AVVISO: Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti per fornirti servizi in linea con le tue preferenze. Confermando questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante, acconsenti all'uso dei cookie, altrimenti visualizza l'informativa estesa privacy-policy.aspx
>> Storia Contemporanea > La Prima Guerra Mondiale

L'ultima difesa del Monte di Ragogna [ di Marco Pascoli ]

Durante il grigio autunno 1917, nel Friuli Collinare si scatenava uno dei fatti d’arme più importanti della Grande Guerra: la Battaglia del Tagliamento. Ingaggiata dal Corpo d’Armata Speciale del Generale Antonino Di Giorgio in condizioni di netta inferiorità numerica e materiale, questa fu la prima operazione organica che lanciò la riscossa italiana in seguito alla sconfitta di Caporetto. La difesa della Testa di ponte di Ragogna (30 - 31 ottobre e 1 novembre 1917) emerge come l’evento principe di quell’epopea. Sul Monte di Ragogna, dinnanzi al Ponte di Pinzano e sul Colle Lungo, nei giorni precedenti alla battaglia venne schierata la Brigata “Bologna”, un battaglione della Brigata “Barletta” e cinque compagnie mitraglieri; un battaglione della “Bologna” rimaneva in riserva tattica a Pinzano, donde poi essere chiamato in linea e condividere le sorti della Brigata. Si trattava di circa 5.500 uomini agli ordini del Colonnello Carlo Rocca, molti dei quali veterani dell’esperienza carsica, dotati di scarso munizionamento e labile appoggio d’artiglieria, destinati a trincee prive di reticolati: per potersi insediarsi nelle proprie posizioni, i fanti marciarono in un clima deleterio, subendo addirittura gl’insulti degli sbandati in disordinata fuga. La Testa di ponte di Ragogna fronteggiava la 12^ Divisione germanica (la “Slesiana” protagonista dello Sfondamento di Tolmino), la 50^ Divisione di Fanteria austro-ungarica ed alcuni reparti della 13^ Divisione Schützen austro-ungarica: unità collaudate su vari fronti, coadiuvate da un potente parco d’artiglieria, esaltate dai recenti successi e motivate a conseguire un tempestivo passaggio del maggiore fiume friulano. Sulla Brigata Bologna, costretta tra il nemico avanzante ed il Tagliamento in piena alle proprie spalle, ricadeva una responsabilità ben superiore al ripristino della presunta “Onta di Caporetto”. Se non avesse inchiodato le masse d’attacco avversarie almeno per ventiquattr’ore, difendendo allo strenuo gli accessi al Ponte di Pinzano e alla Passerella di Pontaiba, il grosso dell’esercito italiano non avrebbe avuto il tempo necessario per riorganizzarsi sul fronte del Piave.
Tra la sera del 30 e tutto il 31 ottobre 1917 diversi assalti imperiali furono respinti dal 39° Fanteria (Br. “Bologna”) e dal III/137° Fanteria (Br. “Barletta”) sui pendii sovrastanti Muris. Altresì netta fu la sconfitta per gli Slesiani che si slanciarono in direzione San Pietro – Ponte di Pinzano, incappando nelle linee tenute dal 40° Reggimento di Fanteria (Br. “Bologna”). Il Tenente Simone Vescovi, che operò alla destra dello schieramento italico, al calar del sole annota: “….a cedere per primo è il nemico, per ragioni molteplici: le gravi perdite ed eventuali rinforzi in arrivo. Tutto il territorio davanti a noi è coperto di morti, di feriti.” A notte inoltrata, i genieri italiani incendiarono la Passerella di Pontaiba; pochi chilometri a settentrione, consistenti reparti austro-ungarici investivano il Ponte di Cornino, mantenuto dai mitraglieri regi appostati sull’Isolotto del Clapàt, tra le due campate del viadotto.
Centinaia di bocche da fuoco inaugurarono la prima alba del novembre 1917: il bombardamento, che precedette lo scatto della 12^ Divisione Slesiana e del K.u.K 25° Reggimento Schützen, assunse ritmi tambureggianti. Pur giungendo a 300 metri dal Ponte di Pinzano e profittando dell’intempestivo ripiegamento di una compagnia italiana, l’impeto austro-germanico venne contenuto. Nelle stesse ore la XV Brigata da Montagna austro-ungarica (50^ Divisione) travolgeva le due Compagnie Mitragliatrici dislocate nel settore centrale del Monte di Ragogna, tra i due battaglioni del 39° Fanteria. Quindi, il III/46° Fanteria austro-ungarico si infiltrava per le boschive pendici settentrionali del Monte, puntando ai resti della Passerella di Pontaiba. La gravità di siffatta situazione suggerì al Generale Sanna, comandante la 33^ Divisione (da cui dipendeva la Brigata “Bologna”), di ordinare, ottenuto il via libera dal Comandante del Corpo d'Armata Speciale Generale Antonino Di Giorgio, il brillamento del Ponte di Pinzano. Scoccavano le 11:25 del 1 novembre 1917, quando le potenti mine poste sotto l’arcata occidentale dell’opera paurosamente detonarono, precludendo ogni possibilità di salvezza a coloro che stavano difendendo la trincea del Monte Ragogna sulla sinistra del Tagliamento. Così, il Capitano Teodoro Moggio del III/40° Fanteria rievocò quei tragici frangenti: “Verso mezzogiorno un fragore assordante alle mie spalle, seguito da una enorme colonna di fumo e polvere, mi avvertiva che il ponte di Pinzano saltava in aria, tagliandoci in tal modo l’unica via di salvamento. La lotta non cessò per questo, forse perché la maggior parte dei soldati non si rese subito conto dell’irreparabile sciagura…” La resistenza dei nuclei superstiti della Brigata Bologna sulla sinistra del Tagliamento scemò verso le ore 14.30, dopo tre ore dalla distruzione del Ponte di Pinzano. Seicentootto fanti si porsero in salvo. Centinaia di soldati austro-germanici trovarono la morte, più di quattrocento cadaveri di militari italiani furono raccolti dai valligiani nei periodi immediatamente successivi. I rimanenti (più di quattromila fanti) caddero prigionieri degli Austro-Germanici, i quali resero loro l’unico riconoscimento previsto per un nemico vinto, ma valoroso: l’Onore delle Armi. Rivolgendosi ai difensori del Monte Ragogna, il Generale prussiano Otto von Below, comandante della 14^ Armata imperiale, pronunciò: “E’ giusto ed è mio dovere di soldato, riconoscere e concedere l’Onore delle Armi a chi, con tanto valore, seppe riscattare l’Onore del proprio Esercito e onorare la propria Bandiera e la propria Patria a prezzo di gran sacrificio!”.
La memoria di questa tragica e gloriosa pagina di storia, per troppi anni dimenticata, oggi risulta custodita dal Museo della Grande Guerra di Ragogna, visitabile ogni martedì, giovedì e sabato, dalle ore 15.30 alle ore 18.00.
Documento inserito il: 03/01/2015
  • TAG: prima guerra mondiale, grande guerra, caporetto, battaglia tagliamento, monte ragogna, ponte pinzano, museo grande guerra ragogna, marco pascoli storico
  • http://www.grandeguerra-ragogna.it

Articoli correlati a La Prima Guerra Mondiale


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione e sviluppo: Andrea Gerolla

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2016 )
privacy-policy