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L’affondamento del Lusitania, gli Stati Uniti e l’ “Impero Romano” [ di Enzo Sardellaro ]

L'affondamento del "Lusitania", che provocò la morte di alcuni cittadini americani, fu certamente la “causa scatenante” dell’entrata degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale. I Tedeschi sostennero sempre con ostinazione la tesi secondo cui il Lusitania stava trasportando segretamente una grande quantità di armi e di munizioni in Gran Bretagna, e che, in pratica, l’affondamento era stato un evento che rientrava nella logica di un’ “azione contro il nemico”, e non di un atto di “pirateria” contro una nave “civile”. Sta di fatto che la versione dei Tedeschi fu ritenuta dalla storiografia del tutto pretestuosa e priva di ogni fondamento. Tuttavia, a distanza di un secolo da quei tragici eventi, forse è il caso di “ripensare” all’interpretazione tedesca. Ciò non tanto per giustificare un’azione che, comunque, non è né moralmente né “tecnicamente” giustificabile, perché, “de facto” il Lusitania ERA una nave civile, e pertanto si sarebbero dovuti implementare da parte dell’Alto Comando tedesco “altri” strumenti di “verifica” che non il bombardamento, quanto per suggerire che, tutto sommato, i Tedeschi non avevano poi tutti i torti a “sospettare” che gli Americani stessero tentando “in tutti i modi” di aiutare l’Inghilterra. I Tedeschi avevano sicuramente ottime informazioni dai loro servizi segreti, ma possiamo affermare fin da subito che l’affondamento del Lusitania fu non “uno”, ma “l’errore” più grave che i Tedeschi fecero nel corso della “Grande Guerra”.


Il Background

Ci furono profonde ragioni che indussero il governo degli Stati Uniti ad entrare in guerra contro la Germania, dopo il tragico evento del Lusitania. L’intervento americano contro la Germania non fu un qualcosa di “improvvisato” sull’onda dell’emozione dei fatti del Lusitania, ma l’affondamento del Lusitania fu la dimostrazione “pratica” di alcuni “teoremi” che da alcuni anni circolavano negli Alti Comandi della Marina americana.


Osserviamo un po’ gli Stati Uniti all’inizio del XX secolo.

Il presidente Roosevelt era succeduto a McKinley, che era stato eletto per la prima volta nel 1896 ed era stato rieletto nel 1900, e infine fu assassinato da un anarchico a Buffalo ai primi di settembre del 1901. Il presidente Roosevelt aveva dimostrato di essere all’altezza delle aspettative degli Americani, ed infatti nel 1904 fu rieletto a grande maggioranza. Nel corso della sua lunga amministrazione [1901-1909], gli Stati Uniti acquisirono un nuovo ed importante ruolo nella politica mondiale, grazie ad una “accentuazione interventista” inaugurata proprio da Roosevelt sul ceppo della ben nota “Dottrina di Monroe”, che vedeva nel Continente Americano il cosiddetto “cortile di casa” degli Stati Uniti.


L’ “economic growth ” degli Stati Uniti

La necessità di un canale attraverso l'istmo di Panama era un tema molto sentito in America, e, secondo F.A. Boyle, che studiò l’ “economic growth ” degli Stati Uniti agli inizi del ‘900, la maggioranza degli osservatori di politica internazionale negli Stati Uniti era favorevole all’ “interpretazione interventista” di Roosevelt riguardo la Dottrina Monroe. Essi puntavano alla creazione di una marcata “sfera d’ influenza” statunitense sul Continente Americano e, a loro avviso, lo stesso Governo Americano avrebbe dovuto assumere un ruolo “attivo” rispetto alla “Dottrina Monroe”, attraverso un massiccio intervento economico, diplomatico e militare negli affari interni Latino-Americani e dei Paesi Caraibici. In virtù del “corollario” di Roosevelt, spiegava Boyle, il governo degli Stati Uniti svolse da quel momento in poi il ruolo di “poliziotto” in America Centrale e nei Caraibi, intravisti come “punti nevralgici” sia per la sicurezza nazionale sia per la protezione dell’accesso al Canale di Panama. Boyle sottolineava inoltre come il trattato stipulato dagli Stati Uniti con la Repubblica di Panama concedesse agli Stati Uniti, in perpetuo, una zona di circa 10 miglia intorno al canale di Panama, sui cui essi potevano esercitare tutti i diritti, come se fosse un territorio effettivamente soggetto alla loro sovranità (1). Dopo il trattato con la Repubblica di Panama, che praticamente concedeva agli Stati Uniti il controllo pressoché totale di una striscia di terra da Oceano all’altro, nel 1903 fu dato il via ai lavori per la realizzazione del canale di Panama, che fu aperto al commercio nel 1904.


“Zero Economic Growth” ovvero, la “crisi” del “Progresso” Americano

Il “progresso” economico degli Stati Uniti continuò anche nel corso dell'amministrazione del Presidente W. Taft [1909-1913], ma con l’inizio della presidenza di W. Wilson [1913-1921] molte cose cominciarono a cambiare. La società americana venne a trovarsi in uno stato di forte fibrillazione. Nel 1914 le industrie statunitensi erano ancora in una fase di espansione, ma l'economia americana cominciava a mostrare i segnali della presenza di una delle peggiori depressioni della sua storia. Molti degli immigrati negli Stati Uniti erano estremamente poveri e le città erano sovraffollate e inquinate. Migliaia di bambini morivano di malattie e malnutrizione (2), mentre a Ludlow accadevano eventi poco rassicuranti per la stessa tenuta della grande democrazia americana. A Ludlow infatti era stato consumato quello che è passato alla storia come il “Massacro di Ludlow”, allorché “la Guardia Nazionale del Colorado attaccò un accampamento allestito dai minatori che erano in sciopero per protestare contro le terribili condizioni di lavoro, uccidendo 10 adulti e 11 bambini” (3).


“World War I"

Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, il presidente Wilson avrebbe voluto che gli Stati Uniti restassero neutrali; questa politica di neutralismo era sostenuta da Robert La Follette, un senatore del Wisconsin e dalla “League to Enforce Peace”, e, per di più, in un primo tempo, il Dipartimento di Stato Americano aveva rifiutato di approvare eventuali prestiti o crediti delle banche americane alle nazioni in guerra" (4). Ma, in una società capitalistica come quella americana, il cosiddetto “potere del denaro” riuscì a battere ogni remora, e la Gran Bretagna firmò un accordo per comprare armi con denaro prestato dal colosso finanziario americano J.P. Morgan e Company (5). Il bello è che, in un contesto come quello statunitense, dove ciò che conta è il “business”, anche gli Imperi Centrali sollecitarono gli Stati Uniti per ottenere linee di credito per comprare rifornimenti e armi.


“Giochi di guerra”: l’Ammiraglio Alfred T. Mahan

A favore della guerra e, soprattutto, della guerra al fianco della Gran Bretagna CONTRO la Germania, giocarono un ruolo preponderante alcuni scritti dall'Ammiraglio A.T. Mahan [1840-1914], che, dalla fine del XIX secolo, in modo chiaro e preciso, aveva evidenziato la necessità che gli Stati Uniti si dotassero di una potente flotta e si alleassero “indissolubilmente” alla Gran Bretagna. Mahan, la cui influenza nelle questioni di politica internazionale era non solo notevole, ma direi “preponderante” nelle alte sfere militari e negli ambienti economici e politici che contavano, in una serie di scritti su alcune riviste prestigiose, cominciò a lanciare violenti attacchi alla dottrina Monroe, in base alla quale gli Stati Uniti non si sarebbero mai dovuti immischiare negli affari europei. Appoggiato da scienziati, politici, sociologi e storici, l’Ammiraglio Alfred T. Mahan poté contare su amici politicamente molto influenti, come Henry Cabot Lodge e Theodore Roosevelt, i quali, portando avanti idee come “sicurezza nazionale”, “espansione commerciale”, e “prestigio nazionale”, operarono anche da sostegno prestigioso del programma di Mahan, che aveva come punto di forza la creazione della “potenza navale” degli Stati Uniti (6).


“Contra Germanos”

Tra l’altro Mahan, nei suoi scritti, puntò con grande efficacia sul concetto della “sicurezza della navigazione”. In questo senso, nel 1907, Mahan aveva sottolineato che in un periodo in cui il commercio marittimo aveva assunto proporzioni senza precedenti, e costituiva un grande fattore di potenza degli Stati, suscitava meraviglia e sorpresa la “proposta di esentarsi dalle operazioni di guerra” in un settore così importante per le risorse finanziarie di un Paese, soprattutto perché le navi “ costituivano un facile bersaglio per qualsiasi nemico” (7). Mahan non solo “voleva” il potenziamento della flotta navale americana, non solo “non voleva” che gli Stati Uniti si “esentassero” da qualsivoglia conflitto che avesse messo in crisi gli interessi americani in qualsivoglia parte del mondo, ma soprattutto “voleva” che gli Stati Uniti, nel caso di un possibile conflitto in Europa, entrassero in guerra “contro” la Germania.

Mahan spiegò senza equivoci i motivi per i quali gli Stati Uniti dovevano scendere in guerra “a fianco dell’Inghilterra” e “contra Germanos”: il moderno “Impero Tedesco”, scrisse Alfred T. Mahan, era il “diretto erede” dell’antico “Impero Romano”. La Germania era “troppo diversa” dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna: "Il carattere nazionale tedesco possiede un elemento non dissimile da quella dell'antichità, cioè la “subordinazione dell'individuo allo Stato”. Questo, secondo Mahan, era “ un dato caratteristico della nazione tedesca, che perciò ‘differiva radicalmente’ dalla concezione moderna della libertà e dei diritti dell'individuo, valori incarnati soprattutto dall’ Inghilterra e dagli Stati Uniti” (8).

Quando i Tedeschi affondarono il Lusitania, che aveva a bordo dei cittadini americani, essi “decretarono” non solo che il “teorema di Mahan” era stato “dimostrato” nel corpo vivo della nazione, ma anche la loro fine. Nel 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra a fianco dell’Inghilterra contro la Germania e l'Austria, e il peso che essi ebbero nella disfatta degli Imperi Centrali e sulla stessa fine della Prima Guerra Mondiale è un dato da tutti riconosciuto e accettato. Gli Stati Uniti entrarono in guerra contro la Germania “certamente” per i fatti del Lusitania, che sollevò l’indignazione dell’intera opinione pubblica americana, “ma anche” perché dietro quella decisione, che, secondo certa storiografia, fu presa “essenzialmente” sull’ “onda emotiva”, in realtà si celavano ragioni culturali di fondo, che da anni soggiacevano alla classe dirigente americana in virtù del pensiero dell’Ammiraglio Alfred T. Mahan, che vide nei Tedeschi gli eredi dell’ “Impero Romano”: “The prototype of modern Germany is to be found rather in the ROMAN EMPIRE (sott. mia), to which in a certain sense the present German Empire may be said to be if not heir at least historically affiliated […] The national German character contributes an element not unlike that of antiquity, in the subordination of the individual to the state. As a matter of national characteristic, this differs radically from the more modern conception of the freedom and rights of the individual, exemplified chiefly in England and the United States”.

Più chiaro di così…


Note
1) F. A. Boyle, Foundations of World Order, Duke University Press, 1999, p. 90.

2) R. Tenzer Feldman, The United States in 1914, in World War I. Chronicle of America's Wars, Minneapolis, 2004, p. 12.

3) R. Tenzer Feldman, p. 12.

4) Ivi, p. 13 e 17.

5) Ivi, p. 14.

6) The Rise of American Naval Power 1776-1918, in Classics of Naval Literature, a cura di H. Hance Sprout-M. Tuttle Sprout, 1990, p. 25).

7) A.T. Mahan, The Hague Conference of 1907 and the Question of Immunity for Belligerent Merchant Shipping, in Some Neglected aspects of War, by Captain A.T. Mahan, U.S.N, London, Sampson Low, Marston & Company, 1907, p. 158.

8) A.T. Mahan, The German State and Its Menace, in Mahan on Naval Warfare, Selections from the Writings of Rear Admiral Alfred T. Mahan, edited by Allan Westcott, Boston, Little, Brown & Company, 1918, p. 302.
Documento inserito il: 28/12/2014
  • TAG: prima guerra mondiale, lusitania affondamento, economic growth, dottrina monroe, u boot

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