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Animali al fronte nella Prima Guerra Mondiale [ di Maury Fert ]

Durante la 1a Guerra Mondiale cavalli, muli, asini, cani, colombi viaggiatori, furono inviati al fronte a soffrire la fame, la sete e a morire per la gloria della Patria.
Si stima che i cavalli impiegati sui vari fronti di guerra furono quasi dieci milioni, adibiti ai traini dei cannoni, dei carri per le colonne di salmerie.
In battaglia questo animale conobbe la sua ultima primavera con Napoleone, che lo impiegò in cariche travolgenti, dopodiché il perfezionamento delle armi avviò la cavalleria al declino, cancellandola definitivamente nel conflitto 1914-18 davanti ai grovigli di filo spinato, con le sventagliate da 500 colpi al minuto delle mitragliatrici.
Neanche il ruolo del mulo potè sottrarsi all'impiego in guerra, prezioso com'era per il trasporto dei bagagli in alternativa ai carri. Le sue caratteristiche fisiche lo resero indispensabile nella Grande Guerra sul fronte montano nel rapporto tre di loro per un cannone: uno per la canna, uno per l'affusto ed uno per le munizioni.
Ciascun animale era in grado di portare un peso di 150 kg; sul dorso era fissato anche il recipiente dell'acqua, in questo modo si poterono accorciare i tempi di marcia delle truppe che arrivarono a coprire anche un centinaio di chilometri in tre o quattro giorni.
L'asino, padre del mulo, ha svolto pure lui assai dignitosamente le mansioni di ausiliario di guerra, non meno del cavallo o del mulo, come bestia da soma o da tiro.
L'invenzione della polvere da sparo moderò di molto il ricorso al cane in battaglia, senza tuttavia escluderlo del tutto, sostituito durante la Grande Guerra dal cane ausiliario. Pure se incapace delle prestazioni estreme del cavallo e del mulo, il cane risultò presto un prezioso alleato, ottimo camminatore e nuotatore e versatile sui terreni difficili.
L'impiego di colombi si sviluppò nel tempo e furono soprattutto le guerre a stimolare la sua diffusione in Europa quale portatore di messaggi in leggerissimi contenitori legati alle zampette. Nel 1914 tutti gli eserciti delle grandi potenze avevano reparti di colombi viaggiatori con personale specializzato per il loro addestramento: nessuno poteva competere con un colombo in velocità e distanza raggiunte in breve tempo.
In zona di guerra ogni settore divisionale aveva quattro colombaie mobili, i comandi di armata da due a quattro. L'occultamento o l'uccisione di un colombo viaggiatore da parte di un civile erano puniti alla stregua di un attentato ad un soldato.
Il Generale Borojevic diffidava gli abitanti del Veneto orientale invaso a nascondere colombi lanciati dagli italiani in ritirata: chi non li consegnava ai soldati ungheresi veniva processato per alto tradimento.
A pari prestazione di armamento e uomini non è sbagliato dire che la guerra la vinse chi aveva animali da tiro, da soma, da macello. Sulle urgenze alimentari delle popolazioni civili prevaleva ovunque il bisogno dei militari al fronte.
Per ovviare a ciò vennero in soccorso ancora gli animali: il vettovagliamento delle truppe mediante scatolette di carne fu praticato largamente da tutti gli eserciti. Gli stabilimenti militari italiani confezionarono 173 milioni di scatolette di carne suina e bovina, altre 62 milioni né confezionò l'industria privata e nel 1917 ci si rivolse anche all'estero.
Gli animali dei reparti ausiliari eroi silenziosi contribuirono alle sorti vittoriose della Grande Guerra.
Documento inserito il: 03/02/2015

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