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La guerra a Campolongo al Torre [ di Maury Fert ]

Campolongo al Torre fu occupato dalle truppe italiane nella mattinata del 24 maggio e da allora divenne zona di retrovia. Quindi se gran parte degli uomini validi erano militari dell'Esercito Asburgico, altre migliaia di giovani italiani vi furono presenti per oltre due anni.
Il parroco, Don Parmeggiani, uno dei pochi sacerdoti lasciati al loro posto dagli Italiani in quanto di sentimenti irredentisti, testimoniò che la media giornaliera dei soldati alloggiati in paese e nelle campagne adiacenti fu di ben 12.000. Essi facevano parte di reparti in riposo dopo le fatiche della prima linea ma anche dei servizi allocati in retrovia.
Nella Villa Antonini Chiozza, oggi sede del Municipio, vi era il Comando del XIII° Corpo d'Armata che fu guidato dai Generali Cinneio e Grazioli e da altri. Comando di notevole importanza che vide un andirivieni di personalità (Cadorna - Salandra - Louis Barthou Ministro degli Esteri Francese).
Nella frazione di Cavenzano esiste un'altra Villa Antonini (oggi in rovina), al tempo di guerra proprietà dell'imprenditore triestino Rodolfo Brunner, che vi passava parte dell'anno. Mentre lui venne internato dagli Italiani per le sue simpatie asburgiche, il figlio Guido si arruolò come volontario irredento morendo il 6 giugno 1916 sul Monte Fior (Medaglia d'Oro al Valor Militare).
In paese vi fu anche Vittorio Emanuele III che alcune volte salì (la prima il 6 giugno 1915) sul campanile, assieme a Emanuele Filiberto d'Aosta per osservare le operazioni militari del vicino fronte. In seguito preferì il più avazato campanile di Romans d'Isonzo.
Tra i servizi presenti vi erano gli ospedali da campo 60-75-101-132 che furono diverse volte visitati dall'Ispettrice della Croce Rossa Italiana la Duchessa d'Aosta. C'erano inoltre un importante centro di lavanderia, ove i militari potevano fare il bagno e i loro abiti venivano lavati e sterilizzati e due case di tolleranza, per cui il giornalista Attilio Frescura nel suo diario di guerra, chiamò Campolongo "la cloaca dell'Armata".
D'altro canto in paese venne attivata una scuola per Allievi Ufficiali alloggiata in alcuni baraccamenti stabili.
A Campolongo fu presente anche Giuseppe Ungaretti che vi scrisse una poesia della raccolta "L'ALLEGRIA" datata appunto -Campolongo 5 luglio 1917-.
Oggi nel territorio del Comune i resti della Grande Guerra sono ancora notevoli: vi si possono vedere sistemi di trinceramento in cemento fatti cosruire da Cadorna alla spalle del fronte per contenere un eventuale sfondamento austriaco. La loro costruzione portò in loco molti operai da ogni parte d'Italia. Vi è inoltre una lapide posta allora dal Comando del XIII°Corpo d'Armata per ricordare i morti civili e militari di un fortuito scoppio di munizioni avvenuto nella via principale del paese il 4 agosto 1916.
Documento inserito il: 04/02/2015

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