg. Kaiserjäger tirolesi agli ordini del capitano Falkhausen.
14/08/1916: Gli austriaci decidono di provare a riconquistare la Kuppe K con la e 7a comp. T.K-J. appena insediata; dopo breve attacco condotto da s. ten. Vellan la guarnigione italiana deve ritirarsi; la sommità viene però immediatamente investita da fuoco di fanteria e artiglieria; in seguito i plotoni si alternano sulla Kuppe K 24 ore su 24, ma di giorno i collegamenti con la retrovia sono impossibili; le perdite austriache nella Kuppe K si vanno facendo preoccupanti e si valuta la possibilità di abbandonare la posizione.
23/08/1916: Un plotone di Scalatori della brig. Umbria e la 12a comp. del 54° Reggimento. fanteria passano al contrattacco: alle 22:30 appare chiaro che la Kuppe K è tornata in mano italiana.
23/08/1916: Colpo di mano italiano sul pianoro Nord Est di Monte Piano (che si protrae anche il 24/08) con la cattura di 24 Kaiserjäger (il soldato Russo cade facendo scudo in difesa del Comandante).
24/08/1916: Un reparto di "Arditi" occupa il Fosso Alpino catturando 74 soldati nemici; nei giorni successivi, gli stessi, occupano anche il vicino Kuppe K.
24/08/1916: Ci si accorge che una piccola guarnigione austriaca è riuscita a rifugiarsi tra i dirupi della Val Rienza; si ingaggia una battaglia e i soldati austriaci vengono catturati (24 prigionieri e 13 morti).
24/08/1916: Un reparto di arditi del 54°fanteria, con azione di sorpresa conquista brillantemente il Fosso Alpino, così denominato per ammirevole fratellanza d'armi in ricordo della 96a comp. alpini batt. Cadore; successivamente l'occupazione si spinge fino alla Kuppe K.
24/08/1916: Azione con la quale si occupa la trincea degli Alpini (austriaca): con azione dimostrativa in Val Rinbianco si attira allo scoperto il presidio austriaco, appostato di fianco al Fosso Alpino nella "trincea degli Alpini", che esce dalla medesima, lasciandola sguarnita, per appostarsi sulla Kuppe K e prendere di mira la Val Rinbianco; occupata la trincea e le posizioni della Kuppe K, si comincia subito a sistemare la postazione creando 6 blockhaus con postazioni per mitragliatrici e bombarde e le trincee di collegamento tra il Fosso Alpino e la Guardia di Napoleone; tutto questo lavoro darà luogo alla cosiddetta "Ghirlanda' ; con l'arrivo dell'inverno si allestisce una teleferica a mano perché dalla galleria che collega la Ghirlanda a MPa non si sarebbe riusciti a far passare tutto il materiale che serviva. Gli austriaci rispondono all’occupazione della trincea degli Alpini scavando "la trincea dei Sassi", opponendola alla Guardia di Napoleone (o meglio alla Ghirlanda vera e propria).
24/08/1916: L'azione del 24 agosto ha come obiettivo di eliminare il "punto K" austriaco (segue descrizione che rispecchia quella di Meneghetti della nota soprastante, ndr).
00/09/1916: Nel corso del mese di settembre viene costruita una galleria di 27 metri (gradinata) che mette in comunicazione il Comando di battaglione con la sommità di MPo.
30/09/1916: Nella caverna della centrale elettrica viene attivato il motore a scoppio che, in caso di emergenza, può erogare energia elettrica alle più importanti strutture del settore avanzato; la teleferica però, se alimentata dal generatore, funziona a velocità ridotta impiegando circa il doppio del normale.
00/10/1916:Attacco austriaco alla Kuppe K: il luogoten. Ploner, occupa le trincee e i italiani sono costretti a ritirarsi; per tre giorni di fila l'artiglieria italiana concentra il tiro sulla quota provocando 47 morti su 51; intanto gli italiani scavano una galleria attraverso la quale riconquistano la posizione.
00/10/1916: Il ten. Ploner a capo di una comp. di Kaiserschutzen rioccupa la Kuppe K (segue descrizione come nota precedente di Berti).
17/10/1916: Gli italiani inondano di fuoco il MPo con più di 1000 colpi.
13/12/1916: Il Comando italiano segnala altezza neve m 7 e temperatura -42°C.

1917
00/00/1917: Nel 1917 il capitano Falkhausen, in relazione alle perdite subite decide di scavare due gallerie: una che verrà definita "Galleria principale" e che dovrà congiungere l'ala d. con il caposaldo I (doveva raggiungere 460 m ma non venne ultimata); l'altra, che verrà detta "Galleria dei Kaiserjäger", lunga 270 m, dovrà collegare l'ala sin. con la Galleria principale; il caposaldo I resta privo di collegamenti elettrici per danni provocati da colpi d'artiglieria italiana, che inducono gli austriaci ad abbandonare ogni velleità di manutenzione della linea elettrica; durante gennaio, da ambo le parti, si ha la sensazione che si stiano facendo gallerie d'attacco e di mina.
13/07/1917:Il colonnello Krammer approva l'operazione mine contro gli italiani (sarebbe stata una contromina) e si affida al capitano Baumgartner che propone una mina che, partendo dal Piano III, possa scoppiare attorno alla Piramide Carducci; lo scavo di tale mina verrà poi tralasciato perché, nel frattempo, anche da parte italiana si era sospesa la propria galleria di mina (o così credettero, gli uni e gli altri); a questo punto gli italiani sbarrano la loro galleria di mina e piazzano delle torpedini nei singoli settori della galleria collegate tra loro da miccia d'accensione; il tutto viene installato all'ingresso principale cosicché, in caso di irruzione nemica, vi è la possibilità di una immediata detonazione; infatti, nella notte tra il 13 e 14 luglio 1917, un fulmine colpisce l'apparato d'accensione provocando lo scoppio delle torpedini.
22/07/1917: Colpo di mano alle Forcellette basse di Rinbianco del ten. Mario Bergamo comandante della sez. mitraglieri del 54°fanteria, che reca gravi perdite all'avversario della 8a comp. TKJ.
17/08/1917: Il re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia sale a MPa in visita alle truppe.
11/10/1917: Atto d'eroismo del maresciallo del 20 regg. T.K.J. 7acomp. Rudolf Schwemmberger.
20/10/1917: Sul MPa e MPo cadono 40 cm di neve fresca; quella notte 2 soldati disertano ed espongono agli italiani i dettagli del piano d'attacco (operazione Herbst).
21/10/1917: Ultimo attacco austriaco del 21-23 ottobre; la posizione più avanzata, che sosterrà il grosso dell'attacco, sarà il Fosso Alpino e la Ghirlanda; la difende una comp. 3°batt; una galleria di 200 m collega la Ghirlanda con la posizione retrostante di massima resistenza; un disertore nemico informa il nostro comando dei piani degli austriaci; nel Fosso Alpino, Ghirlanda e Guardia di Napoleone la lotta è corpo a corpo; il ten. De Simone cade eroicamente; il 23, in un attimo di eroismo supremo, le posizioni italiane sono riprese.
22/10/1917: Assalto austro-tedesco alla Guardia di Napoleone; caduta del ten. Ruggero De Simone del 540 fanteria.
22/10/1917: Un razzo dà il via alle batterie austriache; quelle italiane controbattono immediatamente e alla fine della battaglia solo la Guardia di Napoleone è presa; in base a notizie in parte contradittorie il Comando austriaco decide di far desistere i Kaiserjäger dal continuare l'attacco; cade il ten. Ruggero De Simone tenente 540 regg. Fanteria.
03/11/1917: Alle ore 17 le truppe italiane ricevono l'ordine di ritirarsi dal MPa.

00/00/1918: Nel 1918 e in seguito i primi a rimettere piede sul MPa MPo sono i pastori con i loro greggi. Ben presto però le baracche si rivelano inadatte alle loro attività. Nei pressi della Piramide Carducci viene allora costruita una capanna alla quale si dà il nome di Capanna Carducci, che sarà per lunghi anni l'unico edificio nuovo della montagna. Negli anni 1930/31 viene costruito il rifugio Bosi e contemporaneamente il proprietario acquista la Capanna Carducci, che fino al 1930 era servita da rifugio per i pastori. Dal 1932 essa viene aperta agli alpinisti ed escursionisti; l'8 marzo 1943 la Wehrmacht tedesca prende in affitto sia il rifugio che la capanna e allestisce un posto di vigilanza aerea. Nel 1945, terminata la guerra, la capanna risulta fortemente danneggiata. Nel 1962 il cav. De Franceschi acquista il rifugio e la capanna, che viene ricostruita ex novo e tra il 1977 e 1979 viene messa a disposizione degli Amici delle Dolomiti come campo base per i lavori di realizzazione del Museo all'Aperto.
16/06/1920: Entra in funzione la ferrovia delle Dolomiti che collega Dobbiaco a Cortina d'Ampezzo e Calalzo di Cadore.
00/00/1929: Nel 1929 la ferrovia delle Dolomiti viene elettrificata.
00/00/1931: Nel 1929 inizia la costruzione del rif. Bosi che si protrae fino al 1931; il 28-29 giugno 1931 si inaugura il rifugio.
29/06/1931: Il rifugio Bosi sorge dove esisteva nel 1915 la costruzione in muratura a due piani nella quale aveva sede il Comando Tattico del 3°batt. del 55°regg. fanteria "Treviso". Nei primi anni del dopoguerra il cap. alpino Agostino Martinelli ricava una baracchetta per dare ristoro agli ex combattenti che si recano lassù a ricordare i loro Caduti. La prima baracca viene ampliata e migliorata nel 1929 dal cap. Martinelli, che ne realizza un più confortevole rifugio alpino, costruito in muratura utilizzando in parte pietre delle macerie. Viene dedicato al maggiore A. Bosi e inaugurato il 29 giugno 1931 (il 29 è un lunedì; nella foto inaugurazione sul libro si parla di 28 giugno, domenica; viene citato articolo del Corriere di Napoli in cui si parla di inaugurazione del 29 giugno 1931). Nel 1937 il capitano Martinelli viene richiamato alle armi e si trova costretto a cedere il rifugio, che è acquistato dalla COIN di Milano (Mestre). Solo nel 1961 Giovanni De Franceschi acquista il vecchio rifugio.

          25/07/1931: I reduci del suo battaglione, 55°, erigono cippo e collocano lapide in memoria del maggiore A. Bosi.
00/00/1932: Il capitano Agostino Martinelli Bianchi, che torna spesso sul MPa-MPo, dove aveva combattuto, decide di costruire un rifugio a ridosso dell'edificio occupato dallo stato maggiore. Nel 1932 il rifugio viene aperto al pubblico con il nome di maggiore Angelo Bosi, caduto sul MPa il 17-7-1915.
00/00/1935: I fogli intestati del rifugio testimoniano come la propaganda turistica dell'epoca teneva conto anche dei fattori d'interesse storico.
08/03/1943: Le truppe germaniche della Wermacht prendono in affitto rifugio e capanna per scopi militari; nel 1945, al termine delle ostilità, il rifugio risulta devastato.
00/00/1962: Il cav. De Franceschi acquista rifugio e capanna.
17/07/1963: Benedizione e posa prima pietra della cappella votiva dedicata a Maria Santissima della Fiducia.
10/07/1966: Inaugurazione della cappella votiva dedicata a Maria Santissima della Fiducia.
20/08/1978: Inaugurazione della Croce di Dobbiaco 2305 m (eretta nel 1977 dal Comune di Dobbiaco e dall'associazione Amici delle Dolomiti.
11/08/1991 Fulmine distrugge il cippo dedicato al magg. A. Bosi; un anno dopo gli "Amici del Monte Piana" lo ricostruiscono dov'era.


Toponomastica italiano/tedesco – Ortsnamen Italienisch/Deutsch
(Fonte: Teza G., Martin D., Monte Piana e Monte Piano.Testimonianze della Grande Guerra nelle Dolomiti 1915-1917. Dal Piano Hutte al Rifugio Maggiore Angelo Bosi, Cortina d’Ampezzo, Tipografia Print Houssnc, 2015)

1.  Alpe dei Piani, Bodenalpe
2.  Alpe Mattina, Morgenalpe
3.  Cadin del Passaporto, Passportenkar
4.  Cadin di S. Candido, Innichriedlkar
5.  Carbonin, Schluderbach
6.  Cima Grande di Lavaredo, Grosse Zinne
7.  Cima Ovest, Westliche Zinne
8.  Cima Piccola, Kleine Zinne
9.    Cima Undici, Elferkofel
10.  Cimabanche, Im Gemark
11.  Cime Bulla, Bullköpfe
12.  Col di Mezzo, Zinnenkuppe
13.  Col di Specie, Geierwand
14.  Costabella, Schönleiten
15.  Croda dei Baranci, Birkenkofe
l 16.  Croda dei Rondoi, Schwalbenkofe
l 17.  Croda dei Toni, Ztvölferkofel, Ztvölfer
18.  Croda del Passaporto, Passportenkopf
19.  Croda dell'Arghena, Katzenleitenkofel
20.  Croda Rossa d'Ampezzo, Hohe Gaisl
21.  Crode dei Piani, Bodenknoten
22.  Crodon di S. Candido, Innichriedlknoten
23.  Dobbiaco, Toblach
24.  Forcella (Pian di) Cengia, Bulelejoch
25.  Forcella dei Castrati, Sattel 2276, Sattel
26.  Forcella dei Piani, Bödenscharte
27.  Forcella del Camoscio, Gamsscharte
28.  Forcella dell'Arghena, Katzenleitenscharte
29.  Forcella di S. Candido, Innichriedl
30.  Forcella di Toblin, Toblingerriedl
31.  Forcella Giralba, Giralbajoch
32.  Forcella Lavaredo, Paternsattel
33.  Fosso Alpino, Mulde, Mulde „M"
34.  Grava Longa, Lange Alpe
35.  Guardia di Napoleone, Bandstellung
36.  Lago di Dobbiaco, Toblacher See
37.  Landro, Höhlenstein
38.  Lastron dei Scarperi, Schusrerplatte
39.  Monte Fumo, Rauchkofel
40.  Monte Paterno, Paternkofel
41.  Monte Rudo, Rautkofel
42.  Monte Specie, Strudelkopf
43.  Pianoro delle Tre Cime, Drei Zinnen Plateau
44.  Picco di Vallandro, Dûrrenstein
45.  Pratopiazza, Platzwiese
46.  Punta dei Tre Scarperi, Dreischusterspitze
47.  Rocca dei Baranci, Haunold
48.  Salsiccia, Dito Grosso, Frankfurter Wurstel
49.  San Candido, Innichen
50.  Sasso di Sesto, Sextenstein
51.  Sesto, Sexsten
52.  Scoglio di San Marco, Markusfelsen, Markusstein
53.  Sorgenti, Naßwand
54.  Teston di Monte Rudo, Rautkopf
55.  Torre dei Scarperi, Schwabenalpenkopf
56.  Torre di Toblin, Toblingerknote
57.  Tre Cime di Lavaredo, Drei Zinnen
58.  Valle della Rienza, Rienztal
59.  Valle di Landro, Höhleinsteintal
60.  Vallon dei Castrati, Ostmulde
Documento inserito il: 08/10/2016
  • TAG: prima guerra mondiale, grande guerra, fronte dolomitico, monte piana, monte piano, rifugio bosi, brigata marche
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