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20 dicembre 1915: la spedizione italiana in Albania [ di Maury Fert ]

Nel novembre del 1915, battuto dall''Armata di Mackensen e pressato dai bulgari, l''esercito serbo, circa 450.000 soldati, iniziava la ritirata verso le sponde dell''Adriatico per l''unica strada ancora aperta: l''Albania.
La lunga marcia costrinse i battaglioni serbi ad attraversare regioni montuose prive di collegamenti e solcate solo da sentieri che univano villaggi di capanne trovati vuoti e privi di derrate alimentari, messe in salvo dagli abitanti fuggiti in montagna.
All''inizio della marcia l''esercito serbo spingeva innanzi a sè 30.000 buoi e 50.000 cavalli per il traino dei carriaggi con salmerie, armi e perfino un centinaio di cannoni. L''inverno in corso, la regione inospitale e l''impossibilità di trovare erba fresca sotto la neve, ebbe ben presto ragione degli animali che, vinti dalla fame, furono abbandonati ai lati delle carrarecce. A causa di ciò venne così a mancare il traino per le salmerie e i soldati furono costretti a disfarsi prima dell''armamento pesante, poi quello individuale.
Si dissolse anche ogni forma di organizzazione militare e la marcia dei disperati proseguì lungo due direttrici: la Elbassan - Tirana e la Scutari - Alessio, con un obiettivo comune: quello di raggiungere Durazzo.
Catturati nelle offensive dei primi mesi, circa 60.000 ex soldati austriaci prigionieri di guerra precedevano le colonne serbe. Di questi oltre la metà perirono lungo il percorso, mentre i sopravvissuti, giunti a Durazzo, furono poi imbarcati dalla flotta italiana e trasportati nei campi di prigionia allestiti sul''Isola di Asinara.
Nella colonna in marcia verso Tirana si trovavano Re Pietro I con lo Stato Maggiore, i soldati e loro famiglie, vecchi donne e bambini che aveva preferito l''esilio all''incognita della dominazione straniera.
La colonna diretta verso Scutari era comandata dall''erede al trono Principe Alessandro. Ma l''Albania era pur sempre territorio nemico e sull''esercito serbo, ex esercito di occupazione durante le Guerre Balcaniche, si scatenò la rappresaglia delle bande albanesi, che fecero massacri dei gruppi isolati per togliere loro armi e vestiti. In Albania era già presente un corpo di spedizione italiano attestato attorno al porto di Valona.
Il 20 dicembre 1915, un Corpo Speciale al comando del Gen. Bertotti, preceduto da formazioni albanesi al soldo italiano, allargava l''occupazione militare verso settentrione.
Finalmente, a fine dicembre i superstiti delle due colonne iniziarono a riversarsi sulle cittadine di San Giovanni di Medua e Durazzo. Il 5 gennaio 1916 attorno a Durazzo si erano raccolti 80.000 ex soldati serbi mentre a San Giovanni ne arrivarono 60.000. Mentre l''Armata austriaca era trattenuta dal piccolo esercito montenegrino del Principe Nicola, centinaia di battelli italiani iniziarono a trasbordare i superstiti verso il più sicuro porto di Valona dove ad attenderli c''era la nostra flotta, oltre a navi francesi ed iglesi.
L''Austria aveva nel basso Adriatico una munitissima base navale, il porto di Cattaro, sede di navi di superficie e di sottomarini, che misero a dura prova sin dai primi giorni di dicembre del 1915 le navi della flotta italiana e dell''Intesa impegnate nel trasporto di materiali per la logistica e munizioni necessari per il Corpo Speciale del Gen. Bertotti.
I sommergibili austriaci rilasciarono sulle rotte delle navi dell''Intesa moltissime torpedini esplosive e disancorate, libere cioè di muoversi secondo correnti ed onde, che provocarono l''affondamento di numerose navi militari e di trasporto truppe.
L''Isola di Corfù, territorio della neutrale Grecia, fu occupata l''11 gennaio dalla Marina Francese e divenne il luogo ove concentrare i profughi dell''esercito serbo, ben presto raggiunti anche dai superstiti sbarcati temporaneamente a Brindisi.
Il 18 gennaio 1916, anche il Governo Serbo in esilio raggiungeva l''isola greca, chiudendo così la più tragica odissea umana della Grande Guerra.
Per il nostro Corpo Speciale, terminata la missione a Durazzo con il XIX Corpo d''Armata ungherese ormai a ridosso, venne il momento di ritirarsi a Valona dove erano sbarcate altre truppe: la Brigata "Verona", il 15° Reggimento della Savona, il 10° Reggimento Bersaglieri, il 47° ed il 48° Reggimento di Milizia Territoriale, uno Squadrone di Cavalleria, diverse batterie di cannoni da montagna, altre compagnie del Genio e servizi vari, schierate tra il 23 ed il 27 febbraio 1916 a difesa della Linea della Vojussa.
Il 7 marzo furono inviate in Albania la 38a, la 43a e la 44a Divisione. Il Comando Supremo sciolse il Corpo Speciale di Bertotti e formò con tutte le sue truppe il XVI Corpo d''Armata e mise al suo comando il Gen. Piacentini.
Si crearono anche sul fronte albanese i presupposti della guerra di posizione trincerata, aggravati dalle pessime condizioni igieniche per la difficoltà dei trasporti logistici: il vero nemico per entrambi gli eserciti furono la malaria, il tifo e il colera.

Nell'immagine ufficiali italiani in Albania.
Documento inserito il: 06/12/2015

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