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>> Storia Contemporanea > La Prima Guerra Mondiale

Il 1917 in Italia e nel mondo [ di Maury Fert ]

La guerra estenuante che da tre anni sconvolgeva il mondo accentuò le disparità sociali. Accanto alle masse, sulle cui spalle ricadeva in grandissima parte il peso del conflitto, si muoveva una folla di individui che dal conflitto traevano vantaggi e ricchezze. Da una parte si moltiplicavano gli incitamenti alla popolazione a risparmiare il più possibile, dall''altra c''era gente che spendeva senza ritegno immense fortune per divertirsi.
In Italia vennero ridotti i giorni di vendita dei dolciumi a quattro per settimana: agli agenti che scoprivano le infrazioni veniva concesso il 20% dell''importo delle multe. Nelle trattorie il pane doveva essere distribuito a fette, sottile e non più di 80gr. a testa.
In Inghilterra la gente faceva la coda per ritirare il carbone, i ristoranti erano sottoposti ad un razionamento rigorosissimo mentre le derrate alimentari erano scarsissime.
La carestia affliggeva la Russia e gli Imperi Centrali.
In Francia i salari erano da fame e la moneta scivolava verso l''inflazione, come del resto in Italia, dove vennero messi in circolazione buoni-cassa da 1 e 2 lire al posto dei pezzi d''argento.
Mentre gli sport popolari languivano, negli ippodromi ferveva un''intensa attività. La beniamina degli appassionati italiani era Giampietrina, della scuderia Tesio, che si aggiudicò il Derby Reale di Roma di 22.000 lire di premio, e il Regina Elena di 40.000 lire.
Le signore eleganti facevano spreco di cuoio pregiato per i loro stivaletti "alla cavaliere", che ostentavano accorciando le gonne.
Apparivano in questo periodo le prime pubblicità del vermout Cinzano del Gancia, lo spumante della vittoria italiana, e del gran spumante Contratto.
I locali alla moda si facevano pubblicità sui giornali. Il ritrovo più elegante di Parigi era il Grand Cafè al n. 14 di Boulevard des Capucines.
Rapallo si autodefiniva la stazione climatica d''inverno e balnerare d''estate.
Il Primo Ministro Orlando dovette intervenire energicamente per dare un freno al dilagare del gioco d''azzardo. Le grandi dive italiane guadagnavano dalle 4 alle 5.000 lire al mese, somme enormi nel nostro Paese, ma esigue in confronto ai guadagni delle dive d''oltreoceano.
Ma la gente comune, che conduceva una vita ben lontana dalle scintillanti illusioni del mondo dello spettacolo, trovava un solo modo per protestare contro la miseria e le privazioni: scendere in piazza. Così, in Inghilterra, durante l''anno 872.000 lavoratori dichiarano lo sciopero. A Berlino 200.000 persone protestarono contro la riduzione delle razioni di pane.
Per la mancanza del pane, a Torino scoppiarono dimostrazioni di massa che culminarono in uno sciopero generale con violenze saccheggi e barricate. Un centinaio di donne processate per direttissima vennero condanne da due a cinque anni di carcere. In Francia il governo diede ordine alle truppe coloniali di sparare sulle donne in sciopero.
Furono ancora le donne che in Russia diedero il via alla rivoluzione più radicale della storia. La polizia sparò sulla folla: caddero sessanta dimostranti. Molti soldati passarono dall''altra parte della barricata e spararono contro i loro ufficiali. Vennero incendiate le sedi dei comandi di polizia. Lo Zar abdicò e venne condotto in prigionia a Tzarskoe Selo.
All''insorgere di tumulti nelle città corrisposero su tutti i fronti gli aumenti di diserzioni e d ammutinamenti. I generali accusando i governi e i civili di disfattismo moltiplicarono i provvedimenti disciplinari e le punizioni.
Ma i soldati erano stanchi delle privazioni, delle offensive, delle controffensive che si tramutavano in carneficine. Dopo il fallimento in aprile dell''offensiva di Nivelle sull''Aisne, numerose divisioni si ammutinarono e due reggimenti manifestarono la volontà di marciare su Parigi.
Petain nominato Comandante in Capo riprese il controllo della situazione agendo con fermezza, ma anche con grande comprensione. Clemenceau, divenuto Primo Ministro, aprì il processo al disfattismo giovandosi come pretesto principale dell''affare Bolo Pascià (un traditore accusato di aver ricevuto dieci milioni dai tedeschi per fare propaganda antipatriottica e condannato a morte). In questo scandalo erano coinvolti anche otto italiani, tra i quali il deputato Filippo Cavallini, reo di avere organizzato una vasta associazione delittuosa contro la Patria a favore degli Imperi Centrali.
Sul disfattismo insistette anche Cadorna per giustificare gli scarsi risultati delle sue offensive. E poi la rotta di Caporetto. Il 24 ottobre gli austriaci, rinforzati da reparti tedeschi non più impegnati sul fronte russo e con l''uso di gas, iniziarono la controffensiva in Italia. Per sei giorni i bollettini del Comando Supremo annunciarono che le nostre truppe ripiegavano sulle posizioni stabilite.
Bilancio del ripiegamento: 40.000 tra morti e feriti, 280.000 prigionieri, 350.000 tra sbandati e disertori. Proprio nell''enormità della tragedia, la Nazione ritrovò coesione e unità. Cadorna venne sostituito da Diaz, il Primo Ministro Boselli da Vittorio Emanuele Orlando. La ritirata quasi miracolosamente si fermò sulle rive del Piave e sul Grappa, che divenne "Monte Sacro". Caporetto resta comunque per noi una ferita difficile da rimarginare.
Su tutti i fronti incombeva lo spauracchio della rivoluzione internazionale proletaria, dopo che i bolscevichi resero pubblico il patto segreto stipulato a Londra nell''aprile 1915 fra le potenze dell''Intesa, rivelando i retroscena dei trattati e gli appetiti territoriali.
Documento inserito il: 20/09/2015

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