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>> Storia Contemporanea > La Prima Guerra Mondiale

1914. Allearsi con chi? [ di Maury Fert ]

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il 28 luglio 1914, l''Italia dichiarò la propria neutralità appellandosi alla lettera al Trattato della Triplice. Così facendo il Governo interpretò il sentimento della grande maggioranza degli Italiani.
Prescindendo dalla pattuglia degli irredentisti che ebbe in Cesare Battisti il suo esponente di maggior spicco e dei liberali conservatori di Salandra e Sonnino, che trovarono nel Corriere della Sera il loro portavoce, i gruppi più rilevanti dello schieramento interventista furono i nazionalisti ed i repubblicani.
Nata da pochi anni e dotata di grande seguito, l''Associazione Nazionalistica Italiana predicava una dottrina in cui si "vuole riaffermare nella coscienza del popolo tutto ciò che la guerra ha, non solo di necessario e fatale, ma anche di bello e di santo".
Ostile alla Guerra di Libia e da sempre alle spese militari il partito repubblicano, dopo una fase neutralista, abbracciò la causa dell''irredentismo.
Sull''onda dell''indignazione suscitata dall''invasione tedesca del Belgio, Peppino, Costante e Bruno Garibaldi, nipoti dell''Eroe dei Due Mondi, portarono un corpo di volontari repubblicani in aiuto alla Francia già travolta dal conflitto.
Favorevole all''intervento accanto alla Francia era Leonida Bissolati, segretario del piccolo partito socialriformista, nato nel 1912.
Ma tra l''interventismo dei nazionalisti da una parte e quello dei repubblicani e di Bissolati dall''altra c''era una profonda differenza: il primo era "imperialista" e mirava ad ingrandire l''Italia anche occupando territori abitati da altre popolazioni; il secondo era "democratico" ed intendeva completare il processo unitario senza ledere i diritti degli altri popoli.
Il contrasto tra i due modi di vedere esploderà a guerra conclusa nel momento della definizione dei termini di pace.
Data la scarsa consistenza di questi gruppi, gli interventisti sono ancora una minoranza ed in parte una pura espressione letteraria.
Erano invece per la neutralità il Vaticano e i cattolici. Lo era in modo compatto il partito socialista che aveva una lunga tradizione in materia e vi rimase fedele anche quando gli altri partiti socialisti europei abbandonarono la causa neutralista per appoggiare i rispettivi governi.
Infine, nel campo disarticolato del liberalismo, fu determinante l''atteggiamento di Giovanni Giolitti, il quale era convinto che negoziando con l''Austria si potesse ottenere molto, ovvero risolvere senza spargimento di sangue la questione del Trentino.
Il fattore che deciderà sarà la Corona.
Mentre tra neutralisti ed interventisti si accenderanno fiere polemiche, i ministri Salandra e Sonnino stipuleranno segretamente il Patto di Londra (ossia un trattato che impegnerà l''Italia ad entrare nel conflitto al fianco di Gran Bretagna e Francia). Si porterà il Paese alla guerra utilizzando la piazza come mezzo di pressione sul riluttante parlamento.
Saranno le famose "radiose giornate di maggio", inaugurate da D''Annunzio col "discorso di Quarto", tenuto in occasione della cerimonia presso lo scoglio dal quale partirono i Mille di Garibaldi. Il linguaggio dei comizi del poeta sarà violento, in modo particolare contro Giolitti, accusato di connivenza col governo tedesco.
Quando l''interventista Salandra sapendosi in minoranza si dimetterà ed il Re respingerà le dimissioni i giochi saranno fatti.
Documento inserito il: 22/11/2015

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