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9 giugno 1915: L'Adamello e le battaglie sugli Altopiani [ di Maury Fert ]

Il settore più occidentale, quello che dalla Valtellina scendeva fino alla zona degli Altipani di Asiago e Folgaria, era l'unico a cui era stata ordinata una tattica difensiva o quantomeno di mantenimento delle posizioni.
La 1a Armata comandata dal Gen. Roberto Busati doveva infatti impedire qualsiasi azione austroungarica che scendesse verso la pianura veneta: se fosse avvenuta una cosa del genere, le altre quattro Armate si sarebbero trovate accerchiate.
Cionostante anche per mantenere alto il morale e l'entusiasmo dei soldati giunti su questo difficile fronte, il Comando Supremo diede la possibilità di organizzare degli attacchi in caso di situazioni evidentemente favorevoli.
Nel settore lombardo-veneto vennero organizzate singole azioni, sempre catatterizzate da spostamenti lenti ed insicuri. Alcune cime a sud del Passo del Tonale, tra la Val Camonica e la Val di Sole, vennero occupate ma la maggior parte dei sentieri e dei camminamenti in mezzo ai ghiacci perenni furono perlopiù sorvegliati a distanza.
Leggermente più movimentata fu la zona della Val Daone, della Valle del Chiese e dell'Alto Garda. Abbandonate dagli austroungarici alcune brigate italiane riuscirono a spingersi verso gli abitati di Bezzecca, Storo, e Pieve di Ledro, mentre i paesi sul lago rimasero ben presidiati dagli asburgici.
Sulle Prealpi vicentine invece le possibilità di poter attaccare, sia da una parte che dall'altra erano maggior grazie all'accessibilità di alcune valli. Per questo motivo gli austroungarici in numero decisamente minore rispetto agli Italiani dovettero arretrare in modo da saldare le linee difensive con quelle dell'Altopiano di Folgaria ottimamente presidiato dalle recenti costruzioni di efficienti e moderni forti con cannoni ed obici puntati verso Asiago.
I soldati del III° Corpo della 1a Armata entrarono in Vallagarina e occuparono, con azioni proseguite fino ad autunno inoltrato, il Monte Baldo ed i massicci delle Piccole Dolomiti e del Pasubio fino a Col Santo. La linea avanzata riuscì a spingersi fino a Castel Dante e a San Colombano, a meno di due chilometri dalla città di Rovereto. Qui la spinta si arrestò e le posizioni rimasero immutate fino al maggio 1916.
Nella zona dell'Altopiano di Asiago le truppe italiane ebbero l'occasione di avanzare in territorio nemico dopo soli 4 giorni. Il forte austroungarico di Luserna si arrese già il 28 maggio esponendo la bandiera bianca sul proprio tetto. I soldati però non riuscirono ad occuparlo: alla loro caratteristica lentezza si aggiunse la reazione dei forti vicini che diressero i loro colpi verso Luserna in attesa che il vessillo bianco venisse tolto e che la postazione riprendesse i propri doveri.
Il 12 giugno, un'azione via terra dei soldati austroungarici, riuscì ad impossessarsi del Monte Coston, una cima tra Folgaria e Tonezza del Cimone, mentre nelle settimane successive gli scontri proseguirono sopratutto attraverso le bombe e granate lanciate dai rispettivi forti.
Il 24 agosto 1915, dopo un lungo bombardamento verso le fortificazioni austroungariche di Verle e Pizzo Vezzena, venne lanciato un nuovo attacco. I comandi erano convinti che le truppe avrebbero incontrato solamente un grande numero di macerie. Invece i forti erano rimasti ancora integri e lo scontro che si consumò ne pressi del Passo di Vezzena, fu uno dei primi massacri nel settore della 1a Armata.
L'arrivo delle abbondanti nevicate alla fine di ottobre bloccò la gran parte delle iniziative fino alla primavera successiva.

Nell'immagine il forte austroungarico di Campo Luserna nel 1915.
Documento inserito il: 04/02/2015

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