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Battaglione Alpini Mondovì

Verso la fine dell’agosto 1914, il battaglione alpini Mondovì venne inviato a Chiusaforte. All’inizio del conflitto il comando venne posto a Pietratagliata, mentre le sue cinque compagnie vennero posizionate a Ponte del Cristo, al fondo della val Fella, Stauli Buric, San Rocco, sul Monte Slenza e a Casere Alta e Bassa di Slenza; l’11a compagnia venne inviata sul Monte Kila a disposizione del battaglione alpini Val d’Ellero.Alla dipendenza del settore Val Fella, in Zona Carnia, il battaglione Mondovì aveva l’ordine di impedire al nemico delle azioni lungo la rotabile di fondo valle; doveva inoltre proteggere le artiglierie di grosso calibro durante il loro posizionamento. Il 1° giugno, la 114a compagnia si dispose a Casera la Valle, distaccando i propri plotoni nelle località di La Veneziana, Termine 10, Ankalter Sattel e Monte Piccolo. Dal 25 agosto, il comando del settore venne assunto dalla 24a divisione. Gli alpini del Mondovì provvedettero ala sorveglianza delle linee, oltre che all’invio di pattuglie in esplorazione nei pressi delle linee nemiche e nel rafforzamento delle proprie posizioni. Il 25 settembre, il comando di battaglione, si trasferì a Casera Poccet, per assumere quello di un nucleo composto dalla sua 9a e 114a compagnia e della 9a del 3° reggimento fanteria. La sua 10a compagnia restò a presidiare Casera Alta di Slenza. Nel periodo compreso tra i giorni 18 e 23 ottobre, vennero svolte per mezzo di pattuglie, che si portarono fin sotto alle linee nemiche, alcune azioni dimostrative, cui presero parte anche alcuni reparti che operavano nella valle dell’Isonzo. Fino alla fine dell’anno, le compagnie si avvincendarono nelle posizioni. Diverso fu invece l’impiego della 11a compagnia del Mondovì: Dopo vari spostamenti, dal Monte Kila essa si trasferì a Monte Uplanjah, distaccando un proprio plotone a Monte Guarda. Il 14 agosto, con l’inizio delle operazioni del IV corpo d’armata nella conca di Plezzo, la 11a compagnia occupò Gozdica Planina. Il 23 dello stesso mese, riprese l’offensiva tesa alla conquista del Monte Rombon: il battaglione Val d’Ellero, del quale faceva parte anche la 11a compagnia del Mondovì e il battaglione speciale Bes, dopo aver neutralizzato una postazione avanzata austriaca, attaccarono di sorpresa il Monte Cukla occupandolo. Quindi la 11a compagnia, sempre al seguito del Val d’Ellero, concorse alla conquista di Goricica Planina.Respinti i contrattacchi nemici, i reparti sistemarono le nuove posizioni acquisite, preparandosi nel contempo ala ripresa dell’azione offensiva. Nella notte del 27 agosto ebbe inizio la nuova azione di attacco: nell’occasione, la 11a compagnia era di riserva, con il compito di intercettare il sentiero tra il fondo della valle ed il Monte Rombon. Ma a causa delle asperità del terreno e del fuoco difensivo nemico, l’azione venne sospesa ed i reparti in essa impiegati tornarono sulle posizioni di partenza. Per ricostituire i reparti maggiormente provati, vennero inviati dei rinforzi, ed il 1° di settembre, la 11a compagnia, associata alla 2a e all’80a, formarono il battaglione speciale Piazza, rimanendo a cavallo del settore che da Goricica Planina si dirigeva verso il Monte Rombon. Per l’occupazione di quest’ultimovenne formato un nucleo di reparti alpini formato dai due battaglioni speciali Be, Piazza e dal battaglione Val d’Ellero. L’11 settembre, alla ripresa dell’offensiva, mentre la 1a compagnia del Bes occupava quota 2105, la 11a riuscì con una rapida avanzata a portarsi a distanza ravvicinata alle difese nemiche; gli altri reparti, a causa del violento fuoco difensivo avversario, non poterono raggiungere i propri obbiettivi. Il mattino successivo l’riprese, ma senza successo: decimate dalle perdite subite, le compagnie si rafforzarono sul costone antistante Planina Rob. Ritirata dalla prima linea a causa delle gravi perdite subite, la 11a compagnia del Mondovì venne nuovamente trasferita in trincea per effetture un’azione dimostrativa che aveva lo scopo di trattenere sulla propria fronte il nemico, mentre altri reparti italiani operavano contro il Monte Javorcek. Fino al 19 novembre, la compagnia rimase a difesa delle posizioni di prima linea alle dipendenze del battaglione speciale Piazza: in tale data essa venne sostituita da reparti del battaglione alpini Bassano, portandosi sul Monte Cukla per effetture lavori di fortificazione e trasferendosi il 27 a Pluzne. Il 2 dicembre la compagnia venne poi trasferita a Prato di Resia, da dove il giorno 7 raggiunse Chiusaforte dove venne provveduto ad un suo riordinamento. Il 23 raggiunse il resto del battaglione Mondovì a Monte Poccet.Agli inizi del 1916, il battaglione era posizionato nel sottosettore Alto Fella, nel quale trascorse tutto il periodo invernale. Il freddo fu molto intenso e numerose valanghe distrussero le trincee e i baraccamenti, costringendo gli alpini ad un continuo lavoro di ricostruzione. Nonostante il clima, alcune pattuglie si portarono spesso nelle vicinanze delle linee nemiche per disturbare i lavori di rafforzamento. Nei primi giorni del mese di marzo, il comandante del Mondovì assunse il comando del fronte del Monte Piccolo. Il 24 dello stesso mese la 24a divisione assunse la nuova indicazione di 36a. Il 31 di marzo la 114a compagnia del battaglione, pur restando nele posizioni di Monte Piccolo, venne assegnata al battaglione alpini Monte Clapier; l’11 aprile essa lasciò le proprie posizioni per raggiungere il nuovo battaglione a Dogna. Il 21 di aprile il Mondovì venne assegnato al 7° gruppo alpini. Per tutto il corso dell’anno, nella zona non si ebbero operazioni offensive: le opere difensive erano consolidate e l’attività bellica si limitò, all’invio di pattuglie che si spingevano fino alle località di Pontafel e Leopoldskirchen, scontrandosi sovente con reparti nemici. Le attività di queste pattuglie non diminuirono con il sopraggiungere del nuovo inverno. Le ferequenti bufere di neve e le valanghe interrompevano spesso le comunicazioni, ostacolando i rifornimenti e costringendo gli alpini ad un lavoro intenso e snervante. Trascorso il gennaio 1917 senza azioni rilevanti, il 24 febbraio il battaglione Mondovì venne sostituito dal battaglione alpini Monte Canin, portandosi a Dogna. Il 5 marzo cessò di appartenere al 7° gruppo alpini e si trasferì a Nimis, dove venne raggiunto dalla 2a compagnia, che era stata assegnata al battaglione il 5 dicembre 1916 e che rimase dislocata in valle Aupa. Il 7 marzo, il,Mondovì entrò a far parte del 2° gruppo alpini della 52a divisione. Dopo un breve periodo di riordinamento, il battaglione venne inviato sull’altopiano dei Sette Comuni; il 22 marzo partì per Primolano e successivamente per Tombal, da cui raggiunse Malga Fossetta. La 2a compagnia raggiunse invece Osteria alla barricata. Tutti i reparti vennero adibiti alla sistemazione delle linee difensive nella zona di Castelloni San Marco. Il 15 maggio il Mondovì si trasferì in val Gozzo, dove proseguì nell’opera di rafforzamento. Decisa l’azione contro il Monte Ortigara, i battaglioni del 2° gruppo alpini facenti parte della colonna di sinistra, ricevettero come obbiettivo la conquista delle difese nemiche del costone Ponari, del fondo della valle dell’Agnella, del saliente di Corno della Segala e degli elementi antistanti alla linea di Monte Campigoletti. I battaglioni alpini Mondovì e Vestone facevano parte della prima ondata. Alle pime luci dell’albe del 8 giugno, il battaglione si trasferì nelle trincee di Busa della Segala, pronto a balzare all’assalto non appena l’ordine fosse stato impartito: a causa della fitta nebbia che gravava sulla zona, l’attacco dovette essere ritardato. Due giorni più tardi, dopo un lungo bombardamento di preparazione, ebbe inizio l’assalto alle posizioni avversarie: il battaglione Mondovì, sulla sinistra, puntò su Monte Campigoletti. Con un colpo a sorpresa, la 10a compagnia riusciva ad occupare la posizione avanzata di Corno della Segala denominata Groviglio, mentre gli altri reparti del battaglione si lanciarono verso il proprio obbiettivo, rincalzate da reparti del battaglione alpini Ceva. Protette dalla nebbia, essi riuscirono a portarsi sotto alle difese passive nemiche. Mentre gli alpini tentavano di superare i reticolati, la nebbia inizi’ a diradarsi lasciando allo scoperto gli attaccanti, ma impedendo nel contempo all’artiglieria amica di poter sostenere con il fuoco la loro avanzata: infatti, intorno alle postazioni della nostra artiglieria, la nebbia persisteva, non consentendo la visibilità necessaria per il tiro sulle posizioni nemiche. Al contario, il nemico riuscì ad aprofittare della situazione, iniziando un micidiale tiro con le mitragliatrici e con la fucileria, che causò gravissime perdite tra gli alpini. Il Mondovì perdette nell’azione il suo comandante, il Capitano Eugenio Cappa. Per evitare ulteriori inutili sacrifici, venne impartito l’ordine di ripiegamento. Mentre alcuni reparti rimasero nelle vicinanze delle postazioni nemiche, il battaglione Mondovì, lasciata la 10a compagnia a presidiare il Groviglio, si avviò verso le trincee di Busa della Segala. Effettuati i preparativi per la ripresa dell’offensiva, il battaglione venne messo alla dipendenza tattica del 9° gruppo alpini, colonna nord, con il compito di impossessarsi della quota 2105 del Monte Ortigara. All’alba del 19 giugno il Mondovì giunse ai roccioni dell’Ortigara dove rimase in posizione di riserva. Iniziato l’attacco alle posizioni austriache, il battaglione si portò immediatamente verso la cresta del monte: i primi nuclei sopraggiunti, si unirono alle truppe d’assalto, occupando la cresta ed inseguendo il nemico in fuga e catturando numerosi prigionieri. I reparti giunti successivamente, iniziarono i lavori di costruzione della nuova linea tra le quote 2105 e 2101. Il battaglione Mondovì, unitamente ai battaglioni alpini Monte Baldo e Verona, rimase a difendere la nuova posizione. Il giorno 20 dello stesso mese, venne sostituito da reparti del 10° reggimento fanteria, portandosi come riserva dell’8° gruppo alpini al passo dell’Agnella. Il giorno seguente si posizionò a baita Moline, ritornando alle dipendenze del 2° gruppo alpini.Mentre provvedeva al proprio riordinamento, il 25 giugno venne richiamato alla Crocetta, ed il 29 ricevette l’ordine di proteggere il ripiegamento di alcuni reparti avanzati entro le nostre posizioni del costone Ponari. Il giorno 30 si accampò sul rovescio del Monte Lozze, ove venne impiegato in lavori di rafforzamento della linea difensiva tra quota 1912 e quota 1966, mentre il 10 luglio ricevette il cambio dal battaglione Verona, trasferendosi a Osteria alla Barricata. Ultimata la propria riorganizzazione, il 15 luglio il battaglione venne inviato in val Brenta, dove si accampò nei pressi di Tezze; il giorno successivo giunto alla stazione ferroviaria di Primolano, venne inviato a Thiene, proseguendo nella stessa giornata alla volta di Piovene, dove passò, insieme al 2° gruppo alpini, alle dipendenze della 9a divisione. In questa località provvide alla propria sistemazione e all’istruzione dei reparti ed il 23 luglio entrò a far parte del II° raggruppamento alpini. Destinato al settore Posina, nella nottata del 6 agosto si trasferì ad Arsiero, ed il giorno seguente sostiutuì i reparti del 217° reggimento fanteria sulla linea difensiva Monte Caviogio-Malga Pierini-Fortino, con una compagnia distaccata in linea a Cason Brusà. Nelle nuove posizioni, il Mondovì mantenne un’attiva sorveglianza per mezzo di pattuglie. Il 9 settembre estese la propria zona di competenza e, ritirata la compagnia distaccata, provvide a posizionare i propri reparti dalla strada mulattiera di Cason Brusà fino ai posti avanzati di Frighi, Laghi, Martini, Valsondrà e sbarramento della strada di Campomolon. Il giorno 11, il comando di battaglione posto a Maso Vangelista, assume quello del sottosettore Lunetta Simoni. Fino al 13 ottobre il battaglione Mondovì svolse prevalentemente azioni di pattugliamento del settore ad esso assegnato; il giorno seguente diede il cambio al III battaglione del 141° reggimento fanteria, trasferendosi a Maglio di Caltrano. La sera del 17 ottobre, dopo essere passato alle dipendenze del IV corpo d’armata, il battaglione Mondovì partì in ferrovia alla volta di Cividale, da dove proseguì in autocarri alla volta di Kutri, nell’alto Isonzo, dove passò alle dipendenze della 50a divisione. Il 21, dopo essersi trasferito a Jama Planina, dislocò la 9a compagnia nella linea di vigilanza del vallone dei Caprioli e la 10a nella località Due Abeti di rincalzo. Il giorno 24, all’inizio della grande offensiva austro-tedesca, il potentissimo fuoco originato dalle artiglierie nemiche, causò pesanti perdite e gravi danni agli apprestamenti difensivi; nel primo pomeriggio l’11a compagnia occupò la linea delle Vette, Veliki Vrh, e la 2a quella di resistenza. Nel pomeriggio il battaglione ricevette l’ordine di ripiegare sul Monte Stol, attraverso il ponte di Ternova, Starijski Vrh; le compagnie iniziarono quindi il movimento: la 9a e la 10a a contatto del nemico, passato il fiume nella mattinata del 25 ottobre, presero posizione nelle trincee del Monte Stol, nei pressi del bivio per Saga, per poi spostarsi allo sbocco della valle Uccea. A sera riprese il ripiegamento, ma poco dopo il Mondovì ricevette l’ordine di ritornare sul Monte Stol. Quando arrivarono sul posto, gli alpini si resero conto di essere stati anticipati sul tempo dal nemico, che si era impossessato del monte. Quindi, gli malpini con il concorso di altre truppe, tentarono di riconquistare le posizioni perdute: il combattimento si protrasse fino a tarda sera con alterne fortune. La lotta fu estremamente violenta e a causa della forte oscurità, i vari reparti si frammischiarono, ed il battaglione venne diviso in diversi gruppi. Ripreso il ripiegamento,il giorno 26 un piccolo gruppo oppone al nemico una valida resistenza ad ovest di Bergogna e oltrepassato il Natisone si porta verso Subir, dove recupera alcuni superstiti. Il 27 viene messo a disposizione del comandante della brigata Bisagno, ed insieme ad alcuni alpini del battaglione Argentera riuscì ad occupare una linea compresa tra il Monte San Giacomo ed il Monte Jauer. Il 28 dello stesso mese riprese il movimento e, attraversando Spresiano, raggiunse Rovigo dove si sciolse: i suoi superstiti componenti vennero assegnati ad altri reparti. Un’altro nucleo composto da circa 150 uomini, il giorno 26 si diresse verso Platischis, dove si riunì ai superstiti del 2° gruppo alpini. Verso il tramonto riprese il ripiegamento ed il giorno 27, dopo una breve sosta nelle posizioni di Monte Ban, il movimento riprese. Il gruppo del Mondovì si staccò nuovamente dal gruppo, per poi nuovamente riunirsi ad esso a Buia il giorno seguente. Il 29, gli alpini attraversarono il Tagliamento al ponte di Cornino e, attraverso Flagogna e Sequals, raggiunsero Fanna. In questa località, a questo nucleo si riunirono le salmerie del battaglione ed altri gruppi di sbandati. A decorrere dal 1° novembre, il 2° gruppo alpini del quale faceva parte il Mondovì tornò alle dipendenze del II raggruppamento alpini. Ripresa la marcia nello stesso giorno, seguendo la direzione Toppo, San Leonardo, Cittadella, Ponte della Priula, Albaredo, Campo San Piero, il giorno 9 esso giunse a Grantorto, nel quale vennero raccolti altri superstiti. Il 12 riprese la propria marcia e dopo una sosta di quattro giorni a Santa Croce di Angiari, riprese nuovamente la propria marcia e passando per San Giorgio di Mantova e Colorno, il 26 novembre raggiunse Ciriano. In quella località venne sciolto il II raggruppamento alpini, mentre il 2° gruppo passò alle dipendenze della 21a divisione. Il giorno 30, ciò che restava del battaglione alpini Ceva, disciolto precedentemente, venne utilizzato per rinforzare il Mondovì, che riformato su due compagnie, la 9a e la 10a, si trasferìa Vernasca. Il 6 dicembre, il battaglione partì dalla stazione di Pontemure e raggiunto Edolo il giorno 8, proseguì alla volta di Corteno. Passato nel frattempo alle dipendenze della 5a divisione, passò, il resto dell’anno a riorganizzarsi e ad addestrarsi. Fino al 13 gennaio del 1918, il battaglione Mondovì rimase a Corteno dove svolse un intenso addestramento: il giorno 14 raggiunse il 1° sottosettore, alle cui dipendenze era stato assegnato. Il giorno 16 il comando si stabilì a Bormio, la 9a compagnia a San Niccolò e al 10a a Santa Caterina Valfurva, dove fu impiegata in lavori vari. Il 5 febbraio la 10a venne inviata a Monte Forno, dove distaccò tre plotoni al passo dello Zebrù. Il 13 dello stesso mese, la 9a venne trasferita a Capanna Milano, con l’ordine di difendere la linea Trafoier, passo dei Volontari e passo dei Camosci. Il 20 marzo il battaglione venne assegnato al 15° gruppo e nel corso della giornata, la 1a compagnia volontari alpini, diviene la terza compagnia del Mondovì.Il 24 marzo, la 9a compagnia venne inviata a presidiare i trinceramenti di Albergo Ghiacciao del Forno; il giorno seguente il comando del battaglione si trasferì a Santa Caterina Valfurva, per poi spostarsi l’8 aprile presso il predetto Albergo. I reparti del battaglione provvedettero alla sorveglianza delle difese, mantenendo una costante vigilanza sul territorio con l’utilizzo di pattuglie. La 10a compagnia, sostituita in linea da altro reparto, il 29 aprile venne trasferita a baita di Pradaccio. Il 3 maggio, alpini e mitraglieri insieme, con una rapida azione, occuparono le quote 3410 e 3452 a sud-ovest del Monte Mantello, che vennero successivamente presidiate dalla 3a compagnia. Il 10 dello stesso mese, la pronta reazione degli alpini, riuscì a far fallire un attacco nemico: gli austrici erano infatti riusciti a scavare una galleria nel ghiaccio con l’intenzione di cogliere di sorpresa il presidio alpino delle due quote appena conquistate. Il giorno 11, la 9a compagnia superando infinite difficoltà, riuscì ad occupare la Cima San Giacomo, che in seguito venne presidiata dalla 10a compagnia del Mondovì Dopo alcuni ulteriori spostamenti, il 1° agosto il battaglione era così posizionato: il comando del battaglione e un plotone della 10a compagnia nei baraccamenti di val Manzina; 2 plotoni della 10a a Cima San Giacomo, val del Forno; la 9a compagnia in linea ad Albergo del Forno; la 3a comapagnia nella stessa zona, impegnata in lavori di rafforzamento e manutenzione. Il 13 agosto, mitraglieri ed arditi della 3a, con l’appoggio di skiatori del battaglione alpino Monte Ortler, procedendo per itinerari eccezzionalmente difficoltosi, riuscirono ad occupare le due postazioni nemiche di Punta San Matteo e di Monte Mantello, catturando dei prigionieri. Il 30 settembre, rimpiazzato dal battaglione alpini Intra, il Mondovì si riunì a Baite Cerena. Il 1° di ottobre si diresse verso Lovere, dove giunse il giorno 5 e vi rimase per un periodo di riposo. Il 14, il battaglione ripartì da Tirano ed il 16 giunse a Pojana del Granfion; riunite le sue compagnie a Campodoro, si diresse a Mestrino dove sostò. Il giorno 24 Partì per Bevadoro, prosegunedo il 27 per Camo San Martino, il 28 per Vallà ed il 29 per Selva. Nella notte del 1° novembre passò il Piave sul ponte di barche di Vidor, giungendo a Bigolino e il giorno successivo a Santo Stefano, dove venne raggiunto dalla notizia dell’armistizio. Per i fatti dell'Ortigara, 10-19 giugno 1917, il battaglione Mondovì ricevette una Medaglia d’Argento al Valor Militare.


Nell'immagine, lo stemma del Battaglione Alpini Mondovì
Documento inserito il: 05/01/2015
  • TAG: prima guerra mondiale, grande guerra, battaglione Mondovì, alpini, operazioni militari, zona carnia, alto isonzo, fronte trentino, ortigara, caporetto, valtellina, piave

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