AVVISO: Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti per fornirti servizi in linea con le tue preferenze. Confermando questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante, acconsenti all'uso dei cookie, altrimenti visualizza l'informativa estesa privacy-policy.aspx
>> Storia Contemporanea > La Prima Guerra Mondiale

Nazionalisti e interventisti [ di Maury Fert ]

Fra il 1914 e il 1915 si giocano i destini d''Europa. I mille nodi che si sono aggrovigliati nel primo decennio del secolo, gli sciovinismi, i revanscismi, la forsennata volontà di potenza degli Stati autoritari e di quelli "democratici", vengono ora al pettine, coinvolgendo in un conflitto di inaudite proporzioni e fragili equilibri il Vecchio Continente.
Anche in Italia prima che la guerra scoppi, si sentono le inquietudini di una generazione stanca di quieto vivere, le insoddisfazioni di un presente opaco ed imbelle, le impazienze e i fermenti d''azione.
Marinetti e i futuristi cantano "l''amor del pericolo" il coraggio l''audacia la ribellione esaltano il movimento aggressivo. Gli irredentisti a loro volta da tempo accarezzano la speranza che scoppi un conflitto europeo: l''eterogeneo e traballante Impero di Francesco Giuseppe andrebbe certamente in frantumi e Trento e Trieste sarebbero "redente" e ricongiunte all''Italia.
Il sintomo più significativo di questo sempre più diffuso sentimento di italianità accesa, intransigente, esclusiva, si può riscontrare nel successo che raccoglie, soprattutto tra gli uomini di cultura, il Partito Nazionalista ed il suo organo di stampa "L''Idea Nazionale", nato nel 1910 per iniziativa di alcuni intellettuali: Corradini, Prezzolini, Papini, Oriani, Marinetti, D''Annunzio.
Agli inizi questo nuovo movimento non è privo di un suo idealismo per certi versi apprezzabile, ma ben presto ne assumono il controllo gli elementi peggiori, inebriati da un volgare imperialismo a base di violenza, di autoritarismo e di spirito qualunquista.
Nel 1914, allo scoppio del Primo Conflitto Mondiale da cui l''Italia rimane per il momento estranea, le opinioni degli interventisti circa le alleanze da scegliere e da riallacciare sono contrastanti. Alcuni vogliono la guerra al fianco della Francia e dell''Inghilterra, altri con Sonnino in testa pensano invece di ottenere Trento e Trieste restando fedeli all''Austria ed alla Germania.
Giolitti, al contrario, si oppone ad un intervento italiano perché sa che le forze armate, già duramente provate dalla conquista libica, non sono in grado di affrontare in condizioni decenti un nuovo conflitto. Ma invano egli tenta di dimostrare che l''esercito è impreparato, che mancano i mezzi per far fronte a una guerra che si prevede lunga e logorante, che con trattative appropriate si può indurre l''Austria a cedere le terre irredente in cambio della neutralità italiana. In realtà il vecchio statista è ormai un uomo isolato e le sue esortazioni rimangono lettera morta.
La dichiarazione di guerra del 23 maggio 1915 costituisce una svolta storica per l''Italia. Questa decisione è in parte dettata da sinceri e nobili ideali: persino neutralisti come Croce ammettono che la guerra risulta necessaria, onde evitare che l''Italia venga considerata una Nazione di secondo rango.
La maggioranza del Paese rimane tuttavia estranea alla decisione se non addirittura ostile. Dichiaratamente contrario è quasi tutto il Partito Socialista, ostili in genere i liberali giolittiani e i cattolici.
Tra gli stessi interventisti c''è chi accoglie con soddisfazione lo scoppio della guerra non solo per patriottismo, ma anche per freddo calcolo politico. Mussolini ad esempio considera l''evento come un primo decisivo passo verso la rivoluzione proletaria e ne tesse le lodi, appunto perchè il Parlamento ha dovuto cedere alla volontà di una piccola minoranza antidemocratica.
Discussioni interpretazioni e illusioni a parte, il fatto importante è che Salandra e il suo governo, tramando in segreto con il Re alle spalle del Parlamento e del Paese, riescono a trascinare l''Italia in guerra. E sarà una guerra funesta non solo per lo sproporzionato tributo di vite umane e di mezzi che essa richiederà al Paese, ma per gli effetti sconvolgenti che avrà sull''assetto della società italiana.
Documento inserito il: 15/11/2015

Articoli correlati a La Prima Guerra Mondiale


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione e sviluppo: Andrea Gerolla

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2016 )
privacy-policy