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American Legacy. Raimondo Luraghi e la storia civile giudicata dalla storia militare

Se Piero Pieri (1893-1979) è stato il Delbrück italiano, il padre di una storia militare collegata alla storia “civile”, Raimondo Luraghi (1921-2012) e Giorgio Rochat (1936) hanno impersonato, nella generazione successiva, le due possibili declinazioni di questa eredità. Da un lato la storia militare “giudicata” dalla storia civile, dall’altro la storia civile giudicata dalla storia militare. L’agnizione di entrambi in questi ruoli contrapposti è unanime nella comunità degli storici militari italiani, pur refrattaria a rigidi inquadramenti accademici e associativi. Non sono mancati in quella generazione altri grandi storici militari, e in primo luogo il geniale autore di Asse Pigliatutto e La ragazza spagnola. Ma sono stati Luraghi e Rochat i nostri “due Aiaci”, grandi non meno per le loro impressive personalità che per le opere e i giorni che ci hanno lasciato. E non si possono veramente comprendere se non mettendoli a confronto.

Rochat ha declinato la storia militare all’interno della storia nazionale italiana, come parte della nostra identità politica, e in particolare di quel segmento rappresentato dalla politica militare e dalle guerre del fascismo. La sua è dunque una storia politica del potere militare, il cui asse portante è il giudizio sulla componente militare della “classe dirigente” e sulle sue responsabilità politiche; non su quelle professionali. Non sul modo in cui abbiamo combattuto e sulle cause e le conseguenze dell’illusoria vittoria del 1918 e della definitiva sconfitta del 1943. Rochat è stato il capofila di un approccio alla storia militare largamente dominante nella storiografia accademica, ma soltanto in quella italiana, dove resta tenace un pregiudizio morale nei confronti dello studio della guerra e delle istituzioni militari, tollerato esclusivamente come secondario dettaglio della storia politica e sociale. Non va dimenticato che la matrice della storiografia nazionale italiana è la “storia civile” dell’età giacobina. Il suo fil rouge è l’idea di rivoluzione: la guerra disturba, perché dimostra che la rivoluzione, in Italia, è stata sempre passiva. Si può al più intravvedere sullo sfondo della tela, come la Tempesta di Giorgione. Oggetto della fisica, non della storia.

Anche Luraghi ha esordito come storico politico e sociale, dedicando il suo primo lavoro sulla Resistenza non agli aspetti militari, pur da lui vissuti con responsabilità di comando, ma agli scioperi torinesi. Deve anzi a questa formazione – oltre che ad una capacità di scrittura letteraria purtroppo rara e perciò sprezzata dal canone storiografico italiano – aver potuto concepire un’opera titanica come la storia della guerra civile americana, che apparve tra le “gioie” della “collana historica” Einaudi, assieme alla Storia della Resistenza italiana di Roberto Battaglia e ai due capolavori di Piero Pieri, la Crisi militare italiana del Rinascimento e la Storia militare del Risorgimento. E’ per nostra imbecillitas che oggi opere di sintesi come quelle ci sembrano impossibili o temerarie. Quelle invece continuiamo a ristamparle, perché, come i grandi classici, sono opere per la formazione personale. Questa è la testimonianza unanime che ricorre nelle decine di lettere indirizzate dai Soci della Sism alla Presidenza per esprimere il loro ricordo di Raimondo Luraghi. Questa è la ragione per cui a Samo fu apprezzato e tradotto quel vaso italiano; e per cui a Marinai del Sud – il suo capolavoro, dove pure leggiamo “legato con amore in un volume ciò che per l’universo si squaderna” – fu tributato il Premio Roosevelt per la storia navale.

Dal nostro punto di vista, però, l’eredità più importante di Luraghi è stata di aver importato la lezione americana della storia militare come Kriegsgeschichte. Questo è il modo in cui la storia militare viene concepita e praticata in tutto il mondo, tranne che in Italia. L’enfasi è posta sul peso che la forza ha realmente avuto nel conflitto, sulle sue connotazioni specifiche, sul modo in cui è stata prodotta e impiegata, sull’influenza che l’esperienza precedente ha avuto sul corso degli eventi e su quella che le interpretazioni (“lessons learned”) hanno poi a loro volta avuto sulla pianificazione e la condotta dei conflitti successivi. Non a caso la Storia della guerra civile americana di Luraghi è il primo testo italiano in cui riscontriamo un embrionale tentativo di applicare dei concetti strategici alla storia di un conflitto, in particolare le brevi e sparse osservazioni sulla formazione napoleonica e jominiana dei generali americani, sul carattere clausewitziano dell’occupazione di Pittsburg Landing da parte di Grant (nella battaglia di Shiloh) e sulla presunta visione “clausewitziana” di Lincoln. Luraghi non è stato solo uno scrittore. Ha fatto per anni la guida sui campi di battaglia della guerra di secessione: quello che in inglese si chiama staff ride, e in tedesco Schlüssreise. Ha ricostruito le battaglie integrando la ricognizione del terreno e lo studio degli armamenti e dei regolamenti con l’interpretazione delle testimonianze; e lo studio delle battaglie con quello delle campagne e del quadro strategico. E ha integrato le determinanti militari con le determinanti materiali e ideologiche. Un lavoro non diverso da quello che tre grandi storici militari tedeschi, Karl Marx, Friedrich Engels e Wilhelm Rüstow, fecero sulle guerre dell’epoca loro, inclusi la guerra civile americana e il Risorgimento italiano. Questa lezione, ignorata dal materialismo storico di rito torinese, non si rinviene direttamente negli scritti di Luraghi (neppure nel suo saggio d’esordio sui fattori economici del Risorgimento). Ma è attraverso le esigenze della Kriegsgeschichte, che Luraghi ha ridefinito la determinante economica della guerra civile americana, e ha potuto perciò concepire, nei primi anni Ottanta. l’unico saggio italiano sulla «guerra industriale», un criterio interpretativo della history of warfare che era allora assolutamente pionieristico e attende ancora di essere percepito e utilizzato in tutto il suo potenziale ermeneutico.

Altro aspetto dell’eredità americana di Raimondo Luraghi, è aver riportato in Italia l’idea, all’estero ovvia ma da noi considerata bizzarra se non riprovevole, che la storia militare debba essere in primo luogo critica dell’arte e della scienza militare, siccome lo sono la storia della fisica, della medicina, e così via. Questo è stato il presupposto della sua partecipazione al dibattito sulla politica militare nell’ultimo decennio della guerra fredda e alle iniziative intraprese sin dal 1979 dall’allora tenente colonnello Carlo Jean per abbattere il muro di diffidenza e di chiusura che allora esisteva tra la cultura civile (che allora si esprimeva anche attraverso i partiti politici) e la cultura militare. Queste iniziative si concretizzarono essenzialmente nell’Istituto Studi e Ricerche Difesa (1979), nelle Cattedre di scienze strategiche e di storia delle istituzioni militari alla Luiss e alla Cattolica di Milano (1987), nella Commissione Italiana di Storia Militare (1986), nel Centro Militare di Studi Strategici (1987), nella rivista Politica Militare, poi Strategia Globale (1988), nella Libreria Militare di Milano (1992). In quegli anni nacquero il Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari (1983), la Società di Storia Militare (1984) e la rivista Limes (1993). La SSM (che nel 1992 prese il nome attuale di SISM, con l’inserimento dell’aggettivo “italiana”) fu anche una “risposta” di Luraghi al Centro interuniversitario di Rochat; la doppia appartenenza fugò da subito il rischio di una contrapposizione, ma le due associazioni conservano ancora traccia dei due diversi caratteri e delle due diverse “scuole”. Se il Centro furono i gesuiti, noi della SISM fummo gli scolopi: fu Luraghi a decidere che ci chiamassimo “Società”, non associazione, per marcare una doppia analogia, sia con la Società degli Storici Italiani sia con la Society for Military History americana.

Luraghi concepì la SISM come una rete di collegamento triplice: fra le varie componenti della storia militare; tra la storia militare e gli studi geopolitico, strategici e di intelligence; tra l’università, i cultori non professionali e il ministero della Difesa. Luraghi fu inoltre l’artefice e il mattatore del XVIII congresso della Commissione Internazionale di Storia Militare che si svolse appunto nella “sua” Torino e che segnò la prima maggiore iniziativa congiunta della CISM e della SISM. Per questo abbiamo scelto di presentare la raccolta di scritti in sua memoria che pubblicheremo come Quaderno SISM 2012, nell’ambito del XXXIX congresso, che si svolgerà di nuovo a Torino nel prossimo settembre.

di Virgilio Ilari


Si ringrazia il Prof. Ilari per l'invio ed il permesso alla pubblicazione di questo articolo.Documento inserito il: 29/11/2014
  • TAG: raimondo luraghi, storia guerra civile americana, storia civile, storia militare, giorgio rochat, storici militari italiani, opere, libri, politica militare, guerre fascismo, storia politica, potere militare, piero pieri, virgilio ilari,

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