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Le fucilazioni sommarie nei reparti italiani nella Grande Guerra [ di Maury Fert ]

Le guerre portano una infinita serie di orrori e di costi in termini di vite umane: centinaia di migliaia di morti sul campo o negli ospedali, di invalidi destinati a una misera esistenza e di prigionieri.
Uno degli aspetti più sconvolgenti riguardò, tra il 1914 e il 1918, la repressione interna per il mantenimento della disciplina tra i soldati, ovvero la "fucilazione come esempio" (termine diffuso in Francia), o "fucilazioni sommarie" (termine italiano).
Già il 24 maggio 1915 Luigi Cadorna stabiliva, nella sua Circolare n.1 che: "Il Comando Supremo vuole che in ogni contingenza di luogo e di tempo regni sovrana in tutto l''esercito una ferrea disciplina". Per mantenerla "si prevenga con oculatezza e si reprima con inflessibile rigore".
Il 28 settembre dello stesso anno, il "Reparto Disciplina avanzamento e giustizia militare" del Comando Supremo, con la Circolare n, 3525 poneva le basi per le fucilazioni sommarie, dettando la procedura per l''intervento di repressione di fronte all''apparire di gravi sintomi di "indisciplina individuale o collettiva nei reparti al fronte". Al terzo punto era scritto che "...il superiore ha il sacro diritto e dovere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti e i vigliacci. Per chiunque riuscisse a sfuggire a questa salutare giustizia sommaria subentrerà inesorabile quella dei tribunali militari....."

Il Codice Penale Militare in vigore per l''Esercito nel 1915 era ancora quello del 1859 con poche marginali modifiche. A sua volta quest''ultimo si rifaceva al codice voluto da Carlo Alberto nel 1840. Gli strumenti per ottenere una ferrea disciplina erano:

* TRIBUNALI MILITARI DI GUERRA, che operavano seguendo le norme in vigore ed adottando anche le procedure per la tutela dei diritti degli imputati.

* TRIBUNALI STRAORDINARI, convocati secondo necessità, si distinsero per le decisioni sbrigative e per la quasi totale mancanza di diritti garantiti agli imputati. Si trasformarono presto in tribunali sommari.

* ESECUZIONI SENZA PROCESSO, conseguenti alla produzione di circolari ad integrazione del Codice Penale Militare, che ampliava a dismisura l''art. 40 del Codice stesso. Di questa misura repressiva doveva però mantenere almeno una traccia verbale.

*ESECUZIONI SOMMARIE, ovvero la possibilità per gli ufficiali e sottoufficiali di soppressione immediata del soldato reo di comportamenti che potevano compromettere la riuscita di operazioni e/o la sicurezza del reparto. Molto spesso di queste esecuzioni non ne rimase traccia.

Di esecuzioni sommarie, tribunali straordinari, dei metodi repressivi in genere con cui si era voluto mantenere alta nel soldato la fede nella vittoria, se ne occupò il Ten. Generale Donato Tommasi in una relazione che fu voluta dalla Commissione per i fatti di Caporetto ed allegata agli atti della stessa. La chiave interpretativa di questo documento può essere racchiusa nel seguente giudizio espresso da un deputato indipendente durante la discussione alla Camera: "Cadorna agiva come se fosse a capo di un esercito di soldati mercenari e non di cittadini soldati".

A sostegno di questo punto viene citata la Circolare Riservata n. 2910 del 1 novembre 1916, nella quale Cadorna, dopo aver approvato due decimazioni, aggiungeva: ...ricordo che non vi è altro mezzo idoneo a reprimere reato collettivo che quello della immediata fucilazione dei maggiori responsabili allorché l''accertamento dei responsabili non è possibile rimane il diritto e il dovere ai comandanti di estrarre a sorte tra gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte".

La Relazione del Generale Tommasi così considerò i fatti suddivisi come:
1 - Esecuzioni sommarie che appaiono giustificate 17 casi accertati;
2 - Esecuzioni sommarie che appaiono ingiustificate 5 casi accertati;
3 - Esecuzioni sommarie per le quali l''azione penale è improcedibile 3 casi accertati;
4 - Esecuzioni sommarie per le quali manca nei rapporti ogni elemento di giudizio.

Nella Relazione vengono riportati alcuni episodi:

- Brigata "Messina" 93°Reggimento Fanteria
30 giugno 1915 : numero imprecisato di vittime per diserzione in complotto al nemico;

-Brigata "Acqui" 18 Reggimento Fanteria
22 aprile 1916 : 3 fucilati per rivolta;

-Brigata "Catanzaro" 141° e 142° Reggimento Fanteria
16 luglio 1917: 28 fucilati per rivolta

-Brigata "Ravenna" 38°Reggimento Fanteria
21/22 marzo 1917: 7 fucilati per rivolta;

-Brigata "Salerno" 89° Reggimento Fanteria
2 luglio 1916: numero imprecisato di morti per diserzione al nemico
3 luglio 1916: 8 fucilati per istigazione alla diserzione.

* ESECUZIONI SOMMARIE PER LE QUALI MANCA OGNI ELEMENTO DI GIUDIZIO

Nella Relazione del Gen. Tommasi questi casi costituiscono un corposo dossier. Risultano però solo da foglietti allegati a semplici elenchi o dichiarazioni molto generiche. Secondo il Tommasi gli ufficiali non completando la documentazione più volte richiesta dal Comando Supremo, commisero una lampante violazione disciplinare. Si riportano alcuni casi:

- Brigata "Catanzaro" 141° Reggimento Fanteria
27 maggio 1916 Altopiano di Asiago: 12 fucilati per sbandamento di fronte al nemico;

- Brigata "Lazio" 131° Reggimento Fanteria
15 giugno 1916 Basso Isonzo: 1 fucilato per minacce e vie di fatto, rifiuto d''obbedienza;

- 14°Reggimento Bersaglieri XL Battaglione
16 giugno 1916 Altopiano di Asiago: 4 fucilati per sbandamento;

- 5°Reggimento Genio 31a Compagnia Minatori
26 luglio 1916 luogo imprecisato: 1 fucilato per vie di fatto contro superiore;

- XLVII Battaglione Bersaglieri
5 agosto 1916 quota 85 Monfalcone: 3 fucilati per diserzione;

- Brigata "Regina"
13 maggio 1917 Vallone di Doberdò: 6 fucilazioni non confermate per diserzione;

- Brigata "Toscana" 77°Reggimento Fanteria
23 giugno 1917 retrovie di Monfalcone: 2 fucilati per rivolta

Complessivamente caddero vittime della giustizia sommaria:
1915: 31 soldati + 2 casi con numero imprecisato;
1916: 83 soldati + 2 casi con numero imprecisato;
1917: 155 soldati + 2 casi con numero imprecisato;
1918: 16 soldati.

Nell''immagine, esecuzione di due militari del Regio Esercito Italiano a seguito della sentenza del Tribunale Militare di Guerra.
Documento inserito il: 05/07/2015

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