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Ottobre 1917. Il Corpo d'Armata Speciale [ di Maury Fert ]

La retroguardia italiana sul Tagliamento.

Il 24 ottobre 1917 la rottura del fronte alla stretta di Saga, a nord di Caporetto, determinò in poche ore lo sbandamento di intere brigate coinvolgendo alla fine anche centinaia di migliaia di civili.
Tre giorni dopo il Generale Cadorna diramava gli ordini di ritirata sulla destra del Tagliamento.
L'incalzare degli eventi travolse ogni forma di comando e la ritirata avvenne nella massima confusione, mescolando soldati e civili in fuga. Fu impossibile gestire la resistenza al nemico proprio per la promiscuità delle colonne che si muovevano verso il fiume pressate dalle pattuglie tedesche in avanscoperta. Per il nemico fu facile infiltrarsi nella massa in fuga creando il panico con improvvisi blocchi stradali tesi alla cattura dei soldati sbandati.
L'esodo prese spontaneamente due direzioni precise: chi scappava da Udine si diresse verso il ponte di Casarsa e chi proveniva dal basso Friuli verso Latisana.
Finalmente il Comando Supremo Italiano passato lo sbandamento iniziale ordinò azioni di retroguardia alla 1a e 2a Divisione di Cavalleria che andò all'attacco in cariche, venendo inesorabilmente fermata dal fuoco delle armi automatiche. I Reggimenti "Genova" e "Novara" che tentarono di difendere Pozzuolo del Friuli subirono l'annientamento.
La loro azione permise però l'organizzazione di un Corpo d'Armata Speciale di retroguardia affidato al Generale Di Giorgio e composto dalle Brigate "Bologna", "Lombardia", "Barletta" e "Lario". Loro compito era di proteggere lo sfilamento degli ultimi reparti della 2a Armata, assicurare la protezione del fianco della 3a Armata in ritirata dal Carso verso il Tagliamento e mantenere due teste di ponte sulla sinistra del fiume in attesa del contrattacco italiano.
Quando il grosso dell'esercito italiano fu passato, i ponti di Casarsa e di Latisana vennero fatti saltare perché in piena pianura non offrivano nessun tipo di appoggio per la loro difesa.
La retroguardia che aveva ricevuto l'ordine di bloccare infiltrazioni nemiche a nord risalì il Tagliamento fino ad atri due ponti: quello di Pinzano, affidato alla Brigata "Bologna", che si sistemò sulla riva sinistra lungo il fianco del Monte Ragogna, mentre alcuni chilometri oltre, a Cornino, prese posizione il 234° Reggimento della Brigata "Lario". A completare lo schieramento fu disposta la Brigata "Lombardia", ad occidente dei due ponti, mentre i resti della 36a Divisione occuparono le pendici del Monte Simeone.
Contro il Corpo Speciale di retroguardia urtò per prima la 50a Divisione austroungarica che calata dalla Carnia si era diretta su Tolmezzo e stava scendendo lungo le sponde del Tagliamento: lo scontro fu duro e gli italiani attuarono una difesa ad oltranza arrendendosi solo terminate le munizioni.
Ben diversamente andarono le cose a Cornino dove il 234° non riuscì ad opporre valida resistenza né a distruggere il ponte. La Brigata "Lombardia" venne così in parte aggirata e le sue truppe scoraggiate si sbandarono quasi subito.
Alla testa di ponte di Ragogna la Brigata "Bologna" si preparava allo scontro.
Il 30 ottobre la 12a Divisione Slesiana proveniente da San Michele, attaccò gli italiani che opposero valida ed inaspettata resistenza: durante la notte arrivarono anche le truppe austroungariche provenienti dal ponte di Cornino.
La mattina del 31 ottobre 10.000 austrotedeschi si lanciarono contro le precarie difese della Brigata "Bologna": per tutto il giorno la 50a Divisione austriaca fu bloccata sulle posizioni di partenza, mentre la 12a tedesca avanzava lentamente e con gravi perdite.
Il giorno 1 novembre gli attaccanti furono costretti a chiedere il soccorso dell'artiglieria. Dopo 6 ore di bombardamento del Monte Ragogna e con l'impiego delle riserve tornarono all'assalto dei fanti italiani sopravvissuti. Il loro naturale sbandamento permise ad un battaglione tedesco di avanzare fino alle arcate centrali del ponte di Pinzano dove venne falciato dal tiro delle mitragliatrici italiane rimaste miracolosamente in linea sul Ragogna.
Tuttavia la resistenza della Brigata "Bologna" divenne sempre più episodica, mentre nuclei armati continuarono a combattere all'ordine di perire sulla posizione.
Alle ore 11,25 dello stesso giorno il Generale Sanna, Comandante di Settore, diede l'ordine di far saltare il ponte di Pinzano sul quale stavano transitando le prime colonne tedesche. Ma gli eroici difensori del Monte Ragogna continuarono a combattere sino a metà pomeriggio permettendo col loro sacrificio la demolizione della passerella in legno pochi chilometri sotto Pinzano.
Il 4 novembre il Genio tedesco terminò la riparazione del ponte di Cornino, quello abbandonato quasi intatto dal 234° Reggimento della "Lario". I primi a transitare furono i tedeschi del battaglione del Tenente Rommel che aprendosi la strada con le armi a Forcella Clautana, riuscirono ad intercettare a Longarone la IVa Armata in lenta ritirata dal Cadore.
Documento inserito il: 02/02/2015

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