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18 settembre 1917: Gli errori italiani nell'Alto Isonzo [ di Maury Fert ]

Con l'arrivo della stagione autunnale, Luigi Cadorna si convinse che per il 1917 non ci sarebbero state altre operazioni sul fronte isontino ad esclusione di piccole scaramucce. Qualsiasi nuova iniziativa sarebbe stata rinviata alla primavera del 1918, nel corso della quale si sarebbe tentato per l'ennesima volta di sfondare nella zona del Monte Hermada per poter finalmente entrare a Trieste.
Tale convinzione era talmente forte che gli ufficiali italiani sottovalutarono i racconti dei disertori austroungarici, che parlavano di una grande concentrazione di uomini e armi tra la zona di Plezzo e Tolmino. Non avendo mai organizzato un'offensiva sull'Isonzo era quantomeno assurdo poter pensare che si sarebbe concretizzata con l'inverno alle porte.
Inizialmente Cadorna dette credito a queste notizie e il 18 settembre scrisse a tutti i comandanti di armata ed al ministro della guerra. Il generale li informava della presenza di notevoli forze nemiche sul fronte isontino e quindi di rinunciare alle progettate operazioni offensive e di concentrare ogni attività nelle predisposizioni per la difesa ad oltranza.
Ciononostante, le successive comunicazioni non fecero più nessun riferimento a questa situazione e lo stesso Capo del Comando Supremo si spostò sul fronte trentino. Questa sottovalutazione da parte dei vertici militari italiani si rivelò un errore macroscopico.
Fino a quel momento la difesa non aveva mai interessato le tattiche italiane e le strutture apparivano deboli in diversi punti. Il Gen. Capello, poco disponibile sia all'idea di doversi difendere che a seguire gli ordini di Cadorna, esortò i suoi uomini a non dimenticare mai lo spirito della controffensiva chiedendo insistentemente nuove riserve per sorprendere gli austroungarici con un attacco a metà ottobre. Le nuove truppe vennero rifiutate e il comandante della 2a Armata si allineò alle richieste di Cadorna solo il 23 ottobre.
La leggerezza con cui presero in considerazione gli ordini del 18 settembre e il totale disinteresse per le notizie giunte dai disertori, crearono la situazione ideale per l'attacco austrogermanico. A fronte anche dei segnali ed indizi evidenti, si dette maggiore credito alla false informazioni via radio intercettate dagli Italiani, agli spostamenti di soldati in Trentino e all'ottimismo dello stesso Cadorna sicuro che nessun attacco sarebbe stato lanciato prima della primavera dell'anno successivo.

Nell'immagine il Generale Luigi Capello, comandante della IIa Armata.
Documento inserito il: 08/03/2015

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