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I Reali Carabinieri nella Grande Guerra [ di Maury Fert ]

Allo scoppio del Primo Conflitto Mondiale il Regio Esercito mise in campo 31.000 Ufficiali e 1.058.000 tra Sottufficiali e Soldati di truppa divisi in 4 Armate: in zona di guerra vennero inviati non solo i Carabinieri mobilitati (180 Ufficiali e 6.844 fra Sottufficiali e Carabinieri), ma anche quelli sparsi in tutto il territorio metropolitano, quelli dislocati nelle Colonie d'Oltremare, e gli Zaptiè.
Sull'Arma anche in questa difficile contingenza ricadde la responsabilità dei servizi di sicurezza. Ai Reali Carabinieri fu affidata la tradizionale duplice funzione: interna, come forza militare in servizio di polizia e di combattimento, per concorrere alla difesa dei "Sacri Confini della Patria".
Parteciparono agli attacchi sul Podgora, sul Sabotino, sull'Isonzo, sul Tagliamento e sul Piave. Portarono ordini nelle trincee sorvegliando le retrovie, le comunicazioni e i depositi logistici. Furono presenti ovunque e dovunque nei luoghi più pericolosi del fronte vigili nel dovere e nel sacrificio.
Esemplari custodi dell'ordine e della disciplina si distinsero come forza combattente con un Reggimento di Linea il quale, sul Podgora, scrisse col sangue una delle più fulgide pagine della nostra storia militare.
Furono affidati all'Arma compiti di scorta ai prigionieri o ai reparti durante i trasferimenti dalle retrovie al fronte e viceversa, soprattutto per controllare le intemperanze dei soldati al momento di attraversare città e paesi.
Nel corso del 1916 i reparti di Reali Carabinieri venne utilizzati dietro alle truppe in linea al momento dell'assalto per scoraggiare i soldati a fermarsi in faccia al nemico, oppure a rientrare nelle trincee di partenza senza ordini superiori. Per questi reati era prevista la pena di morte. Compito di polizia militare era anche dare la caccia ai soldati che si allontanavano, pattugliando assieme alla territoriale le retrovie ed i paesi abbandonati.
Elementi scelti avevano compiti di intelligence: venivano infiltrati come soldati semplici nelle compagnie nei momenti difficili, quando si temeva una rivolta. Durante la rotta di Caporetto agirono spesso alle dipendenze dei Tribunali Speciali istituiti ai posti di blocco per cercare i disertori che, se catturati, venivano processati e fucilati.
Per la partecipazione alla Grande Guerra la Bandiera dell'Arma venne decorata della MOVM con Regio Decreto del 5 giugno 1920 con la seguente motivazione:

"Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla radiosa vittoria delle Armi d'Italia 1915/18."

Nel corso del conflitto l'Arma ebbe 1.411 Caduti e 5.000 feriti. Vennero conferiti 200 encomi solenni collettivi ai Reparti e le seguenti ricompense individuali: 1 OMI - 4 MOVM - 305 MAVM -832 MBVM - 804 CGMI - 236 promozioni per meriti di guerra (21 Ufficiali 215 Sottufficiali e Truppa) 2 promozioni per meriti eccezionali e 6.247 encomi solenni.

A Villa Santina il Duca d'Aosta Emanuele Filiberto di Savoia così elogiava i valorosi superstiti:
"Sul Podgora, nelle memorande giornate del luglio 1915, inquadrati in un Reggimento deste prova della più grande tenacia rimanendo saldi ed impavidi sotto la furibonda tempesta nemica di ferro e di fuoco: decimati ma non fiaccati. Sull'Alto Sabotino volontariamente compiste azioni degne di epopea, mentre nelle aspre e gloriose giornate di Gorizia i vostri squadroni di Sardi emularono le splendide gesta degli squadroni di Pastrengo. Sull'Isonzo e sul Carso i plotoni e le sezioni di RR.CC. gareggiarono in ardore e slancio col glorioso Fucilieri dando all'Arma vostra magnanimi eroi. Ma queste virtù non si manifestano solo nelle giornate d'azione, ma anche nei periodi di minore attività bellica voi disimpegnate compiti pericolosi che vi consentono di far degnamente rifulgere le vostre qualità precipue di fermezza di fedeltà alla consegna e di abnegazione."

Nell'immagine un carabiniere scorta un gruppo di prigionieri austroungarici. (fonte immagine http://www.cimeetrincee.it/Documento inserito il: 08/03/2015

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